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De Magistris: «Nel sistema che depreda i fondi pubblici anche la politica»
«C'è una nuova Tangentopoli»
Il pm di Catanzaro che ha indagato il presidente del Consiglio Prodi: «Non guardo in faccia a nessuno»
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI — Difende le sue inchieste, compresa quella in cui è indagato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e dice che questa dei fondi pubblici europei, nazionali e regionali è la strada per capire «la nuova Tangentopoli» e magari tentare di bloccarla. Il pm Luigi de Magistris — che ha preso qualche giorno di vacanza perché lo aveva promesso ai due figli di 7 e 3 anni, e infatti li ha portati qui a Parigi, a Eurodisney — usa proprio questa espressione, «nuova Tangentopoli », e dice che è «un sistema ben congegnato per depredare una fetta considerevole di fondi pubblici europei, nazionali e regionali, che rischia di mettere in crisi lo Stato di diritto».
I soldi pubblici che diventano tangente, dunque, senza la valigetta piena di banconote consegnata furtivamente, «ma attraverso un sistema pilotato di erogazioni pubbliche, che non coinvolge soltanto i cosiddetti "mariuoli", ma è il latrocinio che si fa sistema e alligna trasversalmente nella politica, nell'economia, nelle istituzioni, nella magistratura».
Mica male per uno che è in vacanza. Anche se quando gli si chiede dell'inchiesta in cui è indagato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, de Magistris preferisce tacere. Prodi è indagato? «Non posso confermare e non posso smentire» dice il pm.
Romano Prodi è indagato dalla Procura di Catanzaro per abuso di ufficio in concorso con altre persone perché, secondo l'accusa, avrebbe avuto un ruolo nel «pilotaggio » di fondi comunitari europei destinati all'Italia nel periodo 2004-2007. Ed è indagato anche perché, da questa data in poi, come capo del governo italiano, avrebbe mantenuto, sempre secondo l'accusa, stretti contatti telefonici, anche personalmente e non solo attraverso i suoi più stretti collaboratori, con gli altri eminenti personaggi coinvolti nella vicenda di soldi pubblici, affari privati e comitati d'affari di tipo massonico (facenti capo alla loggia coperta della Repubblica di San Marino) sulla quale sta indagando il pm de Magistris.
Il Corriere ha ricostruito il retroscena della «fuga di notizie» sull'iscrizione di Prodi nel registro degli indagati. Si era detto, e lo ha ribadito lui stesso, che Mariano Lombardi, capo della Procura di Catanzaro, non sapesse nulla delle indagini su Prodi e del fatto che il premier fosse indagato. Invece, de Magistris ha regolarmente avvertito Lombardi, tanto che il procuratore ha firmato insieme con il pm l'atto di iscrizione di Prodi nel registro degli indagati il 12 luglio scorso. E di questo è stato messo a conoscenza «in tempo reale» anche il procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, un altro che si è affrettato a smentire senza smentire. A Romano Prodi non è stato inviato alcun avviso di garanzia per la semplice ragione che in quel momento non erano previsti atti che richiedevano la presenza del difensore.
Quando incontriamo il pm de Magistris glielo chiediamo. E' vero che lei ha acceso questa miccia e poi si è messo in ferie? Lasciando che avvenisse, di questo la accusano, la fuga di notizie lamentata anche dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella? «Non capisco come la fuga di notizie possa in qualche modo essere ricondotta al sottoscritto — dice il pm — visto che sono all'estero. Di certo, non ho parlato io con i giornalisti che hanno dato la notizia… Anzi, ho saputo che in Italia se la prendevano con me perché ero irrintracciabile… Non vorrei che qualcuno giochi sporco, sfruttando persino il fatto che sono in vacanza per qualche giorno con la mia famiglia, anche se per me sono vacanze a metà, visto che sono sempre in contatto con i miei più stretti collaboratori e l'indagine non si è mai fermata».
Il pm ribadisce che «ragioni di assoluta riservatezza » gli impediscono di parlare dell'indagine e teme che qualunque mossa sbagliata, anche di poco conto, anche adesso che tutti sanno che il premier è indagato, possa far partire all'attacco tutti quelli che vorrebbero togliergli di mano l'inchiesta o che la giudicano «un polverone», «una bufala». Non è stato il ministro Bersani, chiediamo a de Magistris, a definire «un polverone » questa inchiesta di soldi, politica e massoneria? «Non mi interessa — risponde il pm —. Bersani ha il diritto di dire ciò che vuole. Io ho il dovere costituzionale di fare le indagini». E da queste indagini emergerebbe un coinvolgimento a pieno titolo del primo ministro — anche attraverso quelle quattro utenze telefoniche (Wind, Vodafone, Tim e H3G) intestate alla società Delta spa e usate da Prodi e dai suoi uomini — che non poteva evitargli di essere iscritto nel registro degli indagati. Così come sarà «un atto dovuto » l'avviso di garanzia nel momento in cui il magistrato compirà altri atti investigativi, per esempio quando chiederà l'autorizzazione al Parlamento per ottenere tutti i tabulati di quelle utenze. «Non parlo dell'inchiesta — dice de Magistris — ma in generale mi chiedo perché tutto questo chiasso quando qualcuno finisce iscritto tra gli indagati. Per fare le indagini bisogna iscrivere le persone. Sia se sono cittadini italiani sia se sono nomadi. Si chiamino Rossi o Prodi. Facciano l'impiegato o il capo del governo ».
L'inchiesta va avanti, dice il pm, che a fine settimana rientrerà in Italia. E sembra ormai attestata su un punto fermo, che ne è anche il perno principale: il saldissimo legame tra le persone del «gruppo di San Marino » e le società (tra le quali «Why not», che dà il nome all'inchiesta) messe in piedi da Antonio Saladino, calabrese, ras per il Sud Italia della Compagnia delle Opere, nonché personaggio molto ben ammanicato in tutti gli ambienti che contano, dalla politica alla giustizia. E poi ci sono nomi noti di società del giro prodiano, vecchio (Pasfin, Sopaf) e nuovo (Pragmata, La Fabbrica delle Idee, Nomisma).
Infine, risultano sottoposte a indagini anche attività del finanziere Francesco Micheli, dell'editore-finanziere Luigi Bisignani («elemento attivo, con tessera numero 203, della loggia massonica P2 di Licio Gelli», ricorda il pm nei suoi atti d'indagine) e della società Italgo (in cui sarebbe confluita la Delta spa, tra i cui soci c'è la Cassa di Risparmio di San Marino) che farebbe capo al sottosegretario all'Interno con delega ai Servizi segreti, Enrico Micheli.
Ecco perché Luigi de Magistris parla di «nuova Tangentopoli» e la descrive come un più evoluto «sistema di rapina delle risorse pubbliche» rispetto a quella degli anni 90, sottolineando come, a differenza di quella, «questa sta rivelando sorprese rispetto a tutto intero lo schieramento politico ». Ma c'è di più. Alla politica, dice de Magistris, adesso si accompagnano «e fanno sistema con essa, anche l'economia, le istituzioni e gli apparati di controllo». Anche la magistratura? «Sì, anche pezzi di magistratura, come più volte ho detto pubblicamente e denunciato nelle sedi opportune». E conclude: «Fino a poco tempo fa, si parlava di singoli che "deviavano": politici, giornalisti, magistrati, e persino agenti dei servizi. Ora invece, "deviati" sono considerati quelli che cercano di contrapporsi a quella che ormai è una metastasi. Non scherziamo. Qui andiamo davvero verso la crisi finale dello Stato di diritto».
Carlo Vulpio

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f.to i banditi
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