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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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06.09.2007 – Il Secolo XIX
L’inchiesta - Slot e Videopoker – 98 miliardi di euro di evasione, tra mafia e partiti
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04.09.2007 – Repubblica
Celle Ligure - Pazzi per i box: aiuti politici e soldi in nero
di Marco Preve
Cosa non si farebbe per un box in riviera, a centocinquanta metri dal mare. Si può chiedere un "aiutino" al fratello vicesindaco e al suo collega assessore, oppure si può accettare di pagare il 30% del valore in nero. Di questi tempi in cui una betoniera piena val più di un lingotto d´oro, è interessante raccontare gli ultimi sviluppi e i retroscena del caso del "rilevato ferroviario" di Celle Ligure. Si tratta di una palazzina edificata nel luogo in cui sorgeva la vecchia stazione, La società Ligurcelle, dell´imprenditore di Cogoleto Pietro Pesce, ha costruito appartamenti e box. L´operazione è però incappata, oltreché in una dura contestazione politica, in due vicende giudiziarie. La prima per violazioni urbanistiche, del pm savonese Giambattista Ferro, si è conclusa con l´abbattimento di due box e un alloggio, e il pagamento di una multa salata. Ma il nome della Ligurcelle è spuntato fuori anche nella maxinchiesta su Giampiero Fiorani. La società venne infatti creata inizialmente da uno dei fedelissimi del banchiere di Lodi, Ambrogio Marazzina e dalle carte della procura di Milano viene indicata come una delle società in cui Fiorani era "socio di fatto".
Veniamo ad oggi. Si è aperto da poco al tribunale di Genova il processo contro Pietro Pesce, un suo collaboratore Alberto Zavaglia e una gente immobiliare di Cogoleto Giuseppe Vallarino per reati fiscali. Tra le accuse, quella di aver creato una provvista di nero di alcuni milioni di euro.
Lo raccontano alcuni testi interrogati. Ecco i verbali. Elisa Manzi è titolare di un´agenzia immobiliare a Celle ed è la sorella del vicesindaco (Margherita) Michele Manzi: «Sono venuta a conoscenza che erano in vendita i box... ho contattato Zavaglia per poter procedere anche io alla vendita. Non ricevendo risposta mi sono rivolta a mio fratello per sapere se ci fosse la possibilità di acquisire l´opzione di vendita e mi ha detto di rivolgermi all´assessore all´Urbanistica Giovanni Pastorino, affinché intercedesse con la ditta costruttrice. Qualche tempo dopo, infatti, Zavaglia, mi ha portato la documentazione e ho iniziato la vendita».
Non solo la vendita, ma anche l´acquisto, visto che dalle carte del processo milanese risulta un versamento di 9.831,50 euro per una rata d´acquisto del box numero 35. Era il maggio del 2004, e la giunta di Celle era alle prese con la pratica urbanistica del "rilevato".
Nello stesso interrogatorio rilasciato ai carabinieri del Noe, Elisa Manzi aggiunge: «al momento del compromesso veniva richiesta la somma pari al 30% del valore in contanti mentre i preliminari riportavano al cifra totale al netto di detto anticipo». Circostanza confermata da un´altra agente immobiliare, Margherita Barlo: «La vendita con modalità del pagamento nero del 30% era stata imposta dal signor Zavaglia». E ai compratori reticenti a pagare in nero, secondo Barlo i venditori accettarono «di fornire un documento a garanzia per un eventuale fallimento della società. Di fronte alle lamentele da me esposte gli stessi (Vallarino e Zavaglia, ndr) hanno riferito che quella era la procedura prestabilita, e se non fosse gradita ai compratori avrebbero potuto tranquillamente rinunciare, considerata la lunga lista d´attesa».
Il processo dovrà accertare anche quanti degli acquirenti abbiano accettato le condizioni che, secondo il pm Massimo Terrile, sarebbero state imposte dai tre imputati, difesi dall´avvocato Romano Raimondo. Tra l´altro nel documento bancario - sequestrato dai pm milanesi - che elenca i pagamenti per le rate dei box (prezzi tra i 50 e i 62 mila euro) compaiono anche nomi di professionisti, imprenditori ed anche un ex sindaco.
La Sinistra che non ci piace E' tempo di Feste de l'Unità e qualche malcapitato frequentatore potrebbe incorrere nell'incontro con la capogruppo alla Camera dell'Ulivo, ecco quindi un ampio "curriculum" pubblicato su MicroMega 04/2007, così che ci si possa preparare.
Anna Finocchiaro, vita e opere di una Ségolène con l'inciucio
di Marco Travaglio e Giuseppe Giustolisi
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Dusiburg/San Luca: Festa blindata a Polsi.
Convalidati i fermi per la faida
02/09 E' stata una festa ''blindata'' e con minori presenze rispetto agli altri anni ma non meno intensa e sentita quella della Madonna della Montagna che ha vissuto il momento clou oggi nel Santuario dedicato alla Vergine nel cuore dell'Aspromonte, in Calabria. A pesare sulla scarsa presenza di fedeli sono state certo la strage di Duisburg e i tanti timori espressi per la ricorrente simbologia delle date. Da giorni la zona e' stata presidiata da un nucleo interforze di carabinieri, polizia di Stato e Guardia di finanza, in divisa e in borghese, che ha tenuto sotto controllo gli itinerari e l'area del santuario mariano. A mezzogiorno, in chiusura di una tre giorni caratterizzata dal giorno di digiuno di venerdi' e la veglia della notte scorsa, sul piazzale che ha ospitato la celebrazione eucaristica, sono risuonati gli inviti al perdono e alla pace del vescovo di Locri mons. Giancarlo Bregantini. Il segretario di Stato del Vaticano, card. Tarcisio Bertone ha inviato un messaggio ai fedeli. ''Possa da Polsi - ha detto il presule - rinascere una speranza sempre piu' preziosa e sempre piu' attesa. Questo luogo oggi ha offerto un duplice volto: da una parte quello della riflessione e dall'altra quello della preghiera. Alla giornata di oggi per quanto accaduto si e' potuta registrare una partecipazione certo minore rispetto allo scorso anno ma piu' attenta e intensa con un calore veramente incredibile. La festa di oggi e' stata forse piu' sobria e pacata, modesta ma vera e Maria e' apparsa addolorata mentre lo scorso anno era stata incoronata''. Per quanti hanno raggiunto Polsi dai vari itinerari tra il verde dei boschi dell'Aspromonte si e' ripetuta in tutta la sua suggestione la processione della statua portata a spalla come tradizione secolare dai marinai di Bagnara Calabra. La novita' di quest'anno e' stata data dall'accompagnamento di alcuni tamburelli. ''E' il segno - ha sottolineato il vescovo - di un esercito che avanza. Questi sono i tamburi della vittoria e della pace''. Partecipazione in calo rispetto allo scorso anno. ''Alla festa e' venuta poca gente - ha detto il rettore del Santuario don Pino Strangio - Qualcosa e' successo: o il rispetto del dolore o l'impatto di quanto accaduto. Anche i media non ci hanno dato una mano perche' molti hanno fatto capire che la festa non si dovesse fare. Qualcuno - ha detto poi nella cerimonia il sacerdote che e' anche parroco di San Luca - ha definito questa festa una manifestazione della 'ndrangheta, se cosi' e' allora io sono il primo mafioso''. Tra i presenti anche Elisa Giorgi, sorella del diciassettenne Francesco, una delle sei vittime della strage di Ferragosto a Duisburg. Elisa, i cui genitori hanno lanciato un appello alla pace e al perdono. Al suo esempio ha fatto riferimento nell'omelia il vescovo di Locri ma la giovane avvicinata dai giornalisti non ha voluto dire nulla. Intanto, a San Luca e nella Locride stanno proseguendo incessantemente le ricerche delle persone inserite nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria sulla faida tra i Nirta-Strangio e i Vottari-Pelle, collegata la strage di 'ndrangheta a Duisburg del giorno di Ferragosto. Ricerche che hanno avuto nuovo impulso dopo la cattura nella notte a Bovalino di Emanuele Biviera, di 28 anni. Un arresto, quello di Biviera, per gli inquirenti affiliato alla cosca Vottari, che ha portato a 33 le persone arrestate mentre altre 11 risultano allo stato irreperibili. Ad Amburgo un tassista avrebbe individuato l'auto, Renault Clio, noleggiata dal presunto killer della strage di ferragosto, Giovanni Strangio ricercato dalla polizia tedesca, ma all'arrivo degli inquirenti la vettura non c'era piu'
Il GIP convalida i fermi per la faida. Il gip del tribunale di Reggio Calabria ha convalidato oggi i provvedimenti di fermo emessi nei confronti delle 32 persone presunte affiliate alle cosche Strangio-Nirta e Vottari-Pelle, contrapposte nella sanguinosa faida di San Luca culminata con la strage di Duisburg dello scorso Ferragosto. Tra i fermati ci sono Achille Marmo e Giovanni Strangio fratelli rispettivamente di Marco Marmo e di Sebastiano Strangio uccisi nella strage di Duisburg. La richiesta di convalida era stata fatta dal sostituto procuratore distrettuale Nicola Gratteri,titolare dell'inchiesta che aveva portato all'emissione dei provvedimenti di fermo.(ANSA). Giovanni Strangio e' omonimo del giovane incriminato dalla polizia tedesca con l' accusa di essere stato uno degli esecutori della strage di Ferragosto e che risulta, al momento, irreperibile. Tra le persone per le quali e' stato convalidato il fermo c'e' anche Giovanni Luca Nirta, uno dei presunti capi dell'omonima cosca e marito di Maria Strangio, uccisa il giorno di Natale dello scorso anno, l' omicidio della quale avrebbe provocato la reazione da parte del gruppo Nirta-Strangio che ha portato alla strage di Duisburg con l' uccisione di sei presunti affiliati ala cosca Vottari-Pelle.
Mons. Bregantini “Da Polsi rinasca la speranza”. Ha invitato i fedeli e i pellegrini alla pace e al perdono indicando l'esempio di Maria Giorgi, la sorella di Francesco, il piu' giovane delle vittime di Duisburg, presente alle celebrazioni, il vescovo di Locri, mons. Giancarlo Bregantini nell'omelia per la solenne celebrazione della Festa della Madonna di Polsi. Alla manifestazione religiosa, svoltasi sotto stretta sorveglianza da parte di un nucleo interforze con personale in divisa e in borghese di carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza (presenti anche due elicotteri che hanno sorvolato l'area), ha preso parte comunque una folla di fedeli meno folta degli anni scorsi forse per il timore di possibili ritorsioni dopo la strage di ferragosto. ''Possa da Polsi - ha detto mons. Bregantini - rinascere una speranza sempre piu' preziosa e sempre piu' attesa. Questo luogo oggi ha offerto un duplice volto: da una parte quello della riflessione e dall'altra quello della preghiera. Alla giornata di oggi per quanto accaduto si e' potuta registrare una partecipazione certo minore rispetto allo scorso anno ma piu' attenta e intensa con un calore veramente incredibile''. ''La festa e' stata piu' sobria e pacata, modesta ma vera - ha aggiunto il presule nella celebrazione all'aperto - e Maria e' apparsa addolorata mentre lo scorso anno era stata incoronata''. Per la prima volta l'effigie della Madonna della Montagna e' stata accompagnata dal suono di alcuni tamburelli. ''E' il segno - ha detto Bregantini - di un esercito che avanza. Questi sono i tamburi della vittoria e della pace''.
01.09.2007 – Il Secolo XIX
Giovanni Strangio ricercato per la strage
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Strage di Duisburg: La polizia tedesca da la caccia a Giovanni Strangio. A San Luca continuano le ricerche delle persone sfuggite alla cattura. Le intercettazioni
31/08 Ha un volto e un nome uno degli autori della strage di Ferragosto a Duisburg. E' quello di Giovanni Strangio, di 28 anni, che secondo polizia e magistratura tedesca sarebbe uno degli organizzatori dell'agguato e che da oggi e' ufficialmente ricercato. La magistratura ha anche messo una ricompensa di 10 mila euro per chi fornira' notizie utili alla cattura degli autori. Strangio e' un cugino di Maria Strangio, la donna uccisa il giorno di Natale dello scorso anno a San Luca, nell'agguato che ha segnato una recrudescenza nella faida di San Luca tra le consorterie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari. L'obiettivo dei sicari era Giovanni Luca Nirta, marito della Strangio e considerato uno dei boss della cosca, che era stato scarcerato appena qualche giorno prima. La polizia tedesca ha messo nome e foto di Strangio sul proprio sito spiegando che ''nell'ambito delle ricerche condotte e dopo le perquisizioni delle scorse settimane i sospetti sul suo coinvolgimento si sono consolidati''. Il giovane e' originario di San Luca, ma risulta residente a a Kaarst, in Nordreno-Vestfalia. In Germania, pero', ci era tornato da poco. Fino a pochi mesi fa, infatti, era detenuto in un carcere italiano per essere stato arrestato in occasione dei funerali della cugina. In quella occasione, carabinieri e polizia si resero conto che la cosca aveva organizzato una sorta di servizio di vigilanza. Un sospetto che trovo' conferma quando fu intimato l'alt ad un'auto. Giovanni Strangio ne scese con una pistola in mano e fu fermato solo da un colpo di pistola sparato da un poliziotto che lo centro' ad un polpaccio. E mentre la polizia tedesca cerca uno degli autori della strage, in Calabria proseguono le ricerche delle 12 persone sfuggite ieri ai fermi operati da polizia e carabinieri. Si tratta, in prevalenza, di persone che erano gia' latitanti o che si erano rese irreperibili dopo l'agguato di Natale per sfuggire a vendette o ritorsioni. Anche oggi polizia e carabinieri sono stati a San Luca per setacciare il paese alla ricerca di eventuali altri bunker come quello dove ieri sono stati rintracciati tre ricercati. Un fenomeno, questo, non nuovo a San Luca, dove di rifugi ne sono stati scoperti diversi. Nel marzo scorso ne fu individuato uno sotto l'abitazione dei Vottari. Cio' provoco' l'allontanamento volontario di Sebastiano Vottari, che e' stato, secondo l'accusa, uno dei sicari del giorno di Natale. La sua fuga mise talmente in apprensione la fidanzata che quest'ultima, parlando a telefono con un'amica, rilevo' che Vottari aveva partecipato all'agguato e che una sua eventuale consegna avrebbe fatto terminare la faida. L'operazione ha fatto comunque attenuare l'apprensione, anche negli investigatori, per la festa della Madonna di Polsi di domenica, particolarmente sentita a San Luca. A far nascere il timore e' la consapevolezza che nella faida un elemento che si ripete e' quello della scelta delle date: tutti gli omicidi di rilievo sono stati commessi in occasione di festivita'. Cio' avviene, spiegano i magistrati della Dda reggina nel loro provvedimento perche' ''colpendo in queste occasioni le cosche ottengono il risultato di ricollegare, vita natural durante, giornate particolari, tradizionalmente dedicate a momenti piacevoli in compagnia di parenti ed amici, a ricordi luttuosi, cosi' perpetuando anche la sofferenza dei superstiti''.
Giovanni Strangio uno dei responsabili della strage. Giovanni Strangio, di 28 anni, secondo la polizia e la magistratura tedesca e' uno dei responsabili della strage di 'ndrangheta avvenuta a Ferragosto a Duisburg, in Germania e per questo e' da oggi ricercato. Nell'ambito delle indagini sull'eccidio di Ferragosto costato la vita a sei italiani di origine calabrese, la polizia ha diffuso, sul proprio sito, una foto segnaletica di Giovanni Strangio (28 anni), nato a Siderno (Calabria) e residente a Kaarst, in Nordreno-Vestfalia. 'Nell'ambito delle intense ricerche condotte dalla commissione istituita per chiarire gli omicidi e dopo le perquisizioni delle scorse settimane, tra altri luoghi anche a Kaarst - ha reso noto oggi un portavoce la polizia ha Duisburg - i sospetti sul coinvolgimento nel fatto si sono consolidati su Giovanni Strangio''. "Strangio e' alto 174 cm , ha una figura slanciata, capelli scuri e occhi blu - ha reso noto il portavoce - In questo contesto viene cercata anche l'automobile da lui affittata, una Renault Clio, con targa tedesca HH BM 7070. Giovanni Strangio e' imparentato con Maria Strangio, uccisa a San Luca il 25 dicembre del 2006 e con il figlio di cinque anni rimasto ferito dell'attentato. Gia' in concomitanza con il funerale di Maria Strangio la polizia italiana aveva arrestato Giovanni Strangio, trovato in possesso di un'arma da fuoco. Per questo motivo e' rimasto in carcere in Italia fino a meta' del 2007. Sulla base delle indagini finora condotte a Duisburg - ha reso noto la polizia - si sono rafforzati i motivi che fanno pensare ad un attentato da lui organizzato. Le indagini hanno finora accertato che Strangio dall'8 agosto 2007 era in Germania, dove il 10 agosto ha affittato un'automobile. la Renault Clio nera, che viene ugualmente ricercata. La sua abitazione a Kaarst al momento della perquisizione avvenuta il 24 agosto scorso, secondo la polizia era apparsa come abbandonata all'improvviso. Sulla base delle informazioni disponibili la magistratura di Duisburg ha chiesto al tribunale di Duisburg un ordine di cattura per Giovanni Strangio, che e' stato emesso oggi. La magistratura di Duisburg ha stabilito una ricompensa di 10mila euro per chi dara' informazioni in grado di chiarire gli avvenimenti e portare alla cattura dei responsabili.
Cala l’apprensione per la festa della Madonna di Polsi. L'operazione condotta ieri da polizia e carabinieri con il fermo di 32 presunti affiliati alle cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari, contrapposte dal 1991 nella faida di San Luca, ha fatto attenuare l'apprensione esistente, anche negli investigatori, per la festa della Madonna di Polsi che sara' celebrata domenica. Si tratta di una cerimonia particolarmente sentita a San Luca e che richiama al Santuario di Polsi migliaia di persone. L'apprensione, sorta dopo la strage di Duisburg, non nasceva dalla festa in se', ma dalla data della ricorrenza. Un elemento che si ripete nella faida di San Luca, infatti, cosi' come riportato anche negli atti dell'inchiesta, consiste nella scelta delle date: tutti gli omicidi di rilievo sono stati commessi in occasione di festivita', a cominciare dall'inizio dello scontro. I primi omicidi, infatti, sono stati compiuti il giorno di carnevale del 1991; poi si e' tornati a sparare il primo maggio 1993, quando furono compiuti due agguati in tre ore e furono uccise complessivamente quattro persone; il giorno di Natale scorso e, per ultimo, a Ferragosto a Duisburg. A questi si aggiungono anche altri episodi compiuti in occasione di ricorrenze personali delle vittime, come nel caso di Francesco Pelle, detto ''Ciccio Pakistan'', ritenuto il mandante della strage di Natale e da tempo irreperibile, rimasto paralizzato per un agguato subito giusto un anno fa, il 31 agosto, in seguito al quale ha perso l'uso delle gambe, mentre stava portando a casa il primogenito nato da pochi giorni. ''Colpendo in queste occasioni - e' scritto negli atti - le cosche ottengono il risultato di ricollegare, vita natural durante, giornate particolari, tradizionalmente dedicate a momenti piacevoli in compagnia di parenti ed amici, a ricordi luttuosi, cosi' perpetuando anche la sofferenza dei superstiti''.
Intercettazioni “Se non muore Gianluca…”: ''Come, come la chiude?...se non muore Gianluca non si puo' chiudere. Quello non ha piu' niente da perdere, Marco. Questa e' la pericolosita' sua, hai capito?''. A parlare in questi termini a Marco Marmo, una delle vittime della strage di Duisburg, di ''Gianluca'', Giovanni Luca Nirta, considerato uno dei capi della cosca Nirta-Strangio e marito di Maria Strangio, uccisa a Natale 2006, e' Michele Carabetta, uno dei fermati nell'operazione di ieri sulla faida di San Luca. La conversazione e' registrata con una intercettazione ambientale nell'auto di Marmo il 9 giugno scorso. I due, secondo l'accusa, si trovano a Duisburg per cercare un fucile di precisione chiesto da Santo Vottari e Antonio Pelle proprio per eliminare Giovanni Luca Nirta.
Carabetta: ''Ma ti ha detto che la chiudono?...'';
Marmo: ''la porta!...'';
Carabetta: ''..ma la chiudono vero?...'';
Marmo: ''..uh..'';
Carabetta: ''..la chiudono?...'';
Marmo: ''(incomprensibile)..'';
Carabetta: ''..come, come la chiude?...se non muore Gianluca non si puo' chiudere.. Quello non ha piu' niente da perdere Marco. Questa e' la pericolosita' sua, hai capito?''.
Intercettazioni: In paese tutti sanno... ''Dicono che, cioe' da fonte sicu... Cioe' c'e' gente che dice.. se esce fuori poi si ferma tutto. Capito. Tipo ... datecelo e poi si torna come ...''. A dirlo ad un'amica e' Maria Gabriella Giorgi, fidanzata di Sebastiano Vottari, rivelando al tempo stesso, inconsapevolmente, il coinvolgimento del fidanzato nell'agguato compiuto a Natale 2006 nel quale fu uccisa Maria Strangio, ed il tentativo di porre un freno alla faida di San Luca con l'omicidio di Sebastiano. Il giovane e' stato sottoposto a fermo, ieri, con l'accusa di essere uno degli esecutori dell'agguato. Della telefonata, intercettata il 24 marzo scorso, gli investigatori capiscono che la giovane, studentessa universitaria a Messina come Vottari, non vede il fidanzato dai primi giorni di marzo. Ed il primo marzo, ignoti, spararono contro l'abitazione del suocero dei Vottari. La giovane ricorda all'amica un episodio del 10 marzo precedente, che chiama ''incursione'', quando i carabinieri hanno scoperto un bunker sotto l'abitazione della madre di Sebastiano, attribuendogli il suo crollo psicologico dovuto al timore che il fidanzato possa essere coinvolto nel ritrovamento. ''Hanno fatto una puttanata. Cioe' una cosa piu' ... La cosa peggiore non la potevano fare'': dice l'amica a Maria Gabriella riferendosi all'agguato di Natale. Nel corso della telefonata, poi, Maria Gabriella, conferma all'amica i propri sentimenti per Sebastiano e la sua disapprovazione per il gesto, anche perche' i responsabili del delitto sono ormai a tutti noti e la vendetta da parte della famiglia contrapposta e' inevitabile, anche a distanza di molti anni. Quindi Maria Gabriella dice che nessuno era d'accordo:
Gabriella: ''Nessuno.. cioe' ..guarda.. che nessuno era d'accordo. Cioe'.. neanche i suoi''.
Amica: ''Uhm.. piu' o meno.. insomma..''.
Gabriella: ''No!. Te lo posso garantire..''.
Amica: ''Ho capito ma se li hanno mandati! Cioe' .. Dico.. se e' stato ..cioe' ..e' stato effettivamente..''.
Gabriella: ''Si ma chi l'ha mandato?''.
Amica: ''No.. non a lui .. in generale sono stati.. comunque mandati.... A No? Ma scusa ma se si doveva fare molto tempo prima ..''.
Gabriella: ''Si.. nella sua testa.. Si ma nella sua testa pero'.. no .. non erano molto .. e da qui nasce il fatto che hanno fatto una gran cazzata ..''.
Amica: ''Certo certo.. scusa.. a settembre quella cosa .. per cui ..''.
Gabriella: ''Si..si.. pero'.. pero' non cosi' ..hai capito. Molto.. cioe' si doveva aspettare molto.. molto di piu'.. gli sara' partita qualche molla storta .. quel giorno''.
Amica: ''A Lui?''.
Gabriella: ''Uhm .. Ha fatto tutto da solo. Capito? Ed ora dicono che .. Cioe' c'e' gente che dice.. se esce fuori poi si ferma tutto''.
Quello che colpisce gli investigatori, riportato anche negli atti del procedimento, ''e' la perfetta conoscenza collettiva da parte di tutti gli abitanti della zona, comprese due giovani studentesse universitarie, della faida in corso tra i due gruppi familiari, che rendeva addirittura prevedibile, da molto tempo, la possibilita' che si verificasse quanto poi si e' effettivamente verificato nel giorno dello scorso Natale''
Intercettazioni “Ti ammazziamo noi….”. ''A Pepparegliu che ha detto?" Antonio "Questi dei Vottari gli hanno detto 'prima che ti ammazzano loro ti ammazziamo noi'". "E" latitante?". "No ce l'hanno in casa". Dal colloquio, intercettato in carcere il 5 aprile scorso durante un colloquio tra Giuseppe Romeo, capo dell'omonima cosca, ed il figlio Antonio, legati ai Pelle-Vottari, emerge come gli stessi Vottari avessero valutato la possibilità di uccidere Giuseppe Pelle, fratello di Francesco, ritenuto anche dalla cosca il mandante dell'agguato del Natale precedente nel quale morì la moglie di Giovanni Luca Nirta, considerato il capo della consorteria avversaria. "Peppareglio", infatti, secondo gli investigatori, è identificabile in Giuseppe Pelle e fratello minore di Francesco. La frase attribuita ai Vottari "prima che ti ammazzano loro ti ammazziamo noi", è scritto agli atti dell'inchiesta che ieri ha portato a 32 fermi, "rende altrettanto chiaro che Giuseppe Pelle ha partecipato all'omicidio di Maria Strangio e che il gravissimo fatto di sangue trova le sue motivazioni nella vendetta progettata da Francesco Pelle e portata a termine dal fratello Giuseppe, che ha fatto parte, unitamente ad altri soggetti, del commando che ha agito a San Luca il 25 dicembre 2006". Secondo gli inquirenti, dal colloquio si comprende anche come i Nirta-Strangio, "venuti a conoscenza del suo coinvolgimento nell'omicidio di Maria Strangio, mirassero all'eliminazione fisica di Giuseppe Pelle e, probabilmente, ne avessero chiesto la testa. Da qui l'intenzione dei Vottari di uccidere direttamente Giuseppe Pelle per ripagare, in qualche maniera, i rivali Strangio-Nirta".
Il giorno del digiuno. Oggi e' stato il giorno del digiuno e della riflessione proposto dal vescovo di Locri, mons. Giancarlo Maria Bregantini, in preparazione della festa in onore della Madonna di Polsi. L'invito ai fedeli, lanciato nel corso dell'incontro del clero diocesano riunitosi per una riflessione dopo i fatti di Duisburg, e' stato raccolto dall'associazione dei sindaci della Locride. ''Noi abbiamo invitato la gente della Locride, credenti e non credenti, in misura delle loro forze e secondo il loro cuore - ha detto mons. Bregantini - ad un giorno di digiuno. Saranno loro a decidere come aderire a questa giornata di meditazione. Tutto all'interno di un giorno in cui la gente dica: Signore abbi pieta' di noi e insieme mettiamoci a organizzare con speranza il riscatto della nostra terra''. Secondo quanto ha riferito il presule, i festeggiamenti per la Madonna di Polsi si svolgeranno senza alcuna variazione rispetto agli anni passati. ''La festa di Polsi non e' quella di un chiassoso paese - ha aggiunto il presule - perche' non ci sono mai stati ne' fuochi, ne' bande, ne luminarie. Approfondiremo sempre piu' il messaggio spirituale che questo luogo lancia. Percio', lo dico ai fedeli: siate attaccati a cio' che abbiamo sempre fatto, e siate puntuali agli appuntamenti nella notte di veglia e domenica, per la grande festa''
La Piovra tedesca
di Giuliano Foschini
Un uomo vicino ai clan che si infiltra nel vertice dell'Interpol. E visita scuole di polizia insieme ai ministri. Ecco il dossier segreto sui boss calabresi in Germania
Era il 1994 quando Spartaco Pitanti, oggi 61enne, si presentò a una conferenza internazionale dell'Interpol a Roma. Si parlava delle nuove metodologie per la lotta al traffico di stupefacenti, una riunione di superinvestigatori per smascherare il commercio internazionale di droga. In quella conferenza era entrato grazie al cartellino che aveva appuntato sulla giacca: interprete della 'delegazione uzbeka'. Pitanti non era quindi né un poliziotto, né un magistrato. E soprattutto non era mai stato in Uzbekistan nella sua vita. In un certo senso era però un addetto ai lavori.
Secondo i carabinieri del Ros e i servizi segreti tedeschi, Spartaco Pitanti è "uno dei principali organizzatori del gruppo della 'ndrangheta calabrese, e in particolare quella di San Luca, che decidono di investire in Germania comprando ristoranti, pizzerie e alberghi nella zona di Duisburg ed Erfurt". La riunione di Roma per lui era una sorta di corso di aggiornamento. Da mettere a disposizione delle famiglie calabresi.
C'è anche questo, esempio cinematografico di furbizia e forza dell'organizzazione criminale, nel rapporto informativo stilato tre anni fa dagli investigatori italiani e tedeschi sulla piovra della 'ndrangheta in Germania. Un elenco infinito di nomi e cognomi che si ripetono, date di nascita di emigranti di criminalità organizzata e soprattutto il resoconto scientifico di come "i clan di mafia, dopo l'entrata in vigore della legge relativa ai sequestri di beni mafiosi, effettuano sempre più investimenti all'estero e in particolare in Germania". Su questa informativa sta lavorando da tempo la procura di Locri insieme con la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Magistrati ostinati, come Salvatore Boemi, Nicola Gratteri, Alessandra Finiani e Federico Perrone Capano, che da tempo denunciano (spesso troppo soli) e provano ad arginare la forza economica della 'ndrangheta, una mafia che si racconta spesso come rozza e invece è la più capace, perché la più moderna, a fare girare denaro. A investire.
La strage di Duisburg, i sei morti ammazzati fuori dal ristorante da Bruno, hanno acceso i riflettori appunto sui capitali esteri delle famiglie calabresi. Per gli inquirenti non è un caso: chi ha ucciso, l'altro clan, oltre alla vendetta voleva proprio scatenare la massima attenzione mediatica su chi stava accumulando patrimoni grazie al riciclaggio dei tesori criminali. Secondo il dossier degli investigatori italiani e tedeschi, agli associati dei clan di San Luca appartengono in Germania 30 ristoranti, due hotel, tre ditte e due palazzine residenziali.
Nella lista del rapporto sono citati il ristorante da Bruno. E c'è anche l'hotel Landhaus Misler, quello che ha ospitato gli azzurri ai trionfali Mondiali di Germania, albergo "indubbiamente finanziato con mezzi legali, ma che offre anche eccellenti possibilità per la sistemazione dei latitanti appartenenti al clan", si legge nell'informativa. Prosegue la nota dei carabinieri:"Le famiglie mafiose di San Luca hanno fondato basi logistiche in Germania molto importanti. Le principali possono considerarsi senza dubbio nelle città di Duisburg, Erfurt e nel frattempo anche Lipsia".
Le due famiglie più potenti sarebbero i Romeo e i Pelle. "Sono strutturate in camere stagne tipicamente mafiose e in cosiddetti 'bracci operativi'. C'è chi cura il ramo operativo per gli stupefacenti, chi la parte finanziaria e chi gli investimenti provenienti dal traffico di droga. Tenendo poi conto del fatto che ci sono più di 130 persone di San Luca residenti in Germania, si deve partire dal presupposto che siano oggetto di estorsione da parte dei clan". La rete dei clan della 'ndrangheta è cresciuta fortemente nell'ultimo periodo, dicono gli investigatori, grazie al "forte potenziale di associati che possono essere impiegati per perpetrare qualsiasi tipo di reato. Inoltre queste famiglie hanno commesso delitti che vanno dal traffico internazionale di stupefacenti e di armi alle estorsioni, ai sequestri di persona e alla ricettazione a livello internazionale di automobili.
In particolare i giovani componenti delle famiglie, che naturalmente non hanno precedenti penali, sono il personale più adatto per coprire i fabbisogni delle basi logistiche all'estero". Lo dimostrerebbero i flussi migratori ("Ad Erfurt nel giro di un mese si sono trasferiti ben 15 giovani di San Luca, tutti con data di nascita tra il '74 e l'83, per lavorare nei luoghi citati in questa relazione"). Sempre nel rapporto si legge che dopo l'arrivo in Germania di alcuni capi clan, a maggio del 1996, sono spuntati come funghi ristoranti di ottimo livello. "E come direttori o responsabili vengono impiegati esclusivamente persone legate da legami di parentela o associati al clan".
Nella relazione dei Ros un ruolo importante lo assume proprio Spartaco Pitanti, toscano di nascita ma calabrese di adozione. Gli investigatori lo considerano una sorta di addetto alle pubbliche relazioni. Contro di lui le autorità tedesche non formulano accuse, perché la legge non prevede reati come l'associazione per delinquere di stampo mafioso: per la Germania è un imprenditore rispettabile, le riviste di gourmet lo chiamano 'il gladiatore della cucina italiana'. Ma carabinieri e 007 federali scrivono: "È un ottimo promotore di se stesso tanto che assume volentieri il ruolo di mecenate.
È in effetti lo sponsor ufficiale della locale squadra di calcio e dell'esclusivo club di golf. Il presidente del club era un dipendente della Treuhandgesellschaft (società fondata per la privatizzazione dei patrimoni della Germania Est). Inoltre sponsorizza ufficialmente la galleria d'arte Guanaes di Erfurt. Questa galleria ha contatti con il Brasile, il Cile e l'Ucraina. Inoltre come attività sociale la metà degli introiti realizzati con la galleria vanno a favore dell'orfanotrofio Lar Francisco di Assis nello Stato di Rio de Janeiro. La titolare della galleria d'arte è la signora Giselle Chuk Kleeschulte, sposata con Thomas Kleeschulte, direttore della Deutsche Bank di Lipsia". Questi collegamenti, si legge, "rendono chiaro il fatto che Pitanti non ha solamente influenza negli ambienti italiani. Si ritiene doveroso sottolineare che i vari ristoranti Rossini e Paganini, a lui riconducibili, per esempio erano/sono molto ben frequentati da personalità note e da politici".
Nel 1996, durante la perquisizione del Paganini nell'ambito delle indagini per un omicidio, "erano presenti nel ristorante sia l'allora presidente del consiglio dei ministri della Turingia, Voegel, sia il ministro degli Interni, Sewea. Pitani dichiarava che era soltanto un caso". Fu durante quella perquisizione che fu trovato il cartellino di riconoscimento dell''interprete uzbeko': nell'interrogatorio poi raccontò anche "di aver visitato una scuola per ufficiali di polizia in Tunisia, con una delegazione del Saarland e la partecipazione del ministro degli Interni". Proprio su questi contatti della 'ndrangheta con la politica non italiana sta lavorando la Procura di Reggio Calabria.
Emblematico è il rapporto di qualche mese fa dei servizi segreti tedeschi pubblicato dal settimanale 'Berliner Zeitung' e ripreso l'11 novembre scorso dalle agenzie di stampa. Già allora lanciavano l'allarme che la guerra di 'ndrangheta potesse dilagare in Germania. E oltre a ricostruire la mappa dei beni delle cosche nella zona di Duisburg, raccontavano come "i clan calabresi avessero acquistato alla Borsa di Francoforte grossi pacchetti azionari di aziende energetiche, tra le quali figurerebbe anche il colosso russo Gazprom". L'Uzbekistan, in fondo, non è lontano.


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