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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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Quello di Palermo-Bellolampo è uno dei quattro termovalorizzatori che
saranno realizzati nell'Isola. Gli altri sorgeranno ad Augusta,
Casteltermini-Castelfranco e Paternò. Gli attori di questo patto
avrebbero «progettato d'intervenire sull'intero piano regionale
d'organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani, per
plasmarlo secondo i propri interessi». Progetti e piani, secondo
Scarpinato, sono stati «accettati a scatola chiusa dagli enti pubblici
e fatti propri». Il riferimento è al piano per il ciclo integrato dei
rifiuti che fu messo a punto dall'allora presidente della Regione
Sicilia, Totò Cuffaro, in veste di commissario straordinario per
l'emergenza. Un altro segnale dell'interesse di Cosa nostra viene dalle
dichiarazioni di Maurizio Di Gati, il boss dell'Agrigentino oggi
collaboratore di giustizia. Di Gati ha parlato delle estorsioni e delle
minacce della mafia contro il gruppo Catanzaro per la gestione della
discarica di Siculiana. Ma ha anche riferito la confidenza di un altro
boss, Leo Sutera, secondo il quale sarebbe stato «necessario» votare Cuffaro
alle regionali del 2001 per «avere un presidente della Regione a
disposizione» per la discarica di Aragona e l'inceneritore di
Casteltermini-Campofranco. Come faceva Di Gati a sapere già nel 2001,
prima che fosse indetta la gara, che a Casteltermini-Campofranco
avrebbe dovuto sorgere un impianto del genere? La vicenda rientra nel
processo "talpe in Procura" che vede Cuffaro imputato per
favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Non è più solo al "pizzo" che
puntano i mafiosi, ma all'intero business: raccolta, trasporto,
discarica, incenerimento. La relazione finale della citata Commissione
parlamentare, approvata il 27 febbraio 2008, parla chiaro a questo
proposito: «Vi è da parte di Cosa
nostra l'assunzione in proprio dell'attività d'impresa, senza,
peraltro, l'assunzione del connesso rischio potendo contare sulle
tecniche di dissuasione proprie dell'affermazione mafiosa. Il dato
relativo all'aumento dei sequestri di imprese specializzate per
infiltrazione mafiosa è indicativo». Le cosche stanno cercando di aggredire anche i settori a monte dell'incenerimento.
Per la Corte dei conti siciliana si corre il rischio che queste
attività vengano «delegate» dalle imprese aggiudicatarie «a soggetti
terzi, fuori dal controllo pubblico e, quindi, ancora più esposti alle
pressioni delle ecomafie». È in questo senso indicativo il passaggio di
molte imprese siciliane di movimento terra (campo tipico d'interesse
mafioso) all'Albo dei trasportatori di rifiuti: fenomeno già segnalato
dalla stessa Commissione bicamerale nel 2005. D'altro canto, l'intero affare è stimato intorno ai 6 miliardi
nei prossimi venti anni: 1,2 destinati ai quattro termovalorizzatori e
ai 34 impianti di raccolta e smistamento e una previsione di spesa di
210 milioni l'anno da parte degli Ato (gli Ambiti territoriali
ottimali) per l'acquisto di tutti i servizi. Aggiungiamo a questi
numeri 392 milioni di fondi europei provenienti da Agenda 2000 per il
finanziamento delle opere infrastrutturali per la raccolta
differenziata. Stiamo parlando del maggiore afflusso di denaro pubblico
in Sicilia degli ultimi vent'anni. Pesano poi come macigni le
considerazioni della stessa Corte dei conti nella relazione dell'aprile
2007. La magistratura contabile siciliana sostiene che le imprese
aggiudicatarie delle gare che erano state indette nel 2002, dall'allora
commissario Cuffaro, per la costruzione dei quattro termovalorizzatori,
erano sostanzialmente a conoscenza dei bandi prima ancora che fossero
pubblicati e alcune addirittura già in possesso di impianti e studi di
fattibilità. La Corte denuncia in sostanza l'esistenza di un tavolo di
spartizione tra politici e imprese
cui era stata invitata persino l'Altecoen, un'azienda «infiltrata dalla
criminalità mafiosa», si legge nella relazione, facente capo
all'imprenditore Francesco Gulino. Questa circostanza, scrivono i
giudici contabili, «non poteva essere ignorata da Cuffaro dal momento
che la stessa impresa era coinvolta nell'esperienza sulla raccolta dei
rifiuti nel Comune di Messina». Altecoen, promotrice di Messinambiente
- società tuttora attiva, nonostante le inchieste ne abbiano
prospettato il controllo diretto da parte della mafia - era entrata
nella gestione dei rifiuti nella città dello Stretto con l'aiuto del
boss catanese Nitto Santapaola
e di altri elementi di spicco della mafia. E figurava in due dei
quattro raggruppamenti d'imprese ai quali sono state aggiudicate le
gare per i temovalorizzatori (gare poi annullate dall'Unione Europea,
che dovranno essere bandite per la seconda volta). La difesa di Cuffaro
è stata che Altecoen è poi uscita dai due raggruppamenti, tra cui
quello per l'impianto palermitano di Bellolampo, cedendo le proprie
quote agli altri soci. Ma, come rileva la Corte, la cessione è stata un
affare per Altecoen perché l'aggiudicazione delle gare aveva nel
frattempo aumentato il valore delle azioni cedute. La società di Gulino
ha in sostanza incassato svariati milioni senza aver speso un
centesimo. «E non risulta che gli altri soci del raggruppamento
aggiudicatario gli abbiano fatto azione di responsabilità», dichiara
Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia. Tra gli altri soci
ritroviamo Actelios (famiglia Falck),
Amia (Comune di Palermo) ed Emit, la società di Giuseppe Pisante
attiva, in Sicilia, anche nei servizi idrici. La presenza di Emit non è
un caso: come ha dichiarato in Commissione parlamentare antimafia il pm
Enzo Arcadi, il gruppo di Giuseppe Pisante ha avuto contatti operativi
e d'interesse con il gruppo Gulino. A ulteriore conferma dell'esistenza
di un tavolo parallelo di spartizione degli affari tra politici e
imprese, la Corte dei conti indica «la discutibile opzione d'attribuire
agli operatori privati la facoltà di scegliere i siti dove ubicare i
vari impianti» di incenerimento. La Regione ha così rinunciato a una
funzione pubblica primaria:
la scelta delle aree più adatte, dal punto di vista economico, sociale
e ambientale, a ospitare gli impianti. Per di più è emerso che nessuno
dei raggruppamenti aggiudicatari aveva la disponibilità fisica delle
aree (secondo quanto previsto nel bando) al momento della presentazione
delle offerte. Si è arrivati all'assurdo che la società Platani Energia
e Ambiente (anch'essa del gruppo Falck), aggiudicataria
dell'inceneritore di Casteltermini-Campofranco, ha ottenuto solo il 7
maggio 2007 la "sdemanializzazione" dei terreni su cui dovrà sorgere
l'impianto e il loro passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato.
L'aggiudicazione della gara risale invece all'agosto 2002 e il giudizio
di compatibilità ambientale, firmato da Cuffaro, all'aprile 2005
nonostante l'opposizione del dirigente regionale responsabile,
Gioacchino Genchi,
rimosso dal servizio e tuttora in attesa di essere reintegrato. Un
Governo regionale che volesse smantellare questo tavolo
affaristico-mafioso dovrebbe cambiare di sana pianta l'approccio
politico alla gestione dei rifiuti, e la pubblicazione dei nuovi bandi
prevista entro fine mese potrebbe dargliene l'opportunità. Anche il
Governo nazionale potrebbe fare la sua parte non reintroducendo i
contributi statali "Cip 6"
che consentirebbero alle società di gestione dei termovalorizzatori di
vendere elettricità alla rete pubblica di trasporto dell'energia a
prezzi incentivati. Il che porterebbe il contribuente a pagare due
volte: la prima con la tassa sui rifiuti e la seconda con gli aggravi
in bolletta previsti nella normativa Cip 6. Saranno il presidente della
Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e il capo del Governo, Silvio
Berlusconi, a scrivere il finale di questa storia.

L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
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Tra sinistra,
'ndrangheta,
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nel disastro doloso
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
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