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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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Il rapporto di Legambiente
Ecomafie: Liguria in testa nel nord Italia
La nostra regione è all’ottavo posto, nella classifica nazionale per reati di illegalità ambientale
Un poco lusinghiero ottavo posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale nel 2005. E’ quello occupato dalla Liguria, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente sulle Ecomafie. Da questi dati risulta appunto che la Liguria è, fra le regioni del nord Italia, quella in cui i reati di carattere ambientale sono più diffusi. Prima nella classifica, ci sono infatti, regioni tradizionalmente ad alto tasso d’illegalità ambientale, come Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, e poi Lazio, Sardegna e Toscana. Le infrazioni ambientali accertate in Liguria l’anno scorso sono state in tutto 1.087, con 978 persone denunciate o arrestate e 392 sequestri effettuati. La situazione più preoccupante riguarda l’abusivismo edilizio. La Liguria, infatti, è al settimo posto (e in ascesa) per l’illegalità nel ciclo del cemento, con 346 infrazioni accertate nel 2005 (il 5,3% del totale), 440 persone arrestate o denunciate e 90 sequestri. E anche in questo caso si conquista la non invidiabile leadership fra le regioni del Nord. La situazione sembra essere un po’ meno grave per quanto riguarda, invece, le illegalità nel ciclo dei rifiuti, rispetto alle quali la Liguria è al 14° posto, con 169 infrazioni accertate (il 3,5% del totale), 336 persone denunciate o arrestate e 61 sequestri.
Secondo il rapporto di Legambiente, però, cresce in Italia il traffico dei rifiuti: sono 4 mila 797 le infrazioni registrate in questo campo nel 2005 (+16,5% sul 2004), 1.906 i sequestri, 200 in più rispetto al precedente rapporto e 5 mila 221 le persone denunciate o arrestate, più di 14 al giorno. Alla Puglia il record di illeciti con 597 seguita da Campania (514), Veneto (389) e Sicilia (340). Secondo i dati forniti dall’associazione ambientalista, in Italia si commettono tre crimini l’ora contro la natura e il business dell’ecomafia nel 2005 vale ben 22,4 miliardi di euro, mentre la criminalità ambientale allunga i tentacoli sul settentrione, e il Veneto è tra i luoghi privilegiati della rifiuti-connection. Friuli e Trentino le new-entry mentre Campania, Calabria, Sicilia e Puglia mantengono il primato per il cemento illegale. E all’estero la Cina è la nuova Mecca dei rifiuti illegali e della spazzatura hi-tech.
Le indagini dopo la scoperta di domenica
Fusti tossici nel bosco, un giallo inquietante
Accertamenti in corso da parte dei carabinieri e della Asl. I bidoni, una ventina erano stati trovati all’interno di una boscaglia di Geminiano, sulle alture di Bolzaneto
Si indaga a 360° per sapere chi ha abbandonato nei boschi di Geminiano i venti fusti di perlene, percloroetilene, tatracloroetilene e decalite caustica in polvere.
Sostanze tossico inquinanti sia per la natura che per l’uomo. Sul fatto indagano sia gli ispettori dell’Arpal che insieme ai vigili del fuoco hanno messo sotto sequestro l’area sia i carabinieri. Si sta cercando di risalire a chi li possa aver portati ed abbandonati rischiando di mettere in serio pericolo non solo la fauna ma anche la vegetazione dei boschi sulle alture di Bolzaneto. Il primo elemento dal quale potrebbero partire le forze dell’ordine per avviare le indagini è il fatto che questo genere di sostanza chimica viene utilizzata dalle lavanderie industriali per il lavaggio a secco. E per essere smaltita comporta spese e problematiche notevoli che questi malviventi hanno voluto aggirare semplicemente abbandonando i venti fusti di rifiuti in mezzo al bosco. Attualmente i contenitori con all’interno il perlene, percloroetilene,tetracloroetilene e decalite caustica in polvere si trovano ancora in quest’area. Sono sigillati e messi sotto vuota da alcuni speciali teli posizionati dai Vigili del fuoco dell’Nbcr che ne escludono ogni ti fuoriuscita e di eventuale contaminazione del territorio. Nelle prossime ore verranno ritirati da una squadra specializzata in rifiuti pericolosi dell’Amiu che li ritirerà e soprattutto inizierà l’opera di smaltimento. I rifiuti erano stati trovati domenica mattina dalla guardia zoofila Angela Spanò che insieme al compagno Yuri Pericone e ad Alfredo Gianoglio stavano perlustrando la zona di Geminiano. I tre in rappresentanza dell’associazione “Amici degli animali abbandonati” su segnalazione di un cittadino stavano controllando la zona quando si sono trovati davanti i rifiuti. Una ventina di fusti nascosti in una radura dietro ad alcuni alberi alla fine di un sentiero. “Abbiamo svoltato la strada -spiega Spanò- e ci siamo trovato davanti spettacolo. Abbiamo informato subito i vigili del fuoco”. Immediatamente era scattata la bonifica del territorio, il sequestro della parte di bosco interessato dei vigili del fuoco il nucleo Nbcr e degli ispettori dell’Arpal.
Tommaso Fregatti
CORRIERE MERCANTILE - 13.06.2006
I retroscena dell’intrigo internazionale
Rifiuti tossici e sospetti, il business dei poliziotti con l’amico medio-orientale
dal nostro inviato Andrea Ferro
Un alto dirigente di polizia si “preoccupa” della sicurezza di un capo di Stato africano minacciato dalla guerrigli. Un sottufficiale si trasforma in brillante uomo d’affari
Montecarlo - Un super-poliziotto che “ si preoccupa” della sicurezza di un capo di Stato africano mettendo a servizio la sua lunga esperienza. Un altro poliziotto, questa volta un sottufficiale, che gira il mondo sulla scia di interesse svariati e ramificati. Una rete di professionisti genovesi che si muovono sull’onda di questo business travolgente. E, soprattutto, un brillante imprenditore medio orientale di stanza in Riviera che di questa “compagnia” è il punto di riferimento. Fino a diventarlo anche per gli inquirenti. Si dice di lui: personaggio dalle amicizie altolocate, soprattutto all’estero, e tipo particolarmente generoso. Nel senso che dai suoi conti esteri arriva parecchio denaro destinato direttamente agli amici. Come pagamento di consulenze e talvolta, forse, solo a titolo di prestito.
Bisogna arrivare fin qui, nella terra dei principi, perché le indiscrezioni trapelati tra i “palazzi” all’ombra della Lanterna trovino conferma, si solidifichino.
Eccolo il filone genovese della maxi-inchiesta dei magistrati monegaschi su riciclaggio di denaro e traffico internazionale di rifiuti tossici di navi cariche di pattume contaminato intercettate nel Mediterraneo. E’ il tassello di un puzzle che si và componendo. Resta da capire lo”spessore” di questo spicchio e come sia destinato ad incastrarsi (o ad isolarsi) rispetto tutti gli altri. Sotto questo profilo il riservo è impenetrabile. Forse, un giorno, si capirà.
Nel frattempo galleggiano gli atti della rogatoria internazionale condotta tra il 2004 e il 2005 dalla Procura di Genova per conto dell’Autorità giudiziaria monegasca. Il fascicolo è stato affidato dal procuratore Francesco Lalla al sostituto Alberto Lari (e non al pm Enrico Zucca come trapelato in un primo tempo). Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia giudiziaria del Tribunale.
I POLIZIOTTI – Agli atti della rogatoria internazionale compaiono i nomi di due poliziotti: un alto dirigente ed un sottufficiale. Quest’ultimo in forza per lungo a tempo ad un ufficio di polizia giudiziaria della questura di via Diaz, è stato recentemente trasferito ad altra sede con mansioni “non operative”. Un movimento che in questura ha innescato una ridda di voci incontrollate e non qualche imbarazzo (gli attuali vertici di via Diaz risultano comunque estranei all’”affaire”). Perché il trasferimento è scattato solo dopo parecchi mesi dalla fine della rogatoria?
Nel frattempo invece l’alto dirigente è rimasto al suo posto, lontano da Genova. Per entrambi (come per tutte le altre persone finite agli atti della rogatoria) la Procura genovese non ha mai assunto alcun provvedimento. In sostanza i loro nomi non sarebbero mai comparsi sul registro degli indagati. Perché, come è stato spiegato in ambienti della Procura in seguito alla pubblicazione del primo articolo sull’”affaire” dei rifiuti tossici, nel corso degli accertamenti non sono emersi fatti tali da determinare l’apertura di un fascicolo “autonomo” o comunque riconducibili a reati commessi sul territorio nazionale.
LA CONSULENZA – Agli atti della rogatoria internazionale i due poliziotti risultano in contatto con l’imprenditore mediorientale al centro delle attenzioni della magistratura monegasca. Si frequentano, si scambiano informazioni. E collaborano con lui. Evidentemente non solo a titolo di amicizia. Consulenze, si dice. Ma di che tipo? Ed ecco la prima rivelazione monegasca. All’alto dirigente di polizia era stato chiesto di elaborare un progetto per la sicurezza di un capo di Stato africano nel mirino della guerriglia. Una consulenza, si direbbe, al di fuori dei compiti istituzionali del super-poliziotto. Gratis? Forse. Anche se il sospetto che la collaborazione sia stata “ben” pagata, c’è. Qualche settimana dopo infatti su un conto bancario direttamente riconducibile all’alto dirigente di polizia arrivano 58 mila euro. La cifra viene versata attraverso un bonifico disposto da un istituto di credito della Lettonia. Tracce di questo passaggio di denaro sono state rinvenute dai poliziotti della Sezione di polizia giudiziaria del Tribunale in una banca del centro. A rivelarne l’esistenza è un fax “svelato” dalle intercettazioni telefoniche scattate a partire dall’autunno 2004 sulle utenze dell’imprenditore mediorientale.
LE TRASFERTE – Più articolata la collaborazione del sottufficiale di polizia con l’imprenditore al centro della rogatoria. Risulta infatti che i contatti tra i due fossero piuttosto frequenti e improntati ad una certa “complicità”. Nelle conversazioni, intercettate dalla polizia giudiziaria, si parla di vari (e imprecisati) business, di trasferte in giro per l’Europa (e non solo), di amicizie comuni, di viaggi e contatti da stabilire e da mantenere. Un vero e proprio “secondo lavoro” che al poliziotto garantiva un tenore di vita decisamente brillante a fronte di uno stipendio medio di 1500 euro al mese.
IL MEDIORIENTALE – Ma chi è l’imprenditore mediorientale controllato per mesi dalla polizia giudiziaria del Tribunale su mandato della Procura di Montecarlo? Di cui si sa che è trapiantato da tempo in Liguria e risiede lungo la Riviera. L’esordio nel mondo degli affari risale ad una quindicina di anni fa. Partendo con una ditta di import-export con sede a Genova l’imprenditore inizia a tessere una fitta rete di amicizie internazionali sempre più ramificata e altolocata. Traffica di tutto. E tutto, si direbbe, alla luce del sole: minerali, prodotti alimentari, siderurgici, ortofrutticoli. Conduce operazioni immobiliari ed edilizie. In Svizzera. In Africa. E soprattutto in alcuni paesi dell’Est europeo dove il suo nome indice stima e rispetto. Ai giudici monegaschi, evidentemente, non fa lo stesso effetto. E così i magistrati impegnati nell’inchiesta sul riciclaggio e traffico di rifiuti tossici decidono di accertare la natura dei suoi business nella terra dei principi (e non solo) chiedendo la rogatoria che finisce per competenza territoriale sotto la gestione della Procura di Genova.
I poliziotti del Tribunale, incaricati dal Procuratore capo Francesco Lalla e dal sostituto procuratore Alberto Lari, intercettano per mesi l’imprenditore mediorientale come risulta agli atti poi inviati a Montecarlo. E non solo lui: una quindicina le utenze “monitorate” dalla polizia giudiziaria.
AMICI IMPORTANTI – Attraverso gli interlocutori telefonici viene ricostruita la cerchia degli amici, dei collaboratori, dei consulenti, dei “clienti”. A Genova sono parecchi e di svariate estrazioni. Oltre ai due poliziotti la cerchia comprende avvocati, commercialisti, imprenditori, gestori di locali pubblici, rappresentanti della pubblica amministrazione. Si incontrano, discutono, prendono parte a trattative, concludono affari. Verso alcuni di loro sono indirizzati i bonifici bancari partiti sempre da una banca della Lettonia (di cui risulta cliente l’imprenditore mediorientale) ed intercettati dai poliziotti del nucleo di PG in alcuni istituti di credito cittadini. Cifre significativa ma (almeno a quanto ci è dato di sapere) mai clamorose e comunque sempre transitate per vie dirette sui conti correnti bancari degli “amici”. Dell’”entourage” fanno parte anche un ex calciatore professionista e un noto ristorante della riviera di Levante interessati ad una serie di operazioni immobiliari.
Caro Direttore,
Alfonso Pecoraro Scanio commentando la risposta di Celentano a Furio Colombo, a proposito della permanenza delle nostre truppe in Afghanistan, ha detto: perché non eliminiamo le ricchezze dei talebani derivanti dal traffico della droga?
Giustissimo. Sarebbe magnifico! Ma non sarebbe più logico e anche un po più semplice confiscare i beni delle mafie italiane? Certamente Alfonso sa che solo il 5-6% dei beni sequestrati arriva a confisca dopo una decina di anni; che non vengono venduti; che il loro valore è stimato 1.000 miliardi di euro e cioè 2 milioni di miliardi di vecchie lire; che la legge attuale non funziona; che secondo la DIA gli affiliati alle mafie sono 1 milione e 800 mila; che nella legislatura 1996-2001 la Commissione ministeriale presieduta dal Prof. Fiandaca aveva predisposto una proposta radicalmente innovativa che prevedeva l’inversione dell’onere della prova; che i Governi di cui Alfonso a fatto parte l’hanno messa nel cassetto e non se n’è saputo più niente e che forse varrebbe la pena di riportarla alla luce anche per riempire un po’ le casse vuote dello Stato. Alfonso è d’accordo? Se lo è si dia una mossa. Poi si occuperà anche dei Talebani.
ANSA - 11.06.2006
Ambiente: trovati fusti di materiale sospetto a Bolzaneto
Sono 19 e riportano la scritta tetracloroetilene
GENOVA, 11 GIU - Diciannove fusti di materiale sospetto sono stati scoperti nei pressi di una zona boschiva a San Gemignano di Bolzaneto. I fusti riportano la scritta Tetracloroetilene, prodotto usato per le pulizie e considerato rifiuto urbano pericoloso. La scoperta e' stata fatta da alcune persone che erano a passeggio con i loro cani. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a mettere in sicurezza la zona, ed i tecnici dell'Arpal per le analisi del caso.
Il sequestro La gigantesca truffa scoperta dalla Guardia di finanza genovese
I videopoker erano riciclati nelle slot machine di Stato
Erano la versione riveduta e corretta dei videopoker, le macchinette mangiasoldi per anni in mano alla criminalità organizzata. Le vecchie schede elettroniche e i software, molti dei quali provenienti dalla Spagna, venivano riciclati in apparecchi gestiti dai monopoli di Stato. Sono le slot machine sequestrate dalla Guardia di finanza di Genova, circa un migliaio, nell'ambito dell'operazione che ha portato alla denuncia di oltre 80 tra costruttori e assemblatori di queste macchinette e gestori di bar che le hanno messe in attività nei loro locali.
L'inchiesta è stata condotta dai militari della compagnia Genova, agli ordini del capitano Filippo Capineri, e ha interessato pubblici esercizi che si trovano in sedici diverse regioni. Tra le macchinette sequestrate anche quattro prototipi ancora da verificare, depositati a Trieste.
A vario titolo risultano denunciati a 44 procure della Repubblica 85 tra costruttori, assemblatori, noleggiatori o esercenti di attività di bar, ristoranti, circoli ricreativi. L'indagine è partita da Reggio Emilia dove un produttore- noleggiatore si è avvalso di false attestazioni redatte da un ente certificatore esterno all' amministrazione dei Monopoli di Stato (totalmente estranea ai fatti contestati), con cui ha tratto in inganno l'amministrazione dei monopoli e l'ha indotta a emettere dei «nulla osta alla distribuzione» per prodotti non conformi alla normativa vigente.
Le macchine accettavano puntate con vincite ampiamente superiori ai massimali previsti per legge rendendole, di fatto, in tutto e per tutto uguali alle slot machine operanti all'interno dei casinò.
Si tratta di slot machines modificate all'origine nel loro cuore elettronico, rappresentato dalla scheda madre e da un chip. E poi certificate, da enti riconosciuti dai Monopoli di stato, infine distribuite nei bar di tutta Italia.
«Erano programmate ad arte per superare di cinque, sei volte il limite massimo dei cinquanta euro, imposto dalla legge alle vincite - avverte il comandante provinciale della Finanza Cristiano Zaccagnini - »Il rischio sociale di un fenomeno del genere è altissimo».
Il sistema, in base alla legge, prevede che le slot siano collegate in rete con il cervellone elettronico dei Monopoli di Stato. In molti casi questo non avviene e gli stessi ispettori dell'ente statale sono chiamati a intervenire di frequente per mettere on line macchine clandestine. I finanzieri genovesi sono arrivati a sequestrare i quattro prototipi, nel deposito di Trieste, dove gli apparecchi confluiscono prima dell'omologazione.
Il fatturato delle slot machines di Stato, fanno sapere ai Monopoli, rappresenta la quinta industria nazionale, con ricavi di 13 miliardi di euro. Una singola macchina è in grado di incassare in un anno fino a 120 mila euro.
LA TRUFFA
Decine di macchinette mangiasoldi sequestrate dalla Guardia di Finanza in locali pubblici e circoli
”Slot” taroccate, cento nei guai
Modificate dai costruttori per evadere le tasse sulle giocate e aumentare le vincite
Slot machines geneticamente modificate all’origine. Alterate nel cuore elettronico, rappresentato dalla scheda madre e da un cip, al momento della produzione. E poi certificate, da Enti riconosciuti dai Monopoli di Stato, infine distribuite nei bar di tutta Italia.
Le macchine dell’azzardo di Stato avevano un baco informatico, un sistema adottato per ridurre al minimo l’ammontare del Preu, il cosiddetto prelievo erariale unico applicato sulle somme giocate. Non solo. In alcuni casi erano programmate ad arte per superare di 5,6 volte il limite massimo dei 50 euro, imposto dalla legge alle vincite.
Lo hanno scoperto gli investigatori della Guardia di Finanza della Compagnia di Genova e del Nucleo Provinciale della Polizia Tributaria, nel corso di un’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Cristina Camaiori, che ha portato al sequestro di decine e decine di slot machines nel solo capoluogo ligure e di oltre millecinquecento video game in tutto il nord Italia. Almeno un centinaio gli indagati. Sotto accusa, secondo le Fiamme Gialle, ci sarebbero produttori certificatori e gestori degli apparecchi mangiasoldi che hanno sostituito da un anno e mezzo i videopoker, per anni in mano alla criminalità organizzata.
Il sistema, in base alla legge, prevede che le slot siano collegate in rete con il cervellone elettronico dei Monopoli di Stato. In molti casi questo non avviene e gli stessi ispettori delle entrate Statali sono chiamati ad intervenire di frequente per mettere on line macchine clandestine. In questo caso l’industria dell’azzardo sarebbe andata oltre, secondo quando appurato nel corso dell’indagine sulla quale il riserbo degli investigatori è assoluto. I videogiochi appaiono formalmente collegati al cervellone, che si trova a Roma, in realtà sono programmati per consentire giocate in nero e incassi, ai gestori, esentasse.
I finanzieri genovesi sono arrivati a sequestrare anche quattro prototipi, nel deposito di Trieste, dove gli apparecchi confluiscono prima dell’omologazione. Analisi tecniche sono in corso da parte di tecnici specializzati per chiarire i meccanismi della truffa ai danni dell’Erario e dimostrare le eventuali responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nell’affare.
Il fatturato delle slot machines di Stato, fanno sapere al Monopolio, rappresenta la quinta industria nazionale, con ricavi di 10 miliardi di euro. Una singola macchina è in grado di incassare fino a 15 mila euro a settimana: nella sola provincia di Genova ce ne sarebbero parecchie decine di migliaia.
Un’indagine analoga era stata conclusa dalla polizia di Bolzano e aveva portato all’esecuzione di sei provvedimenti di custodia cautelare e alla denuncia di una decina di persone. Si trattava di una organizzazione criminale che faceva capo a un’azienda di noleggio e di distribuzione delle slot machine.
Utilizzando sofisticati sistemi informatici, il gruppo, formato da operatori commerciali e da tecnici, era in grado di “leggere” dagli apparecchi gestiti, dei dati molto inferiori a quelli reali, segnalando quindi all’amministrazione dei Monopoli di Stato volumi di gioco bassissimi a fronte dei consistenti incassi effettivi. Il danno per l’Erario stimato per il 2005 è di circa tre milioni di euro.
Graziano Cetara
ne avevamo già parlato:
GENOVA - NOVEMBRE 2005
Videopoker e Slotmachine
Signora incendiaria o ennesimo
azzardo delle cosche mafiose
clicca qui
GENOVA - NOVEMBRE 2005
Sul racket del 'pizzo' e altre attività delle mafie a Genova
clicca qui
06.2006
Giornale Comune Cinisello Balsamo
Intervista-Incontro con Don Luigi Ciotti
Cittadinanza e Legalità
formato .pdf - clicca qui
LA RICERCA
Alcol, l'allerme abuso scatta nell'adolescenza
Il 33 per cento degli studenti intervistati si ubriaca almeno una volta all’anno, il 48 per cento non beve, il 13 per cento rientra nella categoria dei bevitori problematici
Un aumento del 25 per cento dei trapianti di fegato nei soggetti al di sotto dei 45 anni e una continua crescita di alcolici tra gli adolescenti. Sono dati piuttosto allarmanti quelli forniti da Gianni Testino, presidente ligure della Società Italiana di Oncologia e autore di una ricerca su un campione di 138 alunni degli Istituti tecnici genovesi.
Numeri che confermano ancora una volta come l’abuso di alcol sia una piaga che affligge una grossa fetta di giovanissimi, già alle prese con vino, birra e cockail fin dai primi anni dell’adolescenza. “La Società Italiana di Oncologia si occupa soprattutto di prevenzione secondaria – precisa Testino – il nostro obiettivo è quello di riuscire a capire per tempo quali sono le malatie dovute all’uso di alcol e provare le soluzioni più adatte per riportare il paziente ad una situazione di normalità. Chi subisce un trapianto di fegato ha alle proprie spalle almeno 20 anni di abusi. E se l’età delle persone che necessitano di questa operazione è di 45 anni vuole dire che si è iniziato a bere davvero molto presto. Le indagini che abbiamo effettuato, pur su un campione ridotto, prende in esame una fascia di età compresa tra i 17 e 18 anni. Gli alunni hanno compilato dei questionari e in base alle loro risposte abbiamo avviato una discussione con ciascun ragazzo”.
Secondo la ricerca, il 33 per cento degli intervistati si ubriaca almeno una volta all’anno, il 48 per cento dichiara di non bere affatto, mentre il 13 per cento appartiene alla categoria dei cosiddetti bevitori problematici. “Si tratta di persone che assumono circa 80 grammi di alcol ogni giorno – prosegue Testino – per un totale di 560 grammi a settimana. Molti di loro consumano questa intera quantità nel giro di un solo week-end, creando danni ancora più gravi alla propria situazione epatica e celebrale”.
Una serie di dati che una volta discussi insieme agli intervistati hanno prodotto tre ulteriori tipi di motivazioni. “Il 50 per cento dei ragazzi che si sono dichiarati bevitori abituali hanno addotto come giustificazione del loro comportamento alcuni disagi di tipo psicologico che non sono stati in grado di precisare – aggiunge il presidente della Società Italiana di Oncologia – mentre il restante 50 per cento si divide tra chi fa uso di alcol per seguire la ‘moda’ e chi invece si ritiene suggestionato dai mass media e in particolare dalla televisione”.
Un ulteriore dato allarmante sviluppatosi negli ultimi cinque anni riguarda infine l’aumento del 110 per cento del consumo di alcolici al di fuori dei pasti. “Si tratta di un comportamento molto dannoso – conclude Testino – che vede un incremento del 40 per cento nelle donne al di sotto dei 25 anni”.
d.c.
L’ALLARME – In sei anni passati da 63 a 1.862
Cresciuti a dismisura gli assistiti della Asl 3 per problemi di etilismo
Le terre del Marchese Cattaneo Adorno, latitante in terra brasialiana, sono delle vere e proprie sorprese, quando si scava viene fuori di tutto...
Qui riportiamo l'articolo su un terreno di Masone, apparso su Il Secolo XIX, invece per rivedere le terre che abbiamo alle nostre spalle, del medesimo latitante, vicine a quelle utilizzate dalla "famiglia" Ferro, clicca qui , per la discarica abusiva sempre dietro di noi, circondata da tanti sani orti clicca qui
IL SECOLO XIX – 9 giugno 2006
AMBIENTE – La zona di Cascina ai piani ospitava un tempo una discarica comunale.
Trovati anche rifiuti ospedalieri
Masone, fusti tossici interrati
Nascosti a 30 centimetri di profondità. Segnalati da anni, nessuno li ha rimossi
Tanta spazzatura normale, ma assieme anche rifiuti speciali, tossici, nocivi, addirittura rifiuti ospedalieri. Il tutto ben occultato sotto uno strato di una trentina di centimetri di terra. Teatro della vicenda, Masone, nella località Cascina ai piani.
A fare la scoperta sono stati gli inquilini di quel terreno, Maurizio Paglierini, 46 anni, genovese, insieme a Spartia Piccinno, 32 anni, milanese, psicomotricista. Abitano in quella località sulle alture di Masone, in una fattoria che ospita 14 cani, di cui quattro Labrador addestrati alla pet-therapy, tre cavalli e settanta pecore, sparpagliati su una trentina di ettari. La proprietà è della famiglia del Marchese Cattaneo Adorno.
”Quel terreno – racconta Paglierini – l’ho preso in affitto come area per agriturismo alcuni anni fa. Del problema dei rifiuti non mi era stato detto nulla. Ho saputo successivamente tutta la storia di questa area e che la precedente inquilina aveva già scoperto e fatto causa alla proprietà”.
La storia parte ancora da più lontano nel tempo. Negli anni sessanta l’area detta della Cascina ai piani era adibita a discarica pubblica, prima per conto del Comune di Genova e quindi, per un breve periodo, per quello di Masone. Uno spazio destinato a raccogliere i rifiuti dei residenti appunto prima di quelli sotto la Lanterna e poi ai servizio dei masonesi. Rifiuti solidi urbani, spazzatura proveniente dalle abitazioni. Non rifiuti speciali e tanto meno provenienti da Ospedali, da Laboratori e Aziende.
Già allora, comunque, la gente di Masone non aveva gradito la scelta di quel sito ancora troppo vicino alle case. Dunque, per le proteste dei residenti, il Comune aveva deciso non solo di dimettere quell’area, ma anche di bonificarla e di risolvere in altro modo il problema dello smaltimento dei rifiuti.
A operazione compiuta, per tutti a Masone la Cascina ai piani era diventata un’area come tutte le altre. Tanto che alcuni anni fa era stata affittata a una signora, Paola N. Proprio questa aveva fatto la scoperta. Da dove spuntava fuori quell’immondizia? Prima di lasciare la casa la donna aveva intentato causa alla proprietà, ai Cattaneo Adorno. E l’aveva anche vinta. Ma i proprietari hanno presentato ricorso in appello. Nel frattempo, è cambiato inquilino. Anche l’attuale ignorava su che cosa camminava ogni giorno e su cosa correvano i suoi animali. E’ bastata una pura combinazione, un piccolo scavo ed è saltata fuori la scoperta. E con essa la domanda. Da dove arrivano quei rifiuti? La risposta ai giudici. L’udienza è fissata per giovedì.
Giuliano Macciò


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DOSSIER SU
"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
(ambientale e
sanitario)
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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DOSSIER SU
"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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