sotto attacco la Casa della Legalità e della Cultura - Osservatorio sulle mafie di Genova
di Christian Abbondanza, Simonetta Castiglion, Enrico D’Agostino e Federico Alberti d’Enno
Noi soci della Casa della Legalità, siamo anche soci della Società di Mutuo Soccorso Perugina, come anche i soci della Ludoteca Labyrinth, della sezione Valpolcevera e Ponente del Genova Scacchi, della Scuola di Scacchi Genovese della FSI, del Circolo Damistico genovese A. Battaglia, nonché molti cittadini della comunità di Capoverde residenti a Genova. Questa premessa è essenziale per comprendere questa storia che ormai evidenzia palesemente che le pressioni di determinati settori, anche attraverso i dirigenti dell’Arci provinciale e regionale, stanno tentando di chiudere questo spazio e bloccare le attività. Cosa che avevamo denunciato mesi fa’ e che ora vede gettate le maschere.
Una domanda mi sovviene da troppi anni. Perché il mio Paese mi sembra meno democratico di ciò che è, come sancito dalla nostra bellissima costituzione,stasera, forse, una possibile spiegazione. E non è quella consueta e banale che troppe volte sento riecheggiare, per esempio sull’autobus, pieno zeppo di cittadini compressi e costretti alla convivenza in angusti posti a disposizione – i giovani non hanno creanza! Neanche educazione! – e frasi su per giù troppo simili e stantie, nenie avvilenti e probabilmente dette per riempire l’aria, grondante di sudore e rassegnazione, che ormai pervade la nostra terra. No non è quella la realtà della nostra condizione odierna, è solo una velata falsità, con cui troppi di noi si coprono.Questa sera, ho percepito con nettezza quasi scientifica, che non siamo stati educati alla democrazia, l’abbiamo assorbita, ma non l’abbiamo fatta nostra, ce ne siamo fatto vanto ,ma non l’abbiamo capita...
Genova, 28 maggio 2006
DOPING A GENOVA
Che stranezze, in questa città, come in buona parte delle altre, quando si parla di illegalità e mafie, troppe sono coloro che fan finta di non sentire...
Dalla Galassia Mamone…
… vediamo alcuni passaggi di quote... (e qualcuno nega ancora parentele, amicizie e affari)
La criminalità organizzata di origine siciliana, quella delle famiglie mafiose legate al clan di Madonia ed Emmanuello, continuano a svolgere attività illecite in diversi settori: dall'edilizia, al caporalato, dall'estorisione e l'usura al pizzo, dal gioco d'azzardo al giro di scommesse, senza tralasciare gli altri settori tradizionali, come lo spaccio. E' di pochi giorni fa la notizia dell'arresto di diverse persone legate alla famiglia dei Fiandaca. Ancora qualche settimana prima era arrivata la notizia che il grande vecchio dei Maurici era stato sorpreso dagli agenti dell'Arma dei Carabinieri, sottoposto al regime degli arresti domicialiari, tranquillamente fuori dall'abitazione. Prima del Cammino segni di nervosismo pesanti sono venuti da uno dei Ferro, arrestato per aver massacrato un vigile in pieno giorno in una delle vie principali di Certosa. Prima e dopo il Cammino sempre pesanti sono state le minacce, anche davanti agli agenti dei Carabinieri, da parte di un tipico personaggio da manovalanza mafiosa, il Barrese, nei nostri confronti. Intanto l'Ansalone si è fatto trovare al nostro rientro da Locri proprio sul retro della nostra sede con quel classico ghigno che ha rovinato l'immagine della sicilianità. Questo come altri fatti, strani ed ambigui, già denunciati alle autorità competenti...
(integrato alle ore 15:00 del 18.05.06 - con aggiornamento del 20.05.06 e del 21.05.06)
Gino Mamone, figlio di Luigi Mamone e Alba Raso, fratello di Caterina e Vincenzo – per citarne alcuni-, coniugato con Ines Capuana e parente di Silvio Criscino sposato con Angela, sorella di Luigi, socio della Fratelli Mamone & C. ormai chiusa, amministratore della Eco.Ge srl e socio di altre società che vedremo dopo, mi ha querelato qualche mese fa ed ora “a domanda rispondo”, questa mattina avvalendomi della facoltà di essere interrogato ho prodotto documenti e contestato punto per punto ogni sorta di pretestuoso addebito, ribadendo che non vi è una sola virgola da cambiare o ritirare ed esprimendo la volontà di avere un contraddittorio con il sig. Mamone Gino. Ma ricostruiamo i fatti...
Ridi che ti passa...
Vi ricordate 'babbo' Ginetto? Giungono 'voci' che lo vedono triste, urlante dal 'campanile', per essersi scoperto figlio di nessuno, senza "famiglia"... dimenticò madre e padre, ha dimenticato anche zie/i, cugine/i, forse perchè qualcuno di questi si è già trasferito a soggiorno nelle "case rosse" lungo l'altro torrente della città ospitale.
Qualcuno dice di averlo intravisto, indossava un elmetto vichingo prematrimoniale, dono della ines-perta che l'accompagna.
L'avevamo detto di fidarsi dei documenti di riconoscimento rilasciati, pubblicamente, dagli Uffici competenti, questi non si possono nascondere, non sono mica i rifiuti tossici che si abbandonano in discariche abusive, facendo finta di averli trattati.
Inoltre certi documenti di riconoscimento vengono rilasciati pure con testimoni.
'babbo' Ginetto potrebbe chiedere allo Stato di essere 'adottato'...lo Stato se vede collaborazione magari accetta,...certo non indosserà mai il parrucchino 'tinto' che darebbe tanto l'idea del "Capofamiglia".
Povero 'babbo' Ginetto speriamo che i tempi di pentimento possano smuovere le macchinine ferme nella rimessa, per un vero uso sociale. Nessuno, dicono le voci e gli attenti osservatori, vuole più 'giocare' con lui, per quello tra l'altro non serve nemmeno 'leggere o scrivere'. Gli mancano i tempi della 'lotta greco-romana col Morchiello"... magari tornano per 41 volte e pure col bis.
IL "PIZZO" A GENOVA...qualcuno negava che esistesse?
Purtroppo esiste, ma si può denunciare e non pagare!
Nella nostra città la presenza ed attività delle organizzazioni mafiose, con le storiche o nuove famiglie mafiose operanti sul territorio, svolge come attività anche quella dell'estorsione e del pizzo...
Noi abbiamo denunciato questo fenomeno e le diverse forme con cui viene "richiesto" a seconda del territorio (vedi qui). Nonostante già diversi arresti per usura (vedi qui 1-2-3) nel gennaio scorso e riguardanti persone da noi segnalate legate alla 'Ndrangheta, qualcuno continuava colpevolmente a dirci che "il pizzo a Genova non esiste" o che "dire che esiste il pizzo potrebbe configurare il reato di turbativa dell'ordine pubblico". Noi non ci siamo fatti intimidire ed abbiamo continuato a dire che il "pizzo" e le altre attività illecite della criminalità mafiosa, principalmente quella legata a Cosa Nostra ed 'Ndrangheta (per cui le mafie straniere quali quella magrebina, slava e albanese opera spesso come manovalanza), sono presenti in città e nella regione e che è possibile denunciarle e reprimerle. Ora nuovi arresti...
NOTA STAMPA
Qualche differenza c'è...parola dell'autorità costituita
Qualche differenza c’è, e su diversi aspetti...

DATI ANAGRAFICI
EMMANUELLO DANIELE
Nato il 23/07/63 a Gela (CL)
Ricercato per:
- è ricercato dal 1996, per associazione di tipo mafioso, ed associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed altro;
- è ricercato dal 1998 per evasione, omicidio armi ed altro;
- il 30.1.1999 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.
DANIELE EMMANUELLO
boss mafioso latitante, che è stato visto per lungo tempo nelle vie di Certosa a Genova, anche dopo le pesanti condanne e gli arresti per il processo per il gioco d'azzardo legato ai videopoker, che ha portato in carcere la "decina" facente parte della famiglia FIANDACA, che rappresenta con altre famiglie, tra cui i Maurici ed i Ferro, il clan di Caltanissetta facente capo a Piddu Madonia (detenuto con il regime del 41bis) di Cosa Nostra a Genova. Un personaggio che si aggirava con Mercedes scura, che parlava poco ed in stretto dialetto, si incontrava tranquillamente, alla luce del sole, con gli altri esponenti delle "famiglie". Naturalmente nessuno, per paura, intimidazione o resa alla convivenza, lo ha denunciato, nessuno ha segnalato questa presenza, che si manifestava nella "piccola Riesi" con tanto di riti tradizionali della mafia siciliana. Questa sua presenza è venuta meno una volta che il muro di silenzio e omertà si è rotto e sono iniziate ad esserci segnalazioni e testimonianze. Ma il tempo che il carcere duro scatti anche per lui arriverà, anche perchè ormai il silenzio si è rotto!
Ringraziamo per il forte segnale il sindaco di Gela, Rosario Crocetta che ha licenziato la moglie del latitante tra i trenta più pericolosi, e gli auguriamo ancora una volta, con un forte abbraccio, buon lavoro Sindaco Antimafia!
Gela - l'Unità del 22 aprile 2006
LICENZIATA MOGLIE DI UN RICCO BOSS
AL COMUNE SI ERA DICHIARATA INDAGINE
Il sindaco antimafia urla la sua rabbia e caccia via la moglie del boss dai suoi uffici. Virginia di Fede, 41 anni, moglie di Daniele Emmanuello - uno dei boss latitanti più potenti della Sicilia - sulla carta dichiarava di non avere reddito, ma nei fatti disponeva di immobili, autovetture e altri beni di consumo, come accertato dalle indagini della Guardia di Finanza. Per questo è stata licenziata dal Comune di Gela, dove era stata assunta in virtù di un "progetto dal reddito minimo garantito", un beneficio che lo Stato assicura alle famiglie meno abbienti. "Una situazione allucinante, che la moglie di un miliardario mafioso, che si è arricchito sulla pelle degli altri possa occupare un posto che invece spetta alla povera gente". Non usa mezzi termini Rosario Crocetta, primo cittadino di Gela (soprannominato il "Sindaco Antimafia" per le sue continue battaglie per la legalità), ripetutamente minacciato di morte. Che aggiunge: "Giustizia e legalità devono camminare insieme. Solo così si combatte la mafia veramente".
E mentre la donna licenziata si ribella e afferma di non sapere più nulla del marito e anzi di volersi creare una sua indipendenza, anche economica, il diessino Bebbe Lumia scende in campo a fianco di Rosario Crocetta dichiarando: "Da una parte c'è il Sindaco di Gela, che ha scelto la via della legalità e dello sviluppo, ma dall'altra parte ci sono i Comuni come Villabate (...) che invece la mafia la favoriscono".
a.g.
Gela - Repubblica del 22 aprile 2006
"Ora il posto a chi ne ha bisogno"
GELA, SINDACO LICENZIA LA MOGLIE DEL BOSS
Gela - Moglie del boss latitante Daniele Emmanuello, lavorava fino a ieri al Comune di Gela, reclutata come indigente grazie al "reddito minimo di inserimento". Ora è stata licenziata dal Sindaco Rosario Crocetta, del PdCI, in base a una relazione della Questura che definisce il suo tenore di vita "alto e certamente non giustificato". "Daremo subiuto il suo posto di lavoro a una persona che ne ha certamente bisogno - dice Crocetta - è giusto che si capisca che a Gela si fa sul serio". Pugno di ferro anche contro il capo del personale rimosso e trasferito. A Crocetta è stata aumentata la scorta: non più due ma tre agenti.
Gela - La Sicilia on line del 21 aprile 2006
E' la moglie del boss: licenziata
GELA (CALTANISSETTA) - La moglie del boss di Cosa nostra Daniele Emmanuello, 43 anni, terzo tra i latitanti mafiosi più ricercati d'Italia, lavorava, in quanto 'nullatenente', nel gruppo dei 165 precari del 'Reddito minimo di inserimento' alle dipendenze del comune di Gela: il sindaco, Rosario Crocetta, dopo aver ottenuto i risultati delle indagini patrimoniali e giudiziarie svolte da polizia e guardia di finanza, d'intesa con la Dda e con la prefettura di Caltanissetta, ha licenziato la donna.
Il sindaco ha anche adottato provvedimenti disciplinari nei confronti di alcuni dirigenti. V. D. F., 42 anni, era stata assegnata al servizio di assistenza domiciliare agli anziani, ma era stata prontamente trasferita a lavori d'ufficio presso l'assessorato all'ecologia, grazie a un certificato medico che attestava l'inabilità a quel tipo di lavoro a causa di dolori articolari a un braccio.
Un'indagine giudiziaria è stata perciò avviata anche nei confronti di medici e funzionari dell'Asl 2 di Caltanissetta che avrebbero certificato il malanno. L'episodio (definito dal sindaco "una infiltrazione mafiosa nel comune di Gela") è stato illustrato, nel corso di una conferenza stampa in municipio, dallo stesso Crocetta, alla presenza del deputato nazionale dei Ds, Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare antimafia.
Il sindaco, al quale è stata potenziata la scorta, ha sottolineato che "la lotta alla mafia a Gela non è solo simbolica, è realtà". E ha reso noti altri provvedimenti conseguenti "all'operazione S. Lorenzo" dell'agosto 2003, quando, per frenare il ricorso facile agli appalti col sistema delle somme urgenze, effettuò una raffica di trasferimenti dei dirigenti comunali.
"Il dopo-Provenzano, nella lotta alla mafia, passa anche da Gela", ha detto Giuseppe Lumia. E ha aggiunto: "Ci sono, pronti, appalti pubblici per 150 milioni di euro; bisogna vigilare perchè a Gela Crocetta non è solo. Con lui ci sono le istituzioni. E la nostra non è l'antimafia della paura che blocca l'economia ma l'antimafia della vita, che produce e che crea sviluppo".
Caltanissetta, 21 aprile 2006 - 12:36 - repubblica on line
MAFIA: MOGLIE BOSS LATITANTE LICENZIATA DA COMUNE GELA
La moglie del boss mafioso latitante Davide Emmanuello e' stata licenziata dal Comune di Gela
(Caltanissetta). Il provvedimento e' stato adottato dal sindaco, Rosario Crocetta, che in una conferenza stampa ha detto di ritenere ingiusto "che la moglie di un latitante miliardario tolga il posto a un disoccupato, ad una famiglia povera". L'impiegata, Virginia Di Fede, 42 anni, era inserita in uno dei progetti del reddito minimo garantito del Comune e percepiva una regolare indennita' mensile, beneficio che lo Stato assicura alle famiglie meno abbienti. La donna, in relta' disponeva di immobili, autovetture e altri beni di consumo, come accertato da indagini. Il provvedimento del sindaco e' costato caro anche al dirigente del settore personale del Comune al quale e' stato revocato l'incarico. Il sindaco aveva chiesto alla Guardia di Finanza di effettuare verifiche patrimoniali alla famiglia del boss latitante ritenuto uno dei mafiosi piu' pericolosi tra quelli ricercati.
Genova, 21 aprile 2006
NOTA STAMPA dell'Ufficio di Presidenza
dal 30 aprile al 4 maggio il "Cammino" da Genova a Locri e situazione locale
...e qualcuno dirà "è un film già visto per me?"
La "concordia" sembra proprio non arrivare, qualcuno - cioè noi - dovrebbe scusarsi di aver disturbato la "serenità" di una comunità chiedendo di denunciare i mafiosi che in essa si nascondono. Noi non ci pensiamo proprio a chiedere scusa e rinnoviamo l'invito...
Questa è un’altra storia, direbbe Lucarelli. Approfondita dopo che una "discussione di piazza" sul sito www.riesi.com ha sollevato una questione sulla sezione del PSI di Rivarolo, attacando e denigrato Enrico D'Agostino e chiedendo "fatti, documenti". Andiamo a vedere.
Ormai è storia passata, ed ormai sono venuti alla luce, dimostrati non solo dal dibattito politico degli anni novanta, ma anche da diverse inchieste giudiziarie, i tentativi – spesso riusciti – di infiltrazione nei partiti che contavano. In allora il PSI era un partito che contava; sino al 1992 anno di Tangentopoli, il Partito di Craxi aveva un ruolo pesante nel pentapartito con Andreotti e Forlani, ma anche in molte amministrazioni locali. Genova non era un’eccezione! Ancora oggi molta parte della classe dirigente di questa città viene proprio dall'ambiente craxiano.
Non è nemmeno un’invettiva, ma prova documentata, che Cosa Nostra, nella persona dell’allora campo indiscusso, Totò Riina, avesse indicato il PSI come nuovo interlocutore dopo la stagione di alleanza con la potente cordata andreottiana della Democrazia Cristiana. L'indicazione che coinvolge Dell'Ultri, Berlusconi con il loro nuovo partito "Forza Italia" è venuta dopo, l'esplidere dell'inchiesta di Mani Pulite. E’ cronaca, è storia.
E la storia, se andiamo a studiarla, entrando nei fatti e nelle carte, cercando testimonianza nei documenti, diventa palese e chiara, come se fossero fatti di ieri.
Erano decenni che si aspettava la svolta per la salute e l'ambiente a Cornigliano.
Adriano Sansa denunciò pubblicamente che qualcuno a Roma aveva bloccato l'accordo, da lui predisposto, poco prima della scadenza del mandato. Un accordo che rappresentava un sogno, in cui Riva restituiva e ricompensava la cittò. Forse proprio per questo fu bloccato dagli alti livelli.
Nessuno smentì mai Adriano Sansa.
Poi venne un accordo per Cornigliano saltato qualche anno fa, forse perchè non era proprio a norma, visto che rimandava, all'atto della sottoscrizione e votazione, ad allegati inesistenti o dichiarati palesemente postumi all'approvazione, ma forse anche visto che il Ministro dell'Ambiente di allora, Edo Ronchi, aveva dichiarato che lui non aveva posto la firma che era in calce alla versione definitiva dell'Accordo, anche perchè quel giorno era in Cina e non in via Fieschi a Genova.
Poi anni ed anni di discussioni. Un nuovo accordo, discutibile perché ancora troppo sbilanciato a favore di un impresa inquinante. Intanto la Magistratura aveva ordinato la cessazione delle attività dell'Altoforno. Alla fine sono partiti i lavoro. Ma vediamo un'altra storia..
NOTA STAMPA dell'Ufficio di Presidenza
'NDRANGHETA
cosca Morabito di Africo e cosche-famiglie operanti a Genova e Liguria...
il testo del volantino che è stato distribuito sabato 1 aprile 2006 al mercato rionale di Certosa
il “cammino contro le mafie ” continua….
Grazie al Comune di Genova con gli Assessori alla Cultura ed alla Scuola, alla Circoscrizione Valpolcevera, ai rappresentanti istituzionali nazionali, per aver sostenuto e partecipato al cammino del 22 marzo...
Genova, 1-2 aprile 2006
TROPPE COINCIDENZE PER ESSERE SOLO UN CASO
GENOVA - Su IL SECOLO XIX di oggi, un articolo sulla prima pagina parla di una "rapina" in una villa a Coronata. Parla della famiglia di un commerciante agli arresti presso il Carcere per usura dal gennaio scorso. Non vi sono nomi nell'articolo ma in quella strada viveva, sino all'arresto proprio per usura, Silvio Criscino, con la moglie Angela Mamone e le figlie che tuttora vivono lì. Siamo nell'ambito delle ipotesi e delle supposizioni, ma anche considerando le caratteristiche indicate dagli inquirenti sul quotidiano, occorre prendere in seria considerazione che non sia una semplice rapina, bensì un segnale chiaro e inequivocabile negli ambienti della criminalità organizzata...
"A Giuseppe Garibaldi. Gli abitanti di Rivarolo Ligure".
Fissavo l’insegna in marmo sulla parete della Circoscrizione, e pensavo a questa austerità di periferia, così lontana dai saloni istituzionali della Grande Genova: una solennità di seconda mano, un po’ naif nella sua dignità, rustica e polverosa...




