Gli appalti. La
scelta delle aree per le discariche. Le aziende di smaltimento. Persino le
assunzioni al Commissariato. Nella regione il business dei rifiuti scatena gli
interessi di tutte le forze politiche.
Da una parte i nomi e cognomi dei dipendenti, dall'altra quelli dei loro
sponsor politici. Ecco, se si vuole capire che
cosa è davvero accaduto in Campania dove, dall'11
febbraio del 1994, esiste un Commissariato per l'emergenza rifiuti che ha speso
quasi
2 miliardi di euro senza
riuscire a centrare nessuno degli obiettivi imposti, si può benissimo partire
da qui. Da questo lungo elenco di nomi preparato in via ufficiosa nel 2004
dalla direzione del personale nelle settimane in cui, dopo le dimissioni di
Antonio Bassolino, il Commissariato
veniva scorporato in tre diverse sezioni: rifiuti, acque e bonifica.
Leggendo la lista, di cui
L'espresso è riuscito a ottenere una
copia, diventano, riga dopo riga, chiare le responsabilità di un'intera classe
politica: non solo dei bassoliniani del
Partito
democratico che governano la regione, ma anche dell'
opposizione di centrodestra che
all'ombra del Vesuvio ha partecipato e partecipa con passione all'
immondo banchetto della spazzatura.
Sì perché qui la monnezza, un business che
tra appalti e stipendi, fattura un milione di euro al giorno, è un affare di
tutti. I politici, prima ancora che la camorra, ci guadagnano non solo in
termini di consenso elettorale, imponendo assunzioni nei 18 diversi consorzi di
raccolta, tutti rigorosamente lottizzati, ma anche indicando le aree di
imprenditori amici dove potrebbero essere aperte discariche e centri di
stoccaggio, gestendo pompe di benzina convenzionate con le aziende dei rifiuti,
improvvisandosi trasportatori e soprattutto creando decine e decine di aziende
a capitale misto pubblico-privato dove piazzare amici, compagni di partito e
parenti.
Anche per questo il Commissariato, dove pure
nel corso degli anni hanno lavorato giorno e notte molti tecnici di assoluto
valore, si è a poco a poco trasformato in carrozzone dove arrivava, 'comandato'
da altre amministrazioni pubbliche, personale ansioso di intascare le 70 ore di
straordinario mensili garantite a ciascun dipendente. Così, mentre il nuovo
commissario Gianni De Gennaro va affannosamente a caccia di terreni dove
riversare almeno una parte delle oltre 300 mila tonnellate di rifiuti che
ancora intasano gli angoli delle strade della regione, la lista segreta dei
vecchi dipendenti del Commissariato diventa adesso una fotografia impietosa di
quanto è accaduto. Un'istantanea della Casta che comanda in Campania.
Scorrendo l'elenco, le sorprese non mancano:
a segnalare i 'comandati' non erano solo i Ds, la Margherita, l'Udeur. Ci
davano dentro pure Forza Italia e Alleanza nazionale. Negli uffici del
Commissariato erano per esempio di casa Antonio e Flavio Martuscello, i due
dioscuri azzurri del napoletano, rispettivamente deputato ed ex sottosegretario
all'Ambiente il primo, consigliere regionale più votato d'Italia, il secondo. I
Martuscello avevano sponsorizzato sei diversi nomi. Altri due erano invece
stati proposti dal consigliere regionale azzurro Giuseppe Sagliocco, il quale,
dopo aver inviato tecnici di suo fiducia al Commissariato, tre anni fa non si è
trovato in imbarazzo a capeggiare, assieme a un bel gruppo di parlamentari del
centrodestra, le proteste della popolazione che chiedeva il blocco dell'unica
discarica ancora disponibile quella di Parco Saurino 2, a Santa Maria La Fossa. Una segnalazione
era poi arrivata tramite Francesco Bianco, fino a due anni fa in Regione nelle
fila del partito di Berlusconi, e ora capogruppo in Comune per l'Udeur.
Lì Bianco si è ritrovato accanto ai
professionisti delle nomine: gli iscritti del partito di Clemente Mastella
(nell'elenco compare pure una sua sponsorizzazione diretta) che al Commissariato
piazzavano personale per intervento del segretario regionale Antonio Fantini,
di Pasquale Giuditta, un deputato sposato con la sorella di lady Mastella,
dell'ex assessore regionale all'Ambiente Ugo De Flaviis poi cacciato dal
Campanile ("Pago per le nomine non fatte", disse De Flaviis) e
dell'ex sottosegretario all'Agricoltura nel governo D'Alema, Nello Di Nardo,
dal 2006 cordinatore nazionale degli eletti dell'Italia dei Valori di Antonio
Di Pietro. Ancora più folta ovviamente è la pattuglia dei raccomandati dal
Partito democratico (Ds e Margherita). A parte i nomi che recano vicino la
dicitura 'Presidenza' (leggi Bassolino), dietro ai quali si celano non solo
tecnici considerati di area di centrosinistra, ma anche raccomandati dal
centrodestra (tra i dipendenti c'è per esempio la nipote di un consigliere
regionale di Alleanza nazionale), nella colonna degli sponsor appare il nome
del ministro dell'Innovazione Luigi Nicolais, del sindaco di Ercolano
(politicamente uomo di Nicolais), Nino Daniele, del leader dei rutelliani in
Campania, Antonio Villari e dell'ex subcommissario ai rifiuti ed ex assessore
al Comune, Massimo Paulucci. Non è tutto. La lista prosegue citando spesso il
capogruppo dei Ds in Regione, Antonio Amato, il fedelissimo di De Mita Antonio
Valiante, l'assessore comunale Giorgio Nugnes e Andrea Losco, oggi eurodeputato
rutelliano, ma un tempo commissario ai rifiuti e presidente di Regione, dopo
l'esponente di An, Antonio Rastrelli (i nomi degli uomini di Rastrelli vengono
indicati nell'elenco con la dicitura '99').
Adesso con i rifiuti di nuovo per le strade,
il clima di consociativismo politico che ha reso possibile l'ennesima emergenza
non sfugge ai campani, che scendono in piazza per protestare. E a farne le
spese sono un po' tutti. Chi tenta di bloccare la polizia e i funzionari di De
Gennaro ormai non fa più differenze di colore di casacca. Ne sa qualcosa Pietro
Diodato, consigliere regionale di An e membro della commissione Ambiente,
celebre a Napoli per una serie di denunce contro gli sprechi della giunta
comunale di Rosa Russo Iervolino. Diodato con la spazzatura ci è cresciuto. I
suoi nonni fino a vent'anni fa trasportavano con i loro camion la monnezza
nella discarica privata di Pianura, quella che De Gennaro avrebbe voluto
riaprire e che invece ospiterà solo un sito di stoccaggio per ecoballe. Oggi
Diodato nel quartiere dove è nato e cresciuto ci può mettere piede solo a suo
rischio e pericolo. Ai primi di febbraio la folla inferocita ha bruciato un
grande distributore di benzina a forma di camion da poco aperto da sua nipote e
la sua sede elettorale. Agli abitanti, che inizialmente si muovevano in massa
assieme a ultras del Napoli e gruppi di figli di camorristi in motorino, non
era andata giù un'intervista in cui Diodato si mostrava possibilista
sull'utilizzo della discarica e soprattuto un emendamento da lui presentato in
occasione della discussione della legge regionale sui rifiuti. Cosa proponeva
Diodato? Semplicemente che i capannoni vicini alla discarica potessero essere
utilizzati per ospitare impianti per la separazione della spazzatura. "La
mia intenzione era solo quella di creare dei nuovi posti di lavoro",
assicura il consigliere di An. Ma per i manifestanti il fatto che sulla strada
diretta ai capannoni, dove ci sono già altri distributori, i famigliari di
Diodato avessero aperto una pompa proprio della marca di carburanti con cui è
convenzionata l'azienda comunale della nettezza urbana, era diventata la prova
di come anche lui sulla monnezza ci volesse marciare. Diodato, ovviamente nega,
ma intanto si trova a fare i conti con il nemico in casa.
Il vero leader della protesta di Pianura è
infatti il consigliere comunale Marco Nonno, un fascista di altri tempi che
sull'auto tiene appiccicato un adesivo che avverte: 'Balilla a bordo'. Suo
fratello è stato condannato a 14 anni di carcere per aver sprangato a morte,
sul finire degli anni '70, un ambientalista, lui però è fatto di altra pasta e
anche se adesso è nei guai per aver tentato di vendere via Internet una vecchia
mitragliatrice da guerra, respinge le accuse di chi lo segnala come uno dei
fomentatori degli scontri: "Non ho pagato nessuno dei manifestanti e
soprattuto non ho fatto affari loschi. Con quelli che hanno costruito intorno
alla discarica non ho niente da vedere". Una precisazione d'obbligo, visto
che tra i primi nemici della discarica, oltre che gli abitanti, ci sono gli
imprenditori legati alla camorra che hanno edificato palazzine abusive il cui
valore crollerebbe se qui arrivassero i rifiuti.
In Campania del resto funziona così. Pensi
alla monnezza e spunta il politico. Anche quello che non ti aspetti. Persino
Paolo Russo, il parlamentare di Forza Italia che insieme al senatore di
Rifondazione Tommaso Sodano nella passata legislatura fece luce su molti degli
affari sporchi legati alla gestione del business ambientale, ha vicino a lui
chi fa soldi con la spazzatura. Il fratello del suo assistente parlamentare
compare nella compagine societaria di tre aziende interessate nella gestione
del ciclo dei rifiuti. Mentre la
Ecocampania, specializzata in raccolta, faceva capo al
segretario provinciale dell'Udeur di Caserta, Nicola Ferraro, poi arrestato
dalla Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Sempre di rifiuti, tramite quattro
società al quale è stata tolta la certificazione antimafia per condizionamenti
da parte del clan dei Casalesi, si occupa anche il fratello di Nicola Marrazzo,
consigliere regionale e segretario provinciale di Napoli dell'Italia dei
Valori.
Ma è andando a Caserta che il continuo
conflitto d'interessi, o meglio gli interessi che intrecciano il business
ambientale con la politica, diventano ancora più evidenti. Qui, secondo i pm
antimafia, la facevano da padrone aziende di smaltimento dei fratelli Orsi, due
imprenditori legatissimi al presidente della commissione di Vigilanza sulla
Rai, Mario Landolfi, e al deputato di Forza Italia Nicola Cosentino, un ex
socialdemocratico più volte candidato dagli azzurri nonostante la parentela acquisita
con il boss Peppe Russo, detto ''o Padrino'. Gli Orsi erano in costante
contatto con il segretario particolare di Landolfi, ora arrestato, ma visto che
si trattava di gente dai forti ideali, quando al governo c'era finita la
sinistra si erano iscritti ai Ds per intercessione del consigliere regionale
Angelo Brancaccio. Poi anche Brancaccio è finito in manette. E una volta
scarcerato, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, lo ha voluto con
sé come vice segretario regionale dell'Udeur. Il riciclaggio, almeno a livello
politico, in Campania, nonostante tutto funziona.
Hanno collaborato Mario Fabbroni,
Claudio Pappaianni e Raffaele Sardo