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dopo le polemiche
Sì in Regione al residence di Corniglia
Il 7 agosto, nel pieno delle vacanze, la giunta ha dato l'ok a 42 villette con piscina nel Parco delle Cinque Terre
di Ferruccio Sansa
GENOVA. Una delibera passata inosservata. Firmata dalla giunta regionale il 7 agosto, in piene vacanze. Così i lavori per la costruzione del residence con 42 villette e piscina davanti al mare di Corniglia possono cominciare. Il progetto, che ha diviso il centrosinistra e il mondo ambientalista, ottiene il via libera della Regione. Stabilisce la delibera 998: «Su proposta dell'assessore alla Pianificazione territoriale e urbanistica, la Giunta approva il progetto di recupero paesistico ambientale... avente contenuti e valore di strumento urbanistico attuativo». Insomma, si parte. E i primi rilievi sarebbero già cominciati.
Un atto che susciterà senza dubbio polemiche. Il progetto al centro della disputa, prevede la costruzione di decine di villette per un totale di 1.542 metri quadrati , cinquemila metri cubi e 120 posti letto in luogo dell'ormai cadente Villaggio Europa. Due le linee che si affrontavano: la prima chiedeva l'acquisto del terreno da parte del Parco o della Regione e quindi la demolizione degli edifici esistenti, con il recupero dell'area. La seconda sottolineava la difficoltà di questa operazione e proponeva di ricostruire il complesso realizzando, però, edifici più rispettosi dell'ambiente. Questa è stata la scelta della Regione.
Una decisione che ha avuto l'appoggio anche del presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre: «Il problema - spiega Franco Bonanini - è che il vecchio complesso è frutto di un condono. Non solo: i vecchi bungalow stanno ormai cadendo a pezzi e quell'area dev'essere recuperata e resa sicura perché ci passa un sentiero di grande importanza, come quello che collega Manarola a Corniglia». Ma non era possibile acquistare l'area e abbattere l'esistente? «Era difficile, perché il contratto di vendita con cui le Ferrovie hanno ceduto l'area prevedeva il mantenimento degli insediamenti».
Opposta l'opinione degli ambientalisti duri e puri, che annunciano ricorsi. «Parole, parole, parole. Intanto la realtàè che il cemento arriva anche nel cuore delle Cinque Terre. Senza infrastrutture, senza parcheggi per sessanta auto che in quella zona hanno un grande impatto»è la critica di Claudio Frigerio, coordinatore del circolo Verdi Ambiente e Società delle Cinque Terre. «Macché turismo sostenibile, questa è un'operazione di speculazione. Legittima, per un privato, ma non vedo perché gli enti pubblici si debbano ricordare di quella zona soltanto quando ci sono interessi immobiliari in gioco. Possibile che tutti i progetti di riqualificazione debbano cementificare? No, si può e si deve recuperare senza costruire. Il Ponente ligure è saturo e cementificato e così si punta sul Levante. Per non dire dei rischi idrogeologici di quell'area...» conclude Frigerio.
Già, la costruzione del nuovo complesso nel cuore delle Cinque Terre nasce dopo un giallo. S'è parlato di «sbavatura di penna», di «un errore formale». Una cosa è sicura: la zona dove dev'essere realizzato il nuovo complesso del costo di nove milioni di euro, sulle carte di Provincia e Regione fino a poco tempo fa era segnata come inedificabile a causa delle frane secolari che precipitano dai costoni.
Ma all'improvviso le mappe vengono corrette. Niente frane, la zona diventa di nuovo edificabile. Il primo atto è del 27 aprile 2006, parte dalla Provincia della Spezia, area 7 "gestione suolo", ed è diretta al dipartimento pianificazione territoriale della Regione. Si scrive che «effettuate le verifiche del caso, anche sul terreno, è stata conseguentemente eseguita la modifica puntuale delle classi di suscettività al dissesto suggerita».
Cos'è accaduto? Che il 13 aprile la Provincia , dopo una segnalazione ricevuta dalla Regione esattamente un mese prima, ha modificato la cosiddetta "carta del dissesto". C'era un errore, un errore formale - questa la spiegazione - che aveva inserito l'area del villaggio tra quelle a massimo rischio. Quelle in cui non è assolutamente possibile costruire per il pericolo di frane. Un errore formale, per gli enti locali: un tratto di pennarello sbavato. La Provincia così fa calare la classe di rischio. Abbastanza perché gli oppositori del progetto parlino di «un'area per incanto diventata edificabile». Adombrando gravissimi pericoli per la stabilità della zona e per l'incolumità di chi dovesse frequentare il nuovo insediamento. A complicare la situazione arriva, il 19 maggio 2006 da un altro ufficio della Regione una relazione del geologo Daniele Bottero. Le conclusioni? «Il progetto esaminato è in contrasto con i vincoli edificatori imposti dal piano di bacino e si deve esprimere allo stato attuale un parere negativo circa la fattibilità dello stesso».


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da sistemare e lo faremo
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Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
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