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La Regione ha debiti fino al 2022, ma spende come negli "anni felicissimi" - 162 milioni per l'esercito di prima fila. Buste paga dai 50mila ai 200mila euro
Sicilia, il boom degli stipendi d'oro
Burocrate record 1553 euro al giorno
Megaretribuzione per un fedelissimo del governatore Cuffaro al direttore dell'agenzia acque in busta più di mezzo milione
di ATTILIO BOLZONI
Il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro
PER agguantare stipendi da favola sono imbattibili. E anche in tempi duri come questi, di manovre finanziarie e di tasse e di tagli, quelli della Regione siciliana fanno sempre bingo. Sono riusciti persino a sfondare il record del mezzo milione di euro, ancora una volta a Palermo si sono mirabilmente superati. In cima alla lista degli uomini d'oro c'è oggi un burocrate che ogni giorno di euro ne intasca 1553. A fine anno ne porterà a casa 567 mila e 300, lordi e comprensivi di tutte le indennità. È un primato assoluto anche nella Sicilia dei suoi califfi.
Ci sono i conti che fanno acqua da tutte le parti, il deficit della Sanità è salito a quasi 1 miliardo e 300 mila, la Regione ha debiti che deve onorare a cambiali sino al 2022 o al 2027, intanto però spende e spande come nei suoi anni "felicissimi". Anzi, di più. Molto di più.
Fino all'ottobre del 2005 la più pagata della burocrazia siciliana era Patrizia Bitetti, quella signora - in pensione dal dicembre scorso - che avrebbe dovuto far quadrare gli sgangherati bilanci di Asl e ospedali. Servizio delegato per un compenso di 480 mila euro. Nel 2006 la Bitetti è stata raggiunta e sorpassata da un fedelissimo del governatore Totò Cuffaro.
Si chiama Felice Crosta l'ultimo favorito dalla sorte, il numero uno dei super stipendiati di quella macchina mangia soldi che è la Regione. E' il direttore generale della neonata Agenzia per le acque e i rifiuti, 120 dipendenti di una struttura voluta e coccolata dal presidente in persona.
Crosta è vicino a Cuffaro da quando lui era assessore all'Agricoltura nel primo governo di centro sinistra a Palazzo d'Orleans: da quel momento i due non si sono mai più separati. Il beneficiario della busta paga al top delle retribuzioni regionali è andato praticamente a sostituire per un incarico - dopo un interregno dello stesso governatore - quell'alto commissario all'"emergenza idrica" nominato dalla Presidenza del Consiglio a cavallo tra il 2000 e il 2001. Era l'ex comandante generale dell'Arma dei carabinieri Roberto Jucci.
Nonostante avesse cominciato a far arrivare più acqua districandosi fra gli interessi e le competenze di 556 enti e consorzi, il generale è stato mandato via dopo quasi un anno. Jucci dormiva in prefettura e aveva accettato la nomina a costo zero.
Solo un rimborso spese. Ci aveva raccontato l'ex comandante, durante i suoi mesi a caccia d'acqua fra le Madonie e le terre arse dell'agrigentino: "Ho una certa età, mangio una volta al giorno e acquisto due vestiti l'anno, quando il governo mi ha chiesto di scendere in Sicilia mi è sembrato corretto non farmi pagare".
Da 0 a 567 mila e 300 euro per il direttore generale che sovrintende alle acque. E fino a 162 milioni di euro per tutti i dirigenti. Un esercito: alla Regione sono 2220. Nei giorni scorsi qualcuno, a Palermo, ha esaminato alcune tabelle e poi ha confrontato i numeri della Regione Lombardia e quelli della Regione Sicilia. La prima paga i suoi dirigenti poco più di 19 milioni di euro, la seconda arriva appunto a 162. Quasi nove volte di più. A Milano c'è in Regione un dirigente ogni 60 dipendenti, a Palermo un dirigente ogni 6 dipendenti e un capoufficio ogni 2. Sono le performance dell'Anonima che spadroneggia alla Regione.
Gli stipendi dei dirigenti variano dai 50 mila euro fino ai 200 mila dei capoccia dei dipartimenti o di quelle che vengono chiamate "strutture temporanee", che però sopravvivono da anni e anni. I più remunerati naturalmente sono i capi di quei 32 dipartimenti e di quegli uffici speciali "assimilati" ai dipartimenti. La sede di rappresentanza della Regione a Bruxelles, per esempio, è stata appena "elevata" al rango di dipartimento.
Dal 2003 al 2005 sono passate da 375 a 539 le "aree" o i "servizi" o le "unità operative" della Regione, un aumento del 43 per cento. Su ciascuna area o servizio o unità operativa è seduto un dirigente che percepisce un'indennità gallonata. I posti più ambiti sono 600. Chi ce la fa a entrare in un ufficio di gabinetto ed è "in diretta collaborazione" con qualche assessore, è messo in condizione di guadagnare anche il doppio di un pari grado. Quei 600 baciati dalla fortuna costano circa 10 milioni di euro alle casse regionali.
Ma sopra tutto e tutti ci sono loro, i 9 nuovi uomini d'oro. Capi del Fondo sanitario. Capi della Programmazione. Il Capo della burocrazia di Palazzo d'Orleans. E sopra di loro quel Felice Crosta con i suoi 1553 euro al giorno. E' di queste settimane l'ultima "rivoluzione" nei palazzi della Regione. Nuove nomine, trasferimenti, rotazioni. Per alcuni è stata come una tombola.
Rafforzato l'asse fra l'Udc e Forza Italia e l'Mpa dell'autonomista catanese Raffaele Lombardo, il governatore Cuffaro e i suoi alleati hanno piazzato - ai margini della spartizione questa volta è rimasta solo Alleanza nazionale - tutti i loro uomini nei posti chiave dell'alta amministrazione. Ai Beni Culturali. All'Agricoltura. Alla Sanità. Promozioni di manager tutti "targati" ai vertici e sistemazioni più laterali per gli altri: Corpo delle miniere; Istituto Vite e Vino; Istituto Olio e Olivo.
Ma non contenti di tanto scialo, avevano provato anche a ripescare una "leggina" votata dal parlamento regionale nel 2003. Una delle tante vergogne dell'Ars. In sostanza la "leggina" prevedeva la riassunzione a tempo determinato di alti burocrati della Regione, gente che se ne andava a casa con pensioni da nababbo ma veniva richiamato dall'amico politico di turno come capo gabinetto, direttore generale di qualche struttura o commissario di qualche ente. Un ritorno con tripla indennità: oltre la pensione 50 mila euro annui e anche una gratifica di 35 mila euro, proprio come quella intascata dai dirigenti regionali in servizio permanente effettivo.
Un "ripescaggio" di burocrati in pensione che ha perfino fatto scandalizzare qualcuno all'Ars. Così nel nuovo contratto in scadenza già dalla fine del 2002, la Regione ha ipotizzato tagli a quelle laute indennità elargite ai pensionati con incarichi dirigenziali. Evento clamoroso. Una simile rinuncia - a memoria d'uomo - non si era mai verificata prima all'Ars, l'assemblea regionale siciliana.


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