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La mappatura della Liguria
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Le cementificazioni hanno un
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24.10.2006 - la Repubblica
La vittima era braccata da tempo dai sicari di mafia e ‘ndrangheta
Delitto di Cosa Nostra ergastolo ai cinque killer
Uccisero, 15 anni fa, Luciano Gaglianò
L’auto del pregiudicato venne crivellata di colpi nel centro di Bolzaneto
di Vincenzo Curia
Ergastolo. La sinistra parola è echeggiata per cinque volte, ieri, in Assise. Riguardava Francesco Maurillo La Cognata, Davide Emmanuello, i fratelli Salvatore e Gaetano Fiandaca e Paolo Vitello. Carcere a vita, dunque, per cinque delle dieci persone accusati di aver ammazzato Luciano Gaglianò, un malavitoso braccato da tempo dai sicari della ‘ndrangheta e da killer di Cosa Nostra per vicende di droga non pagata e contrasti insanabili con il gruppo Emmanuello-Fiandaca nel mondo del gioco d’azzardo. Una doccia fredda per La Cognata e Vitello, per i quali erano stati chiesti 25 anni di carcere ciascuno. Situazione diversa quella in cui si trovano Nunzio, Daniele e Alessandro Emmanuello: la richiesta di ergastolo per tutti e tre è stata completamente disattesa; la corte presieduta dal dottor Vittorio Frascherelli (giudice a latere Anna Leila Dello Preite; segretario Stefano Fresia) si è pronunciata per una assoluzione piena. Una consolazione magra per i tre Emmanuello che stanno scontando il carcere a vita per altri delitti. Assoluzione piena anche per Di Caro: con la differenza che questi – su di lui pendeva la spada di damocle di una richiesta di condanna a 25 anni – sarà scarcerato ai primi del prossimo mese, quando terminerà di scontare una condanna a sedici anni per altri delitti.
L’ultima novità per questo intricato processo: la condanna a 10 anni di reclusione per Angelo Celona, il “pentito” che con le sue rivelazioni permise la riapertura del “caso Gaglianò” dopo 12 anni. Condannato a due ergastoli per omicidi commessi in Sicilia, con la prospettiva di dovere trascorrere in prigione tutta la vita, Celano decise di saltare il fosso e collaborare, venendo meno a quel codice d’onore non scritto ma rigoroso degli appartenenti all’”onorata società”. Una confessione particolareggiata, la sua. Con tanto di nomi e attribuzioni dei ruoli assegnati ai componenti del commando scelto per la spedizione di morte. Indicò gli Emmanuello come mandanti, precisò i nomi di chi aveva sparato e quelli di altre persone a suo dire coinvolte nel piano. Il pm Anna Canepa dispose una serie di accertamenti che a un certo punto portarono a dieci incriminazioni e alle richieste fatte poi al processo, richieste che, come si è visto, non hanno però trovato il pieno accoglimento della Corte. Il delitto.Gaglianò fu ucciso la sera del 20 novembre 1991 a Bolzaneto. La vittima, che viaggiava su una “Uno”, venne fermata con un pretesto. Ad aprire il fuoco furono in due: un proiettile lo raggiunse alla testa, cinque alla schiena. In un primo tempo gli inquirenti ritennero di aver individuato gli autori dell’agguato in alcune persone che furono però poi scagionate. I responsabili rimasero ignoti e nell’ombra per anni.


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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
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