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28.04.2007 – Avvenire
CALABRIA IN PRIMA LINEA
Gioia Tauro, devastata coop antimafia
di Paola Suraci
Furti e gravi danni alla Valle del Marro, che coltiva aree confiscate L'attentato potrebbe essere la risposta dei clan alla grande manifestazione antimafia a Polistena e al convegno dei giorni scorsi sull'uso sociale dei beni sequestrati Don Ciotti: aver preso di mira questa realtà dimostra la debolezza della criminalità organizzata e deve spingerci a proseguire insieme sulla via della legalità e della giustizia
Esistono segnali che ti avvertono quando qualcosa è cambiata per sempre, li cogli tra la gente, li cogli anche nel linguaggio forte, violento della 'ndrangheta che qui, in Calabria, ancora vuole comandare. Gli uomini delle cosche sono entrati nel capannone della cooperativa Valle del Marro-Libera Terra, che sorge nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) sui terreni confiscati alle famiglie Piromalli e Mammoliti e dove i giovani soci dal 2004 hanno iniziato a sperare e a coltivare. Hanno rubato, tra l'altro, un trattore, mille litri di benzina agricola e una saldatrice, hanno devastato e hanno lasciato messaggi simbolici di morte per incutere paura e spingere all'abbandono del progetto che insieme all'associazione Libera e alla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi i soci della cooperativa stanno portando avanti. È il terzo avvertimento in ordine di tempo.
Hanno agito nella notte, indisturbati. Gli sconosciuti hanno divelto il cancello e il lucchetto poi, prima di andar via, lo hanno saldato come a voler dire «noi qui siamo i padroni, possiamo entrare ed uscire dal cancello principale come e quando vogliamo». Ma è proprio questo messaggio, questo segnale, che evidenzia la paura della 'ndrangheta: ha capito che adesso, qui, la strada dell'antimafia è una sola: colpire i clan nei loro patrimoni.
La cooperativa dà fastidio con il suo esempio; coltiva uliveti e agrumeti, trenta ettari affidati a un gruppo di giovani guidati da don Pino De Masi. Ma danno fastidio anche le azioni che si stanno portando avanti nella lotta alla mafia. L'attentato potrebbe essere, infatti, la risposta immediata della 'ndrangheta al convegno sull'uso sociale dei beni confiscati organizzato nei giorni scorsi. Un convegno dove ha preso la parola anche il presidente della coop, Giacomo Zappia. Ma l'attentato è anche la risposta della 'ndrangheta alla grande manifestazione di popolo del 21 Marzo a Polistena. Il messaggio voleva essere chiaro: potete marciare e manifestare quanto volete , ma noi continuiamo a comandare e con noi dovete fare i conti. Ma questa volta a tremare sembra che sia proprio la 'ndrangheta. Ne è convinto anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che appena appresa la notizia ha detto: « La Calabria è una terra bella e difficile, ma con grandi fermenti, tanta voglia di mettersi in gioco, tanta voglia, su certi capitoli, di voltare davvero pagina. Esperienze come quella della Valle del Marro lo confermano. Averla presa di mira è una dimostrazione di paura. Paura del desiderio di verità che sta crescendo su quelle terre. Fatti come questo dimostrano non la forza ma la debolezza delle mafie, e ci devono incoraggiare a proseguire tutti insieme sulla strada della legalità e della giustizia». «Andiamo avanti, senza paura e senza alcuna esitazione, forti anche della presenza dello Stato al nostro fianco. Siamo tranquilli - ha aggiunto don Ciotti - anche perché il nostro impegno per la legalità non subirà alcun cedimento».
E andare avanti adesso è possibile. Lo Stato, così come i ragazzi della cooperativa Valle del Marro, hanno reagito. Subito è arrivato il presidente dell'Antimafia, Francesco Forgione, e ha incontrato don Pino e i suoi ragazzi. «Il mio stato d'animo è di rabbia, ma anche di reazione perchè questi mafiosi devono sapere che questi terreni e quelli che gli confischeremo più avanti non li riavranno mai. Questa è una partita che sarà vinta dallo Stato, non dalle cosche. Questo attentato deve anche spingere il governo e il Parlamento ad approvare velocemente nuovi strumenti operativi e legislativi per la gestione dei beni confiscati alle mafie e il sostegno a chi utilizza i beni. Ormai è chiaro che i mafiosi temono solo due cose: il carcere che li separa dal potere e il sequestro dei beni che attacca il futuro delle loro cosche. Continueremo a colpirli con tutte e due queste risorse. Dunque, governo e Parlamento dovranno rivedere la legge 109 che in questi anni ha evidenziato l'inadeguatezza della gestione del demanio . Non è più ammissibile che trascorrano quindici anni dalla confisca di un bene al suo riuso sociale. Noi, come Commissione, a breve proporremo le modifiche alla legge 109 ma urge far presto».
Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, convocato d'urgenza del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, ha disposto controlli e vigilanza continua sulla sede della cooperativa. Per prevenire nuove incursioni nelle ore notturne, inoltre, verrà attivato un impianto di illuminazione.


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da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
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