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More...La storia attraverso inchieste ed Atti della famiglia che ha scalato il mercato savonese...
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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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Giancarlo Caselli e Antonio Ingroia
L'eredità scomoda
Da Falcone ad Andreotti, sette anni a Palermo
Un dialogo serrato tra due magistrati che hanno vissuto a Palermo gli anni del grande scontro con Cosa Nostra. Dal confronto tra Gian Carlo Caselli, che è stato il capo della procura di Palermo, e Antonio Ingroia, suo sostituto, allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, emergono retroscena delle grandi inchieste giudiziarie, delle operazioni antimafia più clamorose, dei contrasti interni ed esterni alla magistratura, dei rapporti tra politica e giustizia. Un faccia a faccia che, orchestrato da un giornalista esperto di questioni di giustizia, si popola pagina dopo pagina dei personaggi più rilevanti dei grandi casi giudiziari, da Totò Riina a Tommaso Buscetta, da Bruno Contrada a Giulio Andreotti.
Nando Dalla ChiesaIl giudice ragazzino
Venerdì 21 settembre 1990, ore 9. Il giudice Rosario Livatino è alle porte di Agrigento, con la sua auto sta percorrendo la statale 640 per andare al lavoro di tutti i giorni. Al chilometro 10 Viene affiancato da un’altra auto, a poca distanza avanza anche una moto, un enduro, con in sella due giovani. L’auto di Livatino viene speronata. Una selva di colpi d’arma da fuoco investe la macchina del giudice, che va a sbattere contro il guardrail. Ferito ad una spalla Livatino fugge a piedi. Una fuga tragica e disperata nella valle sottostante. I Killer lo inseguono, lo braccano come una preda. Una caccia crudele, che si conclude con quattro colpi di grazia.
Quando fu ucciso Rosario Livatino aveva solo 38 anni. Magistrato in forze al Tribunale di Agrigento, impegnato nella lotta alla mafia, era stato allievo del giudice Antonio Saetta, presidente della Corte d’appello di Palermo, anch’egli trucidato dalla mafia su quella stessa strada insieme al figlio handicappato, anch’egli, come Rosario, di Canicattì.
La vicenda di questo giudice ragazzino raccontata da Nando dalla Chiesa è importante per capire molti fatti della nostra prima Repubblica. Con la riga dei capelli da parte, con quel suo sguardo onesto e pulito, Livatino e la sua storia " sono uno specchio pubblico per un’intera società … e la sua morte, più che essere un documento d’accusa contro la mafia, finisce per essere- con la pura forza dei fatti- un silenzioso, terribile documento d’accusa contro il complessivo regime della corruzione. Al tempo stesso è un indimenticabile omaggio ai valori che quel regime ha inteso calpestare".
Il merito di Nando dalla Chiesa è quello di narrare questa storia senza perder mai di vista il contesto politico-sociale generale, senza risparmiare i nomi eccellenti e le tacite connivenze, unendo con un filo ideale fatti solo apparentemente disgiunti tra loro, per mettere a nudo quello che passerà alla storia come il regime della corruzione.
scheda di Michele Mancino
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Pino Arlacchi
Addio Cosa Nostra
"Non sono un pentito: sono solo un uomo stanco e tormentato che si è reso conto di cosa è diventata la mafia e si è convinto ad aiutare la giustizia a smantellarla". Così si definisce Tommaso Buscetta nelle prime pagine di questo libro, che racconta la vita turbolenta e infelice di un grande mafioso, intrecciata alle principali vicende di Cosa Nostra siciliana dall'immediato dopoguerra fino agli anni Ottanta. Il volume è il risultato dei colloqui tra Pino Arlacchi e il primo collaboratore di giustizia, l'uomo che nel 1984 rivelò i segreti di Cosa Nostra al giudice Falcone, e che dopo la strage di Capaci ha deciso di aprire un nuovo ciclo di collaborazione con la giustizia.
Giacomo Panizza
Occhi aperti sul lavoro sociale
Luca Tescaroli
Perchè fu ucciso Giovanni Falcone
Dalla quarta di copertina:
Corredato dalle presentazioni dell'inviato speciale del quotidiano "la Repubblica" Francesco Viviano e da quella dell'inviato speciale de "il manifesto" Guido Ruotolo, il volume mira a delineare il movente della strage di Capaci e della più ampia strategia criminale in cui la stessa si è inserita, correlativamente all'evolversi del contesto politico-istituzionale di quel periodo e ben sintetizza la voluminosa requisitoria scritta del processo di appello, esposta oralmente nelle sue linee essenziali nel corso delle udienze del 26-28 gennaio e del 2 febbraio 2000 dal dott. Luca Tescaroli, che ha sostenuto l'accusa nel corso del giudizio di primo grado e quale rappresentante del Procuratore Generale di Caltanissetta, unitamente alla collega Vincenza Sabatino.
Quando il 23 maggio 1992 sembrò che nell'apocalisse della strage di Capaci dovesse sprofondare per sempre la speranza degli italiani onesti, pochi immaginarono la possibilità di cominciare a fare giustizia in un breve volgere di tempo. Dopo appena otto anni, in un Paese dove le stragi rimangono quasi sempre un mistero, il processo di appello nei confronti dei quaranta responsabili dell'esecrando crimine volge al termine, così dimostrando l'effimera convinzione dell'invincibilità di "Cosa Nostra".
L'opera consente di individuare la portata e, al contempo, la pericolosità della strategia criminale che detto sodalizio ha concepito anche grazie a complicità occulte in settori deviati e corrotti delle Istituzioni e del mondo politico-economico-finanziario. Un programma destabilizzante, divisato sul finire del 1991 e attuato nel biennio 1992-1993 che ha prodotto un profondo condizionamento della vita democratica del Paese. Le finalità dell'azione terroristico-eversiva erano rappresentate da un progetto di aggressione nei confronti dello Stato, promosso e pianificato dai vertici dell'organizzazione "Cosa Nostra" al fine di incidere sugli assetti di potere esistenti e di creare le premesse per la formazione di nuovi aggregati politici correlativamente all'evolversi della vita istituzionale del Paese, in un intreccio di rapporti tra rappresentanti dello Stato e i vertici di "Cosa Nostra", volto ad individuare nuovi referenti politici capaci di assicurare benefici e di intervenire sulla legislazione vigente di contrasto al crimine organizzato. Obiettivo divisato per la prima volta da "Cosa Nostra", che in passato aveva prescelto strategie selettive nei confronti dei suoi avversari e che si è potuto conoscere in virtù soprattutto dell'insostituibile apporto dei collaboratori di giustizia.
Maurizio Torrealta
La Trattativa
Mafia e Stato: un dialogo a colpi di bombe
Prefazione di Antonio Ingroia
Sono passati dieci anni, ma il racconto iniziato quel pomeriggio di maggio quando a Capaci esplose l'autostrada non ha trovato la sua fine. Più volte nei mesi successivi sono esplose in cielo persone, e pezzi di città. I giornalisti, che allora si affrettarono a raccontare gli eventi, per molto tempo sono rimasti in silenzio, non sono riusciti a spiegare il perché, non hanno saputo raccontare il chi. Oggi Torrealta ha messo in fila le date, i crimini, le leggi, i pentimenti, e il discorso ha trovato la parola giusta, quella che spiega il silenzio e l'imbarazzo, la calma e la tensione: trattativa. La spiegazione ufficiale è scritta nelle sentenze dei processi delle stragi del '93: c'è stata una trattativa, anzi ci sono state diverse trattative tra uomini delle Istituzioni e Cosa Nostra. Ma in nome di chi si è trattato, cosa si è dato in cambio, le sentenze non lo raccontano. E qui l'uomo di legge si ferma, non vuole o non può fare supposizioni. La parola passa ai pentiti. Sono loro, in questo libro che costruiscono due scenari apparentemente diversi ma in realtà compatibili in cui il lettore potrà forse trovare la sua risposta alle domande: perché avvengono le stragi nel momento di passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, e perché, poi, si interrompono.
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Saverio Lodato
Venticinque anni di mafia
c'era una volta la lotta alla mafia
Un dialogo serrato tra due magistrati che hanno vissuto a Palermo gli anni del grande scontro con Cosa Nostra. Dal confronto tra Gian Carlo Caselli, che è stato il capo della procura di Palermo, e Antonio Ingroia, suo sostituto, allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, emergono retroscena delle grandi inchieste giudiziarie, delle operazioni antimafia più clamorose, dei contrasti interni ed esterni alla magistratura, dei rapporti tra politica e giustizia. Un faccia a faccia che, orchestrato da un giornalista esperto di questioni di giustizia, si popola pagina dopo pagina dei personaggi più rilevanti dei grandi casi giudiziari, da Totò Riina a Tommaso Buscetta, da Bruno Contrada a Giulio Andreotti.
Gherardo Colombo
Il Vizio della Memoria
I ricordi di un protagonista delle grandi inchieste giudiziarie degli anni ottanta e novanta in Italia. Le riflessioni sui valori della famiglia, sull'educazione e sul proprio itinerario formativo e professionale, dagli omicidi dei colleghi Galli e Alessandrini fino alle dimissioni di Antonio Di Pietro e gli sviluppi ulteriori. Un giudizio amaro, ma onesto, sulla società italiana e sulla sua attitudine a disprezzare le regole del patto sociale. E insieme un'analisi propositiva, per chi intende recuperare un quadro d'insieme un'analisi propositiva, per chi intende recuperare un quadro d'insieme delle vicende giudiziarie e politiche degli ultimi venti anni e, anche, per quanti troppo spesso hanno il vizio di dimenticare.
Recensione di Nicola Tranfaglia
Nando Dalla Chiesa
Storie
di boss ministri tribunali giornali
intellettuali cittadini
Un libro complesso quasi come il titolo. Nando dalla Chiesa ci ha provato, ha cercato di riannodare i fili della realtà italiana, fili che percorrono le vie di Catania, di Palermo, di Napoli per arrivare fino a Milano, nella mitica via Solferino. Luoghi lontani solo geograficamente, ma pervasi dalle stesse logiche di potere, dalle stesse volontà di prevaricazione e, di contro, dalle stesse tensioni ideali.
Le storie raccontate in questo libro, dai Carusi di Fava, fino ai ragazzi di Società Civile, vere palestre di giornalismo e impegno civile, sono storie di "trincea", che aiutano il lettore ad orientarsi nei diversi contesti, che Nando dalla Chiesa disegna abilmente, senza indugiare mai in facili autocelebrazioni.
"In che paese viviamo?" questa è la domanda che si pone l’autore e, tra mille risposte possibili, Dalla Chiesa per rispondere sceglie due criteri d’interpretazione strettamente correlati tra loro: il tasso di legalità esistente e la qualità dei governanti. La risposta possiamo darla solo se applichiamo questi due parametri, piccole spie della salute di una democrazia.
Questo libro dunque non è un semplice atto d’accusa con il quale l’autore vuole scoperchiare la connivenza, a volte anche irresponsabilmente inconsapevole, tra poteri criminali e larghe fette della società che si presume legale. Nando dalla Chiesa ci fornisce una chiave di lettura più fine e arguta, specialmente nelle modalità con cui l’informazione tratta alcuni fatti legati alla criminalità organizzata, sul come si potrebbero dire certe cose e su come invece non vengono dette. "Se a volte c’è effettivamente il problema di 'come' essere contro e di quali strumenti e logiche avvalersi per combattere tali poteri (criminali), non per questo una democrazia in pericolo deve avere paura di provare 'una eccessiva' avversione morale per i suoi nemici, quasi che debba alla fine giustificare con essi una sorta di equilibrio o di pacifica convivenza".
scheda a cura di Michele Mancino
VareseWeb
Sergio Flamighi
Trame Atlantiche
Storia della Loggia massonica segreta P2
Massoni e golpisti: fratelli all’orecchio e l’operazione “Tora Tora” • La P 2 nella strategia della tensione: la “Rosa dei Venti” e La Fenice di Ordine nuovo • Trame e ricatti all’ombra del Grande Oriente d’Italia • Il “Piano di rinascita democratica” della Loggia segreta • Il finanziere venuto dal nulla: Michele Sindona • L’assalto ai mass media: giornali e Tv • La trama piduista da Moro a Pecorelli • I mercanti di San Pietro: Roberto Calvi e monsignor Paul Marcinkus • Fiamme Gialle, petrolio e tangenti • Massoni e mafiosi: fratelli a Mon- tecarlo • La piramide superiore • La loggia scoperchiata.
Giorgio Galli
Affari di Stato
L'Italia sotterranea 1943-1990: storia politica, partiti, corruzione, misteri, scandali
Una rilettura della storia italiana a partire dal dopoguerra, attraverso gli scandali, i misteri, le corruttele che ne hanno segnato il divenire.
Dal lontano “caso Montesi”, alle prime denunce di Ernesto Rossi, alla nascita del capitalismo assistenziale; dai misteri del Sifar, agli scandali urbanistici, finanziari, petroliferi; dalla Lockheed a Sindona, dall'affaire Moro alla P2, dal crac del Banco Ambrosiano, alle “carceri d'oro”, alla strage di Ustica, all'Irpiniagate: un cinquantennio di degenerazione partitocratica, tra storia politica e economia della corruzione.
Scandali e intrighi, poteri occulti e Servizi segreti, potere politico e malavita organizzata, in un perverso intreccio tra l'Italia ufficiale e un'Italia sotterranea.


L'AZIENDA
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'NDRANGHETA,
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Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
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Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
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