
Si squarcia il velo sulla 'ndrangheta nel Tigullio, nei suoi rapporti con la politica ed oltre...
More...Una sfida per ristabilire la verità dei fatti ed il Dirtto. Noi ci siamo, vediamo chi ci stà...
More...I catanesi al centro dell'inchiesta ANAS sono gli stessi dei grandi lavori nel Porto di Genova e per la Ferrovia…
More...Dopo il boom di iscritti, il nipote del boss eletto segretario GD Val di Magra, e quelli della banda dell'estorsione…
More...Torniamo sui crotonesi. Dopo la nuova operazione delle DDA di Catanzaro e Bologna per fare il punto e entrare nei…
More...Dalla questione della ECOSCAVI al Collette Ozotto ed e Colli, nell'imperiese che torna indietro quando nessuno vedeva...
More...Quando un ragazzo di 18 anni muore per omertà e connivenze istituzionali con la 'ndrangheta. La storia di Gabriele Fazzari...
More...Il punto (dagli Atti) sulla 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure, dopo la "svoltina" della Corte d'Appello...
More...Le cose da raccontare sul nucleo FAZZARI-GULLACE sono ancora tante. Qui ci portiamo avanti...
More...Borghetto S.Spirito, dove la 'ndrangheta c'è dagli anni Sessanta. Tra rifiuti speciali, esplosivo, edilizia ed altro...
More...Le imprese dei VENTRE, mappate in Minotauro dalla DDA di Torino, arrivano al Porto di Savona...
More...L'inchiesta sul condizionamento del voto in Liguria dagli anni Ottanta ad oggi, comprese le Primarie del PD...
More...Dall'inchiesta della DDA di Reggio Calabria emerge un "livello superiore" funzionale alla cosca dei GRANDE ARACRI, eccolo...
More...Tra Atti di inchieste e testimonianze una realtà di cointeressenze che troppo spesso restano nascoste...
More...Capolista del M5S ad Imperia rivendica l'amicizia con un (attivista) esponente della famiglia MAFODDA, che è storica famiglia di 'ndrangheta...
More...6 'ndrine per 6mila abitanti. Dagli Atti, documenti e fatti quella realtà su cui qualcuno vuole il silenzio...
More...Gli approfondimenti (da Atti e fatti) sulla colonia della 'ndrangheta nell'Emilia occidentale (ed oltre), dopo l'Operazione AEMILIA...
More...Più si incrociano i dati delle diverse inchieste antimafia più emergono le cointeressenze dell'affare "Porto di Imperia"...
More...La centrale a carbone di Vado Ligure pretende di continuare a devastare ambiente e salute. Alcuni la difendono...
More...L'inchiesta che ha portato alle condanne per 416-bis nell'estremo ponente ligure...
More...Nuovo Consiglio Regionale della Calabria. Un ritratto di Francesco D'Agostino...
More...Dalle inchieste savonesi a quella di Genova, l'illegalità devastante che dominava la CARIGE con il clan BERNESCHI...
More...Domandarsi da dove venga la fortuna imprenditoriale dei FOGLIANI è legittimo. E noi lo facciamo...
More...Uno dei più potenti boss della 'ndrangheta ancora libero al Nord. Ecco perché occorre fermarlo...
More...Di nuovo Genova e la Liguria piegate da un territorio senza difese ed altro cemento...
More...Li abbiamo attenzionati dall'inizio. I loro affari e rapporti. Ora sono dentro...
More...Dall'inchiesta "PANDORA" intrecci indicibili che non si vogliono affrontare. Sveliamoli...
More...La storia attraverso inchieste ed Atti della famiglia che ha scalato il mercato savonese...
More...
La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
VAI ALLA MAPPATURA
Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
VAI ALLO SPECIALE

Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
VAI ALLO SPECIALE

La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
VAI ALLO SPECIALE
Omicidio Alpi: la pista radioattiva di Riccardo Bocca
Dall'inchiesta sullo spiaggiamento della motonave "Rosso", una nuova ipotesi sull'assassinio della giornalista del Tg3. Un'esclusiva de "L'espresso"
E’ una sequenza sconcertante. Si parte dalle rivelazioni sulla morte della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin. Si passa ai rapporti tra grandi trafficanti d'armi e la 'ndrangheta. Si continua con lo spionaggio militare e la costruzione di telemine usate dagli argentini nelle isole Falkland. E ancora: si parla del piano per corrompere funzionari e parlamentari europei. Si torna a fare il nome del gran maestro Licio Gelli. Fino all'ultima, grave, novità: il ritrovamento in una discarica abusiva sulle colline calabresi di diossina e altre sostanze tossiche.
Tutto questo, e altro ancora, sta emergendo dalle indagini e le audizioni relative al caso della motonave Rosso, spiaggiata nel dicembre del 1990 a Formiciche, in provincia di Cosenza. Per 14 anni si è sospettato che l'imbarcazione dell'armatore Ignazio Messina trasportasse rifiuti nocivi o radioattivi, e che lo spiaggiamento fosse stato un fuori programma dopo il tentativo non riuscito di affondare la nave. Su questa ipotesi ha lavorato la Procura di Reggio Calabria, stoppata nel 2000 dall'archiviazione e dalla morte sospetta del capitano di corvetta Natale De Grazia, consulente chiave dei magistrati. Ora i faldoni sono passati alla Procura di Paola, la quale lavora su due capi d'accusa: l'affondamento doloso e lo smaltimento di rifiuti nocivi.
Ancora tre mesi, assicura il sostituto procuratore Francesco Greco, e l'inchiesta sarà chiusa. Nel frattempo sono in molti ad aspettare col fiato sospeso. Gli investigatori inseriscono infatti la vicenda della Rosso in un più ampio scenario ambientato tra gli anni Ottanta e Novanta, quando 47 navi affondarono misteriosamente nel Mediterraneo. La stragrande maggioranza degli indizi in possesso degli inquirenti fa pensare che a bordo di queste navi ci fossero rifiuti pericolosi, e che il traffico internazionale avesse come protagonisti industriali e politici, mafiosi e trafficanti d'armi. Un'ipotesi di gravità assoluta, anche per le coperture che una simile attività richiedeva. Come altrettanto gravi sono i sospetti che da sempre pesano sull'ingegner Giorgio Comerio, il faccendiere lombardo che in quel periodo propose a vari governi un singolare sistema per smaltire la pattumiera radioattiva: stiparla in missili-penetratori e spararla sotto i fondali marini.
Di tutto ciò si sta occupando, oltre che la magistratura, la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dal deputato di Forza Italia Paolo Russo, tra i primi a lanciare l'allarme nazionale. E proprio la sua Commissione ha convocato a Cosenza il 18 e il 19 novembre scorsi alcuni personaggi fondamentali della vicenda. Carabinieri, magistrati, esperti di radioattività, ufficiali delle capitanerie di porto, ambientalisti, testimoni oculari. Ciascuno ha raccontato nel corso di audizioni riservate o del tutto segretate particolari clamorosi e sconosciuti. Un impressionante quadro d'insieme che 'L'espresso' propone in queste pagine, partendo dal cosiddetto business delle 'navi a perdere' fino ai giorni nostri.
Per cogliere l'importanza del caso Rosso bisogna infatti tornare a 17 anni fa, quando al largo di Capo Spartivento, davanti a Reggio Calabria, affonda la nave Rigel. Gli inquirenti sospettano che trasportasse scorie radioattive, e le stranezze non mancano. "L'imbarcazione", dice Angelo Barillà di Legambiente alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, "affondò con il mare liscio come l'olio, senza nemmeno lanciare il mayday". "Dopodiché", continua il maresciallo dei carabinieri Domenico Scimone, "l'equipaggio fu tratto in salvo dalla nave Karpen, proveniente dalla Jugoslavia, e condotto in Tunisia, dove sparì dalla circolazione. A quel punto la Procura di La Spezia spiccò un ordine di cattura internazionale nei confronti del comandante, il quale aveva dichiarato l'affondamento con coordinate non veritiere", ma inutilmente.
Per la cronaca, il relitto della Rigel non è più stato individuato. In compenso è diventato il simbolo della stagione in cui le navi colavano a picco una dopo l'altra nel Mediterraneo. E soprattutto è stato l'elemento che ha permesso agli investigatori di intercettare il faccendiere Giorgio Comerio, titolare della società Oceanic disposal management (O.d.m.) e dell'omonimo progetto per sparare missili zeppi di scorie dentro i fondali marini. "Durante la perquisizione nella sua casa di Garlasco", ricorda l'ex titolare dell'indagine Francesco Neri (oggi sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Reggio Calabria), "ho trovato un'agenda con l'appunto 'Lost the ship' al giorno 21 settembre 1987: proprio quando la Rigel è affondata (...). Ecco come mi sono agganciato al Comerio: con questa annotazione sull'agenda e con la constatazione dell'International maritime organization che quel giorno nel mondo era affondata soltanto quella nave".
Da lì in avanti la figura di Comerio è diventata un punto fisso nell'inchiesta di Neri. Un nome che rispuntava sempre: quando si studiavano i traffici di rifiuti nucleari, quando si passava a quelli di armi, quando si indagavano le relazioni con la malavita o i più incredibili segreti militari. "Il giorno che lo interrogai (sulle scorie radioattive, ndr)", racconta Neri, "mi disse: questi rifiuti non si possono buttare nell'atmosfera con gli Shuttle perché esplodono. È pericoloso interrarli perché i gas che si sprigionano coi terremoti possono provocare catastrofi ancora peggiori. Quindi l'unico posto è il mare. Ha continuato dicendo che lui li gettava con boe oceaniche di rilevamento e coi satelliti che controllavano il sito. Affermava di aver scelto, tutto sommato, il modo meno criminale di di sfarsene. Questa fu la sua difesa...".
Una tesi che non convinse il sostituto Neri. Una copia del piano O.d.m. di Comerio era stato infatti trovato sulla plancia della motonave Rosso dopo il suo spiaggiamento. E c'era dell'altro: "A Garlasco", ricorda Neri, "ho sequestrato le telemine, i progetti di telemine e le loro fotografie. Credo sappiate benissimo", prosegue rivolgendosi alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, "che le telemine sono state costruite per affondare i tre incrociatori della marina militare inglese nella battaglia delle Falkland. Tant'è vero che poi, quando scoprirono che Comerio era al servizio del nemico e costruiva le telemine a Malta, tra gli inglesi stessi, fu espulso (dall'isola, ndr). Lo stesso Sismi rimase spiazzato dagli elementi probatori che acquisimmo durante le perquisizioni, perché Comerio veniva ritenuto un truffatore, un 'acchiappafarfalle', mentre invece, come abbiamo scoperto poi, godeva di copertura ad altissimo livello. Ad esempio ha sottratto (lo studio per l'affondamento dei siluri con le scorie radioattive, ndr) a Ispra, quindi all'Euratom ... Non so se qualcuno di voi (deputati, ndr) abbia il permesso di andare ad Ispra, ma credo di no. Penso che neanche i parlamentari italiani possano entrare lì come ci entrava Comerio... Fatto sta che lui sottrae questo progetto, comincia con l'O.d.m. e si contorna di tutti i grandi trafficanti d'armi - parliamo di Gabriele Molaschi, Jack Mazreku e via dicendo. Se ne va in Guinea Conakri e stipula un contratto; se ne va in Somalia e ne stipula un altro con Ali Mahdi. Praticamente i signori della guerra all'epoca operavano in Somalia, dove c'erano due fazioni, e lui si alleò con Ali Mahdi. Ci sono anche fax con i responsabili della Somalia...".
In questo clima, spiegano lo stesso Neri e il maresciallo dei carabinieri Nicolò Moschitta alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, scatta il nesso tra il traffico d'armi, quello delle scorie radioattive e la morte di Ilaria Alpi. Un tragico incrocio che parte da lontano. "Comerio", racconta Moschitta, "aveva progettato di affondare in mare le scorie radioattive, ma prima di fare questa attività doveva ottenere alcune licenze dal Parlamento europeo. Per riuscirci aveva redatto - sono atti e documenti che abbiamo trovato - un progetto di corruzione di membri e funzionari del Parlamento europeo. Una volta ottenuti questi permessi si sentiva autorizzato a inabissare in mare tutto quello che gli capitava. Il suo", dice Moschitta, "non era uno scherzo. Abbiamo trovato progetti di inabissamento riguardanti quasi tutte le coste dell'Africa. Era interessato a tutti i Paesi, ma in modo particolare a quelli dove la situazione politica era instabile, perché secondo lui l'instabilità del governo consentiva di corrompere i vari funzionari e gli stessi presidenti. Proprio come nel caso della Somalia".
Qui, testimonia il maresciallo Moschitta, "Comerio aveva corrotto Ali Mahdi, riuscendo così a ottenere le autorizzazioni per inabissare le sue scorie. Ricordo che un giorno, mentre svolgevamo questo tipo di accertamento, ci pervenne una comunicazione da Greenpeace di Londra nella quale si diceva che al largo della Somalia, nella zona di Bosaso, c'era una nave che inabissava in mare dei fusti. Quelle indicazioni, da noi riscontrate, erano identiche a quanto contenuto nel progetto O.d.m. di Giorgio Comerio". "Certo non potevo fare una rogatoria con Ali Mahdi", dice alla Commissione il sostituto Neri, "cioè andare in Somalia e farmi uccidere come hanno fatto con Ilaria Alpi, quindi ho mandato gli atti al collega competente per l'indagine. Dopo qualche tempo mi ha chiamato e mi ha detto che avevo ragione: la figlia del sindaco di Bosaso aveva dichiarato che Ilaria Alpi era stata uccisa perché seguiva il traffico dei rifiuti radioattivi in Somalia". "E l'unico che inabissava rifiuti radioattivi", fa notare il maresciallo Moschitta, "era questo signor Comerio".
Alla luce di tali testimonianze, si spiega il clima di pesantissime pressioni che ha accompagnato negli anni il lavoro dei magistrati. Anche per questo, racconta alla Commissione il sostituto Neri, "il Sismi ha collaborato molto con noi. Ci ha fornito una certa copertura, tutelandoci dalle minacce che abbiamo subito io, Domenico Porcelli e Nicola Maria Pace (addirittura Porcelli ha scoperto una microspia nella sua stanza, ndr)". Ma questo non ha evitato che l'indagine fosse segnata il 13 dicembre 1995 dalla misteriosa morte del capitano di corvetta Natale De Grazia, insignito nel giugno 2004 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi della medaglia al valore civile alla memoria. "Morì", ricorda alla Commissione Angelo Barillà di Legambiente, "in un momento cruciale dell'inchiesta, mentre si spostava da Reggio Calabria a La Spezia per interrogare l'equipaggio della Rosso. Fece una sosta a Nocera Inferiore e insieme ad altre persone si recò al ristorante. Lui fu l'unico a mangiare il dolce, dopodiché si rimise in viaggio in automobile, si appisolò e morì". Ucciso da cosa? "L'autopsia è stata effettuata una settimana dopo e allo svolgimento dell'esame autoptico prese parte anche il medico dei familiari", spiega Barillà: "Il risultato dell'autopsia fu: arresto cardiocircolatorio, ma ai partecipanti rimasero comunque dubbi. Così un anno dopo i familiari ottennero che si rifacesse l'autopsia, e a quanto mi risulta i parenti non hanno mai saputo l'esito".
Non c'è da stupirsi. Le indagini della Procura di Reggio Calabria hanno toccato livelli straordinariamente alti, degni tuttora della massima attenzione delle istituzioni. Il sostituto Neri, come riferisce lui stesso, ritenne opportuno "informare il presidente della Repubblica dell'epoca tramite il procuratore Agostino Cordova, che collaborava con noi, dicendo che c'erano elementi che attentavano alla sicurezza della nazione". Il Sismi, aggiunge il maresciallo Moschitta, "aveva già attenzionato il nominativo del Comerio per l'operazione che riguardava la fuga di Licio Gelli a Montecarlo. E il procuratore di Reggio Antonino Catanese, riferisce l'ambientalista Barillà, "ha parlato del coinvolgimento di personaggi legati alle cosche ioniche cointeressati ad attività con società tedesche rinvenute nei libri contabili e nella documentazione sequestrata all'O.d.m. per l'affondamento delle navi". Ma Neri e la sua squadra si erano spinti oltre: "A casa di Gabriele Molaschi, socio di Comerio nell'O.d.m., trovai i fax che gli erano stati inviati dalla Spectronix di Tel Aviv, nei quali si diceva di intervenire presso l'Otobreda di La Spezia per poter acquistare i congegni di protezione delle nostre autoblindo utilizzate in Somalia", dice alla Commissione il maresciallo Moschitta: "Si raccomandava di non proseguire per vie ufficiali, bensì sottobanco, e il Molaschi forniva l'ok, dicendo che era tutto a posto e con l'occasione faceva presente che aveva bisogno di tante armi". "Gli israeliani", riferisce il sostituto Neri, "controllavano tutti i movimenti delle nostre truppe in Somalia. Non so per quale motivo volessero controllarci, ma c'era spionaggio militare, vendita di armi, triangolazioni. Comerio, quest'uomo che sembrava un fesso, un quaqquaraquà, uno che andava abbindolando la gente, era invece al centro di un intrigo internazionale".
Poteva una grande impresa italiana come la Ignazio Messina & C. di scutere affari con un personaggio del genere senza sospettare nulla? Poteva trattare, com'è avvenuto nel 1988, la vendita della motonave Rosso senza temere di essere coinvolta in traffici clandestini? E soprattutto: poteva non sapere che sulla plancia della stessa Rosso c'era una copia del progetto O.d.m.? È quello che non convince gli investigatori. I quali partono da un punto certo: Comerio, come ha spiegato il sostituto Neri alla Commissione sul ciclo dei rifiuti, aveva per la Rosso due progetti, entrambi rinvenuti durante le perquisizioni: "Il primo prevedeva l'assemblaggio delle telemine dopo la sua cacciata da Malta; il secondo il montaggio dei cosiddetti penetratori (per sparare le scorie tossiche dentro i fondali, ndr)".
Eppure la Messina, 14 anni dopo lo spiaggiamento, continua a negare. Non conta che il piano O.d.m. sulla motonave Rosso sia stato trovato da Giuseppe Bellantone, allora comandante in seconda della Capitaneria di porto di Vibo Valentia, e che lo stesso Bellantone lo abbia confermato a verbale. Per la Messina è comunque un "falso ritrovamento", e lo scrive in un memoriale di 400 pagine che ha inviato alla magistratura e alla Commissione sul ciclo dei rifiuti. "Vogliamo ristabilire la verità e allontanare le illazioni e le pesanti accuse che pretenderebbero di collocarci al centro di una rete di faccendieri, trafficanti d'armi, agenti dei servizi segreti, uomini di governi e mafiosi", si legge. Parole che non convincono il presidente della Commissione Paolo Russo, il quale commenta: "Le incongruenze contenute nel dossier sono numerose e lampanti, sia riguardo alla fase dello spiaggiamento sia in quelle successive. D'altro canto la mancanza di chiarezza contraddistingue tutta questa storia, e la nostra trasferta calabrese lo dimostra. Ci sono persone che coraggiosamente collaborano e altre che hanno strani ripensamenti".
L'esempio più evidente è quello di un testimone fondamentale, qui senza nome per ragioni di sicurezza, interrogato dai carabinieri lo scorso 17 febbraio. In quell'occasione spiegò come due mesi dopo lo spiaggiamento della Rosso fossero stati portati nottetempo nella discarica pubblica di Grassullo, comune di Amantea, rifiuti della motonave "senza alcuna scorta della Guardia di Finanza o dei vigili urbani". La stessa persona, alla quale di recente è andato a fuoco un capannone agricolo, davanti alla Commissione ha negato tutto.
Strano, ma non raro. Un simile comportamento è stato tenuto da un altro testimone del caso Rosso: il marinaio Giuseppe Scardina, imbarcato sulla motonave Rosso durante l'ultimo viaggio. 'L'espresso' nella sua inchiesta ha pubblicato la deposizione del cuoco di bordo Ciro Cinque, il quale diceva: "Ho il sospetto che nel carico ci fosse qualcosa che doveva affondare con tutta la nave", aggiungendo che Scardina avrebbe commentato: "Tu hai ragione, quello che hai detto è la verità, però io non mi possono mettere contro la Messina: ho bisogno di lavorare". Lo stesso Scardina, tuttora dipendente dell'armatore genovese, ha smentito lo scorso 9 ottobre: "Ero imbarcato sulla Rosso al tempo del naufragio", ha scritto in una lettera ai suoi superiori, "conoscevo il cuoco, ma non ho mai detto ciò che riporta il giornale".
A questo punto 'L'espresso' è andato a rileggere cosa il marinaio Scardina dichiarava il 7 giugno 1997 alla Guardia di Finanza sulle condizioni della motonave e sullo scopo del viaggio: "Quando siamo partiti da La Spezia con la motonave Rosso la nave era sbandata di due-tre gradi sul lato sinistro, e quando prendeva mare lo sbandamento aumentava", diceva: "Tale sbandamento era causato dal fatto che le valvole delle zavorre non mantenevano, quindi perdevamo acqua e non mantenevamo la zavorra. La nave", continuava il marinaio, "era in pessime condizioni, tant'è che il marinaio Borrelli arrivati a Napoli da La Spezia volle sbarcare a ogni costo. Anzi, ricordo che mi disse: 'Scardina, questa nave non mi piace, so che va ma non so se ritorna'. Ricordo pure che a Napoli diede 50 mila lire al medico affinché gli facesse un certificato per sbarcare. Era in ottima salute, sicuramente (stava, ndr) meglio di me".
Non sarà facile per la magistratura sbrogliare questo groviglio di ammissioni e ripensamenti. Troveranno, le tante persone che sanno e ancora tacciono, il coraggio di parlare? E soprattutto: oltre agli eventuali responsabili, riusciranno i cittadini calabresi a conoscere il reale stato di salute del loro territorio? Sulla prima questione nessuno si sbilancia, visto il clima di tensione che regna in Calabria attorno al caso Rosso. Sulla seconda invece le ultime notizie sono importanti e preoccupanti assieme. Il super consulente della Procura Ornelio Morselli ha infatti trovato consistenti tracce di diossina in un sito che fonti confidenziali hanno indicato a Foresta, comune di Serra D'Aiello. Non solo. Nei campioni prelevati ci sono anche furani e policlorobifenili, suoi stretti parenti altrettanto tossici, oltre a rame, nichel e zinco in concentrazioni fuori legge.
"Visto il punto localizzato di rinvenimento, a un metro circa di profondità, si può sicuramente affermare che la presenza di tali sostanze è dovuta all'illecito smaltimento di rifiuti", scrive il consulente tecnico. E aggiunge: se è vero che diossina e furani sono oggi "appena inferiori ai limiti di legge", a differenza dei policlorobifenili che li superano, "si può supporre che la loro concentrazione al momento dell'illecita discarica fosse sicuramente superiore". Tra 1,2 e 1,5 volte maggiore dell'attuale contenuto, afferma Morselli, sottolineando "che potrebbe essere un valore sottostimato" e che "non considera l'accertata presenza, nello stesso tipo di fanghi, di idrocarburi con forte potere solvente".
Per la Procura di Paola è un evidente passo avanti. Le sostanze analizzate, scrive Morselli, non sono compatibili con la realtà artigianale calabrese, viceversa "sicuramente ricollegabili ad effluvi e fanghi prodotti da industrie". Dunque è sempre più teorizzabile che i fanghi provengano dalla motonave Rosso. Il che, se da una parte autorizza l'ottimismo degli investigatori, dall'altra pone serie domande sulla salubrità dell'area indagata. Lo stesso consulente Morselli scrive nella sua relazione: "Non si può escludere un possibile inquinamento delle acque fluviali adiacenti al sito per l'estrema vicinanza di un torrente alla zona di discarica". Né tantomeno si può calcolare "la pericolosità e la tossicità", visto che "ora come allora è strettamente correlata al contenuto complessivo delle sostanze in rapporto al quantitativo globale dei fanghi che le contengono, il quale attualmente non è accertato".
Urgono a questo punto nuove verifiche. Urgono nuove analisi per garantire la serenità della popolazione. Nel frattempo giunge dalle istituzioni locali un importante segnale di collaborazione. L'Agenzia calabrese per la protezione dell'ambiente ha predisposto un Piano di azione integrato e collaborerà alle indagini sulla Rosso. In tempi brevi, si spera.
16 settembre 2004
Indagini radioattive
Governo e Camere devono intervenire subito. E va rafforzato l'ufficio del magistrato che indaga sulla Rosso. Lo chiede il presidente della Commissione parlamentare
colloquio con Paolo Russo di Riccardo Bocca
Non è in vena di diplomazie Paolo Russo 44 anni, presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti e deputato di Forza Italia: "Ci troviamo di fronte a una vicenda di straordinaria gravità -, dice. "E’ indispensabile un'attenzione istituzionale a tutti i livelli, nel nostro Paese e non solo. E urgente che tutti sappiano quanto è successo nei mari e negli oceani del pianeta durante gli ultimi vent'anni. Ci sono elementi per ipotizzare un disastro di dimensioni assolute: ora dobbiamo sforzarci di trovare prove inoppugnabili". I fatti e le testimonianze diventano giorno dopo giorno più allarmanti. Come denunciato da "L'espresso" in due occasioni (la scorsa settimana e nel mese di giugno), dalla metà degli anni Ottanta governi europei e non avrebbero sottoscritto accordi per smaltire illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi. I sistemi erano due: affondarli assieme alle navi sulle quali viaggiavano, oppure stiparli in missili e spararli dentro i fondali marini. Il tutto in combutta con mafiosi, faccendieri e trafficanti d'armi. Un piano scellerato su cui per anni hanno indagato, tra costanti minacce, varie Procure italiane. E che oggi torna all'attenzione grazie al lavoro del sostituto procuratore Francesco Greco di Paola, il quale parte da un episodio emblematico: lo spiaggiamento, il 14 dicembre 1990, della motonave Rosso sulla spiaggia calabrese di Formiciche. L'ipotesi della magistratura è che la nave dell'armatore Igniazio Messina dovesse essere affondata dolosamente, ma che il mare mosso abbia mandato a monte l'operazione, portando la Rosso a riva. Dopodiché, dicono gli inquirenti, sarebbe avvenuto lo smaltimento clandestino di rifiuti nell'entroterra. E non solo . Come raccontato da "L'espresso", ancora oggi sul fondale di Formiciche , dove si è spiaggiata la Rosso. c'è una distesa di materiali sconosciuti...
Inutile girarci attorno: se dopo 14 anni parliamo della Rosso è perché qualcosa di profondamente anomalo è successo. Ed è grave che un fatto tanto inquietante non sia ancora stato chiarito».
Le istituzioni hanno le loro responsabilità. La Capitaneria di porto di Vibo Valentia, ad esempio, ha scritto in un documento che il relitto della Rosso età stato completamente rimosso da Formiciche. Perché?
Tipiche leggerezze di quella stagione".
Leggerezze?
Diciamo cosi: comportamenti anomali che possono dipendere da mille ragioni, sarà la magistratura a dire quali. Resta il fatto che hanno portato a un disastro ambientale di rilievo enorme, rispetto a cui il nostro Paese ha il dovere di intervenire-.
Dopo la scoperta di materiali riconduciteli alla Rosso sul fondale di Formiciche gli ambientalisti ipotizzano oltre all'affondamento doloso e lo smaltimento illegale di rifiuti nocivi, due nuovi reati: la mancata bonifica e la discarica abusiva. Concorda?
Si, ci sono tutti gli estremi. Il che conferma un mio pensiero fisso: bisogna introdurre quanto prima nel nostro codice penale il reato di delitto ambientale-.
Nel frattempo non basterebbe che le autorità calabresi, invece di disinteressarsi del caso Rosso, si mobilitassero per sostenere la Procura di Paola?
Fanno male a non attivarsi. Sbagliano se pensano che questa sia una storia senza fondamento, e ancor più se le ragioni sono altre. I cittadini calabresi hanno il diritto di sapere come hanno vissuto in questi anni. E di sentirsi tutelati oggi che c'è maggiore consapevolezza .
Non trova grave che la squadra del sostituto procuratore Greco non sia stata rafforzata, ma viceversa indebolita, con l'allontanamento dei due massimi conoscitori del caso Rosso?
Lo scriva: la nostra Commissione esprime formalmente il forre desiderio che sia dato al sostituto Greco tutto l'aiuto possibile. Devono rientrare i due collaboratori spostati. E devono aggiungersi, se necessarie, nuove forze».
La vostra Commissione come sta indagando?
"A luglio, dopo il vostro primo articolo, abbiamo attivato una procedura d'interesse. Stiamo cioè convocando i protagonisti del caso, compresi quelli istituzionali. Una volta ascoltati tutti, riferiremo a Camera e Senato e solleciteremo un intervento del governo".
A proposito del governo. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento Cosimo Ventucci ha dichiarato che le istituzioni erano al corrente del piano Oceanie Disposai Management: quello che faceva capo al faccendiere Giorgio Comerio e che prevedeva lo smaltimento di rifiuti radioattivi sparandoli dentro missili nei fondali marini (di cui sono state trovate carte anche a bordo della Rosso).
Una cosa incredibile, questa dei missili... Mentre nel mondo si discute, anche appassionatamente, sulle modalità di stoccaggio e smaltimento delle scorie nucleari, scopriamo un progetto in apparenza fantascientifico e invece molto più vicino alla realtà di quanto si pensi".
È incredibile anche che alcuni Paesi europei abbiano, parole di Ventucci. «trattato e concluso contraili di smaltimento delle loro centrali nucleari tramite i missili». Sono mai stati contattati, questi governi? E sono stati ascoltati i ministri citati nell'inchiesta dei magistrati?
A me risulta dì no.
Com'è possibile, in questa situazione, che l'Unione Europea tratti le questioni ambientali in piena serenità?
"Il nostro Paese deve fare chiarezza e imporre questa storia all'attenzione non solo europea ma mondiale".
Lei esclude che il nostro governo sìa stato coinvolto in questo piano di smaltimento di rifiuti nocivi?
"Non mi sento di escludere nulla, anche se non so immaginare come. Tutto sarà chiarito analizzando l'intreccio di interessi trasversali che negli ultimi venti anni ha condizionato la situazione ambientale, in Italia e fuori".
Non crede che sia urgente un intervento del ministro dell'Ambiente Altero Matteli?
Non è urgente: è necessario".
C'è molto da chiarire anche sulle cosiddette carrette del mare, ossia le decine di navi misteriosamente affondate nel mar Mediterraneo con presunti carichi radioattivi. Lei che idea s'è fatto?
« E dagli anni Ottanta che i Lloyd's di Londra ci segnalano questi affondamenti, diciamo cosi, atipici. I magistrati e le precedenti Commissioni parlamentari hanno indagato, trovando elementi di grande interesse. Ma non la prova sicura della presenza di rifiuti tossico-nocivi o radioattivi".
Si è mai andati tisicamente a verificare cosa c'è a bordo delle navi affondate?
«No. Credo che non sia mai stato fatto nessun accertamento concreto. E credo anche che a questo punto sia indispensabile farlo».
Nel frattempo possiamo escludere che l'affondamento delle "navi radioattive" continui ad avvenire?
Se lo dicessimo sarebbe un falso. Per questo dobbiamo muoverci immediatamente, sfruttando tutta la tecnologia oggi disponibile".
Forse così potrebbe essere chiarito anche il rapporto tra questa storia e la tragica fine di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, suggerito dall'indagine. Lei cosa ne pensa?
È un fatto che Giorgio Comerio avesse affari anche in Somalia. Con altri soggetti senza scrupoli ha proposto alle autorità il progetto Urano: un piano di smaltimento di rifiuti speciali industriali che è formalmente fallito. Ma che non si esclude sia stato portato a termine
Un'ultima domanda. Dal dossier The Network di Greenpeace risulta che Jack R. Mazreku. albanese con residenza a Montecarlo, è stato un manager della Oceanic Disposal Management di Giorgio Comerio. Lo stesso Mazreku ha versato per la concessione del porto di Lavagna, in Liguria. 56 miliardi di vecchie lire. Tutto normale?
La verità è che non ne sappiamo niente Ma approfondiremo, quanto prima.


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
leggi e scarica
gratuitamente
il volume,
in formato.pdf
CLICCA QUI

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SARZANA.
Tra sinistra,
'ndrangheta,
speculazioni
(e l'omicidio
in famiglia)"
edizione aggiornata
al 15 MARZO 2015
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SLOT & VLT
le inchieste,
la storia,
i nomi e cognomi"
- formato .pdf -
clicca qui
SCARICA IL
DOSSIER SU
"DIANO MARINA
LA COLONIA"
QUELLA STORIA
CHE QUALCUNO
VUOLE
NASCONDERE
RICOSTRUITA
ATTRAVERSO
ATTI E DOCUMENTI
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
(ambientale e
sanitario)
- formato .pdf -
clicca qui
SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
SCARICA IL
DOSSIER SU
"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
- formato .pdf -
clicca qui












