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La mappatura della Liguria
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
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I lavoratori a rischio di vita e sfruttati non devono parlare. Infatti la Filt-CGIL si è scagliata contro i lavoratori del porto di Genova che hanno denunciato in un documentario le condizioni di pericolo e sfruttamento a cui sono sottoposti. Secondo il Sindacato è solo questi ad avere il diritto di parlare, i lavoratori no. Certo quando il Sindacato è "inguaiato" prova fastidio verso chi denuncia le illegalità che lo stesso ha accettato e contribuito a far subuire ai lavoratori. (Non ricorda forse il caso dei fetrrovieri che hanno parlato a Report?!) Ecco un articolo che spiega la situazione.

MicroMega 1/2007 - gennaio -
Camalli, a rischio della vita
di Marco Preve
Il caporalato, camuffato da lavoro interinale, è entrato anche nelle Compagnie dei lavoratori portuali, un tempo simbolo della difesa dei diritti degli operai. Ormai anche il sindacato - spesso seduto nei cda delle Compagnie e delle agenzie di lavoro in affitto - mette al primo posto la produttività.
E intanto i lavoratori rischiano la vita ogni giorno.
Qualcuno l'ha già persa, come Luca Vertullo.
Un morto scomodo. Circondato da imbarazzi e silenzi, proprio nei giorni in cui il presidente della Repubblica invita a «spezzare la catena delle vittime del lavoro».
Se si vuole un segno forte, tangibile, e preoccupante, del malessere e dell'insofferenza che agitano larga parte del mondo del lavoro, quello che produce i fischi e le contestazioni ai leader del centro-sinistra e dei sindacati, allora val la pena di fare un giro sul fronte del porto.
L' universo dei camalli, quelli di Genova come di tutti gli altri scali italiani, dopo la rivoluzione forzata degli anni Novanta con la privatizzazione delle banchine, oggi è solcato da una serie di profonde contraddizioni. Da ultimo baluardo a difesa dei diritti degli operai, simboli dell'antifascismo, feroci accusatori dello sfruttamento dei lavoratori, oggi le Compagnie vivono una trasformazione in senso manageriale, con legami sempre più intrecciati con la politica, il sindacato istituzionale e la grande finanza, che rischiano, e anzi lo stanno già facendo, di corrodere l'antica autorità morale dei camalli.
Insomma, siamo quasi alla bestemmia, se Bruno Rossi ex dirigente dei portuali genovesi e oggi critico appassionato del nuovo corso, si spinge a dire: «Le Compagnie oggi fanno caporalato. Speculano sui lavoratori. Devono essere cancellate. In banchina si deve operare con le regole della Spagna o del Nord Europa».
Al centro di un dibattito difficile, spinoso, c'è la società Intempo, un'agenzia per il lavoro interinale voluta dalle compagnie portuali e dal sindacato agli inizi degli anni Duemila, che diventa il serbatoio privilegiato di manodopera. Ci sono, soprattutto, i figli e i nipoti dei vecchi camalli e con loro tanti altri giovani animati da un sogno che è sempre più un miraggio, quello di riuscire, un giorno, ad entrare come soci nella Compagnia.
Luca Vertullo, un ventiduenne di Ravenna, questa speranza non ha nemmeno avuto il tempo di coltivarla. Il primo di settembre del 2006, poche ore dopo aver iniziato il suo primo giorno di lavoro, Luca è morto. È rimasto schiacciato da un rimorchio sovraccarico, all'interno della stiva va di un traghetto, durante una delle operazioni più complesse, quella del rizzaggio, che consiste nel fissare i carichi. Luca ed altri 14 ragazzi erano stati forniti da Intempo alla Compagnia portuale di Ravenna. E qui, racconta Enzo Diano dello Slai Cobas, si manifestano le prime ambiguità. Perché il presidente della Compagnia portuale è Roberto Rubboli, il quale oltre che consigliere comunale in quota all'Ulivo, siede nel cda della Intempo. Chi vende e chi compra la manodopera è la stessa persona. Sembra un circolo vizioso, ma in realtà non è un caso. Le Compagnie, dopo la riforma del lavoro nei porti, volevano poter continuare a scegliere chi assumere e così si sono create la loro riserva interinale. Compito reso più semplice dalle peculiarità del lavoro in banchina, che richiede conoscenze e specializzazioni particolari. Ma quando i ruoli si mescolano, «la verifica dei diritti e del rispetto delle norme, diventano impresa complicata. Anche i sindacati sono tiepidi per non dire inesistenti, e hanno ignorato i tanti allarmi che abbiamo lanciato», continua Diano.
Deve essere dura fare il sindacalista quando la tua controparte è, in realtà, la tua parte.
Basta scorrere i nomi del consiglio di amministrazione di Intempo per capirlo.
Il presidente è il genovese Francesco Palmiro Mariani, attuale Presidente dell' autorità portuale di Bari, e già direttore dell' associazione nazionale compagnie imprese portuali (Ancip), collaboratore del Ministro dei trasporti Bersani nel 2000, responsabile trasporti Ds nella seconda metà anni novanta.
Gli altri membri sono: Elio Libri, a capo della Compagnia portuale di Ancona, nonché consigliere comunale Ds; Michele Bianchetto, leader della Compagnia di Venezia; Massimo Soppelsa, vicepresidente dei portuali di Civitavecchia; Mario Sommariva, genovese, ex segretario nazionale Filt Cgil. Roberto Piccini, console, ossia dirigente, dei portuali livornesi, si è dimesso pochi giorni fa dopo aver ricevuto la nomina a presidente dell'Autorità portuale della sua città.
E ancora una serie di manager della sinistra, come la torinese Bruna Valori, di Obiettivo Lavoro, Lega cooperative; Angelo Minoia, revisore contabile di Milano; Gianfranco Siface, funzionario della Compagnia Culmv di Genova, revisore dei conti e tra i fondatori di Maestrale, associazione culturale vicina a Claudio Burlando, il presidente della regione Liguria; e poi Paolo Trabattoni, manager della galassia Unipol. Assieme a loro, esponenti della banca d'affari Meliorbanca, Gianfranco Meroni e Marco Guerrieri, e per ultimo Gianluca Gorla, dell'omonimo gruppo il cui fondatore, Giovanni, è ai vertici di Assolombarda e contro il quale i sindacati hanno combattuto non poche e aspre vertenze.
Ma il vento, in banchina, è cambiato.
Quando agli inizi del 2000, i massimi rappresentanti delle Compagnie e del sindacato decidono di creare Intempo, Bruno Rossi è nel direttivo nazionale della Filt, ed è uno dei leader della Compagnia - nella veste di responsabile del consiglio di fabbrica - seppur in aperto contrasto con il console Paride Batini, storico leader dei camalli della Lanterna. «Quando a Milano si decise di aprire all'interinale», racconta Rossi che oggi, da pensionato, è animatore del circolo di Rifondazione comunista del porto, « io e pochi altri votammo contro. Intempo nacque per sbarrare il passo alla possibile concorrenza delle cooperative. La Compagnia di Genova, per gli screzi con Livorno, non fu tra i soci fondatori, ma in questi anni ha utilizzato e continua a farlo i giovani di Intempo e ha nel cda un suo funzionario storico. La Culmv e le altre compagnie hanno esaurito il proprio ruolo, non solo economico, ma anche storico e sociale. Alle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio sindacale hanno partecipato 501 soci, meno della metà. Vuol dire che qualcosa si è rotto. Guardi, io sono nato e cresciuto politicamente grazie alla Compagnia e alle sue lotte, ma oggi non bisogna nascondersi dietro un dito. La verità è che il giovane interinale passa sotto il giogo di due intermediazioni, e accade solo nel nostro settore. E poi abbiamo un'altra anomalia. Un tempo si diceva che il portuale che non lavorava, che non era chiamato, veniva pagato "dalla merce", cioè dagli armatori che versavano un extra. Con la riforma però è cambiato tutto, e adesso questo costo è sostenuto dallo Stato attraverso la cassa integrazione. Ma è un meccanismo che blocca il turnover nelle Compagnie che, se assumono, come qualsiasi altra impresa rischiano di perdere il diritto agli ammortizzatori». La cura, secondo Rossi non può che essere radicale: «Cancellare le Compagnie. Adottare il modello spagnolo e del Nord Europa, con un albo dei lavoratori portuali, riuniti in sindacato, ma gestiti dall'Autorità portuale senza intermediazioni, senza, lo ripeto, il caporalato camuffato da interinale».
Bruna Valori, di Intempo è il direttore: «Prima di lanciare queste accuse sarebbe forse meglio conoscere i dati di questi cinque anni di attività. Il 90 per cento delle persone che Intempo avvia al lavoro, prima avevano un'occupazione in nero. E tanti nostri giovani trovano anche sistemazioni stabili. Vorrei che certe accuse fossero meglio indirizzate contro ambienti e forme di lavoro davvero irregolari».
A Ravenna, però, il presidente di Intempo Francesco Mariani (dopo la sua nomina a Bari sono probabili le sue dimissioni dall'agenzia) è indagato assieme ad altre dieci persone dal pm Cristina D'Amelio, con l'accusa di omicidio colposo per la morte di Luca Vertullo. E i rappresentanti dello Slai Cobas e di Federmar, attraverso gli avvocati Guglielmo Giuliano e Danilo Camplese, hanno presentato un esposto in procura nel quale sostengono che questo «è l'ennesimo infortunio che si verifica all'interno del porto di Ravenna e costituisce la conseguenza dell'inadeguata e spesso assente formazione fornita ai lavoratori dell'azienda, e della totale assenza di cautele e di misure idonee alla prevenzione degli infortuni e alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori stessi».
«Possiamo dimostrare che la formazione è stata fatta», replica Bruna Valori. «Solo quattro giorni - certo, full time! - durante i quali sono state fatte visionare loro delle diapositive e fatto fare un giro nelle banchine», ribatte con amara ironia Enzo Diano.
«Vertullo», prosegue Valori, «aveva ricevuto una formazione adeguata. L'investimento sulla sicurezza è anche uno dei principali input che provengono dalla parte di proprietà che fa capo alla Compagnia». Il direttore di Intempo tiene poi a rimarcare che «per le norme che regolano la nostra attività, ahimè, noi non possiamo assumere alcuna responsabilità se non farci attestare dall'azienda che rispetta le norme di sicurezza. Come agenzia non possiamo essere responsabili di quanto avviene sulla sicurezza, lo dicono le leggi. La responsabilità non può che essere della società utilizzatrice, io devo verificare che esista un piano antinfortuni e me lo faccio mettere per iscritto, devo controllare che i lavoratori abbiano le dotazioni, ma poi non posso interferire». Il fatto è che il cliente cui Intempo ha chiesto di poter verificare il rispetto delle norme è anche uno dei suoi padroni: la Compagnia. Ma per Bruna Valori non c'è contraddizione: «Questo rapporto è a norma di legge. È frequente. Ci sono società interinali di proprietà di banche che poi magari acquistano addetti alle pulizie. Se all'interno di quella banca il lavoratore ha un incidente la procedura non cambia. Gli ispettori faranno il loro compito andando a verificare il rispetto della sicurezza. E guardi che noi siamo il settore più controllato. Le ispezioni sono frequentissime». Banca o Compagnia, il mercato non fa distinzione. Anche se, a ben guardare, la scelta delle Compagnie di utilizzare il lavoro interinale non è stata motivata da pure finalità speculative, tipo investire in un settore redditizio. Piuttosto, hanno impiegato uno strumento liberista come l'interinale per difendere l'ultimo privilegio della loro corporazione, la sopravvivenza dell'establishment. Insomma, il mercato che annienta se stesso. Una lezione degna degli strateghi di Lotta comunista, il movimento di cui il console Batini è un noto simpatizzante. Tutto bene quindi? «No», contesta Bruno Rossi, «perché alla fine del ragionamento ci si ritrova con lo sfruttamento dei più deboli: i camalli in affitto».
Ma se davvero il settore portuale ravennate è oggetto di un'attenta sorveglianza, vien da chiedersi come mai sia stata necessaria la morte di un ventiduenne per realizzare, nell'arco di appena due mesi, una nuova stazione di pesa per i rimorchi. È stato, infatti, accertato che quello che ha schiacciato e ucciso Luca Vertullo pesava 20 tonnellate in più del consentito (30), quasi il doppio.
La nuova pesa è arrivata dopo una pubblicizzata serie di incontri tra le varie autorità competenti e i sindacati confederali. «Se era così semplice», si chiede Enzo Diano, «perché non l'hanno realizzata prima? Perché i sindacalisti che, tra l'altro, sono in buona parte capi turno della Compagnia, non hanno mai incrociato le braccia? Secondo noi è perché il sindacato è parte di un ingranaggio che mette al primo posto la produttività, la competizione. Basta vedere quale sia stata la preoccupazione del senatore Mercatali».
Il senatore Ds ed ex sindaco di Ravenna Vidmer Mercatali, con un'interrogazione, ha chiesto al ministero dei Trasporti di adoperarsi affinché, in tutti i porti italiani, vengano accresciuti i controlli sui sovraccarichi, come ha fatto la sua città («che ha un porto nel quale le condizioni di sicurezza sono complessivamente adeguate») con la realizzazione della pesa visto che «è intuibile che l'entrata in funzione di tale strumento e il suo uso generalizzato potranno determinare negative conseguenze da un punto di vista commerciale, nel momento in cui andrebbe ad erodersi quella parte di vantaggio competitivo del transito via nave - ottenuto impropriamente attraverso il sovraccarico - rispetto al transito via strada spesso ottenuto attraverso altri usi impropri, quali orari e velocità, non pienamente controllati».
Il fatto è che Ravenna è uno dei cardini del progetto di Autostrade del mare su cui giustamente si punta come alternativa al trasporto delle merci su gomma.
Il risvolto meno celebrato riguarda, però, «i ritmi di lavoro che sono diventati veramente insostenibili. I traghetti - racconta l'esposto presentato da Cobas e Federmar alla Procura di Ravenna- a volte arrivano in porto anche alle 10 del mattino se non addirittura a mezzogiorno, e la sera poco prima delle 20 devono ripartire subito sbarcando e imbarcando dai 200 ai 300 pezzi a seconda dei tempi e delle richieste. Pertanto i lavoratori sono costretti a "rizzare" le catene dei semirimorchi mentre i guidatori dei "sisu", enormi e potenti trattori, imbarcano dentro altri trailers, sentendosi spesso sfiorare la schiena dalle gomme di questi ultimi».
E proprio questo aspetto ha convinto l'avvocato Massimo Dalmonte, legale dei parenti della vittima, a chiedere alla magistratura di verificare se fossero stati regolarmente attivati i sistemi frenanti del rimorchio, una procedura obbligatoria che comporta, però, anche un prolungamento dei tempi di imbarco.
«I vecchi soci della cooperativa portuale, che hanno mediamente oltre 45 anni», è la pesante denuncia di Cobas e Federmar, «si rifiutano da tempo di andare a "rizzare" i rimorchi, mentre tra i giovani soci (che non possono rifiutarsi perché "ricattabili" dal punto di vista occupazionale), si è diffusa la pratica di produrre certificati medici per farsi esonerare da quel lavoro. Così si è ricorso all'impiego di giovani interinali solo per il lavoro sui traghetti».
Proprio per verificare questi aspetti dell'organizzazione del lavoro in banchina, a Genova, Rosaria Carcassi, funzionario Asl e responsabile del servizio prevenzione e sicurezza del lavoro sta avviando un monitoraggio, il primo in Italia, sulle condizioni di lavoro degli interinali in porto.
Roberto Piccini, console dei portuali livornesi per 17 anni, è stato tra i fondatori di Intempo, dal cui cda è uscito a fine novembre dopo la sua nomina a presidente dell'Autorità portuale dello scalo toscano: «A Livorno gli interinali avevano operato bene anche perché potevano andare in banchina solo dopo un'accurata formazione. Ma a lei pare che con tutta la nostra storia possiamo venir accusati di essere sfruttatori? Può anche essere che a livello nazionale vi siano situazioni particolari, ma per quanto riguarda la mia città siamo bel lungi dall'essere apparentati a quella categoria. Tuttavia, le leggi sono anche queste. Ovvio che ce le siamo trovate, e le abbiamo pure combattute. Dopodiché abbiamo dovuto in qualche modo sopperire ad un processo regolatore dell'accesso alla manodopera in porto che oggi, con l'arrivo delle agenzie per il lavoro, mi sembra normalizzato».
Ma dopo cinque anni di avventura nel lavoro in affitto, compagnie e sindacati si ritrovano con una società in crisi. L'11 di maggio nel corso dell'assemblea dei soci, Alessandro Ramazza, rappresentante di Obiettivo Lavoro, ha evidenziato «la diminuzione dei ricavi [...] mentre i costi sono aumentati», sostenendo poi addirittura «che i costi di gestione appaiono fuori controllo e che vi è un affidamento eccessivo sulle prospettive della società». Rubboli e Valori hanno spiegato che la situazione è dovuta anche alla crisi merceologica e dei trasporti che si registra in ambito portuale, mentre il presidente Mariani ha formalizzato la sua rinuncia al compenso «fino a quando il risultato non sarà positivo». Da allora Intempo ha cercato di aumentare la sua presenza anche in altri settori, non solo in quello della portualità dove ha filiali in tutti i principali scali (Genova, Livorno, Venezia, Napoli, Cagliari, Palermo). Ad esempio è sbarcata sul tronco autostradale ligure dove, nonostante alcune assunzioni ottenute dal sindacato per vecchi precari, l'arrivo degli interinali per le sostituzioni estive ha subito fatto registrare la nascita di una rappresentanza Cobas.
Sembra destino. Perché nel suo sito Internet, Intempo annuncia l'imminente apertura di uffici a Gioia Tauro e in quello che si candida ad essere uno dei più importanti porti europei per le merci provenienti dalla Cina è appena iniziata una vertenza. Cento lavoratori in aperto contrasto con i sindacati confederali si sono iscritti al sindacato autonomo Sult e hanno proclamato due giorni di sciopero rivendicando turni di lavoro meno pesanti. Un'altra lacerazione, l'ennesima sul fronte del porto, che molti fanno finta di non vedere.
Chi proverà a mostrarli a tutti questi segnali, sono invece gli animatori di Arcoiris tv, dall'omonimo sito Internet che si batte per una televisione alternativa e accessibile a tutti. «Pietro Orsatti [regista e autore teatrale]», racconta Bruno Rossi, «ha conosciuto la nostra realtà e ha deciso di raccontarla in un film documentario, quasi concluso, che potrebbe essere poi distribuito dalla Fandango. Parliamo noi, i vecchi, parlano i ragazzi, parla il console Batini. Si mostra cos'era il nostro lavoro quando eravamo in 4 mila solo a Genova, e cosa è diventato oggi. Quello che era quando per "costruire" un camallo ci volevano otto anni, non quelle poche ore di formazione che bastano oggi». Quelle che, tante o poche, adeguate o no, non sono servite a salvare Luca Vertullo.
Ecco perchè ancora ieri sera uno dei colonnelli di D'Alema, capogruppo Ds al Senato nel gruppo Ulivo, Latorre, su La7, ha ribadito l'odio per Travaglio...Provano fastidio a chi ricorda loro gli impegni e le promesse fatte e tradite. Se avessero avuto un po' di coerenza e dignità, il Governo non sarebbe caduto, o forse sarebbe caduto ugualmente ma mantenendo le promesse fatte agli elettori.
(L'articolo è aggiornato a 8 mesi di Governo Prodi, le tematiche affrontate non hanno subito, purtroppo, alcuna modifica in questi ultimi due mesi, ops)

MicroMega 1/2007 - gennaio -
Cari pinocchi della fase due, che fine ha fatto la fase uno?
di Marco Travaglio
Da Prodi a D’Alema, da Pecoraro Scanio a Violante, da Bersani a Mastella, tutti si sono riempiti la bocca di grandi promesse: abrogazione delle leggi vergogna, legge sul conflitto di interessi, sospensione della riforma dell’ordinamento giudiziario, superamento della legge 30,…
Tutte puntualmente disattese nei primi 8 mesi di governo.
”Dobbiamo avere il coraggio di stupire” (Romano Prodi, Ansa, 4-6-2006)
“Stiamo mantenendo gli impegni del programma elettorale” (Romano Prodi, Ansa, 1-10-2006)
Governo extralarge
”Il centro-destra batte ogni record, con uno spreco di denaro pubblico. Tra ministri, viceministri e sottosegretari ci si avvicina a quota 100: più generali che soldati” (Maurizio Migliavacca, coordinatore segreteria DS, sui 72 tra sottosegretari e viceministri del Berlusconi Bis, Ansa, 26-4-2005).
”Avete messo in piedi un governo che, se possibile, è peggio di quello di prima inbarcando più di cento persone tra ministri e sottosegretari” (Alfonso Pecoraro Scanio, sempre sul Berlusconi Bis, Ansa, 28-4-2005).
”Leggo la tesi numero 9 del nostro programma, dove è scritto: “Ridurre i ministeri e i ministri”. Noi poniamo il problema dell’accorpamento dei ministeri e chiediamo che il governo eserciti la delega Bassanini per operare questa riforma. Penso che l’Ulivo possa, anche da questo punto di vista, rappresentare un modo nuovo di governare” (Massimo D’Alema, Ansa, 13-5-1998).
”Sono 102 i componenti del governo con la nomina dei tre nuovi sottosegretari decisa oggi dal Consiglio dei Ministri presieduto da Romano Prodi” (Ansa, 9-6-2006).
Guerra, anzi pace
”L’Italia non è autorizzata a fare le guerre: e quella in Iraq è una guerra non decisa dall’Onu ne dall’Unione Europea ne dalla Nato. La nostra Costituzione non prevede che partecipiamo a guerre unilaterali o preventive e quindi credo che il governo debba risponderne” (Massimo D’Alema, Ansa, 17-5-2004).
“Ci hanno detto che i militari partivano per una missione umanitaria e ora ci troviamo coinvolti in un conflitto. A questa situazione il governo deve dirci cosa si può fare per determinare una svolta, altrimenti il paese si trova in guerra senza che il parlamento lo abbia deciso e in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione” (Massimo D’Alema, Ansa, 7-4-2004).
”Voteremo sì alla missione in Libano a condizione che la maggioranza abbia l’onestà intellettuale di sottolineare che le nostre missioni in Iraq e in Afghanistan erano di pace” (Gianfranco Fini, Ansa, 10-9-2006).
”Noi abbiamo ritenuto e riteniamo l’intervento in Iraq un errore politico ed è assurdo che dobbiamo fare l’autocritica sull’Iraq. Resta netto il nostro giudizio politico sull’intervento in Iraq. Il dissenso fu proprio nel giudizio sulla situazione: lì stava cominciando la guerra e i nostri soldati si sono trovati in guerra” (Massimo D’Alema 13-9-2006).
“E’ evidente che dall’attuale maggioranza non può arrivare un sostegno ex post alla politica estera del governo Berlusconi e in particolare alla missione in Iraq contro la quale votammo allora. E’ una pretesa inaccettabile: si pretende ex post un voto a favore del governo Berlusconi” (Massimo D’Alema, Ansa, 6-9-2006).
” La Camera esprime apprezzamento nei confronti delle Forze Armate per lo spirito umanitario e di pace, sempre in linea con i valori espressi dall’articolo 11 della Costituzione e impegna il governo a sostenerne l’operato” (mozione concordata da Fini e D’Alema e votata da CdL e Unione, salvo la Lega , 27-9-2006).
Meno Tasse, anzi di più
”Tremonti inventa cose su noi, facendoci passare per tassatori. E’ delinquenza poltica, tutto falso. Nessuno ha mai parlato di aliquote. Noi non prevediamo un aumento del peso fiscale, ma un riequilibrio senza aumenti di imposte, siamo per una tassazione leggera” (Romano Prodi, Ansa, 21 e 30-3-2006).
”Non vi metteremo le mani nelle tasche: le troveremmo vuote. L’Unione non aumenterà le tasse” (Romano Prodi, Ansa, 1-4-2006).
”Più tasse? Ma che, siamo matti? E’ una balla assoluta. Non se ne parla nemmeno” (Francesco Rutelli, Ansa, 30-3-2006).
”L’Unione lascerà stabile l’Irpef” (Enrico Letta, Ansa, 17-3-2006).
“Aumentare il gettito scovando le risorse dall’evasione, senza aumentare le aliquote…il governo non aumenterà le tasse, anzi cercherà di abbassarle” (Vincenzo Visco, 29-6-2006).
“Non vogliamo stangare nessuno. Le tasse vogliamo ridurle, non certo aumentarle” (Massimo D’Alema, 26-3-2006).
”L’intenzione del governo è di non aumentare il carico fiscale ne aliquote” (Pierluigi Bersani, Ansa, 5-7-2006).
”E’ falso che aumenteremo le tasse. La pressione fiscale non deve essere ulteriormente aumentata” (Piero Fassino, Ansa, 29-3-2006).
“La proposta che facciamo di revisione delle aliquote Irpef è equa e giusta: con le nuove aliquote chi è sotto i 40.000 euro è beneficiato; invece si chiede un po’ di più a chi sta sopra i 40.000 euro” (Piero Fassino, Ansa, 27-10-2006).
”Il governo prodi alza le tasse sui redditi alti” (Financial Times, 2-10-2006).
Telecomiche
”Alle dimissioni non ci penso proprio” (Angelo Rovati, consigliere economico di Prodi, 15-9-2006).
”Rinuncio al mio incarico di consigliere politico ed economico di Palazzo Chigi” (Angelo Rovati, 18-9-2006).
”Il governo in Parlamento ha riferire su Telecom? Ma siamo matti?” (Romano Prodi, 15-9-2006).
”Sul caso Telecom dovrà presentarsi il Ministro che ha responsabilità sulle telecomunicazioni” (Romano Prodi, 17-9-2006).
”Del caso Telecom parlerò io alla Camera il 28 settembre” (Romano Prodi, 19-9-2006).
”Non andrò al Senato, ma solo alla Camera il 28 settembre. Il presidente del Consiglio non va mai due volte in Parlamento per lo stesso argomento” (Romano Prodi, 20-9-2006).
”Il presidente del Consiglio del Consiglio, Romano Prodi, interverrà al Senato sulla vicenda Telecom. Lo rende noto un comunicato del Ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. La data dell’intervento è ancora da definire: sarà decisa in base agli impegni del premier” (Ansa, 21-9-2006).
Niente conflitto, solo interessi
”Dobbiamo colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano configgere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blindtrust” (Per il bene dell’Italia. Programma di governo 2006-2011 dell’Unione, aprile 2006).
”Non si fanno leggi ad personam, c’è solamente un principio di democrazia. La nostra legge sul conflitto di interessi non è fatta contro Berlusconi, ma stiamo parlando di una legge che hanno tutti i paesi democratici. Chi decide le sorti di un paese non può godere di decisioni che lui stesso prende. Non abbiamo nulla contro Berlusconi o contro Mediaset, ma stiamo parlando della maestà della legge. Chi ha una carica non può avere determinati interessi influenzati da quella stessa carica. L’ex cancelliere Kohl disse un giorno che un uomo ricco non può fare politica. Io non arrivo a questo punto, ma penso sia un’affermazione di grande saggezza” (Romano Prodi, Ansa, 28-3-2006).
”Caro Cavaliere, lei è come Ceausescu: anche lui, in Romania, controllava tutte le tv” (Massimo D’Alema, 2-8-1994).
”Faremo capire al signor Berlusconi, e ai lanzichenecchi che lo circondano, che il parlamento deve affrontare con assoluta urgenza il tema del conflitto di interessi e l’antitrust” (Massimo D’Alema, 8-10-1994).
”Non riconoscerei Berlusconi come premier legittimo nemmeno se vincesse le elezioni. Non potrebbe avere l’incarico, perché c’è un conflitto di interessi non risolto” (Massimo D’Alema, 23-9-1995).
”Berlusconi sa benissimo che se vuole un accordo per le riforme deve accettare l’antitrust, una legge sul conflitto di interessi, una riforma della Rai, perché per noi questi sono aspetti essenziali di una democrazia” (Massimo D’Alema, 1-2-1996).
”Mediaset è un patrimonio del paese. Sarebbe grave se venisse venduta” (Massimo D’Alema, 30-10-1998)
“Una legge sul conflitto di interessi va fatta, ma senza l’ossessione di Berlusconi” (Massimo D’Alema, Ansa, 31-8-2006).
”Legge sul conflitto di interessi? E’ uno sbaglio, lasciamo perdere. Garantisco io, Mediaset non verrà penalizzata. Mi propongo come forza di interposizione fra la maggioranza e Mediaset” (Clemente Mastella, Ansa, 3-9-2006)
“Niente vendite forzose delle aziende, si tratta di migliorare e perfezionare la legge Frattini” (Luciano Violante, 13-9-2006).
”Il 30 novembre, alla Corte di Giustizia del Lussemburgo, si è tenuta l’udienza per discutere dell’illegittimità della Gasparri e dell’annosa vicenda di Europa 7. L’Avvocato dello Stato Paolo Gentili, a nome dell’attuale governo, ha riconfermato la linea difensiva voluta dal precedente governo Berlusconi e, quindi, a difeso la legge Gasparri. La nostra delusione è stata veramente grande. Mai avremmo immaginato, dopo tutto quello che abbiamo dovuto subire, di dover assistere anche a questo” (Francesco Di Stefano, editore di Europa 7, Ansa, 4-12-2006).
Disordinamento giudiziario
”La legge Castelli sull’ordinamento giudiziario è da cancellare” (Romano Prodi nel libro intervista con Furio Colombo, Ci sarà un’Italia, Feltrinelli, ottobre 2005).
“Dobbiamo rimuovere tutti gli aspetti del nuovo ordinamento in stridente contrasto con i principi costituzionali e, ove necessario, intervenire con provvedimenti di sospensione dell’efficacia di quelle norme della legge delega (o dei decreti attuati) che potrebbero ledere il principio di unità, uguaglianza e parità di trattamento.[…] L’ordinamento giudiziario approvato dal centro-destra definisce una figura di magistrato non in linea con l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e incide negativamente sulla celerità ed efficienza della giustizia.[…] Intendiamo eliminare la gerarchizzazione negli uffici della magistratura inquirente prevista dal nuovo ordinamento giudiziario” (Per il bene dell’Italia. Programma di governo 2006-2011 dell’Unione, aprile 2006).
”Occorre sospendere l’efficacia dei decreti di attuazione dell’ordinamento giudiziario e modificare le norme sulle carriere, l’accesso alla magistratura, i concorsi. Sarà inoltre necessaria una nuova legge per il CSM riportando a trenta il numero dei componenti” (Massimo Brutti, responsabile giustizia DS, Ansa, 13-1-2006).
”Una delle prime misure da prendere è sospendere i decreti delegati attuativi della riforma dell’ordinamento giudiziario, per un tempo congruo, meno di un anno, e in quell’asso di tempo presentare una vera riforma” (Piero Fassino, Ansa, 14-1-2006).
”Il centro-sinistra azzererà la riforma dell’ordinamento giudiziario e sospenderà l’efficacia dei decreti attuativi per il tempo necessario per poter fare una nuova legge. La riforma, che è in contrasto con la Costituzione , va azzerata e sostituita con nuove norme. Si può far presto, perché ci sono già proposte alternative su tutti gli aspetti toccati dalla legge Castelli” (Massimo Brutti, Ansa, 26-2-2006).
”I decreti attuativi della riforma dell’ordinamento giudiziario vanno sospesi per un anno, il tempo necessario per fare una nuova normativa” (Giuseppe Fanfani, responsabile giustizia della Margherita, 26-2-2006).
”Il nostro è un atto di saggezza parlamentare che non decompone quanto c’è, ma lo sottopone, al giudizio di maggioranza e opposizione” (Clemente Mastella, il Campanile, 13-6-2006).
”Giustizia, via alle nuove Procure. Fra il 18 e 19 giugno, entra in vigore la prima parte della riforma Castelli sull’ordinamento giudiziario. Tutti i poteri ai capi, vietato ai pm parlare con la stampa” ( la Repubblica , 15-6-2006).
”Al cittadino importa poco dei nostri dibattiti: chiede giustizia quando va in tribunale e la chiede in tempi rapidi” (Clemente Mastella, il Messaggero, 11-6-2006).
”Sulla riforma della giustizia abbiamo bisogno dell’apporto di maggioranza e opposizione. Un compromesso giusto e sano, dal quale nessuno esce sconfitto” (Clemente Mastella, 28-9-2006).
”Modifiche bipartisan, via libera sulla giustizia. Voto unanime sul maxi emendamento alla Castelli, il Ddl Mastella passa con i voti dell’Unione. Così la Cdl ha salvato pezzi della sua legge sull’ordinamento giudiziario” (Corriere della Sera, 5-10-2006)
”L’accordo fra l’Unione e Cdl sull’ordinamento giudiziario è frutto della volontà del governo, dell’intelligenza politica dei gruppi di maggioranza e opposizione” (Anna Finocchiaro, capogruppo Ulivo al Senato, 20-9-2006).
”L’accordo è uno scatto di orgoglio del parlamento contro la magistratura militante” (Roberto Castelli, Lega Nord, 28-9-2006).
”Solo tre ex dc come me, Mastella e Mancino, che abbiamo vissuto la stagione di Mani Pulite, potevamo riuscire la dove la Bicamerale ha fallito” (Francesco D’Onofrio, Udc, 28-9-2006).
”E’ una nostra vittoria” (Renato Schifani, FI, 28-9-2006).
Meno si intercetta, meglio è
”Sulle intercettazioni non occorre un provvedimento del Governo” (Massimo Brutti, responsabile giustizia DS, la Repubblica , 20-8-2005).
”Non accetteremo alcuna convergenza sul Ddl Berlusconi che limita il ricorso alle intercettazioni. Il centro-destra vuole approfittare del polverone per indebolire i poteri di indagine, frenare i procedimenti penali, rendere più difficile l’accertamento di responsabilità, specie a carico dei soliti noti” (Massimo Brutti, Ansa, 13-1-2006).
”Il Ddl Mastella sulle intercettazioni approvato ieri dal governo Prodi introduce sanzioni pecuniarie e carcere per i giornalisti che le pubblicano. Forti limiti alla possibilità di intercettare per i magistrati oltre i tre mesi” (dai quotidiani del 5-8-2006).
Mani Pulite
”Quelli che rubano bisogna metterli in galera. Purtroppo questo non si può fare perché la maggioranza, in genere, li protegge. Questo è il vero scandalo che i giornali dovrebbero denunciare e invece non lo fanno, per complicità” (Massimo D’Alema, 24-10-1988)
”Dietro questa operazione [la nascita di Forza Italia] c’è tutto il vecchio centro politico che scalpita: quello presentabile e quello compromesso, acquattato il seconda fila, fino alla prossima amnistia” (Massimo D’Alema, 26-1-1994).
”La magistratura ha disvelato e spezzato un intreccio perverso tra politica e affari, e in qualche caso tra politica, affari e criminalità che avvolgeva il paese. Penso che il paese voglia che quest’opera di verità, prima che ancora che di giustizia, venga portata a compimento” (Massimo D’Alema, 24-1-1996).
”Penso che sia ingiusto attaccare Di Pietro e il Pool di Milano, perché questi magistrati hanno reso un grande servizio al paese” (Massimo D’Alema, 20-7-1997).
”Su Tangentopoli capisco i sentimenti di una parte di quello che viene definito il popolo della sinistra.[…] C’è chi ha visto nell’azione della magistratura una sorta di riscatto. […] Ebbene, mi dispiace, ma allora come oggi non sono mai riuscito a partecipare di quel sentimento, perché ho sempre avuto in sfregio il giustizialismo, e sono rimasto fedele ai miei ideali della giovinezza. Sono rimasto un libertario” (Massimo D’Alema, il Riformista, 11-9-2006).
Anticorruzione, si fa per dire
”Bisogna innanzitutto combattere la corruzione, fenomeno ancora vivo, come prova il 42° posto che l’Italia ha ottenuto nel 2004 nella classifica di Transparecy International. […] Maggiore attenzione sia ai reati connessi all’attività amministrativa, come la corruzione, sia alla criminalità economica, che falsa le condizioni di concorrenza e di mercato” (Per il bene dell’Italia. Programma di governo 2006-2011 dell’Unione, aprile 2006).
”L’Ulivo decide di non cambiare. L’indulto non sarà modificato in aula. Il provvedimento di clemenza di tre anni comprenderà anche i reati contro la pubblica amministrazione, da corruzione a concussione, da abuso d’ufficio a reati finanziari, societari e fiscali” (Ansa, 20-7-2006).
”I reati contro la pubblica amministrazione, quelli finanziari e la corruzione non hanno la stessa forza offensiva di violenza sessuale, terrorismo, mafia, sequestro di persona, pedofilia” (Massimo Brutti, la Repubblica , 24-7-2006).
Indulto, inciucio, insulto
”Ecco le prime misure che i DS intendono far divenire “Programma giudiziario” condiviso da tutta la coalizione: far tabula rasa della ex Cirielli, della Pecorella e della legge sul Falso in Bilancio, congelare la prescrizione a partire dalla prima sentenza di condanna. E, nel contempo, realizzare nuove e più moderne prigioni” (Ansa, 14-1-2006).
”Il Senato approva definitivamente l’indulto” (Ansa, 29-7-2006).
”L’indulto di tre anni comporterà, nell’immediato, la scarcerazione di 12.756 persone” (Clemente Mastella, Ansa, 27-6-2006).
”Fino a ieri 24.413 detenuti erano usciti grazie all’indulto in tutta Italia, di cui 1.473 sono rientrati in carcere per recidiva. Se i recidivi mantengono un trend di 650 ingressi al mese, nel giro di un anno e mezzo le carceri torneranno ad essere sovraffollate come prima” (Leo Beneduci, segretario dell’organizzazione sindacale autonoma di Polizia penitenziaria, Ansa, 3-11-2006).
”Non c’è stato alcun detenuto scarcerato con l’indulto che avesse rapporti con il terrorismo” (Clemente Mastella, la Repubblica , 4-8-2006).
”Sospetti di fiancheggiamento al terrorismo islamico sono stati scarcerati con l’indulto. Li teniamo sotto controllo per espellerli in base alla legge anti-terrorismo” (Giuliano Amato, la Repubblica , 4-8-2006).
Tutti per uno: Previti
”Un provvedimento scandaloso, che dimezza la prescrizione per usura, mafia, corruzione. Per dare una scappatoia a Previti, si rimetteranno mafiosi e usurai in libertà” (Francesco Rutelli a proposito della ex Cirielli, 15-12-2004).
”Il lodo Schifani, la salva-Previti e tutte le leggi ad personam fatte per salvare i suoi soci e amici le avete votate come un sol uomo, avete sfasciato la giustizia a vostro uso fino a questa legge che abolisce l’appello del pm e che Ciampi ha rinviato alle Camere” (Francesco Rutelli a Berlusconi, Canale 5, 20-1-2006).
”Cercano di salvare Previti con un’altra norma ad personam” (Massimo D’Alema, la Repubblica , 1-11-2005).
”La salva-Previti è una porcata” (Anna Finocchiato, 14-12-2004).
”Ci davano dei matti quando parlavamo di scambio, e lo scambio eccolo qua: la salva-Previti” (Gavino Angius, DS, 5-7-2005).
”Sono contrario alla salva-Previti senza se e senza ma” (Fausto Bertinotti, la Repubblica , 28-6-2005).
”Forza Italia ha proposto un patto scellerato alla Lega: ordinamento in cambio di salva-Previti. Al Senato proseguiremo nel nostro ostruzionismo senza indietreggiare di un millimetro perché questa è una legge ingiusta. La salva-Previti garantisce l’impunità agli autori di gravi reati. Potrebbero ribattezzarla la legge Houdini dal nome del mago che faceva scomparire cose e persone” (Massimo Brutti, la Repubblica , 28-6-2005).
”Se non lasciamo nel testo la possibilità di far beneficiare dell’indulto anche Cesare Previti, FI non voterà con noi questo provvedimento. E il quorum per farlo passare è di due terzi” (Pierluigi Mantini, Margherita-Ulivo, Ansa, 20-7-2006).
”Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto che Previti e Pacifico possano lasciare il loro domicilio per due ore al giorno. Erano stati condannati a 6 anni di reclusione per il reato di corruzione in atti giudiziari nel processo Imi-Sir. Metà della pena è stata condonata grazie alla legge sull’Indulto” (Ansa, 27-9-2006).
Segreto di due Stati
”Nessun segreto di Stato sul caso Abu Omar” (Giovanni Lorenzo Forzeri, sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, dinnanzi alla Commissione Difesa del Senato, 12-6-2006).
”Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Enrico Micheli, ha confermato – dopo che il Premier, Romano Prodi, aveva il 4 agosto scorso scritto al Copaco per dire che non sussistono motivi per togliere il segreto di Stato apposto dal governo precedente – l’esistenza di accordi Top Sicret tra Italia e Usa nell’ambito della guerra al terrorismo post 11 settembre. Accordi in cui rientrano anche le extraordinary renditions. “Alle nostre domande precise se le autorità americane avessero avvertito il governo italiano, prima dopo o durante il presunto rapimento di Abu Omar”, riferisce il Presidente del Copaco, Claudio Scajola, “Micheli ha risposto che su questo tema esiste il segreto di Stato, già comunicato dal governo Berlusconi e confermato allo stesso modo e negli stessi termini dal governo Prodi”.”(Ansa, 25-10-2006).
Vergogna forever
”Dalla Cirami alla salva-Previti: delle leggi ad hoc non salveremo nulla. Toglieremo tutti gli hoc. Perché la legge è uguale per tutti: c’è scritto in tutti i tribunali d’Italia” (Romano Prodi, la Repubblica , 28-10-2005).
”Purtroppo alcune norme, quando le avremo abolite, avranno fatto effetto: chiuderemo le stalle quando i buoi saranno scappati, perché molte leggi sono legate a scadenze precise” (Massimo D’Alema, la Repubblica , 20-10-2005).
”Una volta al governo, faremo subito un provvedimento per sospendere gli effetti delle leggi ad personam e dopo le riscriveremo” (Piero Fassino, la Repubblica , 29-10-2005)
“ La Cirielli è una legge a fini privati. E’ stato compiuto un altro grave strappo istituzionale, è stata approvata un’altra legge ad personam che stravolge il funzionamento della giustizia” (Piero Fassino, la Repubblica , 11-11-2005).
”Fassino ha messo tra le priorità l’azzeramento della legge ex Cirielli e la Pecorella sulla inappellabilità, oltre alla necessità di riformare la depenalizzazione del falso in bilancio. Per quanto riguarda la prescrizione, la proposta dei Ds è quella di congelare i termini del decorso solo dopo l’emissione di una sentenza di condanna, di primo o secondo grado” (Ansa, 14-1-2006).
”Bene il voto della Camera sull’indulto. Ma da solo non basta, occorre al più presto azzerare le leggi ad personam sulla giustizia varate dal centro-destra per tutelare interessi particolari. E’ un impegno che ci siamo assunti in campagna elettorale e ora va mantenuto. Per questo ho depositato due disegni di legge: il primo cancella con un semplice tratto di penna la legge Cirami sul legittimo sospetto tornando alle norme precedenti che andavano bene e non avrebbero dovuto essere modificate. Con il secondo vogliamo cancellare la ex Cirielli e ridisciplinare la materia della prescrizione, sostituendo la prescrizione del reato con la prescrizione del procedimento calcolando i termini in ogni singola fase del processo ed eliminando dal conto il tempo perso per espedienti dilatori” (Massimo Brutti, Ansa, 27-7-2006).
”Questa è solo l’ultima delle leggi vergogna: dovremmo cambiarla profondamente e sarà utile usare la ramazza” (Gavino Angius, DS, Ansa, 15-2-2006).
” La Cirami e la Cirielli vanno abrogate e basta: rimetterci le mani è impossibile. Il falso in bilancio deve tornare reato e la Cassazione deve essere salvata dalla paralisi totale cui la condanna la Pecorella ” (Anna Finocchiaro, Espresso, 20-7-2006).
”Cancellare le leggi vergogna, a cominciare dalla ex Cirielli e dalla Cirami” (Guido Calvi, DS, Ansa, 29-7-2006).
”Il problema non è tanto una o due voti di maggioranza, ma come si organizza un programma strategico sulle cose proposte agli elettori: eliminare le leggi vergogna e accelerare il processo penale e civile” (Luciano Violante, Ds, Ansa, 2-8-2006).
”Ora occorre restituire efficienza all’amministrazione della giustizia e cancellare le pessime leggi vergogna ereditate dal centro-destra, a cominciare dalla Cirami e dalla ex Cirielli. Ed è quel che faremo” (Piero Fassino, Ansa, 4-8-2006).
”In Italia esiste una giustizia a due velocità: quella che colpisce i cittadini poveri e quella di chi si può permettere avvocati ricchi e potenti che, oltre ad essere in grado di interpretarle, sono anche in gradi di scrivere le leggi. La selva delle leggi ad personam va disboscata” (Massimo D’Alema, Ansa, 13-1-2006).
”Noi ci impegniamo ad azzerare, a strappare via dal nostro ordinamento le leggi volute dal centro-destra, a esclusiva tutela degli interessi particolari. L’idea di tenerci alle spalle anche soltanto in parte le leggi ad personam è assolutamente inaccettabile. Vanno azzerate subito” (Massimo Brutti, Ansa, 13-1-2006).
”Un giudizio sulle leggi ad personam l’ha già dato il buon senso popolare, chiamandole appunto ad personam, quindi bisognerà tirarle via. Compresa anche la legge elettorale che ha levato la stabilita al paese” (Romano Prodi, Radio anch’io, 19-1-2006).
”Abbiamo candidato Gerardo D’Ambrosio perché la sua competenza sarà utile al momento di riformare la giustizia. Aboliremo le leggi ad personam, che hanno stravolto l’ordinamento giudiziario” (Piero Fassino, Ansa, 7-2-2006).
”Le leggi ad personam bisogna cancellarle con un tratto di penna: sono contrarie al principio costituzionale dell’uguaglianza di fronte alla legge” (Massimo Brutti, Ansa, 1-3-2006).
”L’elenco delle leggi del governo Berlusconi da abrogare immediatamente sarebbe troppo lungo, ma ci sono gravissime ferite che vanno sanate al più presto: la controriforma della Costituzione, la nuova legge elettorale e le varie leggi ad personam. Dovremo poi intervenire per eliminare gli eccessi nella flessibilità, in realtà precarizzazione a vita, introdotti con la legge 30; per correggere la riforma Moratti e il nuovo ordinamento giudiziario, per garantire l’autonomia della magistratura e una giustizia certa uguale per tutti” (Romano Prodi, Corriere dell’Adriatico, 3-2-2006).
”Da buttare completamente ci sono le leggi ad personam, fatte per evitare condanne specifiche come le rogatorie, la Cirielli. […] Cancelleremo queste leggi che non sono giuste in toto; le altre le esamineremo, alcune le riformeremo profondamente, come la legge sulla scuola e sul lavoro, la cosiddetta delle Biagi: bisognerà migliorarle a fondo perché hanno veramente punti inaccettabili” (Romano Prodi, Radio 6, 17-3-2006).
”Auspico che in tempi brevi l’Unione presenti le più urgenti proposte di legge per revocare le più devastanti ‘leggi vergogna’ del centro-destra: falso in bilancio, ex Cirielli, inappellabilità delle sentenze” (Vincenzo Siniscalchi, DS, Ansa, 5-5-2006).
”Sarebbe quantomai utile e opportuno che in queste ore il governo facesse sapere quali leggi ad personam approvare dalla destra intende rapidamente abrogare. Sarebbe così chiaro che l’indulto non attenua minimamente il rigore etico e giuridico della politica del centro-sinistra” (Piero Fassino, Ansa, 25-7-2006).
”Visto lo sconcerto che si coglie nell’elettorato, serve una svolta, un salto di qualità nella politica della giustizia del governo. Dobbiamo abolire le leggi ad personam della destra e varare una nuova disciplina dell’ordinamento giudiziario” (Cesare Salvi, Ds, Presidente Commissione Giustizia del Senato, 31-7-2006).
”Le priorità sono: togliere di mezzo le leggi ad personam di Berlusconi. Portare in parlamento una legge sul conflitto di interessi e la riforma della Gasparri” (Francesco Rutelli, Espresso, 4-8-2006).
”A oltre sei mesi dalle elezioni il clima intorno alla giustizia è cambiato, ma il bilancio della politica del nuovo governo è insoddisfacente e molte sono le ragioni di preoccupazione, se non di allarme. Poco o nulla è stato fatto sul piano organizzativo per contrastare lo sfascio a cui il precedente governo a condannato l’amministrazione della giustizia. La sospensione della controriforma dell’ordinamento giudiziario è stata solo parziale e accompagnata da una ristrutturazione arcaica e autoritaria delle Procure, dal depotenziamento degli strumenti di controllo del CSM sulle situazione di sofferenza del sistema, dalla carenza di indicazioni sul nuovo assetto della carriera dei magistrati. E soprattutto manca un progetto, un’idea di giustizia capace di coinvolgere i cittadini e di motivare chi nel mondo della giustizia opera. […] Occorre abrogare le leggi ad personam varate nella scorsa legislatura, che mortificano il principio di uguaglianza e continuano a produrre effetti devastanti” (documento di Magistratura Democratica, Ansa, 21-11-2006).
”Non abbiamo ne il tempo ne l’intenzione di tenere occupato il parlamento per mesi ed anni a correggere le leggi sbagliate del centro-destra” (Giulio Santagata, ministro per l’attuazione del programma, Unità, 19-12-2006).
Rassegna di tre buone notizie su Fazio, Fiorani, Tanzi, Geronzi, Consorte, Grillo (Luigi) & C
Scalata Antonveneta, le richieste della Procura di Milano
Fazio e Fiorani, chiesto il rinvio a giudizio
Con loro anche altri 70 indagati circa (tra cui Consorte e Gnutti). Cinque i patteggiamenti e dieci le richieste di archiviazione
MILANO - La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex governatore della Banca d'ItaliaAntonio Fazio, Giampiero Fiorani, l’ex numero uno della Banca popolare italiana, l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte, per il senatore di Forza ItaliaLuigi Grillo, per il finanziere Emilio Gnutti. In tutto circa una settantina di persone e nove società nell’ambito dell’inchiesta sui tentativi di scalata ad Antonveneta. La procura ha chiesto anche cinque patteggiamenti mentre sono dieci le richieste di archiviazione. L’inchiesta è condotta dai pubblici ministeri Fusco, Greco e Perrotti, che constestano a vario titolo a gli indagati i reati di associazione a delinquere, aggiotaggio manipolativo informativo, ostacolo all'attività di vigilanza, riciclaggio e appropriazione indebita.
Riconosciuto un risarcimento alle parti civili di 40 milioni di euro
Scandalo Parmalat: Tanzi rinviato a giudizio
Insieme al patron della Parmalat altri 40 imputati, tra cui Fausto Tonna. Nel filone Ciappazzi chiesto il processo per Geronzi e Arpe
PARMA - L'ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, è stato rinviato a giudizio dal gup di Parma, Domenico Truppa, in ordine ai reati di associazione a delinquere e concorso in bancarotta fraudolenta, mentre è stato prosciolto da alcuni capi e sottocapi d'accusa, quale ad esempio l'associaziazione a delinquere riferita alla quotazione in Borsa. Insieme a Tanzi, altri 23 imputati per i capi d'accusa principali sono stati rinviati a giudizio. Insieme all'ex presidente della multinazionale, anche il fartello Giovanni Tanzi, l'ex direttore finanziario Fausto Tonna e Renato Trauzzi. Il finanziario Fausto Tonna e Renato Trauzzi. Il processo si terrà presumibilmenti il 14 marzo prossimo. Tra le altre persone coinvolte ci sono: Massimo Armanini, ex Deutsche Bank e membro del cda di Parmalat finanziaria; Enrico Barachini, uomo di fiducia del Monte Paschi Siena e membro del cda della Coloniale; Claudio Baratta, presidente e ad della Hit; Romano Bernardoni, ex presidente di Parmatour; Ugo Bianchi, amministratore di 13 concessionarie; Giovanni Bonici, presidente di Bonlat e Parmalat Venezuela. E ancora Fabio Branchi, ad della Hit; Rosario Lucio Calogero, manager del Gruppo; Paolo Compiani, presidente del cda della Cosal; Sergio Erede, già consigliere di Parmalat finanziaria; Camillo Florini, ex direttore generale della Sestante; Davide Fratta, sindaco di Parmalat spa; Guido Gerboni, amministratore unico di 20 concessionarie; Mario Mutti, ex patron di Tecnosistemi; Giuliano Panizzi, manager Parmalat; Lorenzo Penca, revisore della Grant Thornton; Paolo Sciumè, per 13 nel board di Parmalat; Luciano Silingardi, giá presidente di Cariparma.
ALTRI FILONI - Anche Gianpiero Fiorani, ex numero uno della Bpl di Lodi, indagato per il filone turistico dell'inchesta legata alla società Parmatour sarà processato il prossimo 14 marzo. Con lui risponderanno 32 persone, tra i quali non compare Massimo Frettoli prosciolto dalle accuse. Per quello che riguarda invece il filone della vendita di acque minerali Ciappazzi risponderanno Cesare Geronzi, Matteo Arpe e altre sei persone. Questo procedimento riguarda l'acquisto da parte della Parmalat dell'azienda delle acque minerali Ciappazzi comprata dal gruppo Ciarrapico. Secondo quanto hanno sostenuto Calisto Tanzi e Fausto Tonna, ex direttore finanziario della parmalat, il gruppo di Collecchio sarebbe stato costretto a comprare l'azienda che aveva un valore praticamente nullo da Capitalia per continuare ad avere finanziamenti da parte del gruppo romano.
RISARCIMENTO - Il Gup Truppa ha riconosciuto alle parti civili del processo Parmalat un risarcimento come danno morale pari al 10% del capitale investito. In pratica, secondo l'avvocato Carlo Federico Grosso, che difende oltre 32mila risparmiatori, la cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai 40milioni di euro. «Siamo soddisfatti - sottolinea Grosso -: una decisione molto seria e motivata. Il risarcimento riguarda tre imputati che sono stati condannati con rito abbreviato, Bianchi, Zini e Del Soldato. Ora tocca vedere le disponibilità di queste tre persone: ma comunque la decisione del Gup è un precedente importante anche per la altre sentenze che seguiranno».
La reazione dell'imputato nel crack Parmalat
Il legale di Geronzi: «Presenteremo ricorso»
Il numero uno di Capitalia è accusato di concorso in bancarotta e usura.
«Nel rinvio il giudice ha già scritto una sentenza»
ROMA - «C'è stata una invasione di campo. Il giudice di Parma non solo ha ordinato il rinvio a giudizio, ma si è spinto ad esprimere diffusamente il suo convincimento, arrivando a scrivere una vera e propria sentenza di condanna». Si esprime così Ennio Amodio, legale di Cesare Geronzi, che annuncia il ricorso in Cassazione per il suo assistito. «Presenteremo subito un ricorso in Cassazione - continua il legale - per l'abnormità del provvedimento. Il Codice vieta, invece, queste incursioni per far salva l'imparzialità del Tribunale che non deve essere condotto per mano dal gup sugli itinerari delle tesi accusatorie». Secondo gli inquirenti Geronzi, accusato anche di concorso in bancarotta e usura, non poteva non accorgersi dello stato in cui era ridotto il gruppo Parmalat e avrebbe fatto pressione su Callisto Tanzi perché acquistasse la società di acque minerali Ciappazzi.
VERTICE DI MEDIOBANCA - II numero uno di Capitalia è stato rinviato a giudizio con Matteo Arpe e altre sei persone. La decisione del Tribunale non avrà alcuna conseguenza per il vertice di Mediobanca nè per quello di Capitalia. Il rinvio a giudizio, infatti, non comporta la sospensione dalle cariche per chi ricopre incarichi in un istituto di credito, ne è amministratore, o sindaco.
Truffa alla UE per 20 mln di contributi illeciti scoperta dalla Finanza a Lamezia
20/06 Una truffa da 20 milioni di euro ai danni dell' Unione europea è stata scoperta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro che sta eseguendo 15 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di imprenditori e commercialisti del lametino e sta sequestrando beni per un valore di circa 16 milioni di euro. Gli indagati, secondo l' accusa, avrebbero prodotto fatture false per circa 30 milioni di euro fingendo l' ammodernamento, mai avvenuto, di alcune industrie. Grazie a ciò avevano richiesto 22 milioni di provvidenze comunitarie, 16 dei quali incassati. Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto 1,3 milioni di euro di rimborsi Iva oltre a riciclare all' estero cinque milioni di euro. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla guardia di finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, gli indagati pagavano all' estero le false fatture creando una disponibilità monetaria che veniva poi fatta rientrare in Italia grazie ad altre aziende degli stessi imprenditori.
Arrestato il direttore della fondazione del Campus di Germaneto. Il direttore generale della Fondazione che gestisce il Centro oncologico che ha sede nel Campus universitario di Catanzaro, Pietro Caligiuri, è stato arrestato dalla guardia di finanza, nell' ambito dell' operazione condotta stamani su una presunta truffa da 16 milioni di euro su finanziamenti comunitari. Caligiuri, comunque, non è stato arrestato in quanto dirigente sanitario dal momento che l' inchiesta non riguarda il settore. Caligiuri, posto agli arresti domiciliari, è indagato in quanto amministratore di una delle società coinvolte nell' inchiesta. Dalle indagini condotte dalle fiamme gialle è emerso che gli arrestati utilizzavano fatture false per ottenere finanziamenti comunitari oltre a rimborsi Iva per oltre un milione e 100 mila euro.
False fatture per fondi e rimborsi. False fatture venivano realizzate per ottenere fondi europei e nazionali e per chiedere successivamente il rimborso per l'Imposta sul valore aggiunto (Iva). E' quanto emerso dalle indagini dei militari della Guardia di Finanza di Catanzaro che stamani ha arrestato quindici persone ed ha sequestrato dei beni immobili, per un valore di circa 20 milioni di euro. Nell'ambito dell'inchiesta sono anche indagate 23 persone. L'inchiesta ha interessato le province di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Milano, Varese, Bergamo, Roma, Modena ed Ascoli Piceno. Per tutti a vario titolo l' accusa è di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato e dell' Unione europea, frode fiscale, falso ideologico e materiale in atto pubblico, riciclaggio, favoreggiamento personale ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I particolari dell'operazione, chiamata 'Ocean's 15', sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Procuratore di Lamezia Terme, Raffaele Mazzotta, il sostituto, Elio Romano, ed il comandante regionale della Guardia di Finanza, generale Riccardo Piccinni. Le indagini sono state avviate nell' ottobre 2005 dopo una serie di accertamenti fiscali compiuti dai finanzieri nei confronti di alcune società. Dagli accertamenti è emerso che le persone arrestate, utilizzando false fatture, hanno ottenuto complessivamente la somma di 22 milioni di euro, attraverso i finanziamenti del Programma Operativo Pluriennale 1994-99, del Patto territoriale del lamentino e della legge 488. Attraverso le stesse fatture false, inoltre, gli indagati hanno chiesto ed ottenuto anche dei rimborsi iva per oltre un milione e 100 mila euro. Le società che avrebbero emesso le false fatture, con sede in Italia, Inghilterra e Austria, non hanno, secondo gli investigatori, nessuna capacità di fornire beni o servizi e svolgerebbero come attività principale quella dell'emissione di documentazione contabile falsa. Il denaro versato alle società che emettevano le fatture, tramite altre transazioni finanziarie all' estero, venivano poi canalizzato su conti correnti di società con sede a Panama ed alle Isole Vergini britanniche e, successivamente, su rapporti bancari cifrati intestati ad altre società svizzere, portoghesi e lussemburghesi, costituite e gestite da commercialisti ed avvocati. Venivano successivamente utilizzate società finanziarie italiane, partecipate dalle società estere, per fare rientrare in Italia il denaro, sotto forma di pagamenti per l' acquisto di quote societarie delle stesse imprese beneficiarie dei contributi.
Gli arrestati. Sono otto le persone arrestate nell'ambito dell'operazione 'Ocean's 15' compiuta stamani dai militari della Guardia di Finanza di Catanzaro. Altre sette persone vengono attualmente ricercate. Gli arrestati sono: Giovanni Morabito, 41 anni, di Lamezia Terme; Pietro Morabito, 44 anni, Lamezia Terme; Roberto Serleti, 39 anni, di Crotone; Giuseppe Garrubba, 46 anni, Melissa; Attilio Roberto Mentasti, 74 anni, di Varese; Andrea Marcosano, 37 anni, Varese; Egidio Maria Egidi, 77 anni, Rotella (Ascoli Piceno); Paolo Petrocchi, 60 anni, Ascoli Piceno.
dal sito UominiLiberi
LE INCHIESTE SAVONESI DI “UOMINI LIBERI”
UN GRANDE BUCO NERO NEL PATRIMONIO EDILIZIO
MAI DIVULGATI DATI E STATISTICHE AGGIORNATI
Cosa pensano alcuni big della politica e del mondo imprenditoriale sullo stato di salute urbanistico della nostra provincia e del suo sfruttamento immobiliare?
Abbiamo messo insieme le loro risposte con un “collage” di interviste rilasciate dagli stessi protagonisti a giornalisti de Il Secolo XIX e de La Stampa. Emerge un quadro che fa riflettere e meditare.
SAVONA- C’è un grande buco nero, un vuoto di conoscenza, nella questione edilizia di Savona e provincia. Un tema tornato d’attualità dopo un lungo silenzio (lo conferma la rassegna stampa savonese dal 2000 ad oggi). Il “buco”? Mancano molti dati e soprattutto aggiornati, del patrimonio immobiliare realizzato negli ultimi anni per avere un quadro reale, complessivo della situazione edilizio-urbanistica, dei relativi standard urbanistici. Ovvero il rapporto tra vani abitabili, insediamenti, verde pubblico, parcheggi, viabilità, servizi. Dati e statistiche quasi sempre dimenticati nella diffusione di notizie da parte di Regione, Provincia, Comuni.
Di conseguenza assenti dal susseguirsi di dibattiti sui temi ambientali. Una curiosità su tutte: andate a verificare se trovate nella divulgazione dei bilanci comunali la voce “ entrate da oneri di urbanizzazione”. Resterete delusi. Ovvero quanto incassano i Comuni maggiori dalle nuove costruzioni o dagli ampliamenti di edifici esistenti o ancora dal frazionamento di grandi alloggi.
Andate a verificare se trovate dati sulla tipologia abitativa. “Il Sole 24Ore” ha riportato, il 7 giugno scorso, le statistiche di molte regioni e province d’Italia, peccato che manchino i dati della Liguria. Cioè dove si realizzano più monolocali e bilocali, da 25-28 mq. Al punto che in un Comune come Loano, ai vertici del boom edilizio, si era persino coniato il termine di “loculi” e oggetto di polemico dibattito (dimenticato) in campagna elettorale.
Non si tratta di dati riservati, coperti dal segreto. La mancata divulgazione la dice lunga e vedremo più avanti la probabile motivazione. Un’omissione in gran parte favorita dal fatto che spesso giornali e giornalisti evitano di andare a fondo alle cose.
QUALE MODELLO DI SVILUPPO E QUALITA’ DELLA VITA?
Una domanda: qual è il modello di sviluppo che si è dato finora la nostra provincia? E quanto conta nelle scelte la parola qualità della vita?
Un paragone significativo? Scrive Il Sole 24ORE: "C’è una parola chiave che più di ogni altro elemento di interpretazione aiuta a capire perché il Trentino-Alto Adige sta un passo avanti all’Italia" e, aggiungiamo, alla Liguria.
Ancora Il Sole 24Ore: "La parola è qualità: della vita, del lavoro, della produzione…Della vita, soprattutto. Un benessere ritrovato e condiviso, un ambiente naturale invidiabile, ben salvaguardato dalla speculazione edilizia... Facile dire che dietro a tutto c’è l’autonomia, c’è un mare di denari che lo Stato riversa sul territorio…sarà pur vero, ma c’è soprattutto la lungimiranza e saper fare cose giuste nell’interesse collettivo, in primis tenere in vita la montagna, non abbandonando i piccoli centri collinari sparsi sul territorio, dando loro tutte le condizioni per mantenere alto un appeal naturale".
INTERVISTE E RISPOSTE DEI NOTABILI: CHE DELUSIONE!
Iniziamo dal big dei big, Claudio Scajola. L’uomo che ha più potere in Liguria, ad iniziare dagli organi di informazione (giornali e televisioni), al mondo imprenditoriale che conta, a quello delle banche (Carige e Carisa in particolare), alle Camere di Commercio (Savona e Imperia soprattutto). Poi passiamo a Franco Bartolini, ormai storico presidente della Carisa. A Paolo Campostano, definito “imprenditore del mare”. A Giovanni Gambardella, ex amministratore delegato di Ilva, Finsider, Ansaldo, Ferrania, titolare di Omnia Spa che opera nel settore industriale. A Carlo Ruggeri, ex presidente di cooperative, ex sindaco di Savona, assessore regionale all’Urbanistica. A Giovanni Lunardon, giovane emergente, segretario provinciale dei DS.
E’ fuori dubbio, persino gli alunni delle elementari lo sanno: la prima grande emergenza di questa provincia è diventata quella ambientale a causa della forza dirompente che ha accumulato l’investimento nel mattone con migliaia di seconde case, a causa degli scempi che deturpano per sempre la costa e spogliato le colline, a causa degli intrecci evidentissimi e trasversali tra affari-politica.
Una crescita che distrugge il futuro, non premia i più bravi, ma i più furbi (in senso deteriore).
Ha dato un colpo durissimo all’industria del turismo. Dal 2000 al 2005 (fonte Il Sole 24Ore) si sono persi in provincia di Savona oltre seimila posti letto negli alberghi, nello stesso periodo alberghi e residenze turistiche sono passate da 851 a 745 con un meno 12,46 per cento. Si sono persi inesorabilmente non meno di diecimila posti di lavoro. E’ poco? I loro signori hanno qualcosa da dire? Da rimproverarsi?
Un’onda speculativa autodistruttiva. Al punto che il grande giornalista, già presidente di Italia Nostra, Mario Fazio, alassino, pochi mesi prima di morire, in un’intervista al Secolo XIX-Savona, si sfogava: "Il cemento è come la cocaina, a sniffare fa perdere la memoria, anche storica. E in Liguria è diventata una desolante realtà. "
Chi può negare che il diluvio di cemento che si è abbattuto ed altro è previsto nei prossimi anni nel savonese (non meno di nuovi due milioni di metri cubi) ha creato un circolo vizioso, perverso. Coinvolge uomini di partito (con rare eccezioni) e forze sociali, insieme in una filiera di privilegiati. Altra conseguenza inconfessabile, evidente: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere e difendere il proprio potere, e ancora più potere per fare più soldi.
C’è chi sostiene che anche quando le cose vanno male, bisogna essere fiduciosi e dire che in fin dei conti vanno bene. Ebbene sono in molti, dati alla mano, a sostenere che dalla cementificazione la provincia di Savona ne uscirà con le ossa rotte. Primo fra tutti a causa del sovraffollamento e dell’impoverimento di quello che qualcuno si ostina ad invocare, il turismo di qualità. La Riviera non ha spazi per un turismo di massa, a meno che non si voglia perseverare nella “macelleria turistica”.
Ebbene Claudio Scajola, al quale certo non manca il fiuto politico, intervistato il 7 aprile 2007 da Roberto Sangalli, capo della redazione savonese del Decimonono, non ha dubbi: "Il futuro della provincia di Savona si sta tingendo di rosa. Per l’economia e per il (suo) partito."
Grandi elogi di Scajola al direttore dell’Unione Industriali, Luciano Pasquale che definisce un "manager di caratura nazionale". Al presidente del porto, Rino Canavese "persona molto stimata in ambito portuale".
E l’enorme divario tra infrastrutture e fabbisogno, accresciuto dagli insediamenti abitativi? Scajola se la cava così: "Bisogna investire nelle infrastrutture…accelerare il progetto Albenga-Carcare-Predosa, collegata con Garessio…accelerare il raddoppio ferroviario tra Andora e Finale…i savonesi devono utilizzare di più lo scalo di Villanova...rilanciare la Ferrania , trasferire la Piaggio da Finale a Villanova".
E qui arriva il bello, anzi il triste. Non una parola sui danni provocati dall’espansione selvaggia dei palazzinari, della speculazione senza limiti e regole di buon senso, delle conseguenze sul piano sociale, della gravissima responsabilità di una certa classe politica.
Leggi i due modelli di sviluppo, di oculata amministrazione pubblica tra Alto Adige e Liguria messi in risalto proprio dal giornale della Confindustria.
Scajola: "Non può esserci un continuo depauperamento del settore alberghiero. Il turismo è in crescita mondiale e in Liguria ne avrà dei benefici. Ma serve – udite, udite n.d.r.- un turismo estremamente qualificato".
Lo vada a dire l’onorevole Scajola a quegli albergatori, molti targati Forza Italia, che hanno chiuso e trasformato anche alberghi sul mare in alloggi, stanchi soprattutto di non ricavarne una giusta remunerazione e del fatto che neppure i Comuni retti dai berlusconiani abbassano Ici, tasse e balzelli vari.
Lo vada a dire l’onorevole Scajola a quegli imprenditori, molti schierati a destra, che hanno dato l’assalto al savonese per fare lauti affari, incoraggiati dalla solita filiera, banche in prime piano. Investire 5, quadagnare cento, poi “scappare” una volta munta la mucca. Contribuendo a rendere invivibili le cittadine a vocazione turistica. Case per 100 mila abitanti, in certi periodi, con strade, parcheggi, piazze, verde, rete fognaria e delle acque bianche, smaltimento rifiuti, risorse idriche appena sufficiente o magari carenti per gli stessi residenti.
Non solo, faccia un piccolo paragone l’onorevole Scajola tra la situazione economico-sociale-turistica e degli enti locali di molti piccoli paesi del nostro entroterra, con il quadro dell’Alto Adige dove pure governano uomini di centro e di destra. In Liguria va di moda il gioco delle tre carte?
Personaggio piuttosto schivo, molto influente, Ettore Campostano, 67 anni, tra i “signori del porto di Savona”, come molti imprenditori anziché in politichese predilige il linguaggio della concretezza. Intervistato dal Secolo XIX, il 4 marzo 2007, dice. "In mezzo secolo scarso che ho vissuto da queste parti è emerso chiaro che le uniche opportunità di crescita di Savona sono state di tipo immobiliare e portuale. Sulle costruzioni si è detto di tutto e di più, comprese critiche fondamentaliste". E sono quelle, è il caso di dirlo che servono come manna per i palazzinari.
E l’operazione Crescent, di Orsa 2000 portata avanti dal Gruppo Campostano, assieme ad Aldo Delle Piane, domanda il giornalista del Decimonono? Risposta provocatoria: "C’è chi non ricorda che su quell’area c’era uno stabilimento, l’ex Omsav e che sarebbe stato bello rimetterci una fabbrica. Peccato che nessuno si è fatto avanti e che nessuno è riuscito a convincere qualcun altro a investirci. A quel punto si è pensato a un’iniziativa di riqualificazione urbana, demolendo volumi per 170 mila metri cubi e prevedendo di ricostruire la metà, lasciando un grande polmone verde".
Messa così il ragionamento dell’uomo d’affari (porto e cemento) non fa un grinza. Ma come si è arrivati alla chiusura dell’Omsav e come riuscirà il Crescent a compensare i 500 posti di lavoro persi? E gli 8 miliardi dati dallo Stato all’Omsav? E i terreni demaniali (33mq.) di cui non era mai stata rinnovata la concessione? Va bene il Crescent purchè si rispetti gli interessi collettivi. E’ così? E’ annunciato il libro sulla vicenda del giornalista del Secolo XIX, Bruno Lugaro. Alla sola presentazione c’è chi ha già annunciato (Cgil) querele e richieste danni.
Ettore Compostano risponde senza reticenza anche sulla torre Fuksas, 123 metri di altezza, alla Margonara. "E’ un progetto affascinante, mi auguro che si faccia. Riesce a dare una risposta all’esigenza di un qualsiasi investimento, cioè quello di essere redditizio, è rispettoso dell’ambiente, è destinato a diventare un polo d’attrazione per il turismo di qualità, che ormai è quasi solo quello nautico".
Domanda, e il rispetto dell’ambiente, della natura, le critiche? Campostano papale papale dice ciò che altri big tacciono: "Basta andare mezzo chilometro al largo per vedere lo scempio che si è fatto sulla costa e sulla collina. Non riesco proprio a trovare degli aspetti negativi in questa operazione."
La speculazione edilizia? Sciocchezze. I mattonari che deturpano? Pure invenzioni. Le città diventate alveari e conseguente fuga del turismo di qualità? Chi lo dice? Franco Bartolini, presidente Carisa, crede di vedere oltre il suo naso meglio di tutti. Eccolo, intervistato, da Bruno Lugaro del Secolo XIX: "L’impulso all’edilizia è stata una scelta coraggiosa ed intelligente che ora andrà però sostenuta da iniziative che creino lavoro. Il turismo va avanti per inerzia, manca l’idea forte."
Continuano a chiudere gli alberghi, nessuno gruppo a livello nazionale è ancora sceso in campo per costruire nuovi hotel in provincia di Savona. Non sarà mica perché si è distrutto il tessuto che crea le condizioni per incentivare l’industria delle vacanze? Insomma si è fatto quasi l’opposto delle scelte strategiche operate in Alto Adige, dove il turismo non solo non conosce crisi, ma ogni anno sorgono nuove strutture alberghiere e l’occupazione (posti di lavoro) nel settore è in costante crescita.
La Carisa e l’edilizia? Bartolini: "Non credo ci sia un’operazione importante che non veda la Carisa come protagonista". E il boom dell’edilizia residenziale? Bartolini è tranciante: "Positivo. Cambierà non solo l’aspetto di Savona, ma anche la vita dei savonesi, il modo di lavorare e guadagnare."
Se lo dice lui che ha la fortuna di vivere in campagna, lontano dalle polveri sottili del traffico e del caos, c’è da crederci.
Infatti rincara la dose: "Aver dato impulso all’edilizia (quale? n.d.r.) è stata una scelta coraggiosa e intelligente dei nostri amministratori, cosi come è intelligente puntare sullo sviluppo del porto di Vado, altra operazione che vedrà la Carisa protagonista. Se restavamo a ballare sulla mattonella, non so che fine avremmo fatto…E con questo intendo dire che i palazzi devono essere sostenuti da iniziative imprenditoriali che creino occupazione."
Le critiche sulla torre Fuksas? La cementificazione eccessiva? L’ingegner Giovanni Gambardella al Secolo XIX del 31 marzo replicava: "Alle critiche risponderemo con i fatti…". Quali? "Non voglio lasciare ai savonesi in eredità una cattedrale nel deserto. Penso ad un porto integrato con la città, vissuto dodici mesi all’anno non solo da chi ha la barca. Vorrei realizzare, ad esempio, una piscina olimpica come merita una città che primeggia nella pallanuoto e nel nuoto, ma mi dicono che Savona ne ha già una. Bene, vedremo di realizzare altre strutture per il tempo libero, servizi di livello… Trovare una soluzione di alto livello per il collegamento pedonale tra Savona e Albissola."
Per Giovanni Lunardon, intervistato il 27 aprile da Antonella Granero, le risposte in tema urbanistico sono sul generico. L’offerta turistica, a suo dire, ha bisogno di riqualificazione urbana. Come? Con la legge Ruggeri per alberghi e seconde case, porti turistici e cantieristica. Bene dunque la Margonara. Ma anche qualità della vita. Peccato che Lunardon non abbia spiegato come alzare il livello di qualità della vita dove si continua a cementificare. Una fotografia? Ceriale, 5 mila abitanti, 11 mila seconde case, 90 mila persone nei mesi di punta. Nuove colate in arrivo, altre migliaia di seconde case. Spariti gli alberghi, in crisi i residence, il centro storico ha un volto spettrale per la sua desertificazione commerciale. Ma Ceriale non è l’unica. E per ora la sola località della provincia ad avere imposto lo stop al cemento è Laigueglia. E stop alle trasformazioni alberghiere. Nel futuro ci sarà spazio unicamente per tre o quattro interventi di edilizia convenzionata o pubblica. In tutto una cinquantina di abitazioni. Forse non è un caso se un giorno si e l’altro pure il sindaco, Giuseppe Giuliano, medico, una lunga militanza massonica, si ritrova tra fuochi amici e nemici.
E per ultimo Carlo Ruggeri, responsabile dell’Urbanistica e della Pianificazione territoriale della Regione Liguria, che il 5 agosto 2006, ad Alessandra Pieracci de La Stampa , annunciava: "Per gli hotel no alle trasformazioni in residence o in seconde case, tutte le riconversioni dovranno essere destinate a prime case per residenti cosi da attenuare un problema di rilevanza sociale."
Bene, in Alto Adige questa norma è già in vigore da vent’anni. C’è da sperare che l’impegno di Ruggeri non sia aria fritta.
1) Quanti vani abitabili, risultanti dal catasto urbano, ha la provincia di Savona? E a quando sono aggiornati?
2) Quanti vani tecnici o pertinenze risultano, visto che di fatto molti vani sono utilizzati a fini abitativi, tipo le mansarde?
3) Quante le nuove costruzioni nell’ultimo decennio?
4) Quante le ristrutturazioni con aumento di volumi e di vani?
5) Quante concessioni edilizie risultano rilasciate in zona agricola?
6) Quanti alloggi esistenti hanno ottenuto la trasformazione in uffici e viceversa e soprattutto sono stati frazionati?
7) Quanti frazionamenti sono stati autorizzati nei centri storici e quanti nuovi appartamenti hanno creato?
8) Quanti porticati aperti, una volta ottenuta l’abitabilità, ora l’agibilità, sono stati chiusi e trasformati in vani abitabili?
9) A quali risultati si è arrivati attraverso i controlli incrociati tra Enel - Gas - Acquedotto, tassa sui rifiuti urbani e depurazione, Ici?
10) Quanti controlli in loco, sui cantieri, sono avvenuti nell’ambito delle verifiche sulle richieste di condono-sanatorie, delle perizie giurate, anche per comprendere se quanto asserito nelle richieste corrisponde a verità?
CHI VUOLE RISPONDERE... Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
A processo il clan di siciliani che taglieggiava le imprese
CAIRO. Chiedevano il ”pizzo” alla vecchiamaniera: soldi in cambio di protezione. Taglieggiavano soprattutto piccoli imprenditori edili e artigiani della Valbormida, con minacce, telefonate anonime e forse persino attentati incendiari. I carabinieri hanno accertato mezza dozzina di casi nel 2005. Finirono in carcere tre siciliani (di Messina e Catania)ma residenti a Cairo e Carcare:Michele La Greca , 41 anni, Ferdinando Trovato, 39 anni, e Francesco Parisi, 45 anni. In un secondo tempo venne denunciato insieme a loro anche Antonio La Cordara. Ieri mattina il gup Gianfranco Arnaud ha disposto il rinvio a giudizio per La Greca , Parisi e La Cordara che verranno processati per estorsione nei prossimi mesi. La posizione di Ferdinando Trovato è stata invece stralciata e verrà giudicato con rito abbreviato. Per tutti e quattro (difesi dagli avvocati Coniglio, Ghiglieri, Olivieri) l’accusa è di estorsione aggravata e continuata in concorso. Il loro modus operandi era stato ricostruito dai carabinieri al momento del blitz che portò agli arresti. Prima uno di loro faceva partire una telefonata anonima, corredata da minacce, con cui venivano chieste maxi somme (dai 50 ai 100mila euro) alle vittime. «La tua azienda dà fastidio, sarà meglio che paghi se non vuoi guai seri» era il tono dell’avvertimento. Poi gli stessi imprenditori venivano avvicinati di persona dagli altri due che si presentavano come intermediari e dicevano grossomodo: «Sappiamo che hai avuto problemi con alcune persone, se paghi noi te la risolviamo e ci risparmi un bel po’ di soldi».Ma di fatto erano tutti già d’accordo e si spartivano poi il bottino. Un vero e proprio clan di siciliani trapiantati in Valbormida che aveva cominciato a muovere le prime estorsioni a fine 2002 ed è andato avanti fino al 2005. Uno degli aspetto inquietanti è che le vittime taglieggiate hanno spesso pagato il pizzo senza mai denunciare le pressioni e le minacce. «Questo tipo di atteggiamento favorisce i malviventi che vivono di racket e di estorsioni: ogni richiesta va denunciata e serve la massima collaborazione con le forze dell’ordine» era stato il monito dei carabinieri.
D.FREC.
MERCOLEDI’ A RIVAROLO CON I RAGAZZI DI LOCRI
Una passeggiata contro la mafia
Una passeggiata contro la mafia per le vie di Certosa, e poi dibattito e spettacolo per far salire anche da Genova la voce in difesa della Legalità. E’ il programma del “Cammino contro le Mafie”, organizzato per mercoledì prossimo 22 marzo a partire dalle 15 dalla Casa della Legalità di Genova – Osservatorio sulle Mafie e Fondazione Antonino Caponnetto, Assessorato comunale alla Cultura e Circoscrizione Val Polcevera, con il contributo di Don Luigi Ciotti e di Libera. All’iniziativa, che sarà presentata questa mattina a Palazzo Tursi, parteciperanno anche i ragazzi di Locri protagonisti, nei mesi scorsi, di numerose manifestazioni nella loro città contro la mafia, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Scopelliti ucciso dalla mafia.
Il programma della giornata prevede, una camminata di testimonianza per le vie di Certosa, che partirà alle 15 dalla Casa della Legalità in via Piombelli 15 a Rivarolo, dove si ritornerà al termine della passeggiata. Intorno alle 18 inizierà il dibattito, e poi alle 21 lo spettacolo sul piazzale della Chiesa di via Pongoli con il gruppo di Locri la Gurfata e alcuni artisti genovesi. Alla giornata di mobilitazione hanno aderito anche i parroci di Certosa e di Fegino-Borzoli, per sottolineare l’impegno della Diocesi genovese.


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
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Dal 29 dicembre si è
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Abbiamo cercato, già che
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di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
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