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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
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Uccisi in un agguato alle 19 i cognati Vincenzo Spena, 28 anni, e Domenico Vaccaro, di 26, in una Jeep parcheggiata in pieno centro
Duplice omicidio, Lamezia sotto assedio
Salta la seduta del consiglio comunale sulla criminalità. Loiero: ci vuole una terapia d'urto
di Vinicio Legnetti
Lamezia
Dodici colpi di pistola per togliere di mezzo Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro. Chi ha agito l'ha fatto con estrema precisione, sparando dritto al cuore delle vittime predestinate. E scegliendo anche il tempo giusto: poco prima delle 19 in una strada frequentatissima come via della Vittoria, mentre in consiglio comunale si discuteva di emergenza criminalità.
Spena e Vaccaro erano cognati. Il primo, 29 anni, gestiva una sala giochi a Crotone, Vaccaro invece faceva l'operaio nella piccola azienda edile del padre. Ieri sera erano a bordo di una Jeep, ed erano arrivati in via della Vittoria con la moglie di Spena. Che è scesa un attimo per entrare nell'autosalone Aiello. È qui che la signora ha sentito la raffica di colpi esplosi da una calibro 9, è uscita fuori e s'è trovata davanti i cadaveri crivellati del marito e del fratello.
Quando sono arrivati poliziotti e carabinieri hanno trovato i corpi senza vita accasciati sui sedili anteriori del fuoristrada grigio, una Beretta sull'asfalto e 12 bossoli sparsi. Testimoni? Questa volta ce n'è uno, è attendibile ed ha visto dall'alto con occhio molto discreto tutta la scena. Si tratta di una videocamera che il titolare dell'autosalone ha piazzato all'ingresso, proprio dove Spena e Vaccaro avevano parcheggiato la Jeep e stavano aspettando che la signora tornasse. Su questo filmato da ieri sera gli inquirenti stanno indagando senza tralasciare nessun particolare. E nella notte di ieri sono partite perquisizioni a tappeto in tutta la città alla ricerca del killer che s'è dileguato, ma che non sapeva d'essere videosorvegliato mentre portava a termine con scientificità la sua missione di morte.
La notizia dell'omicidio in pochi minuti ha fatto i l giro della città ed è arrivata in consiglio comunale, dove c'erano anche tre esponenti della Regione per discutere dell'attentato al depositi di gomme, davanti al commissariato di polizia, che ha totalmente distrutto una palazzina a due piani lasciando senza tetto quattro famiglie. La seduta è stata sospesa tra le polemiche di chi invece voleva continuare a discutere.
Negli ultimi sette giorni a Lamezia ci sono stati 13 attentati intimidatori, e dall'inizio dell'anno 84 (quelli denunciati). La città è stata presa d'assalto dai clan. E dopo l'incendio di via Perugini il procuratore della Repubblica ha detto: «Sembra d'essere a Beirut».
Dopo il duplice omicidio è intervenuto anche Agazio Loiero. Il presidente della Regione ha dichiarato: «In un Paese democratico non ci possono essere zone senza legge. E Lamezia non può rimanere infeudata alla 'ndrangheta. Bisogna correre ai ripari.
Chiederò al ministro dell'Interno Giuliano Amato un progetto d'urto contro la criminalità organizzata che tenta di condizionare la vita civile di una città così importante. Troppo è stato finora lasciato al caso. Non se ne può più».
Per il sindaco lametino Gianni Speranza «quello che sta succedendo, l'escalation sempre più grave, dimostra che c'è un "caso Lamezia", cioè un problema acuto e drammatico nella terza città della Calabria rispetto al quale servono misure forti, durature e coerenti che siano quindi adeguate alla gravità della situazione».
Il primo cittadino ha aggiunto che «serve pure che la città reagisca, che la comunità ritrovi quella forza che possiede, e che ha nei momenti migliori, di esprimere le risorse positive e che hanno portato in questi mesi alla costituzione dell' associazione antiracket tra gli imprenditori . Perchè abbiamo bisogno di risposte da parte dello Stato, ma contemporaneamente di una reazione adeguata a livello civile e sociale. L'amministrazione guiderà questo processo nella nostra città».
E il deputato Franco Laratta, dell'Ulivo, ha chiesto ad Amato il coraggio di affrontare la questione calabrese con determinazione, affidando al super prefetto De Sena il compito di agire con strumenti straordinari, altrimenti molti calabresi onesti andranno via dalla nostra regione».
-------------------------------------------I NUMERI-------------------------------------------
Martedì 17 - Bus in fiamme
Tre autobus della ditta Bilotta a nord della città incendiati in serata.
Sabato 21 - Raffica di incendi
Cinque auto bruciate nella notte in diverse zone della città.
Domenica 22 - Coop nel mirino
Un furgoncino della cooperativa sociale Progetto Sud è stato rubato e poi incendiato.
Lunedì 23 - Testimoni di Geova
Fuoco all'ingresso della "Sala del Regno" dei testimoni di Geova.
Martedì 24 - Inferno di gomma
In fiamme la palazzina di via Perugini con deposito di gomme.
Mercoledì 25 - In macelleria
Tentato incendio in una macelleria in centro e un'auto in fiamme nella serata.
Giovedì 26 - Cognati uccisi
Agguato omicida contro i giovani cognati Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro.
84 Gli attentati intimidatori a imprenditori e professionisti denunciati in città dall'inizio dell'anno


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
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