
Si squarcia il velo sulla 'ndrangheta nel Tigullio, nei suoi rapporti con la politica ed oltre...
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More...La storia attraverso inchieste ed Atti della famiglia che ha scalato il mercato savonese...
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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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De Magistris “Iniziative contro stampa e Procure pericolose intimidazioni”
Forleo “Il DDL Mastella limita il diritto di cronaca”
30/08 ''Le continue iniziative annunciate dal ministro della Giustizia nei confronti delle Procure, con la richiesta degli atti, sono pericolose e rischiano di avere un effetto intimidatorio''. Lo ha detto il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, titolare di numerose inchieste contro politici e amministratori intervenendo a Soverato ad un convegno sulla liberta' di stampa. De Magistris ha sottolineato anche il fatto che ''molti magistrati, col Governo di centrosinistra, hanno trovato collocazione nel ministero della Giustizia. Una situazione anomala sulla quale ho riscontrato il silenzio e l'inattivita' degli organi di rappresentanza dei magistrati''. Secondo De Magistris ''si pone un problema di emergenza democratica nel nostro Paese che e' provocato dalla collusione tra potere politico e potere affaristico. Una situazione che e' molto piu' grave rispetto al periodo di tangentopoli. C'e' un intreccio perverso tra affari e politica di fronte al quale c'e' una magistratura che si e' narcotizzata e che sembra incapace di contrastare il sistema corruttivo che e' sempre piu' diffuso nel nostro Paese''. ''C'e' una magistratura - ha concluso De Magitris - che appare sempre piu' annichilita, sottoposta a continue pressioni, e c'e' da parte del potere politico un controllo sempre piu' stretto sulla stampa. Due fatti che sono estremamente pericolosi perche' l'indipendenza della magistratura e la liberta' della stampa sono due baluardi dello Stato di diritto''.
GIP Forleo “Il DDL Mastella limita il diritto di cronaca”. ''Il disegno di legge proposto dal Ministro della Giustizia, Mastella, in base al quale nessun atto e' pubblicabile fino alla conclusione delle indagini preliminari, limita il diritto di cronaca. Bisogna verificare, pero', fino a che punto una norma di questo tipo e' legittima''. Lo ha detto il gip del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, titolare, tra l'altro, del procedimento Unipol-Bnl, intervenendo ad un convegno a Soverato sul tema della liberta' di stampa organizzato dal sindacato dei giornalisti della Calabria. ''Il ddl Mastella - ha aggiunto Forleo - inasprendo le sanzioni pecuniarie per chi pubblica atti d'indagine coperti da segreto, crea discriminazioni tra le testate giornalistiche piu' ricche e quelle piu' povere perche' e' chiaro che le prime possono affrontare piu' agevolmente le conseguenze economiche cui possono andare incontro. In favore del giornalista interviene, pero', l'art.51 del codice di procedura penale, che introduce una causa di giustificazione che consiste nell'esercizio del diritto giornalistico. Questo purche' le notizie pubblicate siano vere, ci sia un interesse pubblico alla loro divulgazione ed il linguaggio usato sia corretto''. ''In ogni caso - ha concluso il gip Forleo - cio' che non si riesce a comprendere, di fronte a certe reazioni per alcune iniziative giudiziarie o di fronte alla pubblicazione di atti d'indagine, e' che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge''.
Arrestato con la collaborazione della Polizia rumena il mafioso Salvatore Fraterrigo,
indicato come uno dei 100 latitanti più pericolosi
Grazie ad un’eccellente attività di collaborazione internazionale con la polizia rumena, è stato possibile procedere all’arresto del mafioso Fraterrigo Salvatore, nato a Vellelunga Pratameno (CL) il 24.01.1947 e inserito nello speciale programma della Polizia per la ricerca dei 100 latitanti più pericolosi.
L’arresto è stato compiuto dalla squadra mobile di Genova il 28 agosto alle ore 15.40 dopo una lunga attività investigativa iniziata nel mese di aprile dalla sezione criminalità organizzata. Le intercettazioni hanno consentito di individuare un telefono radiomobile in possesso del mafioso e di poter procedere ad internazionalizzare il provvedimento di cattura.
Il Fraterrigo era latitante dal novembre 2002, quando fu condannato in contumacia dalle Procure di Genova e Reggio Calabria per traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed associazione per delinquere di stampo mafioso. Legato al clan siciliano Emanuello-Madonia, era indicato quale referente per il basso Piemonte e la Liguria per gli affari illeciti del clan mafioso particolarmente attivo negli anni ‘80.
Deve scontare 11 anni di reclusione per traffico illecito di sostanze stupefacenti, violazione della legge sulle armi, munizioni, aggressivi chimici in concorso. Altri provvedimenti di cattura sono pendenti presso la Procura Generale di Caltanissetta e di Reggio Calabria.
La faida è affare di Pelle
di Fabrizio Gatti
Ha 75 anni, vive nascosto nei boschi. Ma è il boss più importante di San Luca. Sarà lui a imporre la fine della guerra. Perché i traffici contano più della vendetta
Dicono che a Ntoni Gambazza, l'uomo di 'ndrangheta più importante a San Luca, gliel'avevano riferito. La voce che gira nelle case-covo a metà strada tra l'Aspromonte e lo Ionio racconta che il vecchio Ntoni, 75 anni, era stato informato. Insomma, sapeva che qualcuno avrebbe vendicato l'omicidio di Maria Strangio, 33 anni, ammazzata l'anno scorso, la sera di Natale, al posto del marito. Davanti al suo messaggero, il patriarca della mafia calabrese ha ascoltato e non ha risposto. Questo, i suoi sgherri ci tengono a farlo conoscere. Significa che le 'ndrine maggiori, i clan familiari più potenti, resteranno a guardare. Non faranno nulla, per adesso. Nemmeno dopo l'attacco ai sei compaesani massacrati la notte di Ferragosto in Germania: la strage di Duisburg che ha riportato l'Italia criminale sulle prime pagine dei giornali tedeschi. Come all'epoca degli spaghetti in copertina, conditi con ragù e revolver.
Ntoni Gambazza ufficialmente non esiste. All'anagrafe del Comune di San Luca non risulta. Un po' perché il galateo della paura impedisce di nominare certi personaggi in pubblico. Ma anche perché Ntoni Gambazza è il soprannome affibbiato da anni di malavita. La sua faccia squadrata sotto la capigliatura folta è invece registrata come Antonio Pelle, un nome qualunque tra i tanti omonimi della zona, nato il primo marzo 1932, anni in cui nei paesi dell'Aspromonte si saliva soltanto a piedi. Ed è la stessa identità con cui il ministero dell'Interno l'ha inserito nell'elenco dei 30 ricercati più pericolosi del momento. Ntoni Gambazza porta in dote il grado di vangelo, il più alto: dal 2000 è il latitante numero uno della 'ndrangheta di San Luca. Una specie di Bernardo Provenzano prima della cattura. È vero che i mafiosi delle 'ndrine non hanno una gerarchia piramidale come i compari siciliani. Ma i clan di questo paese, povero solo in apparenza, hanno scritto la storia del crimine organizzato. Hanno fatto uccidere qualche centinaio di rivali e di innocenti, organizzato rapimenti, mosso centinaia di tonnellate di droga, riciclato miliardi di euro. E poi San Luca è la 'mamma': così chiamano il 'locale' del paese, la struttura base formata da almeno una cinquantina di affiliati con cui viene controllato il territorio. E a San Luca c'è la Madonna di Polsi: il santuario nel cui nome tutti i mafiosi che contano o i loro rappresentanti una volta all'anno si riuniscono per decidere affari, guerre o alleanze. Una sceneggiata ora sostituita dagli incontri più redditizi con le logge massoniche corrotte della provincia di Reggio: dove banditi con la camicia bianca, imprenditori e politici si scambiano favori. Ma in un ambiente in cui la prima causa di morte è l'intossicazione da piombo calibro nove, superstizione e simboli religiosi conservano la loro forza. Così tutte le 'ndrine nel mondo pregano la Madonna di Polsi e versano il loro obolo nelle casse di Ntoni Gambazza e soci.
Non è facile però seguire le cose di mondo. Soprattutto quando corrono al ritmo delle mitragliette. Anche per Antonio Pelle sette anni di latitanza, pur non essendo un record nazionale, cominciano a pesare. Ed è in queste occasioni che si vede il carisma di un boss tra i picciotti. A cominciare da come organizza la rete di protezione. Gli unici che lo vedono, dicono a San Luca, sono i suoi messaggeri. Devono camminare ore e ore nei boschi, attraversare gole oppure, se il nascondiglio cambia, aspettare giorni in casolari e cunicoli. Il vecchio Ntoni Gambazza non si è mai fatto sedurre dalla tecnologia. Non ha mai usato il telefono. Si è sempre tenuto alla larga da sms ed e-mail. Figuriamoci ora che deve scontare 26 anni di carcere per associazione mafiosa, traffico internazionale di armi, droga e altro.
La sua vita scorre scandita da albe e tramonti. Le stesse settimane lente di Carcagnosso, il cavaliere del Seicento fuggito dalla Spagna con i compari Osso e Mastrosso, e arrivato in Calabria per fondare la 'ndrangheta grazie alla protezione di San Michele Arcangelo. Degli altri due, Osso, aiutato da San Giorgio, preferì far nascere la mafia in Sicilia. E Mastrosso, con l'assistenza della Madonna, inventò la camorra a Napoli. Inutile aggiungere che sono leggende. Ma nelle cerimonie da società segreta con cui si diventa uomini d'onore, tradizione e formule arcaiche ancora oggi vengono rispettate con convinzione. Anche perché, senza l'alibi del rituale, perfino i patriarchi e i compari di San Luca si vedrebbero per quello che sono realmente: una massa di gangster che costringe una fetta d'Italia e i suoi abitanti a vivere in stato di guerra, una palla di piombo al piede di un Paese in cui, se è vera la Costituzione , la libertà dovrebbe essere garantita in ogni sua regione.
Nell'andirivieni tra il covo del principale e il resto del mondo, i messaggeri di Ntoni Gambazza non sembrano preoccuparsi delle squadre di investigatori italiani e tedeschi che la strage di Duisburg ha portato a San Luca. Passerà anche questa. I 4.700 abitanti continueranno a vivere prigionieri del silenzio. E i picciotti, scomparsi in questi giorni, usciranno dai loro ripari. Con l'arroganza degli invincibili, come sempre.
Sanno però che la loro fortezza può essere fragile. Si spaventano di poco. A volte bastano due semplici virtù: onestà e coraggio. Erano le armi impugnate dal brigadiere dei carabinieri Carmine Tripodi. Comandava la stazione di San Luca. Indagava sul rapimento dell'industriale Carlo De Feo, prelevato nel 1983 a Casavatore vicino a Napoli, uno dei tanti ostaggi della lunga serie con cui l'anonima sequestri, che qui molti conoscevano di persona, rese famosi San Luca e dintorni. A 27 anni il brigadiere Tripodi si è guadagnato la medaglia d'oro al valor militare. Alla memoria, però. Le 'ndrine l'hanno ucciso a colpi di pistola e lupara la sera del 6 febbraio 1985, dietro una delle curve che scendono da San Luca. Un agguato rimasto senza colpevoli, a parte l'arresto di un minorenne. "Dopo avergli sparato, i killer urinarono davanti al cadavere", racconta un maresciallo dei carabinieri che per anni ha dato la caccia ai clan dell'Aspromonte. L'omicidio e lo spregio non bastarono. Per anni i picciotti danneggiarono la lapide che la fidanzata del brigadiere, una maestra elementare di Bianco, aveva voluto lungo la strada per San Luca.
Lavanderia 'ndrangheta
di Maurizio Maggi
Riciclaggio di denaro sporco. Droga. Prostituzione. Le cosche hanno un fatturato pari al 5 per cento del Pil
Il 5 per cento del Prodotto interno lordo dell'Italia: è l'inquietante dimensione che potrebbe avere l'effettivo peso economico della 'ndrangheta. Nei giorni immediatamente successivi al massacro di Ferragosto, è circolata la stima dell'Eurispes, che attribuiva all'organizzazione criminale un 'giro d'affari' annuo di circa 36 miliardi di euro, per poco meno di due terzi legati al traffico di droga. Se si considera realistica l'ipotesi dell'istituto di ricerca romano, si deve però automaticamente far diventare più ricco il bottino delle cosche calabresi.
Ai 36 miliardi di euro derivanti da spaccio di stupefacenti, vendita di armi, prostituzione, usura e altre attività illecite, vanno infatti sommati i proventi legati al 'money laundering', cioè al riciclaggio del denaro sporco. "Il riciclaggio è un potente moltiplicatore degli affari delle organizzazioni criminali come la 'ndrangheta", sostiene Donato Masciandaro, che alla Bocconi insegna economia e ha la cattedra di Regolazione finanziaria al Centro Paolo Baffi dell'università. Masciandaro spiega come si arriva fino al 5 per cento del Pil: "Qualunque organizzazione criminale che produce denaro sporco ha un problema: deve ripulirlo, altrimenti aumenta il rischio di essere scoperta. Lavare il denaro è un costo, ma poi i soldi possono essere prontamente reinvestiti, sia in affari loschi che in affari puliti, creando un formidabile volano".
Applicando stime che valgono per le grandi organizzazioni criminali transnazionali, Masciandaro ipotizza che la 'ndrangheta possa reinvestire direttamente il 25 per cento dei propri ricavi, perché sono già in contanti, o finiscono a persone che operano fuori dalla legge o vanno ad alimentare l'usura. Il restante 75 per cento deve però essere riciclato, e il costo medio della ripulitura è del 10 per cento. "Il moltiplicatore netto da applicare al fatturato è di 1.35, che fa salire i 36 miliardi di euro iniziali fino a sfiorare i 55 miliardi, che rappresenterebbero appunto il 5 per cento del Prodotto interno lordo italiano del 2004".
Specializzato nello studio del riciclaggio, il docente della Bocconi ha appena scritto insieme a Elód Takáts, economista del Fondo monetario internazionale e già insegnante a Princeton, e a Brigitte Unger dell'Università di Utrecht, un massiccio volume: 'Black Finance: The Economics Money laundering'. Nel libro si sostiene che le organizzazioni criminali spendono l'11 per cento del loro fatturato in beni di lusso e reinvestono il 57 per cento in attività legali: immobili, azioni, obbligazioni. Non ricercando il massimo rendimento ma privilegiando liquidità e semplicità di smobilizzo. "Ecco perché è fondamentale combattere con forza il riciclaggio", sostiene Masciandaro: "Si deve abbassare il moltiplicatore, per ridurre i ricavi leciti delle mafie. Come fare? Aumentando, per esempio con normative stringenti sull'impiego del contante, la possibilità che i flussi di denaro sporco vengano scoperti. A livello mondiale, una regolamentazione antiriciclaggio molto efficace potrebbe far crescere dal 10 al 34 per cento il costo del 'money laundering', distruggendo 280 miliardi di dollari di valore per il settore illegale".
Applicando all'Italia lo stesso modello econometrico messo a punto da Masciandaro, Takáts e Unger, un'efficiente regolamentazione contro il riciclaggio farebbe 'sparire' 14,3 miliardi di euro (l'1,3 per cento dl Pil) dalle casse della criminalità. Il docente bocconiano è particolarmente 'caldo' sul tema perché fa parte della commissione tecnica, fortemente voluta dal viceministro Vincenzo Visco e guidata dall'ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna con il sottosegretario Mario Lettieri, che ha appena varato il testo con cui è stata recepita la 'III direttiva europea antiriciclaggio'. La bozza, approvata dal governo e da settembre al vaglio delle commissioni parlamentari, prevede di far scendere il tetto massimo per i pagamenti in contanti da 12.500 a 5 mila euro.
Definire l'impatto mondiale delle attività di lavanderia del denaro sporco è difficile: nella tabella vengono affiancate due differenti stime. Una più prudenziale, usa i parametri Fmi; l'altra, che assegna al 'lavaggio' dimensioni più importanti, quelli elaborati dal ricercatore australiano, Michael Walker. Indipendentemente dai valori, sorprende la classifica dei Paesi dove maggiormente si ripulisce. In testa ci sono infatti gli Stati Uniti, che conquistano quasi un quinto dell'intero business, seguiti da Isole Cayman, Russia, Italia e Cina. Stupisce parecchio anche l'ottava posizione della Città del Vaticano. Commenta Masciandaro: "Quei dati possono impressionare perché si pensa che tutte le attività nere e grigie debbano per forza avvenire in paradisi fiscali o in staterelli senza legge: invece il denaro atterra anche, e soprattutto, dove c'è l'opportunità di reinvestirlo. Il Vaticano? Onestamente, la sua posizione ha stupito anche me. Ma Walker, nell'elaborare la sua formula, tiene conto della vicinanza alla creazione dei flussi e della legislazione antiriciclaggio. E il Vaticano è inserito in un paese con una forte presenza criminale e non ha una normativa particolarmente trasparente".
Che il nostro sia un paese a rischio lo conferma il Dipartimento di Stato americano, che nel suo rapporto 2007 sottolinea come il 'money laundering' in Italia sia in parte quello storico delle organizzazioni domestiche, ma anche quello, più recente, influenzato dai boss stranieri, specialmente albanesi, rumeni e russi, che operano in casa nostra. Insomma, non solo la 'ndrangheta è forte nella lavanderia del denaro sporco.
Germania terra promessa
di Stefano Vastano
Il Paese ideale per realizzare affari d'oro e tessere nuove alleanze. Senza destare sospetti
"In Germania la mafia, specie la 'ndrangheta, è presente in modo capillare, ma i tedeschi non l'hanno capito". Parole del 62enne Jürgen Roth, uno dei massimi esperti del fenomeno mafioso e autore di diversi bestseller sulla criminalità organizzata che opera in Germania.
Quanto è importante, per la mafia, la Germania ?
"Per Cosa nostra la Germania non è più solo un rifugio, ma un importante territorio operativo. Dai primi anni '90, inoltre, la Germania è per la mafia italiana trampolino di lancio per stringere contatti con la criminalità dell'Europa orientale e aprire così nuovi mercati".
Un esempio di questa connection fra mafiosi italiani e dell'Est?
"In Turingia, a Lipsia e dintorni, clan dell'ndrangheta hanno ottimi rapporti con la mafia russa. Ad Amburgo, nel mercato della droga e prostituzione, si sono create alleanze fra italiani e albanesi".
La centrale della 'ndrangheta è ancora la zona della Ruhr?
"Si, quel bacino industriale nel Nordreno-Vestfalia è stato la culla dell'emigrazione italiana, mentre la roccaforte dei primi clan calabresi è stata Duisburg. Il clan Carelli, con base a Corigliano Calabro, a metà degli anni '90 operava da Mülheim nei pressi di Düsseldorf".
Chi controlla il sud della Germania?
"La zona di Stoccarda e della regione del Baden-Württenberg è in mano alle cosche di Cirò, specie al clan dei Farao. Oggi Mario Farao è in Calabria, ma i suoi uomini gestiscono ancora la filiale tedesca".
Con il crollo del Muro la mafia è penetrata anche nei nuovi Länder?
"Le città di Lipsia ed Erfurt son state prese di mira dalle famiglie calabresi dopo la riunificazione, ma la costa sul Baltico è entrata nella strategia della mafia sin dagli ultimi tempi dell'ex Rdt".
Qual è la strategia della mafia nella ex Ddr?
"Investire nel grande settore immobiliare e turistico e cioè riciclare denaro in cantieri, appartamenti o negli hotel dei Länder".
Cosa rappresenta per i tedeschi il massacro di Ferragosto a Duisburg?
"Prima di tutto un ritardo delle istituzioni tedesche: è solo dal 2000 che i servizi e la magistratura locali hanno iniziato, sollecitati dalle autorità italiane, una vera lotta alla mafia. Ma i tedeschi credono ancora che la criminalità sia un film violento, ma lontano. Eppure è dagli anni '80 che la mafia è dentro l'economia e la società tedesca".
dal sito DemocraziaLegalità
Veltroni in visita pastorale in Calabria. Occhio alle pecore: mordono!
Walter Veltroni, sindaco della più incasinata capitale d'Europa, ha trovato ispirazione nella nuova missione ecumenica di Candidato Principe del Partito Democratico. Parla di riformare la costituzione (...anche lui, che pizza!), di come si dovrebbe governare il cambiamento (...anche lui, che pizza!), dei Grandi Principi e degli assoluti universali. Dove trovi il tempo per governare la sua città, che di tanto in tanto di buon governo ne avrebbe pure bisogno, Dio solo lo sa. Ma si vede che più che Urbi, Veltroni agisce molto Orbi.
Dopo essere andato a parlare di amore a Fondi, è adesso in partenza per una visita pastorale in Calabria. La sta organizzando, con grande enfasi e cuori gonfi, il locale Comitato per Veltroni del futuro Partito Democratico, nelle persone, in particolare, della senatrice Rosa Villecco vedova Calipari, e dei rettori dell'Università di Reggio Calabria, dell'Unical e dell'Ateneo per stranieri "Dante Alighieri", Massimo Giovannini, Giovanni Latorre e Salvatore Berlingò.
Non sarà una semplice visita pre-elettorale (pre-primaria non è grammaticalmente corretto...), ma nientepopodimenoche una gran marcia per la legalità! Wow, vien da dire. Rosa Villecco vedova Calipari di queste cose se ne intende. Non viene dal nulla, nessuno, nella politica italiana, viene dal nulla. Rosa Villecco ha radici profonde: suo zio era il grande guru del socialismo calabrese, Giacomo Mancini (fratello di sua madre), così tante volte in parlamento e in regione da confondere ogni biografia. Un uomo, lo diciamo con tutto il rispetto, potente. Una famiglia prestigiosa. Infatti il cugino di Rosa è l'on. Giacomo Mancini junior, dello SDI, deputato della Rosa nel Pugno. Una squadra in parlamento, che per la Calabria potrà far tanto, persino le marce e le primarie per il PD, pur se con qualche amorevole contrasto (l'on. Villecco Mancini Calipari appoggia Veltroni, l'on. Mancini J. appoggia Rosy Bindi: sottigliezze).
Al fianco dei solerti rettori e della solertissima senatrice (commissaria antimafia), ci saranno anche il segretario regionale DS Carlo Guccione e dal coordinatore regionale della Margherita, senatore Franco Bruno.
La marcia-visita-missione veltroniana è ritenuta necessaria visto l'altissimo livello di criminalità e la potenza della 'ndrangheta, livello e potenza emersi in tutta evidenza agli occhi del comitato dopo la strage di Diusburg in Germania. Il Buon Pastore quindi andrà a richiamare il suo gregge ai temi della legalità, della giustizia, dello sviluppo, dell'onesta, della pace, della concordia e, la buttiamo lì, dell'amor fraterno. Bravo.
Sorgono però una serie di dubbi che ci tormentano, e che esprimiamo in una serie di domande che giriamo (idealmente e via email) alla senatrice Villecco e ai responsabili calabresi di DS e Margherita:
Domanda numero uno:
Vi siete accorti solo adesso della situazione disastrosa, per non dire sconvolgente, dell'ordine pubblico e della criminalità organizzata e/o artigianale della Calabria tutta? Non avevate mai raccolto i segnali delle decine di morti, dei miliardi spariti, delle voragini delle ASL, come quella di Locri-Siderno? Delle decine di indagini in corso per corruzione, ruberie, malversazione, truffa et similia che da tutte le procure regionali partono quasi senza soluzione di continuità?
Domanda numero due:
Ammettiamo che sia meglio tardi che mai. Ma non vi pare che la persona più indicata, quella che ha le caratteristiche, che ha le responsabilità e le possibilità di operare sia il Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi, peraltro eletto nella vostra lista unitaria denominata Ulivo, e che, incidentalmente, come capo del Governo, dovrebbe essere il vostro punto di riferimento ideale, istituzionale, personale? Perchè non avete organizzato questa marcia-visita-missione per lui, con lui, al limite (se le cose vanno così male come dite) per provocare lui, che poi è l'unico in grado di dare una risposta politica e concreta alle vostre preoccupazioni e richieste?
O, in subordine, perchè non avere chiamato i vostri capi e responsabili diretti, come protagonisti, ovvero il segretario dei DS Piero Fassino, o il Presidente della Margherita Francesco Rutelli, o, e questo è per i rettori, il Ministro della Educazione Fabio Mussi?
Avete dunque così poca fiducia, e avete dunque così poca stima, del vostro Presidente del Consiglio, dei vostri Segretari nazionali, dei vostri referenti politici attuali, al punto tale da dover ricorrere alla figura del Sindaco di Roma, nella sua fantasmatica forma di futuro-probabile-ma-non-certo segretario di un partito che, per adesso, non c'è?
Ritenete dunque così vuoti ed inutili i programmi e così vacue e false le potenzialità e le proposte del vostro governo in carica, dei vostri partiti, dei vostri attuali leader, da dover ricorrere con urgenza ad un altro programma, un altra potenzialità, un'altra proposta, che è quella incarnata in un altro uomo, un altro partito, un altro governo, tutti posti però nel futuro anteriore delle speranze e delle fattibilità? Coloro che ora sono al potere (il che, tautologicamente, vuol dire: coloro che ora possono), vi fanno dunque tanto ribrezzo?
Domanda numero tre:
La marcia-visita-missione che state organizzando, e che avrà sicuramente l'attenzione dei mezzi di comunicazione e dei cittadini di tutta Italia, attirerà ovviamente molte pecorelle del gregge che Veltroni ecumenicamente vuol raggruppare e guidare verso il sol dell'avvenire. Avete provveduto, visto che il tema è Legalità, Onestà, Pulizia, ad avvertire il buon, buonissimo Walter, di non accarezzare nessuna di codeste pecorelle, a rischio di essere azzannato? Si perchè tra i tanti pacifici e onesti ovini, si nascondono dei lupacci voraci...Lo sa, questo, il sindaco di Roma?
Avete voi, onesti organizzatori, provveduto ad escludere fin da subito tutti i lupi e i lupastri dalla corte che attornierà il pastore?
Immaginiamo e vogliamo credere di sì.
Non ci facciamo neanche passare per la testa l'ipotesi che ad una marcia-visita-missione sulla legalità possa partecipare neanche uno delle decine e decine di politici ed amministratori della Margherita e dei DS che sono attualmente sotto inchiesta o che abbiamo riportato condanne. Sarebbe un insulto che voi, egregi esponenti del comitato, non vorrete mai e poi mai infliggere ai calabresi. Vero?
Quindi, a codesta iniziativa, supponiamo, NON parteciperà il Presidente Agazio Loiero, indagato per abuso d'ufficio e turbata libertà degli incanti nell'ambito della sanità; NON parteciperà il vicepresidente Nicola Adamo, sotto inchiesta per truffa, associazione a delinquere e abuso di potere; NON parteciperanno gli esponenti di DS e Margherita Vincenzo Sculco (concorso in truffa e frode nelle pubbliche forniture), Antonio Acri e Mario Maiolo (associazione a delinquere e truffa), Pietro Giamborino (concorso esterno in associazione di stampo mafioso), Mario Pirillo (truffa e abuso d'ufficio), Franco Pacenza(concussione), NON parteciperanno tutti i consiglieri regionali, comunali, provinciali, i sindaci e gli assessori dei vostri partiti che sono sotto indagine da parte del tribunale di Reggio, o di Cosenza, o di Catanzaro, o di Vibo, o di Lamezia, dove un connubio tra corruzione, 'ndrangheta e politica salta sempre fuori. Sempre.
NON ci sarà, lo crediamo, neanche la deputata Maria Grazia Laganà vedova Fortugno, che è nell'imbarazzante posizione di commissaria antimafia e indagata, indagata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Reggio Calabria per truffa ai danni dello Stato, relativamente a un appalto di forniture sanitarie risalente al 2005, periodo in cui era vicedirettrice sanitaria dell’ospedale di Locri. (Ma probabilmente, sicuramente!, a ricordare che nessuno viene dal niente, ci sarà il di lei padre, l'immarcescibile dott. Mario Laganà, democristiano antico e moderno leader della Margherita, che, in previsione del "nuovo", avrà molto da raccontare sul "vecchio", di quando fu deputato per la DC nella VII e nella IX legislatura... era in 1986, quell'ultima volta, e subentrò al dimissionario Ligato,che andò alle ferrovie, che poi fu ammazzato dalla 'ndrangheta...che vita piena di lutti...)
Nessuno di loro comparirà, in quella piazza, per quelle strade, in quelle immagini, perchè nessuno che sia stato condannato o sul quale pesino accuse pesantissime può certo sciupare, inquinare la vostra bellissima giornata della Legalità. Vero? Veltroni verrà a far pulizia, o a rimestare le acque?
Domanda numero quattro:
Visto che il Buon Pastore è il probabile futuro segretario del PD, vi siete messi d'accordo su chi il PD rappresenti, in Calabria? No, perchè la candidatura di Carlo Guccione a segretario della futura aggregazione, ha scatenato un po' di polemiche nella Margherita e nei DS ("Le dichiarazioni del senatore Franco Bruno in merito ad una presunta scelta dei Dl di appoggiare il segretario regionale dei Ds alla segreteria del Pd destano particolare sconcerto". E' quanto afferma, in una nota, il coordinatore provinciale di Reggio Calabria della Margherita, Giuseppe Mazzotta. "E non solo perché dal congresso ad oggi - prosegue Mazzotta - nessun organismo dei Dl si è mai riunito per assumere qualsivoglia decisione, ma soprattutto perché in Calabria gran parte della Margherita ha già legittimamente optato per soluzioni e percorsi differenti."
.... "E' davvero poco piacevole apprendere dalla stampa che i dirigenti calabresi dei Ds e della Margherita si sono incontrati per discutere dei criteri da adottare per l'individuazione del segretario regionale del Partito Democratico". A sostenerlo è il deputato Franco Amendola, segretario della federazione provinciale dei Ds di Catanzaro. "E' strano in quanto tale riunione - prosegue Amendola - non si comprende da chi è stata organizzata e quali criteri sono stati adottati per formare le rispettive delegazioni considerato che non sono stati invitati né i segretari delle federazioni provinciali, né i parlamentari che ne hanno pieno titolo e nonostante in tanti abbiano sostenuto che il nuovo Partito Democratico non doveva perpetuare le classiche liturgie dei vecchi partiti politici" . Dalla stampa calabrese).
E non vorremmo che la sua calata nel Bruzio sia usata (ma per carità, lungi da noi tale sospetto) più per assestare gli equilibri partitici che per dare un colpo mortale alla mafia e alla corruzione.
E a proposito...ma non sarebbe meglio che l'on. Franco Bruno, così, per semplice opportunità, scegliesse di stare un poco in disparte fintanto che non si conclude definitivamente quella antipatica vicenda che lo vede tirato in ballo dal superpentito di Cosa Nostra, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate? Perchè le sue ambigue parole ("Salvatore Cuffaro e Saverio Romano hanno incontrato Angelo Siino -il "ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra, ndr- prima delle Regionali 1991 e per questo Calogero Mannino era furibondo. Me lo disse Franco Bruno, che mi riferì dell' ira di Calogero Mannino. Bruno aveva detto a Cuffaro che era inopportuno andare da Siino per chiedergli i voti, perchè tutti sapevano chi era Siino. Tra l' altro, Bruno conosceva Siino che gli era stato presentato dall' imprenditore siciliano Puccio Bulgarella, che era amico di Siino". Deposizione nell'aula bunker di Santa Verdiana, Firenze, gennaio 2006) lasciano un'ombra lunga e un po' inquietante su una vicenda tanto complessa quanto oscura (leggi qua) che sarebbe meglio chiarire fino in fondo...
domanda numero cinque:
Senatrice Calipari, ma la lotta alla mafia e alla illegalità, lei, con tutti gli altri onorevoli eletti e rappresentanti del Popolo, non dovreste farla nelle aule del Parlamento, con leggi, provvedimenti, azioni concrete di sostegno alla Magistratura e alle sue esigenze, magari eliminando tutta quella serie di norme sbagliate, sbagliatissime, che il governi dell'Ulivo e quelli del Polo hanno confezionato dal 1996 al 2001? Non sarebbe, molto dignitosamente, più che sufficiente questo, invece che attaccare uno striscione con scritto: "legalità", al carro di un candidato alla segreteria di un partito che ha da venire?
21.08.2007 - Il Secolo XIX
L’anatema del Molleggiato: si muore anche di brutture
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agosto 2007
Cementificatori in Liguria anche Celentano se ne è accorto
[tutti gli articoli de Il Secolo XIX dalla lettera di Adriano Celentano]
Del deturpamento ambientale in terra di Liguria si è accorto anche Celentano. Non solo delle pessime condizioni del mare o delle spiagge, ma anche delle colate di cemento che stanno cancellando i tratti unici della costa ligure. I “funzionari di partito” che amministrano il territorio, non si accorgono delle infiltrazioni mafiose e adorano le grandi volumetrie, affermano che per rispondere al turismo bisogna costruire, con cemento e acciaio! Peccato che i turisti che amano la Liguria come meta, la amano proprio per il suo paesaggio, i suoi borghi storici, la sua architettura particolare. Nel momento in cui dovessero andare in porto le colate di cemento su coste e mare, i turisti (per cui dicono di fare tutto ciò) non verranno più in questa terra, andranno altrove, dove si sente il profumo e si vede la natura e non dei mostri di calcestruzzo. Burlando è più fine. Lui non cerca di giustificare l’orrido, lo nega, afferma che non esiste. Tutti lo vedono, ma lui rassicura: non è così. Il cemento per lui è natura incontrastata! Le riviere, ponente e levante, sono sommerse da colate di cemento ed a Genova il futuro non è roseo. Infatti se la Giunta Pericu aveva devastato (con l’accordo della passata Giunta Mori della Regione) il Piano Regolatore Generale (ora PUC) di Genova approvato dalla Giunta Sansa con blocchi e vincoli rigorosi, rendendo le prescrizioni (vincolanti) in semplici “indicazioni” (quindi non vincolanti). Il Cemento per nuove case e centri commerciali è arrivato ed i progetti di nuove speculazioni sono alle porte. Dagli Erzelli a Cornigliano, dall’area del Mercato Generale (in via di trasferimento) di Corso Sardegna a Quarto ed Albaro. La nuova Giunta Vincenzi si era dichiarata in discontinuità. Peccato la che sua “nuova stagione” non si veda, in mezzo a tutto il cemento!
Qui abbiamo Sindaci che variano i PUC per edificare terreni di amici, parenti o di proprietà. Abbiamo amministratori pubblici che danno incarichi e appalti a società di mafia e se qualcuno lo dice e solleva domande e dubbi, lo crocefiggono e minacciano di prenderlo “a bastonate”. Abbiamo l’Arpal che segnala che i depuratori, ad esempio su Genova, sono un disastro che meno del 20% funziona correttamente ed il Sindaco che dice che è tutto in regola e funziona tutto benissimo. Abbiamo il nipotino di Massimo D’Alema, che presiede – strapagato – l’AMIU e sogna l’inceneritore! Abbiamo destra e sinistra unite nella lotta per la nuova piattaforma di Vado Ligure (che porta tanti soldi) mentre i cittadini non la vogliono e per evitare un referendum che al 100% direbbe di no, si inventano i “Gazebo” per consultare i cittadini (e poter dire che la maggioranza “sogna” quella piattaforma ed alla sola idea che non si faccia passa le notti in bianco a fustigarsi in famiglia. Come dice Burlando? Va tutto bene! Perché non credergli? Per le fiabe non vi sono età, basta volerci credere!
19.08.2007 - Il Secolo XIX - 1 - 2
20.08.2007 - Il Secolo XIX - 1
21.08.2007 - Il Secolo XIX - 1
20.08.2007 - Il Secolo XIX
Dibattiti infuocati in spiaggia, tra chi dà torto o ragione a Celentano
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CHE HA
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ALLA
'NDRANGHETA,
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COSTRETTA
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Tra sinistra,
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"TIRRENO POWER ED
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nel disastro doloso
(ambientale e
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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