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con le famiglie di 'Ndrangheta
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
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Peter Gomez e Marco Travaglio«Che i pregiudicati mi rappresentino in Parlamento e che siano pure pagati con le mie tasse non l’ho mai mandato giù. Le Camere sembrano comunità di recupero. Un nuovo Inferno di Dante con i suoi gironi o meglio il Paradiso dei delinquenti, dei prescritti, degli imputati e degli indagati. Gente che fa le leggi dopo averle violate, o mentre le viola, o prima di violarle. La via giudiziaria alla politica…» Beppe Grillo
dal sito www.marcotravaglio.it
RECENSIONE DE LA REPUBBLICA - formato .pdf
A furia di parlare di «quote rosa», si rischia di trascurare una rappresentanza parlamentare ben più rappresentativa, o ben più rappresentata: quella degli eletti nei guai con la giustizia. Le «quote marron».
Il nuovo Parlamento (italiano ed europeo) conta già:
25 condannati definitivi,
8 condannati in primo grado,
17 imputati,
19 indagati,
10 prescritti,
più un pugno di miracolati dall'immunità, da leggi vergogna e da giudici distratti.
Il totale è di 82, di cui 65 di centrodestra e 17 di centrosinistra. Il primo contribuente alle quote marron è Forza Italia, con 29 eletti; seguono An con 14, Udc con 10, Lega Nord con 8, e in fondo Dc, Psi e Movimento per l'autonomia con 1 per ciascuno. Nell'Unione svettano Ds e Margherita (6 più 6), seguiti a distanza da Udeur e Rifondazione (2 più 2) e Rosa nel pugno (1).
Un campionario di reati «comuni», perlopiù senz'attinenza alcuna con la politica .
Vince la classifica dei delitti preferiti dai parlamentari
la corruzione (18 casi), tallonata da finanziamento illecito (16),
truffa (10), abuso d'ufficio e falso (9), associazione mafiosa (8), bancarotta fraudolenta e turbativa d'asta (7), associazione per delinquere, falso in bilancio e resistenza pubblico ufficiale (6), attentato alla Costituzione e all'unità dello Stato e costituzione di struttura paramilitare fuorilegge (5), concussione, favoreggiamento e frode fiscale (4), diffamazione, abuso edilizio e lesioni (3); poi, a quota 2, banda armata, corruzione giudiziaria, peculato, estorsione, rivelazione di segreti. Fanalini di coda, con un solo caso per ciascuno: omicidio, associazione sovversiva, favoreggiamento mafioso, aggiotaggio, percosse, istigazione a delinquere, incendio, calunnia, voto di scambio, fabbricazione di esplosivi, plagio e persino adulterazione di vini.
Su 900 e rotti parlamentari, i «diversamente onesti» accertati o sospettati sono una novantina. Uno su dieci. Una percentuale di devianza criminale che non si riscontra nemmeno nelle più disagiate periferie metropolitane . Chi avvistasse un poliziotto di quartiere, è pregato di condurlo al più presto alla Camera e al Senato.
Prefazione di Beppe Grillo
Che dei pregiudicati mi rappresentino in Parlamento e che siano pure pagati con le mie tasse, non l’ho mai mandato giú. Estorsori, truffatori, evasori, mentitori, calunniatori. Il Parlamento è il nuovo Inferno di Dante con i suoi gironi, o meglio è il Paradiso dei delinquenti, dei prescritti, dei giudicati in primo e secondo grado in attesa di sentenza definitiva, degli indagati. Gente che fa le leggi dopo averle violate, o mentre le viola, o prima di violarle. È la via giudiziaria alla politica. Il Parlamento ridotto a comunità di recupero.
Ho provato a mandarli a casa con l’aiuto della Rete. Con l’iniziativa «Onorevoli Wanted». Ho pubblicato nomi-cognomi-reato dei parlamentari sul mio blog www.beppegrillo.it. Ho raccolto 60.000 euro grazie alle offerte dei lettori del blog per comprare una pagina su un quotidiano e denunciare questa situazione unica al mondo. Ho ricevuto il rifiuto degli editori italiani e di molte testate internazionali.
Dopo mesi di tentativi, ho finalmente pubblicato la lista sull’Herald Tribune. Ne hanno parlato la Bbc e giornali australiani e indiani. La Gandhi Peace Foundation, una tra le piú importanti organizzazioni nel mondo per la difesa dei diritti civili, mi ha citato e mi ha inviato una lettera: «Nel nostro Parlamento abbiamo scoperto 16 pregiudicati di cui alleghiamo le fotografie, ma li abbiamo subito cacciati via a calci nel sedere». Che, per dei non-violenti gandhiani, non è male. Dall’Uzbekistan mi hanno fatto sapere che il loro Parlamento arriva al massimo a 18 condannati: 25 parevano troppi anche a loro.
Tutti i giornali italiani hanno dovuto scrivere dell’iniziativa. Ma i parlamentari condannati sono ancora là, a ingrassarsi con i nostri soldi, a farsi chiamare onorevoli dal popolo piú servile del mondo.
Anche loro, però, hanno una funzione sociale e un lato positivo. Quello di provocare scandalo e di far vendere libri a chi gli scandali li smaschera e li racconta, come gli ottimi Gomez e Travaglio con questo loro «Onorevoli Wanted».
Introduzione
di Peter Gomez e Marco Travaglio
Nel 79 dopo Cristo l’eruzione del Vesuvio sommerge Pompei in piena campagna elettorale. Ancor oggi, sui muri della città pietrificata dalla lava, si possono leggere, perfettamente conservati, gli slogan di quella vigilia del voto. «Vi prego di eleggere Lucio Rusticelio Celere, è degno della municipalità». «Geniale invita a votare Bruttio Balbo, conserverà la cassa municipale». «Vi prego di eleggere Giulio Polibio edile, fa del buon pane». Cose cosí. Del resto, l’etimologia della parola «candidato» deriva dalla veste bianchissima indossata dal cittadino che si presentava al popolo per farsi eleggere a una carica pubblica. La «candida». Immacolata. Simbolo di innocenza, di purezza, di pulizia, di sincerità. Nella politica italiana di oggi, la candida è andata fuori moda. E anche il suo colore. A furia di parlare di «quote rosa», si rischia di trascurare una rappresentanza parlamentare ben piú rappresentativa, o ben piú rappresentata: quella degli eletti nei guai con la giustizia. Le «quote marron». I «diversamente onesti». Nella scorsa legislatura, fra Camera, Senato e Parlamento europeo, i soli pregiudicati erano 25, senza contare i condannati in primo e/o secondo grado, gli imputati rinviati a giudizio, gli indagati e i miracolati da prescrizioni, amnistie e leggi salvaladri. Nella nuova legislatura, fra conferme, bocciature e new entry, abbiamo mantenuto la quota di 25 condannati definitivi, piú 57 esponenti delle altre categorie penali: totale 82, ai quali vanno aggiunti i politici che prendevano soldi da Parmalat e che – come vedremo – incredibilmente non sono stati chiamati a risponderne (salvo un paio di eccezioni). Il che significa che, su 900 e rotti parlamentari, una novantina ha seri problemi con la legge. Uno su dieci. E la percentuale del 10 per cento è decisamente eccessiva anche per le aree piú disagiate del paese. Non esiste quartiere a rischio, o periferia metropolitana in cui un abitante su dieci sia stato condannato o sotto processo. In Parlamento sí, tant’è che forse varrebbe la pena dirottare i presunti «poliziotti di quartiere» lontano da quelle zone ingiustamente screditate, per impiegarli piú utilmente al pattugliamento delle aule parlamentari, dove statisticamente si rileva la presenza piú massiccia di devianza criminale.
Un tempo i condannati si dedicavano a lavori socialmente utili, come intrecciare cestini di vimini, per reinserirsi nella società. In Italia, da un certo censo in su, i condannati entrano in Parlamento. Una condanna, provvisoria o meglio ancora definitiva, ma anche un rinvio a giudizio, e persino un avviso di garanzia, fanno curriculum.
Il tutto in un paese dove chi ha un parente condannato non può fare il carabiniere. E chi è condannato in proprio non può fare il vigile urbano né il segretario comunale. Ma il parlamentare sí. Appena un facchino dell’aeroporto di Linate viene sospettato di metter le mani nei bagagli dei viaggiatori, o un dipendente dell’Anas finisce sotto inchiesta per qualche irregolarità, le rispettive società giustamente lo licenziano in tronco. Ma se sotto inchiesta o sotto processo ci finiscono i dirigenti delle società medesime, allora scatta il garantismo selettivo: presunzione d’innocenza fino alla sentenza di Cassazione, e poi di solito non accade nulla nemmeno quando questa arriva. Ogni anno la Corte dei conti segnala la presenza, nelle amministrazioni dei vari ministeri, di centinaia di condannati (non solo per reati contro la Pubblica amministrazione, ma anche per violenza sessuale e per pedofilia) e non c’è verso di mandarli a casa. Idem per il Parlamento: chi corrompe i giudici o aiuta la mafia o incassa tangenti a tutto spiano e poi (ma anche prima) ha l’accortezza di rifugiarsi in una delle due Camere, diventa intoccabile. Come i furfanti nelle chiese e nei conventi del Medioevo. La legge proibisce ai condannati a pene complessivamente superiori a 2 anni per delitti contro la Pubblica amministrazione di candidarsi nei consigli comunali, provinciali e regionali; e prevede la sospensione degli eletti nei tre enti locali in caso di condanna al primo grado, e la loro decadenza in caso di condanna passata in giudicato. La regola, però, non vale per i parlamentari, per i ministri, per i presidenti del Consiglio. Una strana dimenticanza che ha una sola spiegazione: le leggi non le fanno i consigli comunali, provinciali e regionali. Le fa il Parlamento. Cosí i condannati che non possono piú metter piede negli enti locali trasmigrano alla Camera, al Senato, al Governo e all’Europarlamento. Lí si può tutto. Non si butta via niente.
Spesso ci raccontano che «abbiamo la classe politica che ci meritiamo». Può darsi che sia cosí, anche se le elezioni dovrebbero servire a selezionare il meglio che c’è in giro, non il peggio. Altrimenti i parlamentari, anziché eleggerli con gran dispendio di denaro e di energie, tanto varrebbe sorteggiarli. Cosí, in un paese che ha tre regioni e mezza controllate dalla criminalità organizzata, verrebbe garantita un’adeguata rappresentanza anche alla mafia, alla camorra, alla ’ndrangheta, alla Sacra corona unita. Senza contare altri fenomeni criminali di un certo peso: pedofilia, stupri, furti, scippi, rapine, traffici di droga, di armi, di carne umana, terrorismo e cosí via. Ma forse la democrazia non è questo. Non è neppure andare a votare a scadenze piú o meno regolari. Democrazia è votare sapendo tutto di chi ci chiede il voto. In Italia, per i noti fattori che inquinano l’informazione, soprattutto televisiva, questo è impensabile. E la nuova legge elettorale (proporzionale senza preferenza) ha di gran lunga peggiorato le cose, espropriando gli elettori del diritto di scelta. I cosiddetti «eletti» vengono in realtà nominati a tavolino dai segretari di partito, che decidono chi andrà in Parlamento e chi no a seconda dell’ordine in cui i singoli candidati vengono inseriti nelle liste. Il tutto ben prima che il presunto «popolo sovrano» si rechi alle urne: in quel momento ormai i giochi sono fatti, e all’elettore non resta che vidimare con il suo voto una scelta fatta da altri, altrove, in precedenza, in base a criteri piú o meno imperscrutabili. Il candidato in pole position non ha alcun motivo per incontrare i suoi potenziali elettori e per convincerli a votarlo, visto che ha già la poltrona assicurata. Quello in mezzo o al fondo della lista, idem: ha la bocciatura assicurata. Cosí le liste diventano inutili crittogrammi che si possono tranquillamente dare per letti: l’elettore infatti non ha alcuna possibilità di premiare il candidato meritevole e di punire il non meritevole. Si sceglie la lista, a scatola chiusa.
Del resto nessuno può sapere chi sono, che storia hanno, che cosa han fatto o non fatto i personaggi che compaiono negli elenchi. Per scoprire quante liste, per dire, non contengono condannati o indagati, bisogna connettersi con il blog di Beppe Grillo. O andare a vedere uno spettacolo di Daniele Luttazzi o di Sabina Guzzanti. Insomma rivolgersi ai comici, gli unici rimasti a parlare di cose serie in Italia. Maurizio Crozza, altro comico, ha chiesto che la scheda elettorale contenga, come il menu dei ristoranti per il pesce surgelato, un asterisco di fianco ai candidati nei guai con la giustizia e un rimando a piè di pagina con le imputazioni complete. In attesa che venga varata la sacrosanta (e dunque impossibile) riforma, abbiamo pensato di provvedere noi con questo libro. Le informazioni che contiene non si trovano, purtroppo, nella «Navicella», la raccolta delle biografie ufficiali dei nostri parlamentari. Per le «quote marron» occorre una contro-Navicella, che abbiamo intitolato «Onorevoli Wanted». Oltre ai condannati e ai prescritti definitivi, la cui posizione giudiziaria non potrà piú mutare, abbiamo inserito anche i condannati provvisori, i rinviati a giudizio e i semplici indagati: questi, da un momento all’altro, potrebbero pure essere assolti, o prosciolti, o archiviati, o a loro volta prescritti. E, a questo proposito, tre avvertenze s’impongono. Primo. Prescrizione non è sinonimo di assoluzione, anzi è il contrario: quando il giudice prescrive il reato, vuol dire che il reato c’è stato e l’indagato l’ha commesso, ma non può piú essere sanzionato. Il prescritto, dunque, non è un innocente: è un colpevole miracolato. E chi non vuole uscire dal processo con la scappatoia della prescrizione può rinunciarvi (come del resto all’amnistia) e chiedere di essere processato e assolto nel merito. Ma, per farlo, conviene essere innocenti.
Secondo. I lettori troveranno una bella galleria di personaggi e un variopinto campionario di reati, quasi tutti estranei all’attività politico-parlamentare. Il solo delitto che abbiamo tenuto fuori dalla lista degli indagati è la diffamazione, anche se non sempre attiene alla sfera delle opinioni (e in ogni caso è giusto che il parlamentare che ha infamato un cittadino venga processato senz’alcuna immunità o insindacabilità). Ci siamo concessi però un’eccezione: quella del senatore Lino Jannuzzi, che della diffamazione dei migliori magistrati d’Italia ha ormai fatto una professione; e quella dell’onorevole Giovanni Mauro, che a una condanna definitiva per diffamazione aggiunge tre condanne in primo grado per delitti ben piú gravi.
Terzo. Il fatto di comparire in questo libro non significa essere colpevoli. Significa semplicemente che, al momento dell’elezione, queste persone avevano sulle spalle quantomeno un pesante sospetto di aver violato la legge. Una condizione che, in un qualunque altro paese civile, ne avrebbe impedito o sconsigliato la candidatura e l’elezione. Nei paesi civili, infatti, chi finisce sotto inchiesta abbandona la politica, o almeno la carica che ricopre, in attesa di chiarire la sua posizione dinanzi alla legge. Se poi la chiarisce, dopo essersi difeso con le nude mani, senza coinvolgere il partito o le istituzioni che rappresenta, ritorna in campo. Altrimenti se ne resta a casa, o eventualmente in carcere. In Parlamento, meglio di no. Il Parlamento come alternativa all’ora d’aria non è un bello spettacolo. Non c’è nulla di peggio che vedere le Camere messe all’asta al miglior offerente (dal caso Parmalat al caso Fiorani-Fazio, dalle leggi-vergogna di Berlusconi & C. ai tanti scandali di Tangentopoli) per ottenere leggi su misura. Parafrasando una fortunata campagna della nettezza urbana a Milano, «il Parlamento è anche tuo: aiutaci a tenerlo pulito».
Appello degli Onorevoli Wanted
LA BANDA BERLUSCONI
Silvio Berlusconi Il Cavalier Prescrizioni
Cesare Previti Se lo conosci lo Previti
Marcello Dell’Utri Cavalli e stalliere, cavilli e Cavaliere
Massimo Maria Berutti Ufficiale poco gentiluomo
Aldo Brancher L’uomo che visse tre volte
Romano Comincioli Una vita per il Cavaliere
COMPAGNI CHE SBAGLIANO
Massimo D’Alema Invito a cena con bustarella (SCU)
Cesare De Piccoli Il compagno Fiat
Vladimiro Crisafulli L’amico del boss
Vincenzo De Luca Il moralizzatore moralizzato
Vincenzo Visco Compagno con vista mare (abusiva)
Andrea De Simone Il sociologo e la strada-fantasma
MARGHERITA APPASSITA
Enzo Carra Il ventriloquo dell’omertà
Pierluigi Castagnetti Per un pugno di spiccioli
Luigi Cocilovo La tangente assolta per legge
Ciriaco De Mita Il dinosauro granturismo
Andrea Rigoni Villa (abusiva) vista carcere
Romolo Benvenuto Giochi di mano, giochi di villano
CAMERATI CHE SBAGLIANO
Ugo Martinat Tav: trucchi ad alta velocità
Altero Matteoli Il ministro che sapeva troppo
Silvano Moffa La fiamma nera della fornace
Domenico Nania Camerata abusivo, presente!
Vincenzo Nespoli Quello della coop nera
Francesco Proietti Cosimi Il socio di Lady Fini
Francesco Storace Ciccio contro Qui, Quo e Qua
Giuseppe Valentino L’avvocato che parla troppo
Gianni Alemanno Per un cartoccio di latte
Carmelo Briguglio L’imputato peripatetico
Antonio Buonfiglio Onorevole a credito
Giuseppe Consolo L’onorevole copione
Riccardo De Corato Il nero in bianco
Marcello De Angelis Terza Posizione, ottima sistemazione
PADANIA PENALE
Umberto Bossi Padania ladrona, la Lega ti perdona
Mario Borghezio Il piromane verde
Matteo Brigandì Procuratore o truffatore?
Roberto Calderoli Il dentista ri-costituente
Davide Caparini La piccola vendetta lombarda
Roberto Castelli Disgrazia e Ingiustizia
Roberto Maroni L’eroe della resistenza (alla polizia)
Francesco Speroni Il leghista invulnerabile
UDC: IO C’ENTRO
Lorenzo Cesa Gambadilegno in salsa Dc
Salvatore Cuffaro Un Salvatore mezzo salvato
Francesco Saverio Romano L’ombra di Totò
Caloggero Mannino Il piccolo Andreotti
Vittorio Adolfo Salvo appena in tempo
Vito Bonsignore Il pregiudicato da esportazione
Gianpiero Carone Pannolini e miliardoni
Aldo Patriciello L’eurocondonato da esportazione
Teresio Delfino In vino veritas
Giuseppe Drago La cassa delle libertà
LA BANDA TANGENTOPOLI
Gianpiero Cantoni (Fi) Il banchiere bancarottiere
Paolo Cirino Pomicino (Dc) Mazzette alla pummarola
Gianni De Michelis (Psi) L’avanzo di balera
Giorgio La Malfa (Fi) Avvinto (ai milioni) come l’Edera
Antonio Del Pennino (Fi) Patteggiate, qualcosa resterà
Egidio Sterpa (Fi) Il giornalista multiuso
Alfredo Vito (Fi) Mister Cinque Per Cento
Carlo Vizzini (Fi) Miracolato e riciclato
IL RESTO DELLE QUOTE MARRON
Gabriele Albertini (Fi) Un sindaco in bianco
Giulio Andreotti (Gruppo Misto) Il prescritto a vita
Alfredo Biondi (Fi) Un ministro evasivo
Franco Brusco (Fi) L’uomo della tangenziale-fantasma
Francesco Caruso (Rc) Il disobbediente che non obbedisce
Stefano Cusumano (Udeur) L’imputato capogruppo
Sergio D’Elia (Rosa nel pugno) Il mitra nel pugno
Paolo del Mese (Udeur) Un onorevole poco potabile
Roberto di Mauro (Mpa) Com’era grigia la sua valle
Daniele Farina (Rc) L’uomo giusto al posto sbagliato
Giuseppe Firrarello (Fi) Forza Garibaldi
Raffaele Fitto (Fi) Il detenuto in Parlamento
Pietro Franzoso (Fi) Voto di scambio, scambio di persona
Franco Antonio Girfatti (Fi) Due arresti, due elezioni
Gaspare Giudice (Fi) Il Giudice che piace al Cavaliere
Luigi Grillo (Fi) Il fazista da combattimento
Lino Jannuzzi (Fi) Senatore per grazia ricevuta
Franco Malvano (Fi) Il questore indagato
Giovanni Mauro (Fi) Quattro condanne, due elezioni
Pasquale Nessa (Fi) Arrestato? No senatore
Gaetano Pecorella (Fi) L’avvocato tuttofare
Roberto Tortoli (Fi) Il deputato multisala
Denis Verdini (Fi) L’onorevole Lingualunga


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RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
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Tra sinistra,
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le inchieste,
la storia,
i nomi e cognomi"
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LA COLONIA"
QUELLA STORIA
CHE QUALCUNO
VUOLE
NASCONDERE
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"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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