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28.06.2007 - Sole 24 Ore
Emergenza Campania. Disposta l’interdizione per un anno nei rapporti con la Pa – Il titolo sospeso a Piazza Affari
Rifiuti, sequestro per Impregilo
Bloccati dai Pm di Napoli beni per 750 milioni: irregolarità negli impianti di cdr
di Francesco Prisco
Risorse sequestrate per 750,4 milioni, un anno di interdizione nei rapporti con la pubblica amministrazione in materia di smaltimento dell’immondizia e titolo per un giorno sospeso a Piazza Affari. E’ questo lo scotto che si è trovata a pagare Impregilo, gigante finanziario milanese specializzato in edilizia e grandi opere, per aver gestito per sette anni il ciclo integrato dei rifiuti della Campania, provando a creare un sistema nella regione dell’emergenza ultradecennale.
Ieri mattina, infatti, il Gip del Tribunale di Napoli Rosanna Saraceno ha accolto la richiesta dei Pm Giuseppe Novello e Paolo Sirleo per il sequestro di beni patrimoniali mobili e l’interdizione a contrattare con gli Enti pubblici in tema di rifiuti. Due provvedimenti cautelativi che si inseriscono nell’inchiesta ai danni del gruppo partita nel 2004 per una serie di presunti illeciti riconducibili al reato di frode in pubbliche forniture. Il procedimento giudiziario nei confronti della stessa Impregilo e delle controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti è cresciuto negli anni fine a rendere oggetto d’indagine 28 persone che avrebbero agito, a quello che si legge nel documento della Procura, “con la complicità e la connivenza di chi aveva l’obbligo di controllare”. Al centro della querelle il cattivo funzionamento dei sette impianti per la produzione di Cdr (combustibile da rifiuti) costruiti dalle aziende del gruppo che nel ’98 si era aggiudicato la gestione del ciclo dei rifiuti.
Impresilo annuncia intanto ricorsi “al giudice di appello e del riesame”. Questa mattina, nel corso del Cda, i consiglieri faranno il punto sulle contromosse da prendere. “Vedremo il da farsi” ha dichiarato ieri il presidente Massimo Donzelli, sottolineando la sua ”fiducia nel lavoro dei giudici”. A rendere ancora più complessa la vicenda c’è il fatto che il 49,052% del capitale di Impresilo sia in mano al mercato degli azionisti. Per tutta la giornata di ieri il titolo è stato sospeso, in serata poi è arrivata una nota della società nella quale si specificava che Impregilo il 30 gennaio scorso aveva “reso noto al mercato che la Procura della Repubblica di Napoli aveva richiesto misure cautelari sia patrimoniali (sequestro di impianti di Cdr e del termovalorizzatore di Acerra di euro 43 milioni circa, appartenenti a società del gruppo, di crediti per euro 109 milioni vantati da Fibe e da Fibe Campania nei confronti dei Comuni della regione) sia interdittive”.Qualcosa di molto diverso dai soli beni mobili (compresi crediti e anticipi) sequestrati ieri, per un valore complessivo di 750,4 milioni. I magistrati napoletani non hanno inteso infatti fermare con una azione di sequestro né la lavorazione dei rifiuti già affannosa, né la costruzione del termovalorizzatore di Acerra che dovrebbe essere pronto per ottobre. “ La Procura fa la sua parte – ha detto il Procuratore capo Giandomenico Lepore -. Adesso anche gli altri Enti facciano la loro”.
La vicenda giudiziaria in questione parte alla fine del 2003, con una serie di denunce secondo le quali i Cdr campani non sarebbero stati in grado di produrre ecoballe di qualità (cioè dal potere calorifero conforme all’allora in vigore decreto Ronchi, il Dlgs. 22/97). La Procura partenopea apre un fascicolo ed emette, nel maggio 2004, un provvedimento di sequestro per i sette impianti, prescrivendo alcune modifiche finalizzate al superamento delle irregolarità. Il tutto per rendere al più presto operativi i Cdr ed evitare l’acuisirsi dell’emergenza. Tuttavia,il 18 agosto la magistratura campana rileva che la società in questione “non ha provveduto alle prescrizioni”. Fibe e Fisia a quel punto presentano ai magistrati un programma di interventi, prospettando di concludere le modifiche a novembre. Il Decreto del Governo 245 del 20 novembre 2005, tramutato poi in legge il 27 gennaio 2006, fissa un termine sulle responsabilità del gruppo Impregilo, da quel momento solo curatore dei servizi per conto del Commissariato in attesa che una gara europea (bandita due volte e mai giunta a compimento) affidi l’appalto ad un altro gestore. Per i magistrati napoletani, però, i Cdr campani continuano a non essere all’altezza della situazione: per consentirne il funzionamento il Commissariato ha dovuto infatti declassarli a tritovagliatori.


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