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02.03.2007 - La Stampa
Coppola , il mago della plusvalenza nella Bolla del Lingotto
L’immobiliarista nel salotto buono della finanza torinese. Il sindaco:
"Si defilò subito quando gli chiesi di comprare il Toro in difficoltà"
di ALBERTO GAINO
Nella sede di Ipi, al Lingotto, dicono che la vita continua, che l’azienda è sana e il management è rimasto in gran parte quello storico, di scuola torinese. Le pessime notizie sul presidente, «il dottor Danilo Coppola», come lo evoca la responsabile delle comunicazioni, Rita Antelmi, in Ipi dal 1973, hanno ammutolito dirigenti e impiegati. Ai cronisti, fuori della porta, è stata data in pasto l’Antelmi. Figura adatta per rivendicare la sobrietà sabauda del gruppo immobiliare. «La prossima settimana siamo a Cannes, ad uno dei più importanti meeting immobiliari europei», è il segno della continuità che si vuol dare, nonostante Coppola e i 3,8 milioni di azioni Ipi sequestratigli ieri.
Il sindaco, come altri torinesi doc, ha ricordi sfuggenti del personaggio: «Gli telefonai quando ero alla disperata ricerca di azionisti per il Torino Calcio. Si sfilò subito. L’ho poi visto più di recente, quando accompagnato da Massimo Segre, venne da me per comunicarmi che aveva trasferito le sedi delle sue società in città. Lo ringraziai per i ritorni fiscali che avremmo avuto». Per Sergio Chiamparino non sarebbe serio far scorrere le impressioni «adesso che è caduto nella polvere». E’ solo tentato da un ritrattino innocente: «Con quei capelli a caschetto, sembrava il fidanzatino di Peinet».
Coppola viene invece dalla sterminata periferia sud-est di Roma e per il solo fatto di essere un self made man sedutosi, l’anno scorso, su un patrimonio dichiarato di 3500 milioni di euro verrebbe da identificarlo nel sogno americano del signor nessuno che diventa miliardario. Però quanti se e ma hanno accompagnato la «resistibile ascesa» del signor Coppola, personaggio brechtiano anche nel milieu di cui si è circondato e che, appena «conquistato» l’ultimo piano del Lingotto, con i 48 mila metri quadri di uffici concessi in affitto, i 4200 parcheggi, Le Meridien e un altro grande albergo, si è fatto immediatamente fotografare sotto il trofeo della Bolla, simbolo del capitalismo familiare che non si arresta. Lui cui il combattivo settimanale « la Voce della Campania», con bell’anticipo, aveva rifilato il soprannome di Er Cash all’ingresso nei salotti buoni della finanza.
Quella foto sulla «vetta» del Lingotto era il suo nuovo biglietto da visita: sono arrivato anch’io, ho comprato il 4.57 di Mediobanca, quasi 3 milioni di azioni di Banca Intermobiliare, guardatemi. Storia dell’altro ieri: in Mediobanca Coppola è sceso al 2 per cento. Storia di ieri: la Guardia di Finanza gli ha sequestrato anche 2 milioni e 800 mila azioni di Bim, in virtù delle quali Coppola si è seduto nel cda nella banca creata dai Segre e tempio della finanza torinese. Violato il 15 febbraio da un altro reparto della Gdf per perquisire Finpaco, finanziaria di controllo di Coppola spostata a Torino, nello studio Segre di via Valeggio, nel novembre scorso.
Suo figlio Massimo e l’amministratore delegato di Bim, Pietro d’Aguì, avevano seguito Coppola nel cda di Ipi spa e per questo loro ruolo sono stati iscritti con il presidente nel registro degli indagati dai pm Giancarlo Avenati Bassi e Marco Gianoglio per i reati di aggiottaggio informativo e manipolativo e di false comunicazioni sociali. Accuse di cui rispondono anche gli altri consiglieri (fra cui il torinese Giuseppe Gatto) e i tre sindaci della spa.
Torinesizzando Finpaco, Coppola non intendeva essere di passaggio in città. Da un altro piemontese, l’immobiliarista Luigi Zunino, aveva acquistato i due terzi di Ipi due anni fa. Qui voleva mettere radici nuove? A Torino ha importato certa finanza creativa, facendo brillare a marzo 2006 i bilanci della sua quotata in Borsa con un paio di operazioni di lease back: rilevati dal solito Zunino 12 immobili ex Enel per 293 milioni di euro, ne cede 3 a Banca Italease (controllata dalla Popolare di Lodi di Fiorani, poi Bpi). Nel giro di poche ore spunta miracolosamente una plusvalenza di 23,4 milioni. In cambio accende un contratto quindicennale di leasing che, a fine dicembre 2005 - terza operazione - gira a tre società di diritto lussemburghese del Renar Investment Fund costituito dalla luganese Banca Arner. «Como re», «Firenze re» e «Palermo re» riscuotono l’affitto degli immobili ma dove trovano i mezzi per pagare i canoni del leasing di 123 milioni? L’idea dei pm torinesi è che dietro ci sia lui, Coppola, abile a scaricare quella montagna di denaro dai propri costi e a inserire nel bilancio 2005 solo la plusvalenza. Con un’altra operazione gemella, questa volta infragruppo, il vertice di Ipi spa potè presentare un attivo di 300 milioni. Comunicazione alla Borsa, titolo che schizzò del 30 per cento.
In procura non replicano alle critiche dei colleghi romani sull’«intempestività» delle perquisizioni di febbraio. Decise in realtà perché il lease back era stato ripetuto nel 2006 con altri immobili ex Enel, finanziamenti Italease e leasing girato a Multicity del solito fondo. Evidente l’obiettivo: bloccare l’eventuale maquillage del bilancio in corso di preparazione. Per il resto, con Coppola in carcere, le convocazioni dei testimoni potrebbero essere più fruttuose. E’ già stato sentito Carlo Camperio Ciani, gestore delle tre società del fondo Renar. Nei prossimi giorni potrebbe toccare a Nicola Bravetti, al vertice di Banca Arner. E dopo a Coppola. «In carcere». Ma dopo aver preso accordi con i pm romani.


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