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La mappatura della Liguria
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Una vasta Operazione antimafia ha colpito i tentacoli della 'ndrangheta nel nord Italia. Seguita dal Centro Operativo della DIA di Torino, con arresti e sequestri di società e beni patrimoniali dal Piemonte alla Calabria, per un valore di circa 6 milioni di euro, ha visto la collaborazione anche del Centro Opertivo DIA di Genova per quanto riguarda l'esecuzione dell'Ordinanza relativa alle attività sottoposte a sequestro nell'imperiese ed in particolare presso i cantieri del Porto di Imperia. Un'operazione significativa che va a colpire l'attività di riciclaggio e di infiltrazione mafiosa anche nel livello di complicità dei "colletti bianchi". Con gli arresti degli 'ndranghetisti D'AGOSTINO Ilario e CARDILLO Francesco, è stato eseguito anche l'arrestato del commercialista PONTORIERO Giuseppe, fiancheggiatore dei mafiosi. Il colpo assestato alla cosca con il sequestro preventivo della società immobiliare "EDILTAVA Sas" che rappresentava la "cassaforte immobiliare" del gruppo, sottrae all'organizzazione lo strumento di riciclaggio dei proventi derivanti dai pregressi traffici di droga della cosca della 'ndrangheta riconducibile a SPAGNOLO Antonio di Ciminà (RC).
DA TRAFFICANTI DELLA DROGA A IMPRENDITORI PER CONTO DELLA 'NDRANGHETA: SMANTELLATA IN PIEMONTE UNA COMPAGINE DELINQUENZIALE CHE RICICLAVA IL DENARO RICAVATO DALLA DROGA E GESTIVA IMPORTANTI APPALTI PUBBLICI
Nella mattinata odierna personale della Direzione Investigativa
Antimafia, Centro Operativo di Torino, ha eseguito un'ordinanza di
custodia cautelare in ordine al reato di riciclaggio aggravato in
quanto volto a favorire un'associazione di stampo mafioso.
Sono stati sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere:
- D'AGOSTINO Ilario, di anni 47, originario di Placanica (RC) e
- CARDILLO Francesco, di anni 44, originario di Caulonia (RC).
E' stato sottoposto a misura cautelare in carcere, anche il commercialista PONTORIERO Giuseppe, di anni 65, originario di Ricadi (VV), "fiancheggiatore" dei prevenuti D'AGOSTINO e CARDILLO.
Per la medesima fattispecie, altri undici soggetti sono indagati a piede libero e sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare.
E' stata sottoposta a sequestro preventivo una società immobiliare (EDILTAVA Sas) risultata essere la "cassaforte immobiliare" del gruppo malavitoso, nonché lo strumento principale per investire il provento di pregressi traffici di droga in capo alla cosca della 'ndrangheta riconducibile a SPAGNOLO Antonio di Ciminà (RC).
Al vertice di questa ramificazione piemontese della 'ndrangheta, vi era D'AGOSTINO Ilario. Questi, unitamente al nipote CARDILLO Francesco, risultava attivo sin primi anni '90 nelle attività di narcotraffico in Piemonte.
Parallelamente, i prevenuti D'AGOSTINO e CARDILLO avevano costituito diverse imprese edili tramite le quali riciclavano in beni immobili i cospicui introiti che la propria organizzazione delinquenziale di riferimento ( ovvero la cosca SPAGNOLO) accumulava illecitamente.
Per prevenire azioni cautelari, nel 1995 i prevenuti avevano costituito la EDILTAVA Sas e l'avevano intestata fittiziamente a dei familiari, parenti del D'AGOSTINO e di SPAGNOLO Antonio.
Gli intestatari fittizi, oltre a non avere particolari esperienze professionali nel settore, non avevano capacità reddituali e patrimoniali idonee allo svolgimento della predetta attività imprenditoriale.
La società, che ha iniziato sin dai primi mesi di vita ad acquistare fabbricati e terreni, negli anni a seguire assumerà sempre più marcatamente le vesti di "cassaforte immobiliare" della cosca SPAGNOLO.
Nel 1999, l'arresto del D'AGOSTINO e del CARDILLO per traffico di stupefacenti ha imposto una radicale rivisitazione della compagine societaria della EDILTAVA, a quella data titolare di un nutrito portafoglio immobiliare.
Infatti, la proprietà aziendale è stata dapprima trasferita in capo a nuove figure, sempre strettamente legate al D'AGOSTINO ed al CARDILLO e poi, ne1 2005, è stata' intestata a PONTORIERO Giuseppe, commercialista "storico" del gruppo (sin dai primi anni '90 ha prestato la propria attività per le società riconducibili al D'AGOSTINO) che, grazie ad una falsa perizia di estimo immobiliare redatta da professionisti "compiacenti", ha "acquistato" per soli 30.000 euro una società che aveva possedimenti immobiliari del valore commerciale di circa 4 milioni di euro.
In sostanza, D'AGOSTINO e CARDILLO, tornati in libertà nel 2001, hanno abbandonato le vesti di trafficanti e si sono dedicati in via esclusiva all'attività imprenditoriale, gestendo il patrimonio e le imprese operative in cui veniva impiegato il denaro della cosca e hanno fornito contestualmente impulso alla costituzione di ulteriori aziende "satelliti" che - anche ricorrendo al lavoro "nero" di molteplici dipendenti- hanno ottenuto commesse pubbliche, specie in forma di subappalto.
L'imponente attività di riciclaggio, con ricorso a sofisticati meccanismi d.i interposizione fittizia in ambito societario, occultamento della provenienza di capitali illeciti e costituzione di un patrimonio immobiliare d.i notevoli dimensioni, è stata costantemente agevolata dall'opera dei professionisti sopra citati, in primis il commercialista, che si sono prestati alla creazione, trasformazione e cessazione delle imprese strumentali agli scopi del sodalizio.
Ad oggi le aziende riconducibili di fatto al D'AGOSTINO sono presenti anche sui cantieri relativi alla costruzione di opere in Piemonte, Liguria e, da ultimo, in Calabria (in particolare, Caulonia).
L'attività di p.g. in corso, svolta con l'ausilio di personale della P.S., dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, ha riguardato 17 perquisizioni presso sedi societarie ed abitazioni private ubicate nelle province di Torino, Asti, Cuneo, Imperia e Reggio Calabria e ha comportato il sequestro di ville, appartamenti e terreni edificabili, per un controvalore commerciale d.i circa 6 milioni di euro:
- Torino e cintura, diversi appartamenti, box auto e locali adibiti all'esercizio commerciale
- Caulonia, terreno edificabile lottizzato per costruzione centro commerciale, appartamenti e box auto
- Oulx (TO) villette e box auto
- Cervere (CN), diversi appartamenti ed annessi box auto
- Provincia di Torino, terreni vari.
Appalti pubblici nel mirino della `ndrangheta. L'organizzazione criminale smantellata dalla Dia Torino, con l'accusa di riciclare denaro in imprese edili e in altre attivita´ patrimoniali, gestiva infatti - in forma di subappalto - importanti commesse pubbliche. Tra queste figurano opere legate alle Olimpiadi di Torino 2006, alla Tav e al porto di Imperia.
Tre persone arrestate, tra cui un commercialista, 11 indagate e 17 perquisizioni eseguite tra Piemonte, Liguria e Calabria.
È il risultato di una vasta operazione della Dia di Torino, con la collaborazione della Dia di Milano, Genova e Reggio Calabria e con la partecipazione di personale della questura di Torino, del Reparto prevenzione crimine, dei Carabinieri e della Guardia di finanza, che ha portato alla cattura di alcuni esponenti di un gruppo criminale riconducibile alla `Ndrangheta.
L'accusa e´ di riciclaggio di denaro in imprese edili e altre attività immobiliari volto a favorire una associazione di stampo mafioso. Fra i beni sequestrati anche una società immobiliare intestata al commercialista finito in manette.
Il riciclaggio e il porto di Imperia Riciclavano il denaro provento di attività illecite, in particolare il traffico di droga, in numerose imprese alcune delle quali, che impiegavano anche al lavoro nero, erano riuscite a ottenere in subappalto anche commesse pubbliche, fra cui opere olimpiche e lavori per l'alta velocità. Con l'accusa di riciclaggio aggravato in quanto volto a favorire un'associazione di stampo mafioso gli uomini della Dia di Torino hanno arrestato tre persone di origine calabrese, fra cui un commercialista ritenuto il `fiancheggiatore´ degli altri due soggetti finiti in manette, ritenuti legati alla `ndrangheta. Nell'ambito dell'inchiesta sono state eseguite 17 perquisizioni in sedi societarie e abitazioni private nelle province di Torino, Asti, Cuneo, Imperia e Reggio Calabria e sono state sequestrate ville, appartamenti e terreni edificabili per un controvalore di circa 6 milioni di euro. Sottoposta a sequestro preventivo anche una societa´ immobiliare che, secondo le accuse, era la `cassaforte immobiliare´ del gruppo malavitoso e lo strumento principale per ripulire il denaro proveniente da traffici di droga riferibili a una cosca della `ndrangheta.
L'indagine «L'indagine -ha spiegato il capo centro Dia di Torino, Gianantonio Tore- è nata da un monitoraggio fatto a tavolino e su strada dal quale è emerso che uno degli arrestati utilizzava auto intestate a una società edile con fatturati notevoli, anche di 10 milioni, ma con bilanci che si chiudevano in pareggio o addirittura in perdita. Ricostruendo l'attività di questa società -spiega ancora il dottor Tore- e di altre che facevano da supporto alla capofila è stato delineato il riciclaggio del denaro sporco». La società principale, spiega ancora il capo centro Dia di Torino «non ha mai prodotto nulla, ma solo acquistato immobili con denaro la cui tracciabilità non risultava possibile, ma grazie alle indagini è stato documentato che questo soldi provenivano dal traffico di droga in capo alla cosca riconducibile a Antonio Spagnolo». La società era stata costituita nel `95 e intestata fittiziamente a dei famigliari dei soggetti coinvolti nell'indagine che, oltre a non avere particolari esperienze professionali nel settore edile, «non avevano capacità reddituali e patrimoniali -spiegano gli investigatori- idonee allo svolgimento di questa attività imprenditoriale.
La società capofila La società ha subito iniziato ad acquistare fabbricati e terreni diventando, secondo le accuse, una cassaforte della cosca». Nel 2005 e´ quindi stata intestata a quello che è considerato il `commercialista´ storico del gruppo che, secondo gli inquirenti, con una falsa perizia di estimo immobiliare redatta da professionisti compiacenti ha acquisito per soli 30 mila euro una società che aveva possedimenti immobiliari del valore commerciale di circa 4 milioni. I due soggetti arrestati nell'ambito dell'inchiesta hanno quindi abbandonato, nel 2001, le vesti di trafficanti dedicandosi all'attività impernditoriale, gestendo il patrimonio e le imprese in cui veniva impiegato il denaro della cosca. Inoltre hanno dato impulso alla costituzione di aziende satelliti che hanno ottenuto commesse pubbliche, soprattutto sotto forma di subappalto. Attualmente le aziende riconducibili al principale degli arrestati risultano presenti anche in cantieri relativi alla costruzione di opere in Piemonte, Liguria e Calabria.
«Si tratta di un'operazione importante -sottolinea il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli- perché tocca quel versante di cui di questi tempi si parla spesso ma su cui è difficile intervenire, quello della trasformazione di imprese criminali in imprese economiche e la nostra speranza è che questo sia l'inizio di un discorso più articolato di aggressione anche ai patrimoni della criminalità».


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