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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
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oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
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Loiero indagato. Metà Consiglio Regionale della Calabria inguaiato con la Giustizia. La Asl di Locri, emblema e non caso isolato, dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nella cosa pubblica. Pioggia di miliardi italiani ed europei che sono (di fatto) dirottati, in amicizia si intende…come a Vibo o Cosenza, tanto per citare due esempi ultimi alla ribalta della cronaca nazionale...
Ma facciamo un passo indietro. Agazio Loiero, salvatore della terra calabra, presentato e sostenuto da tutti i vertici nazionali (e locali). Ha stravinto, con lui la coalizione dell’Ulivo (ora Unione) ha vinto con un margine tale da essere secondo solo a quello con cui in Sicilia stravince il Polo di Dell’Utri e Cuffaro. Per dirla con una battuta si potrebbe sostenere che è la vicinanza al catanese Latteri - tale “mister preferenza” che la Margherita ha scagliato contro Rita Borsellino-, o per essere seri (e coerenti rispetto all’interpretazione del voto –bulgaro- in terra di mafia): per condizionamento del voto. Certo è che tutti l’hanno voluto e sostenuto. Accanto a lui anche Francesco Fortugno della Margherita e Giuseppe Bova dei Ds o la donna Carmela Frascà, rappresentanza anche dell’apparato sindacale. Poi una corte di consiglieri e assessori che della Legalità, hanno dimostrato nella pratica, avere un concetto tutto relativo. Certo, in una terra dove le parentele contano ed un certo concetto dell’amicizia diviene determinante, dove anche la massoneria – come peraltro in Liguria – gioca un fattore decisivo, tutto diviene, nella politica delle oligarchie di partito, relativo e indipendente dall’etica e dalle regole della buona amministrazione. Di tutto questo Loiero sà, non può non sapere come vengono utilizzati i fondi che la Regione stanzia come sostegno alle imprese, come non può non sapere dei Bilanci delle Asl (anche quello di Locri) che firma, nonostante sforamenti folli. Non può non sapere dell’uso distorto che viene fatto – anche lì – delle consulenze, che in terra di mafia, con gli staff personali degli amministratori possono anche divenire anello di congiunzione, meno controllabile, tra il potere pubblico e il potere mafioso. Anche lui, come il Claudio Burlando sindaco di Genova in piena Tangentopoli, non è in grado di capire ciò che firma? Allora che ci sta a fare? Ma per resistere e stravincere in Calabria non può essere così sprovveduto da non vedere e non capire.
E’ venuto l’omicidio Fortugno, effettuato da colleghi della vittima stessa e della sua consorte Sig. Laganà (ora in Commissione Antimafia quale Deputato). Un omicidio strano. La ‘ndrangheta non commette, storicamente, omicidi eclatanti (quello di Scoppelliti era su mandato di Cosa Nostra e quello di Ligato non era estraneo ad ambienti d’illegalità), e poi anomalo perché la ‘ndrangheta non affida compiti delicati (come quell’omicidio) ad una mano di un soggetto con comprovati problemi psichici. E’ venuta l’onda di indagati nel Palazzo della Regione. E’ venuta a galla la realtà della Asl di Locri, con la Commissione d’Accesso, che nella Relazione ha evidenziato un panorama di infiltrazione pressoché totale nella gestione della struttura, da parte della ‘Ndrangheta. Tutti hanno iniziato a mollare Loiero, quelli che lo idealizzavano come salvatore della Calabria (Margherita) l’hanno cacciato a pedate. Poi i Ds. Intanto tutta una coalizione impregnata di rapporti impropri e comportamenti contestati dall’autorità giudiziaria – certo con la buona compagnia di alcuni esponenti dell’altro polo, quello di Berlusconi, che nelle amministrazioni locali condividono scelte su affari, fondi e territorio….si sa l’inciucio è entrato nel vocabolario -.
Chi presentava Loiero come salvatore ora lo vede come demone. Ma se i gruppi dirigenti del centro sinistra non sanno scegliere, allora non è colpa dello scelto. Prendano atto e se ne vadano pure loro, no? Oppure occorre un capo-espiatorio. In una situazione in cui la devastante illegalità in Calabria, la collusione e contiguità d’interessi con le diverse ‘ndrine, è lampante agli occhi dei bambini, è comodo scaricare tutto su un uomo solo…(il Greganti di turno, per intendersi). Naturalmente, tutto ciò, fatto con scientifica preparazione. Prima un lento e prolungato logoramento, un percorso di attacchi e delegittimazione e poi il colpo di grazia. Sembra proprio che chi ha voluto Agazio Loiero volesse screditarlo affinché, se mai dovesse dire quello che certamente sa, risulti non più credibile, o comunque si possa sempre puntare a giustificazioni come: ci attacca per rancore; ci vuole punire perché abbiamo constatato che era inadatto al ruolo che ricopriva.
Facciamo un esempio. Molti anni fa, un amico, Francesco Forleo, venne arrestato perché accusato di aver ucciso, in missione con i suoi uomini, quale Questore di Brindisi, un contrabbandiere. Forleo venne accusato, dopo anni, da ritrattazioni di testimonianze degli allora colleghi. Nel frattempo, era stato Questore a Firenze e poi a Milano, svolgendo un ottimo lavoro. Forleo, però, aveva visto e toccato con mano, da Brindisi, quelli che erano i legami del Potere con la mafia, come quelli di Massimo D’Alema, con il suo uomo di Puglia, Bargone, con gli ambienti della SCU, quegli stessi ambienti da cui prese la tangente (fatto accertato ma prescritto!). Forleo era persona che era divenuta scomoda. Aveva scoperto questioni e rapporti impropri. Quale migliore garanzia di disinnescare quello che poteva riferire e denunciare, se non screditandolo?
E’ una pratica scientifica, sovietica (oltre che mafiosa). Usata in ogni circostanza dal cinismo politico degli assetati di potere, senza etica.
Ora guardiamo con attenzione alcuni fatti. Dopo un anno dall’omicidio di Franco Fortugno è iniziato a venire a galla un panorama inquietante, molto spesso tenuto in sordina dall’informazione da regime (di censure ed auto-censure). Sono venute fuori intercettazioni telefoniche, già trascritte dalla Procura di Milano, appalti e assunzioni a ditte e uomini delle cosche più potenti e sanguinarie della ‘Ndrangheta, proprio nella Asl di Fortugno e della Laganà. Sono iniziati a scoperchiarsi rapporti di parentela e amicizia, di tangenti e corruzione, nella politica come nei palazzi di giustizia.
Loiero non può essere estraneo a tutto questo. Non sarebbe arrivato dove è e non avrebbe retto. Certamente sa. Quindi può parlare e riferire all’autorità preposta. Quindi meglio scaricare su di lui tutto il possibile e renderlo, quantomeno, inattendibile e “accecato” di rancore, verso la grande coalizione. Intanto si impedisce con ogni mezzo (anche con procedimenti penali campati in aria) che si sappia la verità, accertata, sull’uso dei soldi pubblici e sui legami del potere con la ‘Ndrangheta. Quindi scattano perquisizioni e sequestri a chi pubblica la Relazione amministrativa sulla Asl di Locri. Quindi la sig.ra Laganà non dice quello che, per il suo lavoro di responsabile personale nella Asl di Locri, sa per certo, mentre continua a parlare di denunce dell’assassinato che la Dda ha smentito pubblicamente (in occasione dell’incontro con Piero Grasso nell’ottobre scorso) di aver mai visto o ricevuto, e che ha portato il Procuratore Nazionale Antimafia ad affermare con nettezza che l’omicidio Fortugno è un omicidio politico.
Il Centro-Sinistra, in Calabria ha stravinto, abbiamo visto. Ha stravinto con consenso decisivo proprio nei territori con alto condizionamento della ‘Ndrangheta, come per esempio la Piana di Gioia Tauro e la Locride.
L’illegalità che attraversa le Istituzioni, tutte, in Calabria è scandita da decine e decine di omicidi irrisolti, per mancanza di mezzi come anche di adeguata presenza investigativa sul territorio, facendo sì d’alimentare costantemente la sfiducia nello Stato e l’affidabilità dei “cumpari”.
La clientela, la corruzione, l’uso privato della cosa pubblica non sono mai finite in Calabria, come non lo sono finite altrove, dopo la stagione di Mani Pulite e dei Pool di Caponnetto e Caselli. Non sono finiti anche per quella mentalità diffusa, purtroppo, radicata per volontà politica trasversale, del “favore”, contrapposta e assassina del Diritto. I nuovi cosiddetti movimenti antimafia, sono serviti più a mettere in ombra i contenuti e le denunce decise dei movimenti radicati e deviare su slogan o proclami l’informazione, così da accantonare meglio la cronaca dei fatti.
Un centro sinistra quindi, sembra proprio, dove il più pulito ha la “rogna”, che ha un consenso e governa ampiamente. Questa è la Calabria , ma in Campania la storia non cambia, dove la Camorra (che non è una emergenza, ma una costante, come la ‘Ndrangheta in Calabria) continua a controllare e gestire territorio e affari, ed anche lì il centro sinistra, da più di dieci anni governa buona parte delle amministrazioni. Anche lì da quasi ventenni c’è un “salvatore”, Bassolino, inguaiato pure lui.
Riflettendoci, guardando ai fatti: ha ragione l’On. Angela Napoli, si sciolga il Consiglio Regionale della Calabria. Si dia un segnale. Come è urgente che il CSM provveda a vagliare e correggere la situazione nelle Procure e nei Tribunali. Si diano segnali chiari, di uno Stato che esiste.
Ma poi? Ci ritroviamo le stesse facce e le stesse “mentalità”? Allora a che serve? O si svegliano i cittadini o è persa, in Calabria come altrove. Altrimenti, sarà solo un "passaggio", ennesimo della vergogna italiana, come è stato lo scandalo di Alberto Teardo, quello dei Petroli, quella della Milano da bere, quella delle concessioni edilizie dei Lima e Ciacimino, delle stragi impunite e coperte da segreto o depistaggio di Stato...o come per quello della P2, tramutata in musa della classe dirigente.


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