
Il quotidiano "l'Informazione" di Reggio Emilia ha pubblicato ieri un ampio articolo in cui si riprende, dal libro "Tra la via Emilia e il Clan", la questione degli incarichi costanti dati dalle grandi cooperative emiliane - Coopsette ed Unieco - a società di famiglie che la Direzione Investigativa Antimafia, la Procura Nazionale Antimafia e la Commissione Antimafia indica da anni ed anni come famiglia di mafia - Fotia e Mamone -. Ricorda che esiste un attività giudiziaria su queste famiglie e le attività delle loro società, come anche permane costante un'attenzione investigativa. Quindi non fa altro che fotografare una realtà dei fatti. Una realtà documentata da lungo tempo, ad esempio, sul sito internet della Casa della Legalità - www.casadellalegalita.org -.
La reazione di Coopsette ed Unieco è stata quella della minaccia di querela e quant'altro per "tutelarsi". Cioè non nega tali rapporti, ritiene diffamatorio e offensivo che questi rapporti vengano indicati, come se fosse responsabilità di chi li indica ed elenca il fatto che pur sapendo (ormai non possono dire che non lo sanno) chi siano quegli "imprenditori", i Mamone ed i Fotia, le due grandi cooperative continuano ad incaricarli di movimenti terra, demolizione e scavi...

Lo avevamo detto il rischio alla manifestazione a Reggio Emilia contro le mafie di oggi pomeriggio rischiava di essere non la "sveglia" ma l'occasione dell'ipocrisia antimafia, ormai dilagante tra politica e cosiddetta "società civile".
La presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini, era sino a qualche settimane fa nella fitta schiera di coloro che, colpevolmente, dichiaravano che la mafia a Reggio Emilia non c'era. La signora dichiarava che non esistono dati che dicano che a Reggio Emilia vi si collusione, omertà e mafia.
Oggi era in prima fila al corteo "antimafia" ed è stata preda di una crisi isterica quando ha visto un cartello dei ragazzi del Meetup di Reggio Emilia che ricordava il suo "nagazionismo". E' andata su tutte le furie ed ha stracciato il cartello...

Non hanno scampo i mafiosi, uno dopo l'altro finiscono dentro, lo sappiano e ci pensino... ma soprattutto ci pensino anche quei "professionisti" che curano gli interessi dei mafiosi, al sud come al nord, e ci pensino i cittadini che possono, collaborando con i reparti dello Stato, far spazzare via una volta per tutte la holding mafiosa.
Oggi è stata la volta di Pasquale MANFREDI, 33enne, tra i cento latitanti più pericolosi d'Italia. Quando scattò l'Operazione PANDORA riuscì a sottrarsi all'arresto, ma nelle prime ore di questo 16 marzo 2010, a Crotone, in Via Kennedy, l'esponente di spicco della cosca NICOSCIA-MANFREDI di Isola Capo Rizzuto, è stato arrestato dalla squadra mobile di Crotone e dallo SCO. Il MANFREDI, killer della 'ndrangheta, responsabile anche degli omicidi di Carmine ARENA e Pasquale TRIPODI, ha tentato di fuggire anche questa volta, dal tetto, ma è finito dove doveva finire: in carcere! Adesso il suo nick su Facebook, "Scarface", non gli servirà più per tenere i contatti con i suoi sodali. Finisce così anche questo signore degno, come gli altri mafiosi, del peggior disprezzo sociale. Fine corsa quindi a Crotone, ma attivo, con la cosca, tra la via Emilia e il west, dove hanno trovato terreno fertile, visto il radicamento in terra emiliana e di Lombardia, a Pavia, dove avevano allestito anche una scuola di guerra.
Del Pasquale MANFREDI si parla ampiamente nel libro "Tra la via Emilia e il Clan". In particolare nel quinto capitolo "Emilia, terra di 'ndrine, estorsioni, armi e droga" che approfondisce, grazie alle risultanze delle attività investigative e giudiziarie, le attività criminali e di inquinamento ed infiltrazione nell'economia delle famiglie mafiose degli ARENA e NICOSCIA, e che parte così: "E' il 20 novembre 2009 quando il Gip di Catanzaro fa scattare l'Operazione contro le cosche della 'ndrangheta degli ARENA e NICOSCIA, da lungo tempo radicate nel nord Italia...".
Pubblichiamo qui di seguito alcuni brevi estratti di questo lungo capitolo del libro (disponibile nella sezione dei legalitabooks)...
Il 27 febbraio 2010 esce il primo I-BOOK della collana "Quaderni dell'Attenzione" promossa dalla Casa della Legalità e da Led.it.
63 “famiglie"
Camorra, 'Ndrangheta e Cosa Nostra,
l'arrivo e l'alleanza delle mafie dell'est...
si mimetizzano, delinquono, riciclano
insieme alla criminalità finanziaria,
alla spregiudicatezza di taluni “imprenditori”
e le complicità dei colletti bianchi...soffocano economia, libertà, dignità e ambiente.
Non solo il braccio “armato” delle mafie,
ma il contesto di collusioni, complicità,
contiguità e convivenze del “sistema emiliano”...
dal vecchio Raul alle Coop sino all’arrivo dei Pizzimbone, gli amici di Dell’Utri
Nel volume anche due ampi capitoli che legano l'Emilia Romagna alla Campania e ci raccontano di collusioni e di affari sporchi, dalla vicenda di Nicola Cosentino a quella di Vincenzo De Luca.
Il libro è curato da Christian Abbondanza e Antonio Amorosi, con prefazione di Ferruccio Sansa.
La presentazione si tiene a Bologna, sabato 27 febbraio 2010, alle ore 21, presso la Sala Conferenza di Via dello Scalo 21 a Bologna.
Interverranno i due autori del libro: Christian Abbondanza, Presidente Casa della Legalità e della Cultura - Onlus, Antonio Amorosi, Assessore alla casa e alle politiche abitative del Comune di Bologna dal 2004 al 2006 e con la partecipazione di: Ivan Cicconi
esperto in infrastrutture e lavori pubblici e autore di numerosi saggi in tema di corruzione e gare d'appalto tra cui si ricorda "Le grandi opere del Cavaliere" [vai all'evento su Facebook]
Leggi l'indice del libro e le info per averlo...
il testo integrale (formato .pdf) clicca qui
[in coda gli articoli di Unità e Corriere di Bologna]Come previsto è stato pesante l'effetto del dossier sulle "Case Popolari" di Bologna. Mettere in fila i documenti sui fatti, le responsabilità, significa fugare ogni dubbio e mettere i cittadini, tutti i cittadini, nelle condizioni di valutare l'azione della Pubblica Amministrazione...




