I Re' del Bingo condannati per riciclaggio...
Sono i re del Bingo e ora stanno invadendo il nostro paese
con le slot machine legali. Stiamo parlando dei fratelli Joaquin e Jesus
Franco. Le societa' dei due fratelli spagnoli sono nel mirino della stampa
sudamericana per i loro passati legami di affari con un gruppo di riciclatori.
In Italia, invece, sono state prescelte dai Monopoli di Stato come
concessionari e partner nella lotta al gioco illegale. A stupire non e' tanto
il ruolo che i Franco hanno conquistato nel nostro paese, quanto l'anonimato
che circonda le loro fortune. Le connection del gruppo spagnolo con alcune
societa' che riciclavano denaro sporco riguardavano proprio la malavita
italiana. Eppure se ne parla solo in Spagna e Sudamerica.
In Italia Joaquin e Jesus Franco sono due illustri
sconosciuti ed e' un peccato perché la storia di questi due fratelli con la
passione per le scommesse e' davvero interessante. Gia' negli anni Sessanta i
fratelli Franco giravano la Spagna vendendo flipper. Gli affari andavano
talmente bene che qualcuno sospettava una parentela con il 'Generalissimo', ma
era solo un'omonimia. Con l'avvento della democrazia e la legalizzazione del
gioco, i Franco cominciano a costruire le 'maquinas tragamonedas' e nel 1980
uniscono i loro destini con quelli di un'altra coppia di amanti dell'azzardo: i
fratelli José Antonio e Javier Sampedro Martinez. Nasce cose il gruppo Codere,
la premiata ditta JJ & JJ, dalle iniziali dei fondatori. I tempi dei
flipper nelle parrocchie di periferia sono ormai lontani. Codere si lancia nel
business dei casino in Colombia e poi in Cile e oggi la multinazionale fattura
396 milioni di euro. Al comando c arrivata la seconda generazione e i vecchi
Franco si sono defilati: vantano sempre una quota del 40 per cento ma sono i
Sampedro a controllare Codere con il 36 per cento grazie a un patto di
sindacato con il fondo americano Monitor (ha rilevato nel 2003 il 12,5 per
cento).
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo
pubblicato da Espresso.
Nel 2000, con la benedizione del governo D'Alema, il Bingo
arriva in Italia e Codere si allea con l'immobiliarista Vittorio Casale e l'ex
patron della Sweda, Leonardo Ceoldo. Nasce Codere Italia, gli affari vanno a
gonfie vele: oggi Codere controlla il 15 per cento del mercato, possiede le
cinque sale piu importanti e ne ha complessivamente 11 aperte e altre tre in
rampa di lancio. Gli utili arriveranno grazie al Bingo interconnesso (che
permette di giocare su piu sale con premi piu alti) e, soprattutto, grazie alle
slot machine. Ristoranti, bar, sale giochi e alberghi sono gir entrati nell'era
delle mangiasoldi legali.
Il primo novembre scorso, i dieci concessionari prescelti dai
Monopoli di Stato hanno collegato alle proprie reti le 110 mila macchinette
presenti nei locali italiani. E gli spagnoli non si sono fatti cogliere
impreparati: i Franco da soli hanno vinto una delle dieci concessioni, mentre
Codere (Franco, Sampedro e soci) gestira' le machinette del rivale Lottomatica.
Si tratta di un mercato legale, controllato dai Monopoli ma comunque ad alto
rischio. Eppure in Italia nessuno si chiede se le polemiche sudamericane nei
confronti delle due societa' spagnole abbiano fondamento.
"In 25 anni di attivita', né Codere né Recreativos
Franco, hanno subito una sola condanna né una revoca di licenza", dice il
consigliere di amministrazione di Codere e avvocato del gruppo spagnolo, Ramon
Romero. Ed e' vero: le accuse contenute nei dossier del governatore del Parana'
in Brasile, Roberto Requiao o nelle interrogazioni del senatore argentino
Daniel Filloy non hanno portato nemmeno a un capo di imputazione contro Codere
o Franco. C'c stata solo un'azione per scorrettezza amministrativa da parte del
Ministerio Publico Federal in Brasile contro i pubblici amministratori che
dovevano impedire la penetrazione della mafia nel Bingo. "Ma non e'
un'inchiesta penale come la intendete in Italia. I nostri uomini non sono
indagati", precisa l'avvocato del gruppo Ramon Romero, "e in buona
parte e' gia' stata archiviata". A pagina 57 della richiesta del MPF
(Ministerio Publico Federal) brasiliano al giudice federale, datata 19 ottobre
1999, si legge: "Il MPF non pun affermare che Recreativos Franco e'
un'impresa della mafia, ma e' possibile dire che c un'impresa utilizzata e
infiltrata dalla mafia".
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo
pubblicato da Espresso.
Quelle accuse sono basate tutte su carte made in Italy e
riguardano le slot machine. Alla vigilia del debutto dei Franco nell'inedito
ruolo di concessionario dello Stato italiano proprio nelle slot machine, sara'
il caso di dare un'occhiata agli atti dell'operazione 'Malocchio' coordinata
dai pm romani Giovanni Salvi e Pietro Saviotti. Le indagini condotte dal
vicequestore Luca Armeni della Dia di Roma nel periodo 1997-1998 hanno scoperto
una banda di riciclatori e narcotrafficanti guidata dal boss della criminalitr
romana Fausto Pellegrinetti, tuttora latitante. Il suo braccio destro era un
palermitano con ottime entrature in America Latina: Lillo Rosario Lauricella.
Pellegrinetti e Lauricella per riciclare 16 miliardi di vecchie lire, decidono
nel 1997 di comprare e installare in Brasile migliaia di slot machine. Allo
scopo, Lauricella aggancia Recreativos Franco alla Fiera di San Paolo, mediante
il rappresentante del gruppo in Brasile: Alejandro Ortiz. Inizialmente
Lauricella e il suo amico Stefano Rubini stipulano solo accordi commerciali per
distribuire le macchinette dei Franco. Poi, la joint venture italo-iberica
spicca il volo. Il gruppo Franco, senza coinvolgere Codere, entra in societr
con gli uomini di Pellegrinetti. Le consociate del gruppo spagnolo diventano
cose socie di Giuseppe Aronica (non e' indagato), fratello della compagna di
Fausto Pellegrinetti in quattro societr brasiliane: Bmt Brasil Maquinas e
Tecnologia Ltda, Dimares Distribuidora de Maquinas recreativas Ltda, Bingo
Matic Produtos Electronics Ltda e Startec. Nessun manager della Recreativos
Franco né tanto meno di Codere c stato indagato. I pm Saviotti e Salvi hanno
invece fatto condannare gli italiani che riciclavano i proventi del
narcotraffico. Pellegrinetti c stato condannato a 8 anni per riciclaggio,
Rubini a 3 anni mentre Lauricella ha dovuto affrontare un destino peggiore:
dopo avere collaborato con la giustizia, cavandosela con 3 anni e 8 mesi, e'
stato ucciso a Caracas nel 2002. La Dia ci ha messo un po' a riconoscerlo per
via delle numerose plastiche al volto che pern non hanno sviato i suoi sicari.
Era appena sceso dal taxi davanti a un Casino.
"Codere non era assolutamente consapevole di chi fosse
davvero Lauricella", spiega l'avvocato Romero a nome di Codere,
"nella sentenza dei giudici romani nessun comportamento scorretto c
addebitato al nostro gruppo". Anche Lauricella prima di morire ha detto ai
pm che i Franco "sono un'impresa molto seria e non sapevano chi fosse
Fausto Pellegrinetti". Il boss aveva incontrato i rappresentanti dei
Franco in Spagna e si presentava con un falso nome. Pellegrinetti era gir stato
arrestato per traffico di droga negli anni Ottanta ed era nuovamente latitante
in Spagna, a Torre Molinos, vicino a Malaga, a seguito di un nuovo mandato del
3 aprile 1997, quando i rappresentanti dei Franco lo incontrano. Per non
parlare di Stefano Rubini e Lillo Lauricella, che mantenevano i contatti con il
gruppo Franco per conto di Pellegrinetti. Rubini era gir stato arrestato per
riciclaggio nel 1989 dalla polizia spagnola mentre Lauricella, che giustificava
la sua disponibilitr miliardaria con investimenti nell'isola di Cavallo,
proprio per quegli investimenti era stato arrestato nel 1995 dai francesi.
Lauricella e Rubini si presentavano come affermati immobiliaristi. Inoltre, le
loro vicende giudiziarie non avevano portato a sentenze di condanna; ma forse i
Franco potevano essere piu prudenti. "I nostri rappresentanti",
replica il consigliere di Codere Ramon Romero, "non possono fare indagini
su tutti i loro interlocutori e poi Lauricella era stato presentato da Ortiz e
per il gruppo Franco era una garanzia sufficiente". Pur non avendo mai
indagato sui Franco, la Dia c perplessa per il comportamento dei rappresentanti
del gruppo. "Piuttosto ambiguamente", secondo il rapporto conclusivo
della Dia di Roma "si presenta il contenuto di un fax inviato da Jimenez
Manuela (rappresentante commerciale dei Franco, ndr) a Lillo Rosario Lauricella
intercettato il giorno 14 novembre del 1997 alle ore 20 con il quale sono stati
trasmessi degli articoli di stampa apparsi su alcuni quotidiani di San Paolo
del Brasile. Particolarmente significativo appare quello che riporta i
contenuti di una legge in di scussione al Senato, finalizzata all'introduzione
di pene piu severe per contrastare il fenomeno del riciclaggio. Non si spiega il
motivo di inviare un articolo riguardante le modifiche legislative in materia
di riciclaggio se non con il preciso intento di mettere in guardia
l'interlocutore, affinché ne tragga le oppurtune considerazioni e prenda le
adeguate contromisure nello svolgimento dell'attivitr 'a rischio'". Negli
atti della Dia si riporta anche un colloquio in cui Stefano Rubini (uomo del
boss Pellegrinetti) offre a Manuela Jimenez (rappresentante dei Franco) un
pagamento mediante fondi neri. Rubini spiega che hanno "un problema di
b...". La conversazione si tiene in spagnolo e la Dia nota che 'b'
potrebbe significare in quel contesto 'blanqueo', cioc lavaggio di denaro.
Anche perché nella stessa riunione, nella sede della societr Cmp di Roma,
Rubini dice a Manuela Jimenez: "Temos muitissimo dinhero a ser
limpo", che si potrebbe tradurre cose: "Abbiamo moltissimo denaro da
pulire". Lauricella, interrogato sul punto, sostiene che alla
rappresentante dei Franco "non interessava da dove veniva il denaro".
E comunque va detto che Manuela Jimenez respinge il pagamento mediante i fondi
neri. Anche se, pur non volendo partecipare in prima persona ad operazioni
illecite, i rappresentanti del gruppo Franco restano in societr con questo
strano gruppo di imprenditori dai fondi enormi, ma poco limpidi.
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo
pubblicato da Espresso.
L'inchiesta italiana e' deflagrata in Brasile come una bomba.
Nell'azione del Ministerio Publico Federal, abbondantemente rilanciata dal
senatore Roberto Requiao, ora diventato governatore dello Stato di Paranr, e in
Argentina dal senatore Daniel Filloy, si adombrano addirittura rapporti di
tutto il gruppo Codere con i cartelli colombiani. Accuse gravissime, che pern
sono basate su mere deduzioni logiche. I magistrati brasiliani partono dalla
constatazione che il gruppo Codere controlla il Gran Casino di Cali, in
Colombia, per arrivare ad affermare che ci sono pesanti indizi di un
collegamento del gruppo con i cartelli colombiani. "C un'accusa
ridicola", replica Ramon Romero per Codere "in Colombia siamo
presenti in virtu di un accordo con una societr governativa che si occupa di
sanita'. Gestiamo un casinn piccolissimo e non esiste nessuna inchiesta. Tanto
meno per riciclaggio".
Anche negli Stati Uniti, i Franco sono nei guai. Un rampollo
della dinastia, Joaquin, presente nei consigli del gruppo Franco e attivo in
Arizona con una societr esterna al gruppo Codere, c stato arrestato in agosto
per corruzione. "Confidiamo che la posizione del giovane Franco si
chiarisca presto. Comunque, in 25 anni di attivita' ", precisa sempre
Ramon Romero, "abbiamo subito molte inchieste da parte dei governi di
molti paesi e anche da parte delle maggiori istituzioni finanziarie, per
ottenere e mantenere le nostre licenze. E ne siamo sempre usciti puliti. Nel
1998 abbiamo passato anche l'esame della Consob spagnola per la quotazione in
Borsa che abbiamo rimandato solo per il cattivo andamento del mercato
finanziario. Siamo una societr trasparente e puntiamo a essere partner dello
Stato, per il quale raccogliamo le imposte".
Effettivamente in Italia Codere ha scelto due soci che sono
stati sempre in buoni rapporti con il ministero delle Finanze: Vittorio Casale
e Leonardo Ceoldo. Casale ha costruito in passato con la sua Operae Spa,
immobili per il Ministero, mentre Ceoldo si occupava fino al 1990 dei
registratori di cassa con la sua Sweda. Casale vanta anche ottimi rapporti con
le forze dell'ordine. Nella sede della sua societr sono affisse le
gigantografie dei comandi dei Carabinieri costruiti in tutta Italia, da Bologna
a Pontremoli a La Spezia. Personaggio trasversale, in buoni rapporti con le
coop della Lega e con l'Unipol, ma anche con Carlyle e i fondi del Pentagono,
Casale controlla un colosso immobiliare da 500 milioni di euro. Massone dichiarato,
amico dei servizi segreti e degli Stati Uniti, come presidente di Codere
Italia, Casale ha voluto un generale di corpo d'armata della Guardia di Finanza
in pensione: Sergio Frea. Sia Casale che Ceoldo sono citati (ma non indagati)
nell'inchiesta della Dia di Napoli sulla loggia massonica deviata di Salvatore
Spinello, l'anziano gran maestro arrestato nel 2000 insieme al figlio Nicola
dalla Dda di Napoli con l'accusa di aver violato la legge Anselmi. Padre e
figlio, secondo i magistrati napoletani "promuovevano e dirigevano
un'associazione segreta e svolgevano attivitr dirette a interferire
nell'esercizio di funzioni di organi costituzionali come il Parlamento".
Spinello aveva ottimi rapporti con riciclatori e mafiosi di spicco come Angelo
Siino. Un massone all'italiana, con ottime amicizie tra i socialisti che
parlava dei massimi sistemi con un filosofo specchiato come Vittorio Mathieu,
presidente dei probiviri di Forza Italia ma che, secondo Siino, avrebbe
concordato con i mafiosi l'appoggio elettorale a un senatore democristiano. E
ancora, sempre secondo Siino, si muoveva per far trasferire a Roma Giovanni
Falcone, annunciando al mafioso il passaggio al Ministero un anno prima che
avvenisse.
Casale e Ceoldo non hanno nulla a che fare con queste storie ma
sono citati nelle intercettazioni di Spinello. E per questo sono stati
perquisiti, ma non indagati. "Sono massone da tre generazioni", dice
Casale "e quando Salvatore Spinello mi chiese la sede della mia societr
per una riunione massonica, gli dissi di se. Era un gran maestro e mi fu
presentato tanti anni fa da persone di grande rilievo. Appena mi sono accorto
che si circondava di brutti ceffi", continua Casale, "lo buttai
fuori".
Ceoldo, invece, c citato nell'ordinanza di arresto perché -
secondo l'autista di Spinello - avrebbe potuto influire in favore di Spinello
sulla Guardia di Finanza. "Ho solo avuto a libro paga per qualche tempo il
figlio di Spinello, Nicola, che faceva il fiscalista", dice Ceoldo:
"Era anche bravo tanto che stipulai con lui un contratto continuativo. Ai
magistrati ho consegnato tutte le fatture. Non ho mai avuto a che fare con la
massoneria né sono mai intervenuto sulla Guardia di Finanza".
Nell'inchiesta emergono anche i collegamenti di Casale con i
servizi segreti. Ma l'imprenditore parmense, che ha recentemente acquistato un
palazzo a Roma in piazza del Parlamento per affittarlo alla Camera dei
deputati, non fa nulla per nascondere i suoi buoni rapporti con i servizi.
Anzi: si dice in giro che sia entrato nel business del gioco proprio con la
benedizione degli 'apparati statali' che volevano controllarlo. Anche a livello
locale i soci di Codere Italia sono personaggi di respiro 'atlantico'. Per
esempio, le tre sale Bingo di Codere nella provincia di Catania, sono state fondate
insieme ai figli del cavaliere del lavoro Mario Rendo, da sempre in ottimi
rapporti con i repubblicani italiani e con l'amministrazione repubblicana
statunitense.
Articolo sulle
Slot machines nelle
Sale Bingo
pubblicato da Espresso.
Quante ombre sulle
scommesse
I guai con la giustizia dei partner italiani della societr dei Franco
Gli spagnoli di Recreativos Franco, nonostante le scelte poco oculate dei
partner italiani per i loro affari brasiliani, non hanno mai subito una
condanna. Qualcun altro tra i concessionari italiani che gestiranno la rete
delle slot machines non pun fare altrettanto.
Per esempio, Maurizio Ughi, presidente della Snai, che
controlla quasi il 20 per cento delle
scommesse sportive
italiane e che ora si c lanciata nel
Bingo e nelle
slot
machines,
e' stato condannato per aggiotaggio. Secondo i giudici
milanesi, Ughi annuncin l'imminente possibile convocazione di un'assemblea
straordinaria della Snai per deliberare il riacquisto del 10 per cento delle
azioni della societa'. L'evento non avvenne mai, ma la quotazione della
societa' in Borsa fece segnare un piu 8 per cento. Ughi ha sempre negato di
avere fatto al giornalista del 'Sole 24 Ore' quella dichiarazione.
Guai giudiziari li ha avuti anche la Sisal, che controlla
Superenalotto, Tris e Totip. Il socio di maggioranza, Rodolfo Molo, ha
patteggiato la condanna a nove mesi per false fatturazioni e appropriazione
indebita. Secondo il pm Paolo Ielo, la Sisal sovrafatturava alle societa' di
pubblicita' negli anni Novanta per costituire fondi neri per miliardi di lire
che poi finivano in parte sui conti di Molo. Dopo aver restituito 24 miliardi
di lire nel 2001, Molo ha patteggiato una condanna a 20 mesi. Grazie alla
riforma del falso in bilancio nel settembre scorso la pena c scesa a nove mesi.
Molo a seguito dell'inchiesta si c dimesso da presidente di Sisal. Ma nel
maggio del 2003 ne c diventato presidente onorario.
Anche i concessionari che sono appena sbarcati in
Italia per gestire la rete delle
slot machine hanno qualche ombra nel passato. La Gtech, il
gigante americano delle lotterie e delle
scommesse con un fatturato di un miliardo di dollari,
recentemente c stata coinvolta in un'inchiesta in Brasile. Waldomiro Diniz,
uomo di fiducia del presidente brasiliano Lula da Silva, ha ammesso di avere
incontrato Carlinhos Cachoeira, il boss delle
scommesse clandestine di Rio de Janeiro nel 2003 per fare da
intermediario tra il boss e due direttori della Gtech. Gtech, secondo Diniz,
mirava al rinnovo di un contratto di gestione delle lotterie da 130 milioni di
dollari.
Slot machines nelle sale Bingo di Marco
Lillo