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Omicidio Fortugno Chiuso il controesame
Una maratona di domande per il pentito Bruno Piccolo
Ha risposto confermando tutte le accuse. Il 29 toccherà a Novella
di Paolo Toscano
Reggio Calabria - Sei ore di controesame. Per Bruno Piccollo rispondere alle domande dei difensori è stata un'autentica maratona. Lui ha confermato quanto aveva dichiarato in ordine all'omicidio Fortugno e lo ha fatto con la precisione che lo distingue. Le sue rivelazioni erano state decisive per l'arresto del presunto killer, Salvatore Ritorto, e dei complici individuati in Domenico Novella, Domenico Audino (per lui ieri la Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare) e Carmelo Dessì.
Ieri, nell'aula bunker di viale Calabria, ha ribadito ogni accusa nell'udienza che ha segnato la conclusione della prima parte dell'incidente probatorio fissato dal gip Roberto Lucisano su richiesta dei magistrati della Dda Francesco Scuderi, Marco Colamonici e Mario Andrigo. L'udienza è stata aggiornata a mercoledì 29 novembre per sentire l'altro collaboratore di giustizia del processo, Domenico Novella.
Bruno Piccolo, rispondendo alle domande dei difensori, ha trattato anche le questioni personali più delicate come l'uso sporadico di sostanze stupefacenti e alcoliche a seguito della tragica scomparsa (un incidente sul lavoro) del padre. Il pentito ha parlato dei suoi problemi di salute risalenti agli inizi degli anni Novanta quando ha dichiarato di essere stato affetto da attacchi di panico. Una condizione particolare che l'aveva costretto a ricorrere a cure specialistiche. Ha smentito di aver mai tentato il suicidio e ha spiegato un suo ricovero in ospedale per l'ingestione di farmaci per i dolori a una gamba.
L'avvocato Eugenio Minniti, difensore di Domenico Audino, ha contestato al collaboratore di giustizia la circostanza di alcune telefonate fatte a una donna residente a Locri. Secondo il legale le telefonate erano state fatte in violazione delle regole del programma di protezione. Il pubblico ministero Marco Colamonici ha replicato che le telefonate erano legittime in quanto fatte a persone prive di precedenti penali, non collaboratori di giustizia e, inoltre, fatte dopo i perentori 180 giorni dall'inizio della collaborazione.
Domande sono state rivolte a Piccolo anche dagli avvocati Mario Mazza, Giuseppe Mollica, Rosario Scarfò, Giovanni Taddei, Menotti Ferrari e Antonio Managò. I pentiti sono assistiti dagli avvocati Fioromonti e Maria Carmela Guarino. Erano presenti in aula anche gli altri difensori, gli avvocati Basilio Pitasi, Giacomo Iaria e Annunziato Alati.
In relazione all'arma utilizzata per uccidere Fortugno il pentito nella precedente udienza aveva dichiarato che si trattava di una calibro 7,65. Ieri, su domanda specifica da parte dei difensori, ha affermato che non ricordava se si trattasse di una calibro 7,65 o di una calibro 9x21, pistola questa utilizzata – come accertato in sede di indagini – per il delitto.
L'avvocato Managò, difensore di Alessandro e Giuseppe Marcianò, accusati rispettivamente di essere stati il mandante del delitto e l'autista di Salvatore Ritorto in occasione dell'omicidio, ha voluto approfondire dichiarazioni rese da Piccolo il quale sin dalle primissime dichiarazioni non aveva mai chiamato in causa il caposala dell'ospedale di Locri e suo figlio. Il pentito ha confermato quanto dichiarato ai magistrati della Dda e contenuto nei verbali che sono stati depositati agli atti del processo.
Il gip Lucisano ha chiesto al pentito di precisare alcuni passaggi delle sue dichiarazioni La regolarità delle telefonate fatte da Piccolo spiegata dal pm Colamonici


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SIAMO DI NUOVO
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(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
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