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La cupola delle tangenti
di Marco Lillo e Peter Gomez
La mappa delle mazzette dell'uomo di Storace. Le regalie proseguite con Marrazzo. Ecco la grande spartizione nel governo della Regione Lazio
Non è cambiato nulla. Rubano come prima, anzi più di prima. Alcuni lo fanno col metodo classico della mazzetta: la busta, o meglio il pacchetto pieno di soldi consegnato ai politici in maniera nemmeno troppo furtiva, spesso negli ascensori del palazzo in vetrocemento di via Cristoforo Colombo a Roma che ospita gli uffici della Regione Lazio. Altri, invece, lo fanno quasi alla luce del sole in occasione dell'approvazione di ogni legge di bilancio, quando i consiglieri di maggioranza e opposizione si spartiscono circa 30 milioni di euro di finanziamenti gentilmente concessi a centinaia di organizzazioni, ufficialmente senza fini di lucro, segnalate dai singoli esponenti di partito.
Il risultato è che 15 anni dopo l'arresto a Milano di Mario Chiesa, nella Capitale tangentopoli continua. Con gli stessi vizi di sempre: accanto ai collettori di bustarelle che raccolgono fondi neri per i vertici delle formazioni politiche, c'è la solita pletora di portaborse, dirigenti e funzionari ladri tout-court che fanno la bella vita. Sopra ci sono infine i partiti (quasi tutti) che si dividono in allegria e a norma di legge fondi pubblici dei quali poi nessuno si prende la briga di verificare la reale destinazione. E questa volta non è un 'si dice'. A raccontarlo, ai pm romani Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri, sono due documenti scoperti dai carabinieri nel corso delle indagini sulle truffe di Lady Asl, l'imprenditrice che riusciva a far accreditare dalla Regione le proprie cliniche e i propri laboratori sanitari, versando tangenti a funzionari e politici. Un'inchiesta che ha già portato all'arresto di una mezza dozzina di dirigenti regionali, di un capo di gabinetto dell'ex governatore Francesco Storace e di un suo assessore, ma che ora minaccia di estendersi a tutti i lavori pubblici dell'era del centrodestra.
Operazione Torax Il primo documento è un file di un computer intitolato Torax ('torace' in spagnolo). A scriverlo, con l'intenzione di ricavarne una lettera da inviare a Storace, è stato l'ex assessore ai Trasporti Giulio Gargano, attualmente agli arresti domiciliari dopo aver patteggiato una pena a 4 anni e sei mesi per lo scandalo della sanità. Gargano lo ha preparato per difendersi dalle accuse di aver intascato denaro all'insaputa del partito, mosse contro di lui all'interno di Alleanza nazionale. Con precisione l'ex assessore fa allora il punto della situazione: elenca tutta una serie di appalti relativi alla costruzione di strade, ferrovie e acquisti di bus. Parla della privatizzazione dell'azienda per il trasporto su gomma. Cita quasi tutte le grandi opere del governo Storace più una serie di gare dell'Anas regionale, l'Astral e della società a capitale misto che deve costruire la bretella autostradale per Formia. Ricorda, infine, gli appalti per le pulizie, per le assicurazioni e per la vigilanza. Spesso accanto ai nomi delle aziende vincitrici (ci sono pure le cooperative rosse e alcune imprese considerate vicinissime ad An) indica il nome dei loro referenti politici e in un caso arriva a scrivere: "Tu dovresti ripartire la cifra fra te, Forza Italia e Udc". Poi fa riferimento quasi esplicito a delle somme di denaro mascherate da una serie di 'X'.
Assalto alla diligenza Il secondo documento è invece la lista delle associazioni e degli enti a cui vengono erogati fondi pubblici in occasione delle leggi di bilancio regionali (l'ultima risale al 2006). È un elenco lunghissimo che i carabinieri hanno per ora acquisito solo nella parte riguardante 46 diversi finanziamenti sponsorizzati dallo stesso Gargano e dall'attuale sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi (Udeur), sotto inchiesta per corruzione. Gli investigatori si sono resi conto che accanto al denaro stanziato per iniziative meritevoli, come l'assistenza agli anziani, la promozione di eventi culturali e sportivi, i finanziamenti alle parrocchie, compaiono soldi destinati anche a una serie di organizzazioni amministrate da parenti o collaboratori dei consiglieri regionali. Il sospetto è insomma che alla Pisana (il consiglio del Lazio) ci sia chi sostiene la propria attività politica utilizzando denaro dei contribuenti. Il tutto in maniera formalmente legale visto che quest'anno per ciascuno dei 70 consiglieri sono stati messi a disposizione 350 mila euro (100 mila cash per le associazioni, più 250 mila in conto capitale per i lavori pubblici); che erano 550 mila 12 mesi fa e addirittura circa 700 mila quando alla testa della Regione c'era ancora Storace. Ora i capigruppo dei partiti di centrosinistra, con una lettera al 'Corriere della Sera', si affannano ad assicurare che la prassi è perfettamente regolare, mentre la giunta Marrazzo spiega di aver tentato di ridurre il più possibile gli stanziamenti. Sull'intera materia è stata però aperta una seconda inchiesta, da parte del pm romano Giuseppe De Falco, e dai primi accertamenti è emerso, per esempio, il caso di un'associazione pro Amazzonia beneficiata con più di un milione di euro che, secondo le denunce dei Comunisti italiani, ha sede dove un consigliere ha il proprio gruppo politico 'rosso-verde': stesso indirizzo, stesso numero di telefono. È probabile che in questa indagine finiranno per confluire anche le dichiarazioni, ancora top secret, raccolte durante l'inchiesta su Lady Asl che spiegano le apparenti differenze di trattamento tra i vari consiglieri (più soldi gestiti da membri della minoranza rispetto a quelli della maggioranza) con la necessità di garantire agli sconfitti una sorta di risarcimento elettorale.
Pasqua di bustarelle Il clima che per anni si è respirato in Regione e il via vai di denaro (lecito o meno) che avveniva in quegli uffici lo raccontano, del resto, bene due testimoni. "Ho visto nascondere sacchetti neri, tipo immondizia, in un armadietto blindato. Chiaramente si trattava di versamenti per la campagna elettorale", ha detto Dario Pettinelli, esperto in comunicazioni e fino al 2005 membro dello staff di Storace. "Il venerdì santo del 2002 o del 2003, mentre stavo uscendo dal palazzo della Regione, un fattorino mi consegnò una colomba. Non ricordo chi fosse il mittente, ma il nome non mi diceva nulla. Aprii la scatola e scoprii che dentro c'erano 10 milioni di lire. Denunciai subito tutto ai carabinieri", ha aggiunto spaventato Tommaso Nardini, sino al 2002 segretario particolare dell'ex governatore, delineando i contorni di una situazione ormai fuori controllo.Talmente fuori controllo che l'assessore Gargano, ex fedelissimo di Storace, si trova a un certo punto costretto a difendersi dalle accuse di aver intascato mazzette all'insaputa del partito.
"Voci su Lotito (il presidente della Lazio Claudio Lotito, proprietario d'imprese di pulizie, vigilanza e costruzioni, ndr) e Ciarrapico (Giuseppe Ciarrapico, imprenditore ed editore romano ndr) da cui avrei avuto finanziamenti: né una lira dal primo né mai avuto contatti di alcun genere con l'altro", scrive sul suo computer il politico regionale in una lettera che vorrebbe inviare a Storace, ma che poi sostiene di non aver mai spedito. Quindi prosegue spiegando di quale materie si è occupato e di quali no. Gargano afferma, per esempio, di essere rimasto fuori dalla "gara per la vigilanza in regione". Dice che "né Lotito", il quale cura la security in via Colombo, "né Gravina (Domenico, titolare dell'Italpol, ndr) né Di Gangi (Pasquale, patron della Sipro, ndr) hanno corrisposto nulla al sottoscritto". E aggiunge, facendo forse riferimento all'ex assessore al Personale e attuale vicepresidente del consiglio Bruno Prestagiovanni (An): "Mi risulta però che sono stati chiamati da Prestagiovanni". Infine scrive: "Metro C gara da parte del Comune Roma".
La messa a posto A scorrere il documento Torax è facile andare con la mente ai pizzini con cui Bernardo Provenzano stabiliva la 'messa a posto' (il versamento del pizzo) delle varie imprese. Il boss usava un codice alfanumerico per nascondere l'identità dei suoi compari. Gargano, invece, esplicita i nomi dei presunti complici, ma è più riservato sulle cifre. Quando si tratta di quantificare le mazzette ricorre alle 'X'. Lo fa, per esempio, affrontando il capitolo relativo alla "privatizzazione" di parte del Cotral, l'azienda di trasporto regionale. " La Sita ", si legge nel file, " ci ha fatto sapere che, se vincerà, è disposta a XXXXX, stessa cifra che aveva pattuito con Aracri (Francesco, assessore ai trasporti prima di Gargano, anche lui di An, ndr) però per il 49 per cento del pacchetto azionario, cifra che hanno comunicato anche a Tajani, Ciocchetti e che tu dovresti ripartire tanto a te, tanto Forza Italia, tanto Udc".
Ciocchetti è Luciano Ciocchetti, ex capogruppo Udc in regione, oggi deputato nazionale. Tajani è invece Antonio Tajani, all'epoca coordinatore laziale di Forza Italia e addirittura capogruppo degli azzurri all'europarlamento. Dovevano essere dunque loro i terminali delle presunte tangenti? Non è chiaro. Secondo indiscrezioni Gargano avrebbe già spiegato che in realtà a occuparsi della questione sarebbero stati alcuni personaggi del loro entourage. Pochi dubbi invece su che cosa sia la Sita , la Società italiana di trasporti automobilistici che fattura 230 milioni ospitando sui suoi pullman 10 milioni di passeggeri in tutta Italia. Sulla carta è una controllata dello Stato. In realtà si tratta di una creatura dell'imprenditore pugliese Luciano Vinella che ne detiene ancora il 45 per cento delle quote. Vinella, che vanta rapporti anche con i Ds, è un amico di famiglia di Gianfranco Fini: a Roma affitta un appartamento nel quartiere Trieste alla madre del leader di An e nel 2004, quando l'allora amministratore delegato delle Ferrovie, Giancarlo Cimoli, tentò di toglierlo dalla guida di Sita, ha visto venir giù dai banchi di An un diluvio di interrogazioni parlamentari. Seguite da lettere di fuoco scritte dal vice-ministro Mario Baldassarri. Il risultato? Cimoli fu spedito all'Alitalia e Vinella ricominciò a comandare in Sita. In ogni caso, per quanto riguarda la privatizzazione del Cotral, nel file Torax si legge: "La gara viene sospesa come da tua richiesta".
Le aziende amiche Accenni espliciti alle tangenti, in questo caso forse già versate, non mancano poi in altri brani del documento. Gargano scrive: "Ho fatto consegnare per te XXX euro dall'ingegnere Crivellone ad Abodi". Il riferimento è tutto per il business delle strade. Andrea Abodi è infatti il presidente dell'Astral, l'azienda pubblica delle strade regionali, e dell'Arcea, una società mista che dovrebbe realizzare due autostrade: la Roma-Formia e la Cisterna-Valmontone. Proprio per questo ad Abodi, stando all'appunto, sarebbero stati "delegati i rapporti aziendali" con le società che lavorano per l'Astral e l'Arcea. Umberto Crivellone, l'ingegnere che gli avrebbe consegnato il denaro, presiede invece il consorzio d'imprese che si è aggiudicato la costruzione della tangenziale dei Castelli, quella che dovrebbe decongestionare dal traffico la via Appia. Crivellone e Gargano sono molto amici: l'appartamento dove ha sede l'ufficio politico dell'ex assessore ai Trasporti è di proprietà dell'imprenditore, il quale è anche al vertice del Centro di studi sociali, una delle tante associazioni finanziate dalla Regione. L'amicizia è però una cosa. Il business e la politica sono un'altra. Gargano nella sua lettera, quindi annota: "Tangenziale Castelli perizia variante approvata XX,00 x X=XX,000 (2004)". L'affare ha comunque un secondo risvolto interessante: del consorzio impegnato nella costruzione della tangenziale fa parte la So.Co .Stra.Mo di Erasmo Cinque, membro delle segreteria nazionale di An ed ex presidente dell'associazione costruttori edili di Roma e provincia (Acer).
Lotto continuo L'abitudine di avere un occhio di riguardo nei confronti delle aziende amiche sembra confermata da altri brani del documento. Per la "vecchia gara sulla cartografia", scrive Gargano, "doveva corrispondere Galeazzi perché la ditta era sua. Mi ha assicurato che veniva direttamente da te". L'appalto (3,5 milioni di euro) risulta vinto da un'impresa di Latina, di proprietà di Pasquale Marrone, un imprenditore amico dell'ex deputato di An, Alessandro Galeazzi. Ma Marrone a 'L'espresso' dice: "La gara è stata regolare. Conosco bene Galeazzi, chi però si azzarda a dire che è mio socio o che ho versato un solo euro verrà querelato, perché è falso". Nel suo file l'ex assessore ai Trasporti non delinea comunque un sistema basato esclusivamente sulle mazzette. Spesso fa riferimento solo a una ben poco liberista vicinanza politica: la gara per la sicurezza stradale sarebbe così stata assegnata ad "amici di De Lillo (Stefano, consigliere di Forza Italia)"; quella per un'altra importante via di comunicazione a degli amici dell'ex assessore Francesco Aracri e di un potente dirigente regionale, mentre le imprese che si sono aggiudicate il secondo lotto della strada statale dei Monti Lepini sarebbero state "mandate da Carnevale", verosimilmente il segretario amministrativo della Lista Storace. Tra esse compare pure il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna (Ccc), la più grande coop rossa d'Italia. Non deve stupire. Intercettando i telefoni degli indagati i carabinieri hanno capito che quando si parla di affari il clima è assolutamente bipartisan. Un esempio? Nel maggio del 2006 Gargano, ormai semplice consigliere, chiama il capo della segreteria dell'assessore alla Sanità Augusto Battaglia (Ds) per sollecitare dei pagamenti in favore di un laboratorio di analisi cliniche a lui legato.
Parenti e amici Intercettazione dopo intercettazione si scopre però dell'altro. L'ex assessore sollecita pure "i contributi previsti nell'ambito della legge regionale che riguarda il bilancio". Saltano fuori così una serie di associazioni, come la Polis , la Idee per la vita, la Pensiero e lavoro, la Nuova orizzonti e Il centro studi sociali, amministrate da suoi parenti, amici o collaboratori, alle quali nel corso degli anni sono arrivati due milioni e 200 mila euro, in parte versati all'epoca del centrosinistra. È insomma facile immaginare la sorpresa degli investigatori quando si rendono conto che in Regione esiste un elenco dei beneficiati dei finanziamenti accanto al quale compare il nome del consigliere sponsor. Dalle carte che 'L'espresso' ha potuto consultare emerge, per esempio, che Verzaschi (Udeur) ha ottenuto 270 mila euro in favore degli enti da lui segnalati: 60 mila sono finiti alla fondazione Nova Civitas, i cui uffici sono stati usati da Verzaschi (ora sottosegretario) per la sua campagna elettorale; altri 10 mila all'associazione Bacus, di Sara Ugolini, candidata alle comunali per una lista di Verzaschi pro-Veltroni. È chiaro che una parte dei contributi rappresentano ormai qualcosa di molto simile a un finanziamento pubblico mascherato ai partiti. Per questo suscita interrogativi il milione di euro andato agli istituti Iswel e Irem specializzati in corsi d'informatica. Entrambi gli enti hanno lo stesso indirizzo e numero di telefono di un'associazione politica, il Centro democratico, presieduta dall'ex dc Giampiero Oddi, il patron dei due istituti che fino a qualche mese fa si vantava di rappresentare i 10 per cento degli iscritti romani della Margherita.
"Sono emerse situazioni 'incresciose' come quella della Fondazione Italia-Amazzonia, un milione e 205mila euro, destinati a progetti non meglio precisati o molto di carattere locale", denuncia Maria Antonietta Grosso (PdCi), l'unico consigliere che ha rifiutato di partecipare alla grande abbuffata. La Grosso punta l'indice contro il suo ex collega di partito Alessio D'Amato, che oggi ha creato il suo gruppo rosso-verde. D'Amato smentisce e querela. Comunque siano andate le cose resta il dato politico: se i consiglieri del Lazio vogliono continuare a distribuire finanziamenti a pioggia dovrebbero rendere pubbliche non solo la lista dei beneficiati, ma anche quella dei loro sponsor politici. Solo così sarà possibile rendersi conto a chi hanno regalato i soldi dei cittadini.
Due misteri per Lady Asl
Un tesoro tutto cash, tenuto su conti correnti fin troppo facili da scoprire: senza investimenti, senza comprarci nemmeno un immobile. Possibile che Anna Iannuzzi, ormai nota con il soprannome di Lady Asl, abbia lasciato oltre 30 milioni di euro senza utilizzarli? Una mossa che non si accorda con la scaltrezza del personaggio, capace di costruire dal nulla un piccolo impero della sanità convenzionata. Quel denaro, secondo i magistrati, è il frutto della truffa montata a freddo dalla Iannuzzi con complicità di alto livello: denaro versato dalla Regione Lazio sui conti della Ims e della Medicom, due dei centri della signora delle tangenti, per prestazioni mai effettuate. Per chi erano i soldi? Nelle sue confessioni fiume, solo in parte riscontrate, Anna Iannuzzi sostiene che quei milioni erano la provvista per la campagna elettorale di An: soldi non suoi, ma destinati ai politici. Lei però li trattenne violando gli accordi e ci fu una lite furibonda con l'assessore Giulio Gargano. Il pubblico ministero Giancarlo Capaldo contesta questa ricostruzione a Gargano durante l'interrogatorio, ma il magistrato non sembra sostenerla fino in fondo. E infatti torna alla carica con la Iannuzzi e le domanda: "Mi sembra strano che lei potesse fare un simile scherzetto ad An quando c'era il rischio di una vittoria alle elezioni di Storace, ci dica la verità...".
Non è l'unico punto che resta misterioso. Con il marito Andrea Cappelli i pm insistono sui rapporti con alti prelati. Tentano di esplorare l'ipotesi del socio occulto. Ma l'uomo nega: conferma intense relazioni ecclesiastiche, sbandierate come uno strumento per arginare l'invadenza della politica: "Le faccio un esempio: monsignor Tarcisio Bertone ha inaugurato una delle nostre strutture ed è venuto più volte da noi. Il segretario Joseph di papa Ratzinger, adesso non ricordo il cognome, è stato da noi più volte, il segretario di quand'era cardinale, non l'attuale Georg". Cappelli spiega ai pm di non avere ricevuto dal Vaticano contropartite né richieste, ma che ogni tanto la moglie consegnava donazioni in contanti di "poche migliaia di euro" a diversi monsignori tra i quali anche Bertone, ora segretario di Stato.
Il chirurgo, la coca e le raccomandazioni
Davanti ai magistrati la loro è stata una polemica senza esclusione di colpi. Da una parte Cosimo Speziale, ex direttore generale della Asl Roma B e grande pentito dell'inchiesta sulla tangentopoli laziale che accusa politici ed ex assessori, tra i quali anche l'attuale deputato di Forza Italia Giorgio Simeoni, di aver intascato mazzette a getto continuo. Dall'altra Giulio Gargano, ex assessore di An alla Sanità e ai Trasporti, che si difende ed elenca le ragioni per cui Speziale potrebbe avercela con lui, arrivando a mettere a verbale un episodio dai contorni ancora oscuri. Quando i pm gli fanno presente che Speziale, per una gara relativa alle pompe funebri, sostiene di avergli dato 20 mila euro "sull'ascensore, perché lui aveva paura delle microspie", Gargano, che pure ha ammesso altri contributi, è categorico: "Speziale non mi ha mai dato soldi, anche se una volta, prima della Pasqua del 2004, mi ha dato un pacchetto, che non ho aperto, da consegnare a Niccolò Accame, il portavoce di Storace". Un pacchetto "rettangolare, incartato come fosse un regalo da festa, con un bigliettino sopra che sembrava un piccolo mattone", spiega Gargano, sostenendo di averlo dato ad Accame fuori dalla Regione. Comunque stiano le cose un fatto è certo: dai verbali dell'inchiesta emerge un ritratto del sistema sanità regionale sconcertante. Gargano ricorda che Storace rimproverava al suo manager "di essere totalmente autonomo, di non seguire le direttive" e aggiunge che lo scontro tra i due raggiunse l'apice quando "in occasione di un incidente in cui morì una persona, Storace gli chiese di mettere il primario e tutta l'équipe medica immediatamente fuori ruolo in attesa degli esiti delle indagini, mentre Speziale non fece niente di quanto richiesto". Dopo questo caso ne sarebbe seguito un altro: la storia di un primario neurochirurgo forse cocainomane per qualche mese in servizio all'ospedale Sandro Pertini.
Gargano racconta che il medico doveva "mettere in piedi una struttura importante per l'intervento alla colonna vertebrale". Dopo qualche tempo però Speziale lo chiamò per dirgli: "Ma io questo non lo posso far lavorare, perché questo mi arriva tardi alla mattina, non ci sta mai, questo è cocainomane".
Di fronte a questa obiezione Gargano si tira indietro. "Io questa cosa non la so", gli risponde, "a me di lui mi hanno parlato molto bene. Ma se tu dici che è cocainomane è chiaro che non può fare interventi sulla colonna vertebrale perché metterebbe a rischio seriamente la vita dei pazienti". Il neurochirurgo, di cui l'ex assessore non ricorda il nome, viene comunque messo da parte.
Ma anche a Gargano sembra restare il dubbio: quel medico era davvero un tossicodipendente, oppure quello della cocaina era solo un pettegolezzo utilizzato per farlo fuori?
La sanità è un affare privato
Lady Asl, al secolo Anna Iannuzzi, nei suoi interrogatori punta il dito anche contro due big della sanità privata come i gruppi Angelucci e Ciarrapico. Al pm chiede velenosa: "Perché non indagate anche sugli altri?". E quando si sente rispondere: "Lei ci dia delle indicazioni che se abbiamo dei buchi li colmiamo", non può far a meno di sbottare: "Voi, magistrato mio, ci avete una voragine, mi creda. Per esempio, perché non indagate su Villa Patrizia?". È l'inizio di una serie di presunte rivelazioni tutte ancora da valutare. Lady Asl mette a verbale le confidenze di un direttore sanitario secondo il quale la clinica, che fa parte del gruppo Tosinvest (Angelucci) e che oggi si chiama San Raffaele al Nomentano, sarebbe riuscita a ottenere rimborsi regionali anche per prestazioni per le quali non era stata accreditata. Uno scandalo, protesta Anna Iannuzzi, "però a loro non li arresta nessuno". Il tentativo di Lady Asl è quello di descriversi come la vittima di un sistema costretta a pagare tangenti per ottenere con le mazzette quello che i suoi concorrenti più importanti ricevevano grazie ai rapporti politici. In questo contesto parla anche del 'nemico' Giuseppe Ciarrapico e del suo gruppo Eurosanità che in base a una sentenza del Tar doveva ricevere 50 milioni di euro dalle Asl e che invece, dopo una transazione autorizzata proprio da Storace, si sarebbe ritrovato in tasca molto di più. A seguire la transazione è stato Cosimo Speziale, l'ex direttore generale della Asl Roma B, già arrestato e oggi grande gola profonda dell'inchiesta. Speziale non la contraddice e spiega ai pm: "Il Policlinico Casilino era intoccabile perché Ciarrapico aveva rapporti diretti con Storace: arrivavano le cose già belle e preparate.
Lo sapevano pure le pietre che Ciarrapico è legato a Storace".


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