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Forse al Wall Street Journal non lo sanno, ma definendo “cane sciolto” Armando Spataro gli hanno fatto il migliore dei complimenti. Non c’è nulla di più onorevole, per un magistrato italiano, che essere accusato di non avere collare, né guinzaglio, né padrone. Che un merito così alto gli venga rinfacciato come un insulto sanguinoso, è comprensibile in America dove il concetto di pm indipendente è sconosciuto, essendo l’azione penale affidata a un prosecutor nominato dal governo e dunque facoltativa, secondo gli interessi politici del momento.
Purtroppo le stesse accuse risuonano anche in Italia, dove la magistratura requirente e giudicante è “autonoma e indipendente da ogni altro potere”. Se i somari del WSJ pretendono che un pm italiano obbedisca alla Costituzione americana, i somari della politica e della stampa italiana sono sinceramente meravigliati se un pm italiano obbedisce alla Costituzione italiana e dunque non alla politica: lo guardano con stupore e curiosità, come un oggetto strano, bizzarro, deviato.
I somari del WSJ forse non sanno che in Italia il pm deve essere un cane sciolto e, se c’è un sequestro di persona deve procede sia che i rapitori siano pastori della Barbagia, sia che siano spie della Cia o del Sismi. L’essere un cane sciolto, per Spataro, non è una scelta, una fisima, un puntiglio, un tic: è un obbligo costituzionale. Che non lo capiscano gli americani, è comprensibile. Che non lo capiscano tanti politici e giornalisti italiani, lo è molto meno. Vedremo tra qualche giorno – quando il ministro Mastella si degnerà di pronunciarsi sull’estradizione dei 26 agenti della Cia imputati per il sequestro Abu Omar – se almeno per il governo italiano la Costituzione conta qualcosa.
Inatanto in Calabria e in Basilicata emergono altre razze canine. In attesa delle eventuali responsabilità penali dei quattro magistrati lucani coinvolti nelle indagini del pm antimafia di Catanzaro Luigi De Magistris, la divisione dei ruoli è chiarissima: c’erano toghe gradite al potere, incitate nel potere, raccomandate dal potere, insomma cani da collare, da riporto e da compagnia; e toghe autonome e indipendenti da ogni potere, cioè cani sciolti.
Non è questioni di reati. Ma di costumi. Prendiamo la procura di Potenza, agli onori dele cronache per le indagini del giovane pm Henry Iohn Woodcock. Il pg Tufano, inaugurando ogni anno giudiziario, dice che in Lucania tutto va bene, se non fosse per le troppe intercettazioni. Qualche mese fa, insieme al procuratore Galante (ora indagato), denunciò Woodcock al ministero e al Csm per l’arresto di Vittorio Emauele, Sottile & C. Woodcock fu attaccato e insultato da esponenti di destra, centro e sinistra, mentre il presidente Napoletano chiedeva notizie al Csm sul suo fascicolo personale e il ministro Mastella, come già Castelli, spediva un paio di ispezioni a lui e al gip Alberto Jannuzzi, che aveva osato arrestare Sua Bassezza Reale.
Ora si scopre che, a due passi da Woodcock, operava una pm molto singolare, Felicia Genovese: indagava sui politici di centrosinistra che dovevano nominare suo marito al vertice della Asl; lei chiese l’archiviazione (respinta dal gip Jannuzzi) e la nomina del marito felicemente arrivò. Per questa condotta quantomeno inelegante la pm è indagata a Catanzaro (come pure, in un’aktra vicenda, il procuratore e la presidente del Tribunale di Matera). Intanto AN l’aveva segnalata come consulente della commissione Antimafia: averne di pm così.
Possibile che Woodcock e Jannuzzi abbiano subito ispezioni, azioni disciplinari, interrogazioni parlamentari, attacchi d’ogni sorta, e gli altri no? Idem in Calabria: in una magistratura infestata da faide, collusioni e guerre per bande, arrida da Napoli un pm, De Magistris, che fa un po’ di pulizia. E chi finisce sotto accusa? De Magistris, bersagliato da un’interrogazione e da quattro interpellanze firmate da 100 eletti della CdL. Manco fosse Totò Riina.
Il tutto a 15 anni esatti da Mani Pulite, quando i pm del pool passavano da un’ispezione all’altra, mentre una preclara figura come Renato Squillante, già consigliere Consob, già al fianco di Cossiga al Quirinale e di Craxi a Palazzo Chigi, era capo dei gip di Roma e stava per candidarsi in Forza Italia se non l’avessero arrestato. Aveva 9 miliardi in Svizzera, a Roma tutti sapevano che rubava, ma non aveva mai visto la faccia di un ispettore.
Senza quei cani sciolti di Milano, sarebbe ancora lì.


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