Filmati con i test per lanciare scorie
radioattive nel fondo dei mari. E documenti sulle coperture
internazionali all'attività di Giorgio Comerio, il faccendiere al
centro delle trame dell'omicidio Alpi...
C'è qualcuno che si muove
nell'ombra. Qualcuno che vuole cancellare i risultati delle indagini
svolte su un capitolo gravissimo della recente storia italiana:
l'affondamento clandestino di rifiuti tossici e radioattivi nei mari
di mezzo mondo, Mediterraneo incluso. Una vicenda sulla quale ha
scavato, a metà anni Novanta, l'attuale sostituto procuratore
generale di Reggio Calabria Francesco Neri, e da cui è emerso un
sistema criminale che per gli investigatori "attenta
all'incolumità dell'intera popolazione mondiale".
Al
centro della scena, legati allo smaltimento illecito di scorie
nucleari, l'omicidio in Somalia della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi
e dell'operatore Miran Hrovatin. La vendita internazionale di armi
strategiche. L'accordo tra massonerie, mafie e governi. Nonché il
sistema illegale con il quale l'Enea (l'Ente italiano per le nuove
tecnologie, energia e ambiente) avrebbe eliminato avanzi
radioattivi.
Argomenti ai quali 'L'espresso' ha dedicato,
negli ultimi anni, articoli e copertine, ponendo domande che non
hanno ricevuto risposte. Allora come oggi, prevalgono omertà e
paura. Non conta che l'indagine di Neri sia prima passata alla
Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e poi sfumata in
un'archiviazione. C'è ancora molto da scoprire, in quelle centinaia
di migliaia di pagine conservate nell'archivio della Procura di
Reggio. Ci sono indicazioni sulle spregiudicate manovre nucleari di
Europa e Stati Uniti. Ci sono i nomi di trafficanti senza scrupoli,
quelli delle loro società.
E proprio per questo c'è chi
cerca di eliminare gli indizi. Di recente, ad esempio, il magistrato
Neri ha segnalato la manomissione del plico con i documenti raccolti
da Natale De Grazia: il capitano di corvetta, morto in circostanze
dubbie, che aveva trovato copia del certificato di morte di Ilaria
Alpi a casa di Giorgio Comerio, un faccendiere investigato per
smaltimento illecito di scorie radioattive. Ora invece è l'avvocato
di Neri, Lorenzo Gatto, a rendere pubblico un episodio avvenuto il 3
giugno: "Sono andato in Procura a Reggio per cercare ancora il
certificato Alpi, e ho notato un'altra anomalia: lo scatolone numero
nove, quello che contiene il primo e il secondo volume di
informazioni del Sismi, era aperto sul lato destro. L'ho segnalato al
pm di turno e al cancelliere capo, i quali hanno riconosciuto che era
staccato l'adesivo. Il cancelliere capo, allora, mi ha invitato a
verificare se riuscissi a sfilare documenti, e l'ho fatto senza
difficoltà: ho estratto sei fogli, chiedendo che la questione
venisse messa a verbale".
Elementi che Neri ignora,
quando s'imbatte per la prima volta nel faccendiere lombardo. A
fargli il suo nome, nel 1995, è il procacciatore d'affari Elio
Ripamonti, fermato alla frontiera tra Italia e Svizzera con una
valigetta zeppa di carte sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
Nel maggio 1993, racconta Ripamonti, era andato a Garlasco da Comerio
per valutare il progetto di un'imbarcazione. "Nel parlare, mi ha
detto che c'era la possibilità di smaltire scorie nucleari,
prospettandomi come doveva essere svolto il lavoro". Il sistema,
continua Ripamonti, era basato su "container messi in siluri di
acciaio, studiati per essere collocati nel fondo marino a circa 400
metri di profondità".
Comerio gli offre l'esclusiva per
la Svizzera in cambio di una cauzione da 100 milioni di lire.
Aggiunge che l'operazione gli avrebbe fruttato una provvigione pari
al 10 per cento del totale. E si spinge oltre, in dettagli di
incredibile gravità: "Mi disse che aveva conoscenze nell'ambito
dell'Enea, e si era riservato l'esclusiva per lo smaltimento dei
rifiuti radioattivi prodotti in Italia". Non solo: Comerio, dice
Ripamonti, parla dei "contatti con un funzionario della
Lettonia, che aveva concesso le autorizzazioni per il seppellimento
nel mare del Nord delle scorie radioattive". Poi gli mostra "una
videocassetta dove si vedeva lo smaltimento in mare dei rifiuti",
precisando che era "una prova".
Elementi che Neri
ignora, quando s'imbatte per la prima volta nel faccendiere lombardo.
A fargli il suo nome, nel 1995, è il procacciatore d'affari Elio
Ripamonti, fermato alla frontiera tra Italia e Svizzera con una
valigetta zeppa di carte sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
Nel maggio 1993, racconta Ripamonti, era andato a Garlasco da Comerio
per valutare il progetto di un'imbarcazione. "Nel parlare, mi ha
detto che c'era la possibilità di smaltire scorie nucleari,
prospettandomi come doveva essere svolto il lavoro". Il sistema,
continua Ripamonti, era basato su "container messi in siluri di
acciaio, studiati per essere collocati nel fondo marino a circa 400
metri di profondità".
Comerio gli offre l'esclusiva per
la Svizzera in cambio di una cauzione da 100 milioni di lire.
Aggiunge che l'operazione gli avrebbe fruttato una provvigione pari
al 10 per cento del totale. E si spinge oltre, in dettagli di
incredibile gravità: "Mi disse che aveva conoscenze nell'ambito
dell'Enea, e si era riservato l'esclusiva per lo smaltimento dei
rifiuti radioattivi prodotti in Italia". Non solo: Comerio, dice
Ripamonti, parla dei "contatti con un funzionario della
Lettonia, che aveva concesso le autorizzazioni per il seppellimento
nel mare del Nord delle scorie radioattive". Poi gli mostra "una
videocassetta dove si vedeva lo smaltimento in mare dei rifiuti",
precisando che era "una prova".
Da qui parte il
pubblico ministero Neri: dalla necessità di capire chi è davvero
Comerio e cosa si nasconde dietro di lui. Prima tappa, il Centro
comune di ricerca (Ccr) a Ispra, sul lago Maggiore, dove dal 1977 al
1988 viene studiato per la Comunità europea (con il sostegno di
Italia, Francia, Stati Uniti, Belgio, Canada, Australia, Giappone,
Inghilterra, Svezia, Germania Ovest, Olanda e Svizzera) il piano
Dodos: Deep Ocean Data Operating. L'obiettivo del progetto, dice l'8
giugno 1995 agli inquirenti il funzionario della struttura Charles
Nicholas Murray, era valutare "lo stoccaggio di scorie
radioattive in ambiente naturale terrestre o marino".
In
altre parole, si analizza per 11 anni quello che Comerio illustra a
Ripamonti: l'inserimento in missili-penetratori di scorie radioattive
e la loro eliminazione dentro i fondali. Anche Comerio, riferisce
Murray, ha collaborato al lavoro, elaborando una boa per il controllo
satellitare dei siluri. Ma c'è dell'altro, in gioco. A fine
progetto, scartato per il timore di attentati terroristici ai siti
marini, al centro nucleare di Ispra viene rubato un fondamentale
componente elettronico della boa.
E gli investigatori,
testimoniano le carte di Reggio, indicano come sospettato dell'azione
(eseguita probabilmente per "sottrarre tecnologia avanzata a
favore di un paese esterno alla Cee") Comerio. Un'ipotesi a cui
si somma, sette anni dopo, il ritrovamento nella sua villa di
videocassette cruciali sul piano strategico-ambientale: documenti
rimasti fino a questo momento nell'archivio della Procura di Reggio,
e
ora proposti in esclusiva sul sito de 'L'espresso'.
Nel primo filmato, titolato 'International long gare cruise
june-july 1985', si assiste per quasi 50 minuti a esperimenti di
tecnici internazionali sulla nave M. V. Marion Dufresne, tra i quali
l'immersione in mare dei siluri-penetratori per i rifiuti
radioattivi. Nel secondo, titolato Euratom 1986 e lungo circa 40
minuti, si mostra l'assemblaggio di una boa tecnologica costruita
dalla società M.e.i. (Marine electronics industries: secondo gli
investigatori diretta da Comerio), e la sua collocazione in acqua nel
golfo di La Spezia.
Domanda: sono immagini girate da Comerio?
E sennò, da chi ha avuto questo materiale? Forse da Nicholas Murray,
il cui nome compare alla voce 'camera' (tradotto dall'inglese:
'cinepresa') nel finale della prima videocassetta? Un fatto è
acquisito: in una relazione al suo superiore, il pm Neri scrive che
Comerio, "come comprovato dai documenti del Sismi", e
Murray avrebbero "trafugato" dal centro di Ispra il
progetto dei siluri. E tutto, dal materiale di Reggio Calabria, fa
ipotizzare che l'idea di commercializzarlo non sia rimasta in un
cassetto (malgrado dal 1972 la Convenzione di Londra vieti lo
smaltimento marittimo di rifiuti tossici).
Proprio i
siluri-penetratori, infatti, sono il tema chiave di un opuscolo
scoperto nella villa di Comerio e gestito dalla sua società O.d.m.
(Oceanic disposal management). Inoltre, diversi testimoni parlano
degli accordi presi dal faccendiere con governi stranieri per
affondare i suoi siluri. Addirittura, dai materiali conservati a
Reggio spunta un'informativa del pm Neri, dove si legge che "il
29 giugno 1995 è stata rinvenuta, tra la documentazione del Sismi
riguardante Comerio, una bolla di consegna di 8 mila chilogrammi di
rifiuti radioattivi provenienti dall'America" a bordo della nave
Akrux.
E non è finita. Giampiero Pagliericcio, secondo il pm
Neri "legato a tutte le vicende di Comerio", racconta il 7
febbraio 1996 di essere certo "che il progetto O.d.m. fosse
legale, anche perché mi era stato detto che gli americani e i
francesi avevano già iniziato l'attività di smaltimento rifiuti
tramite l'affondamento con penetratori". Di più: sempre
Pagliericcio dichiara che Gabriele Molaschi (per gli inquirenti socio
di Comerio nella O.d.m. e trafficante internazionale di armi) "gli
ha riferito che gli americani smaltivano rifiuti radioattivi
affondandoli con il sistema di Comerio, in Atlantico e in prossimità
delle coste del Brasile". Una pratica molto diffusa, a quanto
pare: "È noto", conclude Pagliericcio, che anche "il
governo russo smaltisce da sempre in mare rifiuti radioattivi. E per
la precisione nel Mar glaciale artico, in prossimità dell'isola
(arcipelago, ndr) Novaja Zemlja".
La cosa impressionante,
è che agli atti risulta un elenco di 45 nazioni con le quali Comerio
"ha raggiunto tra il 1982 e il 1990 un accordo per la
concessione di zone marine, denominate Eez, ove seppellire
penetratori carichi di scorie radioattive" (informativa dei
carabinieri, 18 novembre 1995). Si va dalle Filippine a Cuba, dal
Sudan al Kenya, dal Brasile all'Iraq, dall'Egitto alla Yugoslavia. Il
fisico Massimo Genoni, nel 2006, racconta al Nucleo operativo
ecologico dei carabinieri che Comerio ha chiesto a lui e alla moglie
Laura Antoniazzi (anch'ella fisico) di svolgere calcoli per i
penetratori. "A un incontro", dice, "erano presenti
persone di nazionalità svizzera, i quali erano intermediari di
industrie svizzere interessati allo smaltimento dei rifiuti".
Lo stesso Comerio, aggiunge, "indicava che altri
materiali radioattivi da smaltire erano di origine cecoslovacca".
Il tutto mentre la Polizia forestale di Brescia scrive che Dario
Viccica, personaggio attivo nelle trattative per l'affondamento delle
scorie in Sierra Leone, "faceva chiaramente intendere che
Comerio aveva già siglato un contratto di massima con il governo
francese e austriaco", tant'è che "il governo francese
aveva messo a disposizione del Comerio le proprie isole del nord del
Continente antartico, anche se Comerio non riteneva economicamente
interessante il loro utilizzo" (Viccica, specifica la relazione
di servizio, ritratta immediatamente quando l'agente della Forestale
cerca di approfondire la questione, sostenendo di "non essere
assolutamente al corrente degli affari di Comerio").
Particolari
sconcertanti, assurdi quasi. Ma superati dal capitolo più tragico di
questa storia: lo smaltimento di rifiuti radioattivi in Somalia e
l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. L'ennesimo mistero dove
si trova Comerio, e sul quale la squadra del pm Neri stava indagando.
Come riferito da 'L'espresso' nel 2004, infatti, il maresciallo dei
carabinieri Nicolò Moschitta ha dichiarato alla commissione
parlamentare sul Ciclo dei rifiuti che "Comerio aveva corrotto
(il leader somalo) Ali Mahdi, riuscendo a ottenere le autorizzazioni
per inabissare le scorie".
Sempre Moschitta ha aggiunto
che "un giorno (...) pervenne una comunicazione da Greenpeace di
Londra, nella quale si diceva che al largo della Somalia, nella zona
di Bosaso, c'era una nave che inabissava in mare dei fusti". E
il dato pesante è che le indicazioni si rivelano "identiche a
quanto contenuto nel progetto O.d.m di Giorgio Comerio". Un
quadro cupo, anche per la tempistica. La fase avanzata delle
trattative tra O.d.m. e Ali Mahdi è del settembre 1994; Alpi e
Hrovatin vengono uccisi il 20 marzo 1994; e l'anno dopo, a villa
Comerio, viene trovata copia del certificato di morte di Ilaria Alpi.
Materiale che avrebbe dovuto essere approfondito, sottoposto
a verifiche incrociate. Invece è finito nell'archivio della Procura
di Reggio. Con un altro dettaglio, anch'esso preoccupante. Un
particolare che riguarda sempre Viccica, l'uomo delle trattative con
la Sierra Leone. Il quale, scrive il maresciallo Moschitta, era
"titolare della società Supermarina di Catania", attiva
nel settore del trasporto mercantile, che nel 1990 stipula un
contratto da 14 miliardi di lire per farsi costruire due imbarcazioni
dalla S.e.c. di Viareggio: lo stesso armatore che ha costruito le
navi sulle quali indagava Ilaria Alpi.
È possibile, con
simili premesse, che il faccendiere Comerio resti irreperibile? È
giustificabile che su una figura di tale pericolosità, ribadita da
pm e investigatori, non si faccia chiarezza? Eppure, mostrano le
carte di Reggio Calabria, le informazioni su di lui abbondano. Fin
dagli anni Ottanta, Sismi e Sisde lo hanno tenuto sotto osservazione.
Si conoscono, ad esempio, le sue trattative per vendere a Iran e
Libia le cosiddette telemine, micidiali missili subacquei a guida
satellitare. Già nel 1989, il Sismi sa della presentazione a Lugano
di un suo prototipo di telemina "alla presenza di ufficiali
della Marina militare italiana".
E altrettanto noti
diventano, a un certo punto, i legami con la mafia: "Comerio",
scrive nel 1996 il maresciallo Moschitta, "ha tentato di
riciclare in Belgio un titolo di credito da 100 mila dollari della
Union Carbide Corporation, asportato a New York da Cosa nostra".
Lo stesso anno, c'è traccia del "probabile rinvenimento del
progetto O.d.m. a casa di Theodor Cranendonk", arrestato dalla
Direzione distrettuale antimafia di Milano per "un imponente
traffico internazionale di armi dirette al cartello
Serraino-Condello-Imerti di Reggio Calabria".
Non va
dimenticata, infine, la testimonianza dell'ex compagna di Comerio
Maria Luigia Nitti, alla quale il faccendiere avrebbe confidato di
"appartenere ai servizi segreti"; né va sottovalutata
l'informativa dei carabinieri in cui, riprendendo altre confidenze
della Nitti, si afferma che "Comerio risulta collegato con gli
attentati al presentatore televisivo Maurizio Costanzo, ad alcuni
monumenti di Roma e all'Accademia dei georgofili a Firenze".
Tutte questioni che non sono state risolte; anzi si sono perse nel
tempo.
L'ultimo spiraglio per fare chiarezza è l'indagine
che la Procura di Paola sta svolgendo in Calabria sullo spiaggiamento
della motonave Rosso, avvenuto il 14 dicembre 1990 nella zona di
Formiciche. Il sospetto è che dietro a quell'incidente ci sia un
fallito affondamento di rifiuti tossici o radioattivi. Tanti sono i
dettagli singolari: dall'arrivo sul posto dei servizi segreti, al
recupero della nave svolto da una società esperta in questioni
radioattive. Quanto alle certezze, parlano da sole: sulla plancia
della Rosso è stata trovata la documentazione O.d.m.. E Comerio,
scoprono gli investigatori, ha trattato l'acquisto della motonave per
trasformarla in una fabbrica ambulante di telemine. Elementi a
rischio dell'ennesima archiviazione.