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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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dal sito di DemocraziaLegalita
La prima crisi parlamentare del governo Prodi è stata rabberciata. Il Presidente del Consiglio ha ottenuto di mettere faccia al muro qualche Senatore ribelle e in crisi di coscienza perché costretto a votare in continuazione provvedimenti che gli fanno schifo, e pensa di potere andare avanti. Ai Senatori, trattati secondo i vecchi metodi staliniani, che non prevedevano crisi di coscienza, ma solo ubbidienza al Partito- Chiesa (extra ecclesiam nulla salus) non doveva sfuggire che non si può predicare la rivoluzione da mane a sera e poi far parte di una maggioranza di centro sinistra che raccatta tutto e tutti. D’altronde, Bertinotti quanto a politica entrista nell’establishement è un vero campione e Vendola ha proposto di mettere da parte i DICO per facilitare l’ingresso di Casini nella maggioranza. Quindi, tutti uniti,in nome della governabilità. Che questo significhi scordarsi dei conflitti di interesse che riguardano ben 24 ministri e sottosegretari del governoe che la madre di tutte le riforme non compaia nelle priorità di Prodi; che la vituperata legge Frattini sia diventata riferimento essenziale della proposta di legge Franceschini e company; che gli attacchi ai magistrati di Milano i quali chiedono l’estradizione dei rapitori di Abu Omar sul suolo italiano, siano diventati la norma; che il governo si sia impegnato a salvare Pollari capo dei servizi segreti e di tante altre cose, forse per timore che parli di qualcuno che ha scheletri negli armadi, non conta. L’unica cosa che conta è stare al governo e non mollare le poltrone. Caro “compagno” Turigliatto, è chiaro che questa è la politica che devi ingoiare e nondevi sgarrare. D’altronde, da comunista del terzo millennio, dovresti saperlo meglio di chiunque altro. Nel partito leninista, diceva Althusser, il vertice si sceglie la sua base.Ma dal centro sinistra arriva anche un’altra perla. L’onorevole Laganà vedova Fortugno è indagata per truffa ai danni dello Stato e si è arrabbiata. L’Onorevole continua a sollecitare indagini “ rigorose” sui rapporti tra ndrangheta e politica in Calabria. A chi è rivolta la sollecitazione? Io credo che l’Onorevole dovrebbe rivolgerla a se stessa e lei dovrebbe saperlo, non solo perché viene da una famiglia di politici importanti della Locride, ma anche perché è componente della Commissione antimafia. Uno dei compiti della Commissione, che è bene ricordarlo, ha i poteri della magistratura e quindi può anche decidere l’arresto di un testimone reticente, è proprio quello di indagare sui rapporti tra mafia e politica. Ha chiesto l’onorevole Laganà di convocare la Commissione antimafia per discutere la relazione amministrativa sull’ASL di Locri, documento esemplare di testimonianza dei rapporti tra mafia e politica? Ha chiesto di pubblicare la relazione che noi abbiamo pubblicato e per questo siamo indagati? Ha chiesto di essere sentita dall’antimafia, come persona informata sui fatti, dopo essersi dimessa, perché altrimenti si accentuerebbe il conflitto di interesse che già la riguarda come membro della commissione? Ha chiesto di chiarire una volta per tutte le telefonate del dr Fortugno ai capi della cosca Morabito? Ha chiesto come mai nessun membro autorevole del governo Berlusconi è andato ai funerali di Fortugno?
”La mafia fa sempre più affari. Il governo scorda Cosa nostra”
intervista a Antonio Ingroia
di Stefano Zurlo
Milano - La mafia militare è sempre più debole. La mafia economica è sempre più potente. Può sembrare un paradosso, è la realtà vista dall’ufficio di Antonio Ingroia, Pm palermitano in prima linea nella lotta a Cosa nostra. Allievo di Borsellino, Ingroia ha condotto indagini e processi delicati e controversi: da quelli contro Marcello Dell’Utri e Bruno Contrada a quello, in corso, per il sequestro di Mauro De Mauro.
Dottor Ingroia, cosa è cambiato dopo la cattura di Bernardo Provenzano?
«Cosa nostra sta cambiando pelle. L’epoca dei corleonesi, feroci e spietati, è finita. E lo Stato, su questo versante, si è speso con ottimi risultati. Uno a uno i grandi boss sono stati catturati e oggi, oggettivamente, Cosa nostra non ha più il controllo del territorio come in precedenza».
Palermo si sta liberando dalla grande criminalità?
«Sarei molto cauto. Diciamo che il quadro è cambiato. Un sequestro come quello del povero Pietro Licari, rapito da due balordi a Partinico e ucciso in fondo a un pozzo, sarebbe stato inimmaginabile solo dieci anni fa. E probabilmente dieci anni fa la mafia sarebbe arrivata a punire i due banditi prima dello Stato».
Perché allora parla di scenario contraddittorio?
«Perché invece la mafia degli affari è sempre più forte. Produce fatturati sempre più alti e utili sempre più elevati».
Il pizzo?
«Cosa nostra si è fatta più accomodante, apparentemente più ragionevole. A Palermo tutti i commercianti pagano, ma pagano meno. E in questo modo si disincentiva la ribellione. Ugualmente negli appalti locali la presenza di Cosa nostra è sempre più ingombrante».
Vuol dire che la società e la politica siciliane convivono in qualche modo con Cosa nostra?
«Esatto. Questa coabitazione si declina in vari modi, tutti compresenti: si va dalla connivenza alla dimenticanza, dal disinteresse all’assuefazione».
A livello nazionale?
«È un po’ lo stesso discorso. Roma è lontana da Palermo e in assenza, per fortuna, di delitti eccellenti, ci si scorda di Cosa nostra».
Sono stati ammanettati boss di prima grandezza.
«Ma purtroppo Cosa nostra non è sconfitta. Tutt’altro. Ci vorrebbe un impegno sul piano legislativo che non si vede. Nella scorsa legislatura non si è fatto nulla per contrastare la mafia sul piano normativo, anzi gli interventi sono tutti andati in direzione opposta creando un clima di sfiducia nei confronti dei magistrati».
Oggi?
«Nulla di diverso all’orizzonte. Aspettiamo un segnale di discontinuità che per ora non c’è. Anzi, Prodi si è dimenticato della giustizia e di Cosa nostra nei 12 punti con cui ha rilanciato il suo Governo. Di fatto l’unico provvedimento approvato finora, a parte alcuni lodevoli impegni sul piano verbale del premier, è l’indulto che certo non ci dà una mano».
Il capo della Procura Francesco Messineo e il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso litigano su tutto. Lei con chi si schiera?
«Non entro nella polemica. Mi pare che il nuovo modello organizzativo voluto da Messineo sia un passo in avanti».
Chi comanda ora nella mafia?
«Io penso ci sia una diarchia composta da Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo. Forse non esiste nemmeno più la commissione, ovvero una riunione periodica dei principali boss. Però scopriamo tesori enormi in Svizzera, in Lussemburgo, a Montecarlo. Oggi il primo obiettivo è neutralizzare i colletti bianchi che riciclano i capitali. Per questo dal 1º marzo a Palermo è stato creato un dipartimento per la lotta alla criminalità economica mafiosa che ha bisogno di aiuti e risorse. Per ora, però, l’importanza di questa mossa sembra essere sfuggita alla classe dirigente».
I magistrati lamentano anche un allentamento del 41 bis.
«Il carcere duro ha funzionato solo all’inizio. Il problema non è umiliare i detenuti con un trattamento disumano, ma tagliare i fili che legano i boss a chi è fuori».
03.03.2007 – Il Secolo XIX
Dalla famiglia di Lady Follini il Circolo di Bersani e Visco
pagine in .pdf - 1 - 2 - 3 (dalla rassegna della Camera dei Deputati!!!)
La Telefonata - Il ministro: "Non permettetevi di scrivere"
pagine in .pdf - 1 (dalla rassegna della Camera dei Deputati!!!)
Cronaca di un inchiesta normale
pagine in .pdf - 1 (dalla rassegna della Camera dei Deputati!!!)
Maria Grazia Lagana' a colloquio per un'ora con magistrati
(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 3 MAR - 'Ho fatto dichiarazioni spontanee ed ho presentato una memoria scritta sulla vicenda che mi riguarda', Cosi' Maria Grazia Lagana'. La parlamentare della Margherita, vedova di Francesco Fortugno, a colloquio con i magistrati calabresi per circa un'ora, si e' avvalsa della facolta' di non rispondere, richiamandosi al contenuto delle dichiarazioni spontanee e del memoriale presentato. La vedova Fortugno e' indagata per una presunta truffa in un appalto all'Asl di Locri.
03.03.2007 - La Repubblica on line
La parlamentare della Margherita sarebbe implicata in una truffa ai danni della Asl. Lei contesta che la questione possa essere di competenza della Dda
Fortugno, la vedova indagata dai giudici
Presenta un memoriale e non parla
Ritiene di "aver chiarito tutto nel documento presentato ai magistrati"
di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA - Si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno
- il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005 - su suggerimento dei suoi legali si è presentata oggi davanti ai magistrati, ma ha scelto di non parlare. La parlamentare della Margherita, invitata a comparire davanti ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, perché coinvolta in una inchiesta per la fornitura di materiale sanitario all'ospedale di Locri, ha deciso di rendere una dichiarazione spontanea e depositare una memoria difensiva.
La vicenda riguarda una presunta "truffa ai danni dello Stato", relativa ad una fornitura di presidi sanitari per il pronto soccorso, da parte della Medinex srl. Fornitura che secondo quanto dichiarato dalla Laganà, che è anche vice direttore sanitario del nosocomio, non sarebbe mai avvenuta e che, quindi, l'Asl non ha mai pagato. La deputata, componente della Commissione parlamentare antimafia, già ieri aveva chiesto che l'inchiesta fosse spostata dalla Dda alla magistratura ordinaria, e questo in relazione al fatto che, comunque, non le sono state mosse contestazioni riconducibili a reati di mafia. "Fatto che - spiegano i legali della politica, Sergio Laganà e Antonio Mazzone - ci fa ritenere che della vicenda si non si debbano occupare gli inquirenti impegnati nella lotta alla criminalità organizzata". Da qui la scelta di non rispondere alle domande in attesa che sulla vicenda si pronuncino gli uffici competenti".
L'onorevole Laganà, uscendo dagli uffici della Procura reggina ha detto di "aver fornito dichiarazioni spontanee" e di aver presentato "una memoria scritta sulla vicenda che mi riguarda", proprio per evitare che il suo atteggiamento fosse interpretato come una chiusura nei confronti dei magistrati della Distrettuale antimafia.
I legali hanno detto "di avere sollevato una questione di competenza funzionale e territoriale della Dda reggina nel procedimento". Secondo quanto appreso il memoriale spiegherebbe che, in quanto vice direttore sanitario, la vedova Fortugno non aveva competenza nell'acquisto di materiali di nessun genere. Laganà ha ammesso di conoscere i titolari della Medinex, come molti altri informatori scientifici che frequentano gli ospedali calabresi. Una conoscenza esclusivamente professionale e neppure politica. "I titolari della Medinex - hanno detto i legali - sono infatti notoriamente vicini ad An e, in particolare, alla corrente riconducibile a Gasparri".
Il procuratore della Repubblica facente funzioni di Reggio Calabria, Franco Scuderi, in merito all'interrogatorio non ha rilasciato alcuna dichiarazione limitandosi a dire che nei prossimi giorni farà sapere la decisione dell'ufficio sulla richiesta dei difensori della Laganà in merito alla competenza della Dda ad indagare. Intanto la Casa della legalità e della Cultura ha invitato la parlamentare a dimettersi dalla commissione nazionale antimafia: "C'è un evidente conflitto d'interessi che va risolto".
(ANSA) - CATANZARO, 3 MAR - "Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, deve risolvere il conflitto di interessi che le deriva dal fatto che, essendo componente della Commissione antimafia, può, in tale qualità, venire in possesso di documentazioni riguardanti il procedimento penale per truffa avviato nei suoi confronti dalla Dda di Reggio Calabria". E' quanto sostiene, in una nota, l'associazione onlus Casa della legalità e della cultura.
L'associazione, per tale motivo, ribadisce la richiesta, già fatta nei giorni scorsi, che Maria Grazia Laganà si dimetta dalla Commissione antimafia. "La vedova di Franco Fortugno, grazie al suo ruolo di componente dell'Antimafia - sostiene la Casa della legalità - può ascoltare e interrogare inquirenti ed eventuali testimoni o persone informate sui fatti che la riguardano, nonchè procedere in tale sede ad ogni altra iniziativa a propria tutela e comunque a danno dell'indagine.
Inoltre, nella veste di parlamentare componente della Commissione Antimafia, Maria Grazia Laganà gode di una posizione tale da rendere ancora più pesanti gli attacchi volti alla delegittimazione ed allo screditamento dei giudici della Direzione distrettuale antimafia". (ANSA).COM-DED
02.03.2007 – Il Sole 24 ore
Danilo Coppola arrestato a Roma
di Vincenzo Chierchia
MILANO
L'immobiliarista romano Danilo Coppola (già indagato a Milano per la vicenda Antonveneta) è finito ieri mattina in manette, e trasferito dalla villa di Grottaferrata (Roma) al carcere di Regina Coeli, dove, in serata, avrebbe anche accusato malori da panico. L'ordine di custodia cautelare per Coppola, e per altre sette persone a lui molto vicine ( Daniela Candeloro, Luca Necci, Francesco Bellocchi che è stato cognato di Stefano Ricucci, Alfonso Ciccaglione, Giancarlo Tumino, Gaetano Bolognese e Andrea Raccis, che però risulta all'estero), è stato disposto dal gip capitolino Maurizio Caivano su richiesta dei pubblici ministeri Lucia Lotti, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, ed è stato eseguito dai finanzieri del Nucleo valutario e del Comando provinciale di Roma. Altre cinque persone risultano indagate a piede libero. Gli inquirenti temevano una possibile fuga di Coppola che sapeva di essere intercettato. Tanto che all'imprenditore sono stati sequestrati quattro cellulari modificati e uno di questi era, secondo le accuse, utilizzato per avere contezza del traffico telefonico in entrata e uscita sul cellulare della fidanzata che lo stesso Coppola le aveva regalato modificato.
I reati contestati vanno dalla bancarotta fraudolenta, all'associazione per delinquere, dall'appropriazione indebita, al riciclaggio ed al falso in atto pubblico e risulterebbero commessi nella gestione, con alcuni "prestanome" anche dall'identità ritenuta fittizia e costruita con false attestazioni, di almeno sei società immobiliari - una delle quali fallita, la Micop controllata al 100% dalla lussemburghese Pad - riconducibili a Coppola.
Gli interrogatori di garanzia da parte dei magistrati di Roma sono previsti per sabato, ma probabilmente Coppola verrà sentito presto anche dagli inquirenti della Procura di Torino che nelle ultime settimane ha avviato una indagine (per aggiotaggio) su una operazione giudicata sospetta legata alla cessione di un leasing immobiliare a fondi esteri che ha prodotto benefici alla società Ipi - le cui azioni sono state sospese ieri a Piazza Affari - per 120 milioni e un rialzo in Borsa del 30% circa.
Sempre ieri gli investigatori romani hanno messo sotto sequestro a Coppola quote azionarie per 70 milioni di euro (titoli Banca Intermobiliare, Mediobanca, Ipi, As Roma, Valadier e Hotel Cicerone) che si ritene frutto di raccolta di fondi illecitamente realizzati con il meccanismo delle scatole cinesi e delle bare fiscali. È stato contestato a Coppola e ai suoi partner l'aver distratto da società immobiliari gestite ad arte fondi per 130 milioni di euro. A questa somma potrebbero essere aggiunti - secondo le ricostruzioni degli investigatori - almeno altri 72 milioni per mancato versamento di imposte, di cui circa 40 relativi all'Iva nelle transazioni immobiliari e il resto alle imposte dirette.
Gli inquirenti capitolini hanno passato al setaccio dal mese di gennaio del 2006 numerose operazioni effettuate nell'ambito della rete di società riconducibili a Coppola, nella quale operavano come amministratori persone con nessuna esperienza gestionale (domestici, immigrati, operai edili). Un meccanismo di scatole cinesi che puntava a far lievitare a dismisura il valore degli immobili intermediati tra le varie società del gruppo per distrarre mutui e fidi accesi con le banche e creare fittizi crediti Iva e d'imposta. «Appare indubitabile - scrive il gip - che dall'attività investigativa emerga l'esistenza di un gruppo dotato di un'organizzazione consolidata e radicata sul territorio, al cui interno emerge un ruolo verticistico assunto da Coppola» il quale, a partire dal 2002, anche «attraverso la costituzione e la gestione di numerose società, in Italia e all'estero» avrebbe commesso una «serie indeterminata di delitti di bancarotta fraudolenta ovvero di ampliamento e arricchimento del gruppo Coppola». Secondo il gip «le società formalmente appartenenti al gruppo Coppola sono state massicciamente finanziate con ingenti liquidità provento dei delitti di appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta, con rilevante danno economico per l'erario».
Tra le banche finanziatrici figura anche UniCredit, da cui si fa sapere che il gruppo ha erogato mutui a società veicolo, intestate a professionisti insospettabili, cui facevano capo immobili che il gruppo Coppola ha rilevato solo in un momento successivo. Si escludono contatti diretti fra UniCredit e l'immobiliarista.
Infine i giornalisti del gruppo Editori PerLaFinanza auspicano che l'editore nomini un nuovo Consiglio di amministrazione. «La notizia dell'ordine di custodia cautelare nei confronti di Coppola, vicepresidente e azionista di controllo del gruppo Editori PerLaFinanza tramite un patto di sindacato, e del consigliere Ciccaglione - si legge in una nota del Cdr - ha provocato forte sconcerto tra i giornalisti di tutte le testate del gruppo».
LE TAPPE DI UN IMPERO RECENTE
L'ascesa
Danilo Coppola fa il suo ingresso nelle cronache finanziarie nel 2003: è allora che l'immobiliarista nato nel 1967 alla periferia di Roma rileva una quota del 3% della Bnl. Nel settembre dello stesso anno chiede un posto nel consiglio d'amministrazione dell'istituto di Via Veneto, ma si sente rispondere: «Non ci sono posti liberi». Ma in pochi anni, insieme agli altri immobiliaristi Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto diventa socio forte di Bnl.
La scalata a Bnl
I tre immobiliaristi, assieme a Francesco Gaetano Caltagirone, si riuniscono nel cosidetto "contropatto" di Bnl, e giocano un ruolo da protagonisti nella stagione della scalata alla banca romana. Coppola sale al 4,9% nella Banca Nazionale del lavoro: nel luglio del 2005 i contropattisti cedono la loro quota del 27% a Unipol: per il solo Coppola la plusvalenza è stimata attorno ai 230 milioni di euro.
La scalata ad AntonVeneta
Danilo Coppola gioca un ruolo da protagonista anche nella scalata alla banca AntonVeneta. Assieme a Bpi, a Emilio Gnutti, ai fratelli Lonati e a Stefano Ricucci detiene oltre il 30% delle azioni dell'istituto, ma non lo comunica al mercato per evitare l'obbligo di lanciare un'Opa. Nei giorni scorsi la magistratura milanese ha notificato a Coppola e ad altre 83 persone l'avviso di fine indagini. Anche la Consob ha già sanzionato l'immobiliarista.
L'acquisizione di Ipi
Nel 2005 Danilo Coppola compie un altro passo con l'acquisizione da Luigi Zunino del 65% della Ipi per un corrispettivo di 185 milioni. Nello stesso anno Coppola si assicura il controllo di Lingotto spa.
Ma proprio per la vendita di alcuni edifici della Ipi, Coppola è indagato a Torino per aggiotaggio informativo. Fra i fiori all'occhiello di Coppola, la proprietà di alcuni celeberrimi alberghi, come il Daniel's di Roma e il Grand Hotel di Rimini.
Mediobanca e l'editoria
Il salto verso il salotto nobile della finanza italiana Coppola lo compie attraverso il suo ingresso nel capitale di Mediobanca, dove arriva a sfiorare il 5%, per poi scendere all'attuale 2,17%. Fallisce invece l'assalto a Rcs: rinuncia dopo aver annunciato nel 2005 il proposito di entrare. Ma l'ingresso nell'editoria è solo rinviato: nel 2006 acquisisce un pacchetto del 18% di «Editori per la Finanza » di cui diverrà proprietario alcuni mesi dopo.
02.03.2007 - La Stampa
Coppola , il mago della plusvalenza nella Bolla del Lingotto
L’immobiliarista nel salotto buono della finanza torinese. Il sindaco:
"Si defilò subito quando gli chiesi di comprare il Toro in difficoltà"
di ALBERTO GAINO
Nella sede di Ipi, al Lingotto, dicono che la vita continua, che l’azienda è sana e il management è rimasto in gran parte quello storico, di scuola torinese. Le pessime notizie sul presidente, «il dottor Danilo Coppola», come lo evoca la responsabile delle comunicazioni, Rita Antelmi, in Ipi dal 1973, hanno ammutolito dirigenti e impiegati. Ai cronisti, fuori della porta, è stata data in pasto l’Antelmi. Figura adatta per rivendicare la sobrietà sabauda del gruppo immobiliare. «La prossima settimana siamo a Cannes, ad uno dei più importanti meeting immobiliari europei», è il segno della continuità che si vuol dare, nonostante Coppola e i 3,8 milioni di azioni Ipi sequestratigli ieri.
Il sindaco, come altri torinesi doc, ha ricordi sfuggenti del personaggio: «Gli telefonai quando ero alla disperata ricerca di azionisti per il Torino Calcio. Si sfilò subito. L’ho poi visto più di recente, quando accompagnato da Massimo Segre, venne da me per comunicarmi che aveva trasferito le sedi delle sue società in città. Lo ringraziai per i ritorni fiscali che avremmo avuto». Per Sergio Chiamparino non sarebbe serio far scorrere le impressioni «adesso che è caduto nella polvere». E’ solo tentato da un ritrattino innocente: «Con quei capelli a caschetto, sembrava il fidanzatino di Peinet».
Coppola viene invece dalla sterminata periferia sud-est di Roma e per il solo fatto di essere un self made man sedutosi, l’anno scorso, su un patrimonio dichiarato di 3500 milioni di euro verrebbe da identificarlo nel sogno americano del signor nessuno che diventa miliardario. Però quanti se e ma hanno accompagnato la «resistibile ascesa» del signor Coppola, personaggio brechtiano anche nel milieu di cui si è circondato e che, appena «conquistato» l’ultimo piano del Lingotto, con i 48 mila metri quadri di uffici concessi in affitto, i 4200 parcheggi, Le Meridien e un altro grande albergo, si è fatto immediatamente fotografare sotto il trofeo della Bolla, simbolo del capitalismo familiare che non si arresta. Lui cui il combattivo settimanale « la Voce della Campania», con bell’anticipo, aveva rifilato il soprannome di Er Cash all’ingresso nei salotti buoni della finanza.
Quella foto sulla «vetta» del Lingotto era il suo nuovo biglietto da visita: sono arrivato anch’io, ho comprato il 4.57 di Mediobanca, quasi 3 milioni di azioni di Banca Intermobiliare, guardatemi. Storia dell’altro ieri: in Mediobanca Coppola è sceso al 2 per cento. Storia di ieri: la Guardia di Finanza gli ha sequestrato anche 2 milioni e 800 mila azioni di Bim, in virtù delle quali Coppola si è seduto nel cda nella banca creata dai Segre e tempio della finanza torinese. Violato il 15 febbraio da un altro reparto della Gdf per perquisire Finpaco, finanziaria di controllo di Coppola spostata a Torino, nello studio Segre di via Valeggio, nel novembre scorso.
Suo figlio Massimo e l’amministratore delegato di Bim, Pietro d’Aguì, avevano seguito Coppola nel cda di Ipi spa e per questo loro ruolo sono stati iscritti con il presidente nel registro degli indagati dai pm Giancarlo Avenati Bassi e Marco Gianoglio per i reati di aggiottaggio informativo e manipolativo e di false comunicazioni sociali. Accuse di cui rispondono anche gli altri consiglieri (fra cui il torinese Giuseppe Gatto) e i tre sindaci della spa.
Torinesizzando Finpaco, Coppola non intendeva essere di passaggio in città. Da un altro piemontese, l’immobiliarista Luigi Zunino, aveva acquistato i due terzi di Ipi due anni fa. Qui voleva mettere radici nuove? A Torino ha importato certa finanza creativa, facendo brillare a marzo 2006 i bilanci della sua quotata in Borsa con un paio di operazioni di lease back: rilevati dal solito Zunino 12 immobili ex Enel per 293 milioni di euro, ne cede 3 a Banca Italease (controllata dalla Popolare di Lodi di Fiorani, poi Bpi). Nel giro di poche ore spunta miracolosamente una plusvalenza di 23,4 milioni. In cambio accende un contratto quindicennale di leasing che, a fine dicembre 2005 - terza operazione - gira a tre società di diritto lussemburghese del Renar Investment Fund costituito dalla luganese Banca Arner. «Como re», «Firenze re» e «Palermo re» riscuotono l’affitto degli immobili ma dove trovano i mezzi per pagare i canoni del leasing di 123 milioni? L’idea dei pm torinesi è che dietro ci sia lui, Coppola, abile a scaricare quella montagna di denaro dai propri costi e a inserire nel bilancio 2005 solo la plusvalenza. Con un’altra operazione gemella, questa volta infragruppo, il vertice di Ipi spa potè presentare un attivo di 300 milioni. Comunicazione alla Borsa, titolo che schizzò del 30 per cento.
In procura non replicano alle critiche dei colleghi romani sull’«intempestività» delle perquisizioni di febbraio. Decise in realtà perché il lease back era stato ripetuto nel 2006 con altri immobili ex Enel, finanziamenti Italease e leasing girato a Multicity del solito fondo. Evidente l’obiettivo: bloccare l’eventuale maquillage del bilancio in corso di preparazione. Per il resto, con Coppola in carcere, le convocazioni dei testimoni potrebbero essere più fruttuose. E’ già stato sentito Carlo Camperio Ciani, gestore delle tre società del fondo Renar. Nei prossimi giorni potrebbe toccare a Nicola Bravetti, al vertice di Banca Arner. E dopo a Coppola. «In carcere». Ma dopo aver preso accordi con i pm romani.
01.03.2007 – Diario
Arrestato l'immobiliarista Danilo Coppola (con altri sette collaboratori).
Le accuse: bancarotta, aggiotaggio e appropriazioni indebite. Il buco sarebbe di 130 milioni. A cui si aggiungerebbero 72 i milioni di imposte non versate. Era già tutto scritto
La Guardia di finanza ha arrestato stamattina Danilo Coppola, immobiliarista romano, protagonista con Stefano Ricucci l'estate scorsa di quello che passò alla storia come lo scandalo dei fubetti del quartierino. Oltre a Coppola, che possiede tra l'altro lo 0.10 di Mediobanca (le azioni sono state sequestrate) sono finiti in carcere sei suoi collaboratori: Luca Necci (cognato di Coppola) e Francesco Bellocchi (ex cognato di Ricucci),Andrea Raccis, Giancarlo Tumino, Gaetano Bolognese, Daniela Candeloro e il suo legale avvocato Alfonso Ciccaglione. Tutti suoi collaboratori.
L'indagine che ha portato agli arresti, firmati dal gip Caivano, sono state condotte dai pm romani Giuseppe Casini e Lucia Lotti. Secondo l'accusa Coppola e i suoi avrebbero creato una serie di società immobliari fittizie con lo stesso consiglio di amministrazioni in modo da farle fallire al momento giusto. In questo modo sarebbe stato creato un ammanco di 130 milioni di euro, a cui ne vanno aggiunti altri 70 di imposte non pagate (40 dovuti all'Iva, 32 a imposte dirette). Durante l'operazione la Guardia di finanza ha sequestrato in vi preventiva lo 0,10 di azioni di Mediobanca e quote di Roma calcio. Coppola è indagato per vicende analoghe anche a Torino e Milano.
Danilo Coppola era salito alle cronache nell'agosto 2005 per il tentativo di scalata al Corriere della sera, le azioni di Bnl cedute a Unipol con fortissime plusvalenze. Diario è stato tra i giornali che per primo ha sollevato lo scandalo, che avrebbe condotto alle dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio.
Ecco quanto scrivevamo allora.
L'inchiesta vecchio stile
E la «rude razza romana» va all’assalto del sistema
Rcs, Antonveneta, Bnl. Una composita compagnia di banche di provincia e immobiliaristi d’assalto sfida il cuore della finanza del Nord. Ecco come Stefano Ricucci, Danilo Coppola e Giuseppe Statuto sono diventati i nuovi campioni del (debole) capitalismo italiano. E chi sono i loro amici. A destra. E a sinistra
di Gianni Barbacetto
L'inchiesta vecchio stile
Giuseppe Statuto, storia del primo miliardo
È più defilato di Stefano Ricucci. Più presentabile di Danilo Coppola. Meno provvisorio di entrambi. Ma non meno misteriosa è l’origine della sua improvvisa ricchezza. Che ha una data: 22 maggio 2003. E un luogo di nascita: le Isole Vergini Britanniche. Ecco, società per società, come è avvenuto il parto
di Domenico Marcello
Buonsenso
Il governatore e gli scalatori mascherati
Una sotterranea «Bicamerale della finanza» sta cercando di ridisegnare il profilo del capitalismo italiano
di Gianni Barbacetto
Il «compagno Ricucci» e Consorte
Diario delle scalate. La svolta di Unipol in una gara a rischio senza regole in cui non tutti sono uguali
di Gianni Barbacetto
L'inchiesta vecchio stile
Le Parmalat prossime venture
E ora, a chi tocca? In Italia e nel mondo c’è chi se lo chiede con preoccupazione, dopo i crac globali. Ma esiste un modo semplice per chiudere con le supertruffe: vietare alle società quotate di avere rapporti con finanziarie insediate nei paradisi fiscali
di Domenico Marcello
L'inchiesta vecchio stile/5
Quando il palazzinaro rischiò il crac
Compagni di strada/3. Danilo Coppola. Un prestito da 80 milioni di euro garantito da un prestigioso immobile milanese. Le banche premono, altre banche subito soccorrono. Piove sempre sui furbetti
di Giuseppe Fanti
L'inchiesta vecchio stile
Siena, la Banda dei Quattro che ha detto no
I Ds senesi hanno rifiutato gli inviti del segretario del loro partito, Piero Fassino, a entrare nel sudoku bancario a fianco di Unipol. Subito additati come isolazionisti e «medioevali», ora possono essere considerati accorti e lungimiranti. Ma perché lo hanno fatto? E quali saranno le loro prossime mosse?
di Gianni Barbacetto


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
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Tra sinistra,
'ndrangheta,
speculazioni
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le inchieste,
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LA COLONIA"
QUELLA STORIA
CHE QUALCUNO
VUOLE
NASCONDERE
RICOSTRUITA
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"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
(ambientale e
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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