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La mappatura della Liguria
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Marino e Sandro Severini (The Gang)
Banditi senza tempo
recenzione dalla Brigata Lolli
di Giorgio Maimone
Sembrano i vecchi “Fogli volanti” delle brigate partigiane ed è davvero un libro senza tempo. Si fa in fretta a dire a chi non piacerà. Non piacerà al Governo che non tollera che esiste un’ “area antagonista. Non piacerà a quell’area diffusa del centro-sinistra che una volta si chiamava “migliorista” (ma che nona vere niente a vedere con “il migliore” e cioè Togliatti), perché questo libro porta avanti idee e bandiere che loro hanno lasciato cadere. Non piacerà agli intellettuali, professorini dei girotondi, perché le idee, pur condivise, sono espresse in forma ruspante. A chi piacerà? A tutti quelli che conoscono i fratelli Severini o, se si vuole, i Gang.
Il linguaggio è esplicito, fino al limite del dispiacere. Niente viene lasciato non detto, sotto le righe, intuito. Ma tutto quanto, papale papale, ha una sua origine, una sua provenienza e un suo perché. Fedeli al moto “Le radici e le ali”, titolo cardine nella discografia dei nostri perché segna l’inizio del cantare in italiano, i Gang tengono saldi i piedi a terra mentre protendono i rami frondosi di speranze verso il cielo, quasi potessero trasformarsi in ali.
Forse quello che loro non dicono, perché “duri e puri” non se lo possono permettere, è che, a volte anche loro disperano che queste ali spunteranno mai o che, anche se nascessero, potrebbero risultare troppo gracili per sfidare il volo. Ma non importa, bisogna provarci lo stesso. Realtà contadina,quella di Filottrano, borgo rurale delle Marche e alle cui terre sono rimasti sempre fedeli e grandi voli su libri e film (imponente l’apparato cinematografico nell’immaginario dei Severini!).
Alla caccia di “banditi senza tempo”, ma anche e soprattutto di storie vere: “Storie d’Italia” si chiama infatti il loro miglior disco, quello in cui l’anima rock, le radici popolari e l’urgenza lirica trovano forse la loro sintesi migliore (grazie anche alla mediazione di un Bubola in stato di grazia). Ma storie d’Itlaia potrebbe essere il sottotitolo anche di questo volume che parla di tanti eroi minori che, qui, iniziamo a conoscere per nome e cognome: Iside, della canzone omonima è Iside Viana, sarta comunista, vittima del fascismo.
Dietro “Sesto San Giovanni” sta la vera storia di Luigino Bendotti, compagno della cooperativa Intifada di Colere e operaio alla Falck di Sesto. Il “Bandito Trovarelli” si chiamava Pietro Trovarelli, è realmente esistito ed era un brigante marchigiano di epoca napoleonica. O, forse, solo un “disobbediente” ante litteram. Così come personaggio reale è “Itab Hassan Mustapha”, anche qui dalla canzone omonia. E la Banda Bassotti (“Il paradiso non ha confini”)ha proprio un nome e cognome, così come ce l’hanno Paolo Rossi, Andrea Pazienza, Ilaria Alpi, Padre Pino Puglisi (“Il testimone”), Pio la Torre (“Cento giorni a Palermo”), “Chico Mendes”, Joe Strummer.
Non ha nome e cognome, ma solo un ruolo il subcomandante Marcos (“Comandante”) ma nel libro di tutti viene raccontata la storia e soprattutto le accidentate vie del mondo attraverso le quali queste storie sono arrivate a colpire la mente e l’immaginazione di Marino e Sandro Severini. Libri e film, molte volte, ma anche contatti diretti e storie in prima persona.
E “padri” musicali che vanno dai Clash a Woody Guthrie, passando per Bob Dylan e Bruce Springsteen, più volte citati anche come stimoli per canzoni o titoli di canzoni. “Who killed Davey Moore” ha ispirato “Chi ha ucciso Ilaria Alpi” e tra “John Wesley Harding” e “Il Bandito Trovatelli” c’è più di un legame. Il libretto è agile e veloce e scorre via in un attimo.
Ogni tanto intenerisce l’ingenuità di alcuni passaggi, specie quelli proiettati al futuro. I Gang non vogliono nemmeno considerare che stiamo passando un’epoca di ripiegamento e che le sorti “magnifiche e progressive” del movimento sono meno magnifiche e progressive che mai e che l’unica arma che ci resta sia la resistenza. Ma fa piacere vedere che esistono ancora gli eroi e noi abbiamo bisogno di sentirli parlare attraverso le canzoni (e gli scritti) dei Severini Bross, orgogliosi figli di un bisogno di sentirli parlare attraverso le canzoni (e gli scritti) dei Severini Bross, orgogliosi figli di un muratore e di una sarta, figli del popolo e “banditi del nostro tempo”, armati di Magnum Les Paul e Fender Telecaster per sparare valanghe di note contro il potere.


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Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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Savona,
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