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La mappatura della Liguria
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Faida di San Luca, paese circondato, 40 fermi, tra loro fratelli vittime della strage di Duisburg e presunti autori agguato di Natale. Grasso "Speriamo termini la faida"
30/08 Polizia e carabinieri stanno eseguendo oltre 40 fermi disposti dalla Procura distrettuale antimafia nei confronti di presunti affiliati alle cosche della 'ndrangheta coinvolte nella faida di San Luca. Le accuse contestate sono di associazione mafiosa, omicidi, traffico di armi ed altro, ma tra i fermati non vi sono i responsabili della strage compiuta a Ferragosto a Duisburg, in Germania. I provvedimenti sono stati presi nell'ambito dell'inchiesta coordinata da tempo dai magistrati della Dda reggina sulla faida e precedente alla strage di Duisburg. L'operazione è attualmente in corso a San Luca e in alcuni comuni vicini. Tra i fermati figurano esponenti delle famiglie Strangio-Nirta e Vottari-Pelle, da anni in conflitto tra loro.
Il paese di San Luca è stato "cinturato" all'alba di oggi da un cordone di centinaia tra agenti di polizia e carabinieri che hanno poi iniziato le perquisizione e l'esecuzione degli oltre 40 provvedimenti di fermo emessi dai magistrati della Dda di Reggio Calabria, nell'ambito dela faida di San Luca. L'operazione è stata controllata dall'alto dagli elicotteri che si sono posizionati, soprattutto, sui cosiddetti obiettivi sensibili, vale a dire le abitazioni delle persone ritenute più pericolose, allo scopo di verificare eventuali tentativi di fuga. Carabinieri e poliziotti stanno ancora proseguendo nel loro lavoro di perlustrazione, cercando anche nei tanti cunicoli naturali ed in quelli costruiti negli anni come via di fuga.
Grasso “Ancora altri da ricercare, speriamo termini la faida”. ''Il fermo di queste 40 persone serve anche a far sentire la presenza dello Stato che non rimane inerte rispetto a questi fatti così gravi, e serve anche a prevenire ulteriori escalation della faida. Naturalmente vi sono ancora altre persone da ricercare e in questo siamo certi che avremo la collaborazione della polizia tedesca e di altre polizie europee". Lo afferma Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, analizzando l'operazione che stamani ha portato al fermo di 40 persone a San Luca. Grasso rivolge anche un "plauso alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha coordinato l'azione di carabinieri e polizia per questa operazione che fa il punto sulla situazione delle famiglie della 'ndrangheta di San Luca''.
"Questa operazione costituisce la base per potere fornire alla polizia tedesca ulteriori elementi che vanno confrontati con le acquisizioni probatorie e testimoniali già acquisite". Lo afferma Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, commentando l'operazione di carabinieri e polizia che ha portato a San Luca al fermo di 40 persone. Il capo della Direzione nazionale antimafia ricorda la collaborazione con gli investigatori tedeschi, "nel corso di quelle indagini nell'ambito di una fattiva e concreta collaborazione internazionale già avviata attraverso i contatti che ci sono stati ieri a Roma presso la procura nazionale antimafia e presso il polo interforze dell'Anagnina alla presenza del capo della polizia". "Naturalmente - aggiunge Grasso - si deve procedere su questa strada mettendo insieme tutti gli elementi raccolti e facendo un'analisi della situazione e continuando a cercare coloro che possono essere coinvolti in una faida che si spera abbia ragionevolmente un termine".
Boemi “Lo Stato c’è”. "Lo stato c'é e reagisce. Non possiamo certamente prevenire una strage, ma che lo Stato italiano sia in grado di intervenire è sotto gli occhi di tutti. Questo se lo dovrebbero ricordare in tanti. E' questo il messaggio che parte e spero che sia raccolto anche da altri a livello istituzionale". A dirlo all'ANSA è stato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, coordinatore della Dda, commentando l'operazione di stamani a San Luca per l'esecuzione di oltre 40 fermi. Boemi, stamani, incontrerà a Reggio Calabria il presidente del BundesKriminalAmt (la polizia criminale tedesca) Jorg Ziercke per un approfondimento investigativo-giudiziario sulla strage di Ferragosto a Duisburg. "Quello che è accaduto a Duisburg - ha aggiunto Boemi - sotto certi aspetti, paradossalmente, potrebbe costituire veramente un momento di crisi per l'organizzazione mafiosa calabrese perché potrebbe accelerare finalmente quella collaborazione e quella presa di posizione e quelle strategie che sono indispensabili per farne un problema europeo. Quindi per un contrasto più efficace in questa lotta che fino a qualche anno fa era soltanto provinciale e che invece, oggi, è diventato un problema molto più vasto. Da una negatività potremmo trarre una grande positività".
Tra i fermati i fratelli delle vittime di Duisburg. Ci sono anche i fratelli di due delle vittime della strage di Duisburg, tra i destinatari dei provvedimenti di fermo emessi dalla Dda reggina nell'ambito dell'inchiesta sulla faida di San Luca. Si tratta di Achille Marmo, fratello di Marco, e di Giovanni Strangio, fratello di Sebastiano. Un provvedimento è stato emesso anche nei confronti di Giovanni Nirta, considerato il boss della omonima cosca L'operazione, secondo Polizia e carabinieri segna l'epilogo di complesse indagini nei confronti delle cosche di San Luca, protagoniste della cruenta faida che da oltre un decennio sta insanguinando il paese della Locride. Conflitto culminato con la strage di Duisburg, nella quale sono state uccise sei persone ritenute dagli investigatori vicini alla cosca Vottari-Pelle-Romeo. La strage di Duisburg, sulla quale sono in corso specifiche indagini in collaborazione con la Polizia tedesca per l'individuazione dei killer, per gli investigatori è la "risposta" del gruppo Nirta-Strangio all'omicidio della moglie di Giovanni Nirta, ritenuto il boss della cosca, uccisa la sera di Natale dello scorso anno.
Fermati i presunti autori dell’agguato di Natale. Presunti mandanti ed esecutori dell'agguato compiuto il giorno di Natale dello scorso anno a San Luca, nel quale fu uccisa Maria Strangio, figurano tra le persone sottoposte a fermo nell'operazione condotta stamani da polizia e carabinieri nell'ambito della faida di San Luca. Nell'agguato a Maria Strangio, rimase illeso il marito, Giovanni Nirta, uno dei presunti capi della cosca, mentre altre tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni nipote della donna, rimasero feriti. L'omicidio di Maria Strangio ha segnato una recrudescenza della faida iniziata nel 1991 dopo un banale lancio di uova avvenuto a carnevale.
In un bunker 3 dei fermati. Un bunker con tre persone nascoste all'interno, è stato scoperto dai carabinieri a San Luca nel corso dell'operazione finalizzata all'esecuzione di oltre 40 provvedimenti di fermo nell'ambito dell'inchiesta sulla faida. I carabinieri stanno adesso verificando se i tre fossero nell'elenco dei destinatari del provvedimento di fermo. Il bunker era stato realizzato sotto una palazzina nel centro di San Luca. Sono inseriti nell'elenco delle persone da sottoporre a fermo i tre uomini trovati dai carabinieri in un bunker realizzato sotto un'abitazione a San Luca. A scoprire il nascondiglio sono stati i militari di una squadra dotata di martelli pneumatici ed altra attrezzatura adatta a sfondare anche le superfici più dure. Le ricerche nella zona continuano anche perché a San Luca, come dimostrato da operazioni precedenti, sono numerosi i bunker realizzati sotto terra.


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