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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
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in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
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In 106 Paesi punizioni corporali a scuola
Onu: violenza sui bambini emergenza globale
Uno studio delle Nazioni Unite denuncia: oltre 220 milioni di bambini vittime di abusi. Fenomeno spesso socialmente accettato
NEW YORK - Si potrebbe parlare dell'agghiacciante «normalità del male» leggendo i dati sulla violenza esercitata sui bambini nel mondo diffusi da uno studio commissionato dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan, e frutto di quattro lavori di ricerche. Secondo l'indagine circa 150 milioni di bambine, il 14% della popolazione infantile del pianeta, sono vittime di abusi sessuali ogni anno, così come il 7% dei maschi, il che vuol dire 73 milioni di bambini. Inoltre tra l'80 e il 93% dei bambini subisce punizioni fisiche a casa, anche se molti di loro non ne parlano per vergogna e mancanza di fiducia nei sistemi legali. La casa può essere anche un posto pericoloso per le 82 milioni di bambine circa che si sposano prima di compiere i 18 anni e che possono subire violenze da parte dei loro partner. Infine: in 106 Paesi sono ancora permesse le punizioni fisiche nelle scuole. La violenza sui minori è, insomma, largamente accettata nel mondo come qualcosa di normale e spesso socialmente approvata, quando non addirittura legale.
EMERGENZA GLOBALE - «La protezione dalla violenza è una emergenza», scrive il professore Paulo Sergio Pinheiro, autore dello sconvolgente rapporto. Per Pinheiro - riferisce la Bbc on line - questa situazione non è accettabile e decenni di abusi silenziosi non possono rimanere incontrastati. «Molta gente, anche bambini, accetta la violenza come parte inevitabile della vita» spiega l'esperto nello studio, il primo di questo tipo, che registra i vari tipi di violenza, dalla prostituzione al bullismo a scuola, sviluppato in diversi ambienti e luoghi della vita dei bambini: a casa, nella comunità e nelle istituzioni.
SEGNI A LUNGO TERMINE - Queste violenze - sottolineano gli autori della ricerca - possono lasciare gravi segni psicologici a lungo termine. «Esorto gli stati - conclude Pinheiro - a proibire qualunque forma di violenza contro i bambini, in tutte le sue forme, includendo tutte le punizioni corporali, pratiche tradizionali dannose - come la mutilazione femminile genitale, i matrimoni prematuri e obbligati e i cosiddetti delitti d'onore - violenze sessuali e torture e altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti».
Profilo professionale del giudice coinvolto nel blitz anti 'Ndrangheta
Chi è il magistrato arrestato a Vibo
Patrizia Pasquin è in magistratura dal 1980. Ha ricoperto il ruolo di pm occupandosi anche di criminalità organizzata prima della nascita delle Direzioni distrettuali antimafia
VIBO VALENTIA - Patrizia Pasquin, il giudice arrestato dalla Polizia su ordine della Dda di Salerno, è in magistratura dal 1980. Attualmente ricopre l'incarico di presidente di sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, dove ha svolto tutta la sua carriera. Nominata uditore giudiziario al Tribunale di Catanzaro dal maggio 1980 è stata poi destinata, dal gennaio '82, al tribunale di Vibo Valentia. Dal 1986, Patrizia Pasquin ha ricoperto l'incarico di sostituto procuratore della Repubblica sempre a Vibo. Dall'aprile all'ottobre del 2004 ha anche svolto le funzioni di procuratore reggente. Nominata dal Csm magistrato di Corte d'appello dal '94, Patrizia Pasquin è diventata presidente di sezione dal luglio 1995. Dal dicembre 2000 è stata nominata magistrato di Cassazione.
Nella sua carriera la Pasquin si è occupata sia di civile che di penale. In quest'ultimo settore ha svolto incarichi di giudicante (a latere), come giudice istruttore nel primo quinquennio dell'attività, come pm nei nove anni successivi e poi ancora come presidente dei collegi ordinari e di tribunale della libertà e delle misure di prevenzione. Nell'ambito del settore penale si è occupata di indagini riguardanti la criminalità organizzata, reati contro la pubblica amministrazione, ambientali ed edilizi, fiscali, oltre che di misure di prevenzione personali e reali, irrogandone oltre un centinaio in meno di due anni di presidenza della sezione penale. Come pm, in particolare, si è occupata anche di criminalità organizzata prima della nascita delle Direzioni distrettuali antimafia.
Nel 1994, Patrizia Pasquin ha retto per alcuni mesi l'ufficio di procura durante il periodo di vacanza del posto di procuratore, seguendo le prime fasi dell'omicidio di Nicholas Green, il bambino statunitense assassinato nel corso di un tentativo di rapina accaduto il 29 settembre 1994 lungo il tratto calabrese dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria mentre viaggiava a bordo di una Fiat Uno insieme ai genitori ed alla sorella più piccola.
Cittanova La denuncia ai carabinieri di due rumeni
Ridotti in schiavitù
In manette Salvatore Facchineri
CITTANOVA – Guardinghi e timorosi due cittadini extracomunitari rumeni, hanno denunciato ai carabinieri di essere costretti a prestazioni lavorative gratuite e di essere ridotti in stato di completa soggezione ad opera di Salvatore Facchineri, 32 anni, proprietario di un gregge e di un caseificio.
Denunciando il fatto i due rumeni raccontavano agli uomini dell'Arma che da circa due mesi lavoravano in contrada "Querce", agro di Cittanova, in uno stato di schiavitù fisica e morale avendo paura di ribellarsi allo stato di indigenza in cui sono stati ridotti e alle imposizioni del Facchineri, dovendo accudire il gregge, provvedere alla trasformazione dei latticini in formaggio che poi veniva portato nei negozi per la vendita al pubblico, lavorando ininterrottamente per circa 18 ore al giorno, dalle quattro del mattino fino alle ore 22.
I due rumeni hanno anche raccontato ai carabinieri che erano costretti a vivere in una baracca maleodorante priva di ogni conforto, e che dovevano rimanere anche solitari e lontani da estranei non potendo avere neppure contatti con altre persone estranee alla famiglia. Soggiogati dalla paura hanno vissuto questo periodo in totale schiavitù.
A ricevere la denuncia sono stati i Marescialli Marco Volpe e Giuseppe Ciotola i quali, sotto la guida del comandante della stazione, Giovanni Agresta, hanno proceduto alle indagini di rito per verificare la veridicità della denuncia che pare sia stata pienamente riscontrata. I sottufficiali, dopo l'audizione di alcune persone informate dei fatti, hanno proceduto ai rilievi tecnici in contrada "Querce" accertando le condizioni disagevoli in cui i due extracomunitari erano costretti a vivere. Nell'occasione i militari dell'Arma accertavano che il locale attiguo alla baracca in cui dormivano i due rumeni, era destinato a caseificio sebbene fosse privo della dovuta documentazione sanitaria, perciò procedevano al sequestro del locale. Ad assistere agli accertamenti, disposti dal procuratore della Repubblica, Stefano Musolino, che ha assunto la direzione delle indagini, c'era anche Salvatore Facchineri il quale è stato dichiarato in arresto, nella flagranza di reato, e associato alla Casa Circondariale di Palmi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria per violazione dell'art. 600 del codice di procedura penale relativamente alla violazione delle norme sanitarie. (a.m.b.)
Mezzo vuoto o mezzo pieno? O peggio, più vuoto che pieno? Com'è il bicchiere della giustizia dopo le decisioni del Senato in tema di ordinamento giudiziario? Se Castelli canta vittoria, Mastella non gli è da meno. Miracolo? Inciucio? Propaganda politica che legittimamente privilegia certi aspetti tralasciandone altri? Un rompicapo, di fronte al quale l'Uno, nessuno, centomila di Pirandello rischia di essere l'ombra di un sogno. Prima di tutto i fatti. La riforma voluta dal centrodestra comprendeva dieci decreti. Il Senato ne ha mantenuti in vigore 9 su 10. Nell'ottica di chi confidava che il programma del centrosinistra (revisione radicale della riforma) sarebbe stato rispettato, il bicchiere è certamente quasi prosciugato. Torna a riempirsi un poco, però, se si considera che l'unico decreto non confermato riguarda il punto centrale della riforma (carriere dei magistrati e separazione fra Pm e giudici), e che altri due decreti (organizzazione delle procure e illeciti disciplinari) sono stati sì salvati, ma con alcune rettifiche.
Ma attenzione: il decreto non confermato è stato soltanto sospeso fino al luglio dell'anno prossimo, non cancellato. E le rettifiche di cui si è detto, pur positive, non sembrano incidere significativamente sulla sostanza della riforma. I poteri attribuiti al «nuovo» Procuratore capo ne fanno pur sempre una specie di «mandarino», spesso in grado di ridurre i magistrati del suo ufficio al rango di sudditi (significativamente diminuita è la tutela che questi possono ricevere dal Csm). Ne potrà derivare, tra l'altro, una sensibile riduzione della praticabilità della cosiddetta azione penale diffusa, che in questi anni ha tutelato interessi fondamentali: salute, ambiente, sicurezza sul posto di lavoro.
In materia disciplinare sono state corrette alcune formule troppo ambigue, ma non si è fatto abbastanza per restituire ai magistrati le condizioni di serenità necessarie alla loro effettiva autonomia, mentre mancano (persino nei casi più gravi di incompatibilità ambientale) i presupposti perché la giustizia disciplinare possa offrire risposte pronte ed efficaci.
Quanto al bicchiere svuotato (decreti confermati senza modifiche), complessivamente essi realizzano una profonda alterazione - spesso in negativo - dell'assetto della magistratura. Per fare un solo esempio fra i molti possibili, basterà ricordare che la scuola della magistratura è congegnata in modo da esautorare di fatto il Csm, sostanzialmente ridotto a un ruolo notarile per quanto concerne le valutazioni di professionalità (che la Costituzione gli assegna in via esclusiva). Siamo comunque di fronte a un caso rarissimo, per non dire unico: di una maggioranza che (potendo istituzionalmente bloccarla) dà invece amplissima attuazione a una riforma cui - quand'era minoranza - si era duramente opposta...
Se ora dai fatti (le gocce del bicchiere: certamente troppo poche per ubriacarsi...), vogliamo passare alla loro interpretazione, penso che una buona bussola sia ricordare l'intreccio fra inefficienza organizzativa e tentativo di «governare i giudici» che ha contrassegnato la maggioranza di centrodestra della passata legislatura. Un intreccio indirizzato all'indebolimento della giurisdizione come garanzia del rispetto delle regole, nel quadro più generale della concentrazione del potere e della riduzione delle funzioni di controllo (cui era funzionale anche la riforma della Costituzione respinta dal referendum popolare).
La delegittimazione dei giudici ha registrato un crescendo da incubi. Oltre all'insulto sistematico (ancora oggi praticato in Parlamento, come ha documentato Furio Colombo su questo giornale);- oltre all'indicazione delle attività di indagine scomode come iniziative sempre «a orologeria»;- oltre alle famigerate leggi «ad personam»;- ricordiamo la pesante pressione operata dalla maggioranza del Senato (con mozione approvata il 5 ottobre 2001) per indicare ai giudici la «esatta interpretazione della legge» in riferimento a uno specifico processo. Ricordiamo la proposta di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta «per accertare se ha operato e opera tuttora nel nostro paese un'associazione a delinquere con fini eversivi, costituita da una parte della magistratura, con lo scopo di sovvertire le democratiche istituzioni repubblicane» (sic!). Lo sbocco finale di tutto ciò è stata proprio la riforma dell'ordinamento giudiziario, una riforma che si proponeva di assoggettare i giudici al controllo di un potere politico che per se stesso è refrattario ai controlli. Una riforma grazie alla quale la cultura che ha impregnato la lettura della vicenda giudiziaria italiana negli ultimi anni pretendeva di diventare legge.
Contro la riforma (più spesso definita «controriforma») i magistrati hanno ripetutamente scioperato. Per respingere l'evidente disegno di un nuovo modello di magistrato le cui caratteristiche sono quelle del conformista-burocrate. La questione è cruciale per l'equilibrio del sistema istituzionale. Il magistrato non conformista, non burocrate, vede quello che scienza e coscienza gli impongono di vedere. Magari senza entusiasmo e con fatica, perché a nessuno piace sapere che gli arriveranno addosso palate di fango sol perché fa il proprio dovere. Ma è proprio il magistrato che adempie i suoi doveri con rigore che dà fastidio a chi preferisce «servizi» piuttosto che decisioni imparziali. E mal tollera, per questo, magistrati indipendenti e gelosi di tale «status».
Allora la domanda centrale - per concludere - è questa: siamo sicuri che l'attuale maggioranza abbia davvero fatto tutto il possibile per impedire il realizzarsi della pericolosa deriva voluta dalla «controriforma»? Si vedono (o continuano a latitare) quei forti e univoci segnali di discontinuità che sono indispensabili per voltar pagina in tema di giustizia? La notte degli incubi sta finendo o continua a invischiarci?
08.10.2006
La Comunità di recupero "Parlamento" per criminali di razza si conferma unica al mondo. Mentre la Cassazione conferma le motivazioni di condanna, rinviando ad un nuovo appello, con la legge vergogna dell'Unione, Cesare Previti chiede l'affidamento ai servizi sociali...
Intento Bertinotti continua ad istruire la pratica... forse ha ridotto ulteriormente sotto le 35 ore di lavoro (con aumento di salario) il suo impegno istituzionale. (O forse Liberazione ha biosgno di un nuovo finanziamento straordinario come quello avuto tempo fa dal Cavaliere?)
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Le motivazioni dell'Alta Corte: "Gioco di squadra per corrompere
Il giudice Renato Squillante non agì da pubblico ufficiale"
Imi-Sir, la Cassazione conferma le condanne
Previti fu un "intermediario corruttore"
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La madre d'un giovane ucciso gli scrive: vogliamo giustizia. Loiero replica: non dimentichiamo le vittime della violenza
REGGIO CALABRIA – Romano Prodi domani sarà a Locri: nel pomeriggio, infatti, presenzierà alla cerimonia d'intitolazione del "pronto soccorso" dell'ospedale alla memoria del suo primario, Franco Fortugno, il vice presidente del consiglio regionale ucciso il 16 ottobre dell'anno scorso davanti al seggio delle primarie del centrosinistra. È la terza volta che Prodi scende a Locri, ma è la prima nelle vesti di capo del Governo. Era presente ai funerali di Fortugno e poi alla fiaccolata della pace un mese più tardi.
Stretti i tempi e rigido il protocollo: alle 16 Prodi arriverà in elicottero, renderà omaggio alla tomba dell'esponente della Margherita e poi si sposterà al nosocomio. Alle 17,15 Prodi partirà per Catanzaro dove inaugurerà una mostra su Alcide De Gasperi.
Nell'ambito delle manifestazioni sul primo anniversario della morte di Fortugno, giovedì 12 il Consiglio regionale terrà una seduta straordinaria ed aperta. Sabato 14 alle 18.30, nella sala consiliare del Comune, Michele Cucuzza presenterà il suo libro sui «Ragazzi di Locri» dal titolo «Il cielo è sempre più blu». Domenica 15 nella Cattedrale alle 20, il vescovo Bregantini presiederà una veglia. Lunedì 16, il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, scoprirà una targa ricordo a Palazzo Nieddu. Subito dopo incontrerà gli studenti. Nel pomeriggio, alle 15.30, intitolazione a Fortugno della piazza Tribunale. Interverrà il vice premier Francesco Rutelli. Arriveranno a Locri anche i vertici della Margherita di Campania, Puglia e Sicilia. Alle 17,30, nella Cattedrale messa in suffragio di Fortugno; in serata concerto di Ron.
Intanto, nell'imminenza della visita di Prodi, una lettera gli è stata inviata dalla mamma di un giovane ucciso due anni fa da sconosciuti. Liliana Esposito, insegnante di Locri e madre di Massimiliano Carbone, caduto per mano assassina mentre rincasava, così ha scritto a Prodi, facendo anche riferimento all'invito rivolto al capo del Governo da Mario Congiusta, padre di Gianluca, ucciso a Siderno 17 mesi addietro, di «portare un fiore sulla tomba dei nostri figli».
Afferma Liliana Esposito: «Sarei d'accordo, se non ritenessi eccessiva pena per lei, quella di dare compito al suo portarborse di comprare fiori per i tanti morti ammazzati di Calabri terra prediletta. A me, mamma di Massimiliano, basterebbe il più piccolo dei suoi pensieri pieni di bonomia». La lettera così si conclude: «Almeno questo, considerato che da un bel pezzo vacilla quella fede raccomandataci personalmente dl signor Loiero il 7 luglio a Palazzo Nieddu. Mario Congiusta, io stessa e tutti quanti addentiamo verità e giustizia, non soltanto pomesse, ma concretate nei fatti portiamo fieri, come la più alta delle onorificenze, la memoria dei nostri figli, i nostri onorevoli figli». Loiero ha così risposto: «Sono abituato a lavorare in silenzio ed a comunicare risultati. E soprattutto non dimentico gli impegni presi, come quello di sostenere il diritto della signora Liliana Esposito, mamma di Massimiliano Carbone, del signor Mario Congiusta, padre di Gianluca, e di tante altre famiglie della Locride e della Calabria a conoscere la verità sull'assassinio dei loro familiari. E sono convinto di portare a termine presto la missione che essi mi hanno affidato».
«Nell'incontro a Palazzo Nieddu con i Ragazzi di Locrì, la signora Esposito e il signor Congiusta, mi avevano sollecitato un intervento per far assegnare presto alla procura di Locri più magistrati per indagare sui tanti, troppi, delitti di mafia rimasti impuniti – ha detto Loiero – e più volte, da quel 7 luglio, ho incontrato il ministro della giustizia Clemente Mastella, facendo pressioni perchè si colmassero i vuoti esistenti nell'organico dei magistrati, un problema che si trascina da diverso tempo. Il ministro, che ho sentito ancora questa mattina (ieri, ndr), mi ha sempre confermato la sua disponibilità a risolvere la questione. Ci vedremo ancora nella prossima settimana e ho motivo di ritenere che sarà un incontro decisivo, l'ultimo in sede ministeriale prima di coinvolgere il vicepresidente del Csm, sen. Nicola Mancino. Spero vivamente – ha concluso Loiero – che per la Locride ci sia una nuova stagione di speranza e di giustizia. È intollerabile che gli autori di ventiquattro delitti siano rimasti ignoti».
«È passato un anno dal barbaro assassinio di Franco Fortugno e nulla ancora è dato conoscere soprattutto sui mandanti». La Cisl «non può non sollecitare un maggiore impegno finalizzato ad accertare la verità, tutta la verità». Lo afferma il segretario generale della Cisl calabrese, Luigi Sbarra, commentando la visita di Prodi.
«A seguito di quel terribile avvenimento che in parte ha segnato il corso della vita politica ed istituzionale della regione – aggiunge Sbarra – lo Stato attraverso tutte le sue espressioni istituzionali e politiche assunse l'impegno di non lasciar sola la Locride e la Calabria. Moltissimi gli impegni assunti dai governi nazionale e regionale e finalizzati a costruire risposte concrete. Da allora nulla è mutato anzi per certi versi la condizione civile, sociale, economica e produttiva del territorio è andata sempre più aggravandosi».
«Dalla politica e dalle istituzioni ad ogni livello continua a registrarsi, invece – secondo Sbarra – un assurdo atteggiamento di distrazione».
Sbarra invita Prodi a «collocare dentro la manovra economica investimenti e risorse, programmi e progetti per la Calabria e per la Locride in grado di sostenere, solo per citare alcune questioni, il processo di stabilizzazione dei precari Lsu-Lpu nei Comuni attraverso deroghe al blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, l'immediato stanziamento dei finanziamenti per la cantierizzazione delle opere per ammodernare la 106, l'elettrificazione della linea ferroviaria ionica, il completamento delle trasversali Ionio-Tirreno, il mantenimento del bacino dei forestali ad almeno 12 mila addetti».
«Abbiamo apprezzato l'impegno per Gioia Tauro e lo stanziamento di 50 milioni in Finanziaria – conclude quindi Sbarra – ma non basta».08.10.2006
La Comunità di recupero "Parlamento" per criminali di razza si conferma unica al mondo. Mentre la Cassazione conferma le motivazioni di condanna, rinviando ad un nuovo appello, con la legge vergogna dell'Unione, Cesare Previti chiede l'affidamento ai servizi sociali...
Intento Bertinotti continua ad istruire la pratica... forse ha ridotto ulteriormente sotto le 35 ore di lavoro (con aumento di salario) il suo impegno istituzionale. (O forse Liberazione ha biosgno di un nuovo finanziamento straordinario come quello avuto tempo fa dal Cavaliere?)
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La domanda presentata dai suoi legali al Tribunale di sorveglianza di Roma
Condannato a sei anni di reclusione, attualmente è un deputato agli arresti domiciliari


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Dal 29 dicembre si è
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Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
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Nello Giraudo?"
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