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17.06.2007 – Il Giornale
Vincenzi, nove risposte per non «cadere»
di Diego Pistacchi
Il consiglio comunale non si è ancora riunito, l’opposizione sì. Il giallo scatenato sul conflitto d’interesse che condizionerebbe Marta Vincenzi ha prodotto il primo atto di un centrodestra che si riscopre, forse per la prima volta da anni, deciso e compatto in una battaglia in Comune. E poco importa se questo primo atto non è ancora neppure un’interpellanza formale, ma al momento una semplice lettera di richiesta chiarimenti, nove domande che attendono una risposta dalla sindaca/o. Il fatto nuovo è anche che primo firmatario del documento è Enrico Musso, candidato sindaco della Casa delle Libertà, e che tutti gli altri consiglieri di opposizione (mancano 5 firme di persone impossibilitate ad oggi a confermare l’adesione) siano elencati di seguito, in ordine rigorosamente alfabetico.
L’argomento è quello sollevato già prima del voto dalla Casa della Legalità, l’associazione che si batte per la trasparenza nella pubblica amministrazione. Lo stesso sul quale la prima sezione civile del tribunale ha fissato un’udienza per il 25 settembre. Gli interessi legittimi dell’ingegner Bruno Marchese, marito di Marta Vincenzi, e della figlia Malvina, potrebbero intrecciarsi con le attività del Comune di Genova e con quelle delle società controllate da Palazzo Tursi. E infatti il documento presentato da Musso e dagli altri consiglieri del centrodestra sottolinea come «sul piano morale e politico, sia importante che il sindaco eletto possa immediatamente chiarire ogni dubbio in merito all’effettiva sussistenza di un conflitto di interessi derivante dal fatto che i suoi congiunti possano aver tratto o trarre vantaggio dalla sua azione nella sua qualità di amministratore pubblico».
Un documento quantomai garantista, fatto di richieste di «rendere evidente l’insussistenza» dei dubbi, di rimandi al lavoro dell’autorità giudiziaria, di attese circa il fatto che la Vincenzi «fornisca tempestivamente al consiglio comunale e alla città risposte» precise e in grado di cancellare anche il minimo sospetto. «Siamo fiduciosi che il sindaco non abbia problemi in questo senso, ne siamo certi - conferma Enrico Musso -. Per questo le abbiamo rivolto nove domande. Non abbiamo intenzioni paragiudiziali, inclinazioni forcaiole. Anzi, crediamo che la stessa Vincenzi non vorrà evitare l’argomento ma, pur non avendo presentato una formale interpellanza, sarà lei stessa a fornire le risposte richieste dimostrando di non avere nulla da nascondere. A lei stessa non conviene essere costretta a intervenire».
L’appuntamento è per il 26 giugno, giorno del primo consiglio comunale. Le domande sono precise, riguardano tutti i rapporti delle società in cui il marito e la figlia della Vincenzi, come imprenditori, soci o dirigenti, sono a qualsiasi titolo presenti. Luci puntate anche su ogni possibile rapporto di collaborazione o consulenza «anche attraverso l’intermediazione di altre società o studi professionali» con il Comune di Genova, l’Autorità portuale, la Milano-Serravalle e ogni altra società pubblica o privata che abbia interessi di lavoro su Genova. Semplici domande, che rappresentano un primo confronto tra maggioranza e opposizione, quasi una questione preliminare per iniziare un ciclo amministrativo all’insegna della chiarezza. E con la certezza che la Casa delle Libertà può finalmente portare avanti battaglie all’insegna della compattezza. Anche grazie alla figura di Enrico Musso, che pure in consiglio farà parte del gruppo misto. «Per non aderire a uno dei partiti, facendo un torto agli altri - spiega il candidato sindaco -. Purtroppo il regolamento è questo. Si può costituire un gruppo solo se si hanno tre consiglieri o se si è eletti di una lista in competizione e presente sulla scheda. La cosa per ora non mi imbarazza. Potrebbe essere diverso se in futuro dovessero iniziare ad aderire al gruppo misto altri consiglieri magari fuoriusciti nel frattempo da gruppi della sinistra». Un leader solo, ma al comando, che guarda già alla rivincita.


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