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Il 10 marzo 2004 Novi appunta sulla sua agenda: «S. Biasotti: ottimo incontro». I due si rivedono il giorno successivo alle nove: «Parlo di Maersk con Sandro Biasotti, si lamenta che non riesce a sistemarli con un proprio terminal a Genova: gli suggerisco di chiedere il sesto modulo del Vte ed io mi impegno a chiamare (nome incomprensibile) in quanto non va avanti con il Vte».
Il suggerimento di Novi è potenzialmente esplosivo per le banchine: quegli spazi ancora da costruire, infatti, in quel momento erano già stati promessi al Gruppo Psa, concessionario del Porto di Voltri. Il Secolo XIX ha contattato Sandro Biasotti, che spiega: «Non ricordo esattamente la circostanza, ma posso sicuramente confermare che il mio interesse era quello di portare a Genova i grandi gruppi e che lo scalo non fosse appannaggio solo di alcuni, pur meritevoli, operatori locali». Poi si va al mese successivo.
Dal 13 al 15 aprile 2004: occupa solo tre paginette (e quindi tre giornate di incontri) il grande rush finale che porta il presidente dell’Autorità portuale a chiudere l’accordo che dirotta Gianluigi Aponte a Calata Bettolo e lascia campo libero agli operatori genovesi per il Multipurpose. Tre giorni di incontri tutti annotati sul taccuino segreto dove Giovanni Novi, ex presidente dell’Autorità portuale (si è dimesso dopo l’arresto), si adopera per tranquillizzare la Compagnia unica sul fatto che non perderà il monopolio del lavoro sulle banchine genovesi. S’ingegna per dare una mano a Luigi Negri a chiudere l’accordo con Aponte (il terminalista contesta però la versione dei fatti riportata nel taccuino).
E si prepara al Comitato del 15 aprile che lo incorona grande mediatore e risolutore dei conflitti nel porto di Genova. Con gli applausi del presidente della Regione Sandro Biasotti (propone un voto per acclamazione, l’allora sindaco Giuseppe Pericu lo blocca), e degli operatori tutti. Il 13 aprile Novi rimane nella sua villa di Sant’Ilario. Annota sul suo diario personale: «A letto tutto il giorno, disdico gli appuntamenti». Ma dalla sua abitazione continua a tenere sotto controllo la situazione. Nel tardo pomeriggio si sente meglio e ha un incontro. «Alle 18,00 viene Batini a casa. Lo tranquillizzo sul Patto del Lavoro e dice che vorrebbero entrare: dico che li teniamo fuori». La spiegazione di questa frase.
Il Patto del Lavoro siglato a Genova prevede che in banchina possano fornire manodopera solo la Culmv e, per il carbone, la Compagnia Pietro Chiesa. Novi rassicura Batini sul fatto che nessun’altra azienda fornitrice di manodopera avrà l’autorizzazione per operare in porto. Altro contatto di Novi: «Mi sento con Negri di ritorno da Ginevra che dice che all’ultimo momento Aponte si è riservato di riprendere il piano dopo. Telefono alle 21,00 ad Aponte, il quale dice che non vuole Schenone. Dico a Gigi Negri che tolga Schenone».
Luigi Negri, presidente del Sech, stava cercando un accordo con Gianluigi Aponte (Msc) per l’utilizzo di Calata Bettolo. Per questo motivo vola in Svizzera per incontrare l’armatore sorrentino. Questi pone come pregiudiziale che l’agente marittimo Giulio Schenone, con il quale ha avuto screzi, sia tenuto fuori dal consiglio di amministrazione di Sech. In realtà, ha spiegato Negri, era già fuori. Questo permette a Novi, la mattina successiva, di annotare: «Negri telefona ad Aponte e gli dice che Schenone rimane fuori».
Sembra fatta: «Poco dopo tutto ok! Conferma da Gigi Negri e da Aponte che chiama me prima di confermare agli altri (Negri e Grimaldi). Accordo fatto!!». La conferma il giorno successivo. Ore 14: «Commissione consultiva: tutto ok». Ore 14,30: «Comitato Portuale: tutto ok, fatta all’unanimità». Quell’accordo, in effetti, fu caldeggiato e salutato con favore da molti in città. Nulla di rilevante sul piano penale, ovviamente, ma è un dato di fatto che, nel momento in cui l’Autorità portuale avviava una pratica spartitoria di dubbia opportunità, se non di legittimità, (un terminal a me, un terminal a te e le gare pubbliche le lasciamo perdere) erano molti ad applaudire. Il presidente della Regione, Sandro Biasotti, ad esempio, così dichiarava al Secolo XIX in un’intervista del 26 gennaio 2004: «Non mi farei scappare Msc per nessun motivo.
Assegnerei il Multipurpose ad Aponte, ma con una clausola. Se nel frattempo fossimo in grado di recuperare Calata Bettolo, dove Grimaldi non va troppo bene, Msc andrebbe lì, in posizione strategica». Anche tra gli imprenditori la soluzione dell’accordo con relativo scambio Multipurpose-Bettolo andava per la maggiore. Non stupiscono così i toni enfatici con cui il Comitato tutto, ad eccezione del sindaco Giuseppe Pericu, saluta il 15 aprile l’intesa che lascia il Multipurpose a Messina-Spinelli-Tirrenia-Clerici-Scerni convincendo Msc ad aspettare il futuro terminal di Calata Bettolo. Così il presidente della Regione Sandro Biasotti da verbale: «Sono particolarmente soddisfatto, lieto ed entusiasta.
Il lavoro che tu (Novi, ndr.) hai fatto in questi ultimi due mesi credo sia un lavoro [...] che non ho visto fatto negli ultimi dieci anni tolto forse la rivisitazione di tutte le banchine e la privatizzazione fatta dal signor Magnani [...]. L’importanza di questo atto credo sia formidabile perché chiaramente Genova sarà da domani sulle pagine di tutti i giornali specializzati dello shipping». In effetti per quell’accordo il porto sui giornali c’è finito, ma non è stata una bella pubblicità.
«Io - spiega oggi l’oramai ex presidente della Regione - ho sempre spinto perché Msc trovasse posto a Genova. Con che modalità poi si è arrivati a quell’accordo, questa è una cosa che non mi compete. Per altro è chiaro che non era una mia idea lo spostamento di Msc a Bettolo in cambio del Multipurpose, immagino che ci fossero fior di avvocati a occuparsi della legittimità di quel passaggio». I consiglieri regionali UbaldoBenvenuti e Antonino Miceli (entrambi del gruppo dell’Ulivo) hanno ieri presentato un’interpellanza per «conoscere le posizioni assunte dalla Regione guidata da Biasotti nei Comitati portuali che hanno deliberato sul terminal Multipurpose».
Samuele Cafasso
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Marco Menduni
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