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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
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23/02 Un giornalista ha scritto al boss ''supremo'' della 'ndrangheta Pasquale Condello quando era ancora latitante per scusarsi di un errore in un servizio? L'interrogativo circola da stamani in Calabria. E la vicenda sta diventando un vero e proprio mistero. E' stato un quotidiano locale a riferire la circostanza che prende le mosse dal ritrovamento, nell'appartamento di Reggio Calabria in cui Condello si nascondeva, di un pizzino nel quale il boss aveva annotato: ''G.R. della Calabria ore 12 e 10. Giorno 10/06/07 estorsione lavori autostrada .. citi cosca Condello. Falso!!!''. Al pizzino, e' la ricostruzione fatta dal quotidiano, il giornalista avrebbe risposto inviando, attraverso ''canali affidabili e sicuri'', una lettera di scuse al boss per l'errore commesso. Immediata e' stata la presa di posizione dell'Ordine dei giornalisti della Calabria e del Sindacato giornalisti calabresi, che hanno chiesto agli inquirenti di confermare o smentire al piu' presto la notizia e, ''in caso di conferma, di rendere noto il nome del giornalista che ha inferto alla propria personale dignita' ed alla dignita' della professione che esercita un vulnus tanto grave''. Altrimenti, e' stata la considerazione di Ordine e sindacato, si corre il rischio di ''gettare ombre su una intera redazione, quella della Rai calabrese, che invece non merita di essere ferita nel proprio orgoglio e nella propria dignita' umana e professionale''. Sulla stessa lunghezza d'onda il Comitato di redazione della Tgr Rai della Calabria, che ha chiesto un accertamento ''tempestivo e definitivo, atteso che nell'edizione del Gr di domenica 10 giugno, andata in onda alle 12.40 e non alle 12.10, non c'erano notizie o servizi riferibili a quanto scritto da Calabria Ora. E' di tutta evidenza che la redazione della Rai Calabria, che ha sempre lavorato con scrupolo, professionalita' e autonomia, non puo' essere coinvolta nell'eventuale errore di una persona che, tuttavia, se commesso, finisce per avere devastanti conseguenze sulla credibilita' dell'intera categoria e della stessa azienda''. Un invito a fare chiarezza al piu' presto e' giunto anche da Carlo Verna, segretario nazionale dell'Usigrai, e dal segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi. La sede calabrese della Rai ha scritto al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Francesco Scuderi, in cui si chiede ''un chiarimento immediato perche' la Direzione generale dell'azienda possa decidere l'eventuale costituzione di parte civile contro chi, eventualmente, ha creato danni alla storia ed all'immagine della Rai''. La chiarezza tanto invocata, pero', non e' arrivata. Uno dei magistrati della Dda reggina, Giuseppe Lombardo, ha spiegato che nel rifugio di Condello ''sono stati trovati numerosissimi documenti il cui esame iniziera' lunedi'''. Anche in ambienti investigativi e' stata evidenziata la mole di documenti trovata nell'appartamento che ha reso impossibile, al momento, un suo esame approfondito. L'inchiesta comunque, va avanti. Pur senza un esame dettagliato, gli investigatori sanno gia' che tra il materiale sequestrato vi sono documenti in cui si parla di societa' pubblico-private. Un altro troncone dell'indagine, invece, punta al centro-nord Italia dove Condello, come gia' emerso in altre inchieste, poteva contare su una rete di fidati collaboratori che avrebbero riciclato immensi capitali frutto delle attivita' illecite della sua cosca.
La Rai chiede chiarezza per eventuale parte civile. La sede regionale della Calabria della Rai ha scritto una lettera al procuratore della Repubblica di Reggio, Francesco Scuderi, in cui chiede ''formalmente di confermare o smentire la circostanza riferita dal quotidiano Cralabria Ora, senza con questo volere violare il segreto istruttorio''. ''E' giusto - si aggiunge nella lettera - che gli inquirenti diano una risposta immediata a questo dubbio perche' la Direzione generale dell'azienda possa decidere l'eventuale costituzione di parte civile contro chi, eventualmente, ha creato danni alla storia ed all'immagine della Rai''.
Lunedì la verifica della Procura. ''La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha assunto l'impegno di verificare, lunedì, come primo atto dell'inchiesta sul boss della 'ndrangheta Pasquale Condello, se risponde a verità la notizia dell'esistenza della lettera di un giornalista nel covo del boss''. E' quanto anticipa il segretario dell'Ordine nazionale, Enzo Iacopino, che ieri ha avuto più conversazioni con i magistrati che conducono le indagini. ''Desidero ringraziare la Procura per la sensibilità, in particolare il Procuratore capo Franco Scuderi e il dottor Giuseppe Lombardo. - ha aggiunto - Non c'è stato bisogno di molte parole per illustrare quanto grave sia per i giornalisti la notizia, se vera, e la necessità per l'Ordine - come hanno dichiarato il presidente regionale Giuseppe Soluri e il segretario dell'Assostampa calabrese, Carlo Parisi - di intervenire con grande rigore nei confronti del responsabile. I magistrati si sono resi conto che lasciare senza identità, ove davvero esista, l'autore di una lettera di scuse ad uno 'ndranghitista, getta discredito non solo sulla redazione della sede Rai della Calabria, ma sull'intero Ordine professionale che ha testimoniato anche con il sacrificio della vita di alcuni suoi iscritti l'impegno costante a difesa della legalità''.
Siddi (FNSI) "No a fango sulla categoria". Un invito a fare chiarezza al piu' presto e' stato rivolto dal segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, in merito alla vicenda del giornalista che avrebbe risposto ad un pizzino del boss della 'ndrangheta Pasquale Condello. ''Troppe intossicazioni - ha sostenuto Siddi - avvelenano le principali inchieste contro la malavita organizzata. Numerosi giornalisti sono esposti a rischi costanti per fare un'informazione corretta e pulita. Questo e' il senso che qualifica l'attivita' professionale dei giornalisti in tutt'Italia. Un'attivita' che va rispettata e tutelata''. ''Se qualcuno, invece - ha aggiunto - si e' comportato in modo improprio ed ha concorso ad alimentare la torbidita' si deve sapere, affinche' si possa fare rapidamente chiarezza. Le indiscrezioni sulla vicenda Condello, che coinvolgerebbero un collega, non possono in ogni caso far cadere fango su una professione fatta nella sua generalita' di onesti professionisti''. ''Comprendiamo - ha concluso Siddi - il riserbo della magistratura, ma di fronte alla gravita' dell'indiscrezione e' necessario che in ogni sede si possano fare gli opportuni accertamenti di verita'''.
Solidarietà dell'Usigrai. "Una mela marcia nel peggiore dei casi, un succube alla Don Abbondio nel migliore, nulla tolgono al rigore del lavoro quotidiano di un' intera redazione, cui va la solidarietà piena e totale dell'Usigrai" così dichiara Carlo Verna Segretario Nazionale Usigrai, a proposito della vicenda Condello. "Non posso che associarmi - aggiunge Verna - alle considerazioni già fatte dall'Ordine dei giornalisti e dal sindacato calabrese, rilanciando l'appello a fare chiarezza al più presto sulla vicenda". Per Verna si tratta "di un fatto gravissimo al quale spero si possa dire estraneo qualunque collega della Rai della Calabria, struttura che riterrei in ogni caso (e conforta che il cdr abbia verificato come nel Gr indicato sul giornale, nessun servizio su quel boss sia andato in onda quel giorno) parte lesa.
Cdr TGR Rai Calabria "La DDA chiarisca in fretta". Il Comitato di redazione della Tgr Rai Calabria, "in merito al servizio del quotidiano Calabria Ora che oggi in prima pagina riferisce di un pizzino inviato dal boss Condello a un giornalista della Rai per un servizio che sarebbe stato trasmesso dal Giornale radio calabrese del 10.06.2007 e della conseguente lettera di scuse fatta recapitare al capoclan della 'ndrangheta dallo stesso giornalista, chiede alla magistratura di chiarire al piu' presto i termini delle vicenda, confermando o smentendo il presunto coinvolgimento del collega e identificando l'eventuale responsabile". "Un accertamento - è scritto in un comunicato - che deve essere tempestivo e definitivo atteso che nell'edizione del Gr di domenica 10 giugno, andata in onda alle 12.40 e non alle 12.10, non c'erano notizie o servizi riferibili a quanto scritto da Calabria Ora". "E' di tutta evidenza - conclude il Cdr - che la redazione della Rai Calabria, che ha sempre lavorato con scrupolo, professionalità e autonomia, non può essere coinvolta nell'eventuale errore di una persona che, tuttavia, se commesso, finisce per avere devastanti conseguenze sulla credibilità dell'intera categoria e della stessa azienda".
Ordine e Sindacato Giornalisti "Gli inquirenti chiariscano subito". L'Ordine dei giornalisti della Calabria ed il Sindacato giornalisti calabresi chiedono "che al più presto gli organi inquirenti confermino o smentiscano la notizia" del giornalista che avrebbe scritto una lettera di scuse a Condello dopo avere ricevuto un pizzino dal boss, "e, in caso di conferma, rendano noto il nome del giornalista che ha inferto alla propria personale dignità ed alla dignità della professione che esercita un vulnus tanto grave". L'Ordine ed il Sindacato, in una nota congiunta, "rivolgono agli organi investigativi ed agli inquirenti l'appello a a fare al più presto chiarezza sulla vicenda riportata oggi in prima pagina da Calabria Ora e relativa alla 'reprimenda' che il boss Condello, arrestato lunedì scorso, avrebbe fatto pervenire ad un giornalista, tramite pizzino, per un servizio trasmesso dal Giornale radio della Rai calabrese in data 10/6/2007; alla quale 'reprimenda' il giornalista avrebbe risposto con una lettera (fatta pervenire non certo tramite Poste) con cui chiedeva scusa al boss per l'errore commesso". "Il fatto, se confermato - prosegue la nota - è di una gravità inaudita e, proprio per questo, deve essere riferito al giornalista che lo ha eventualmente commesso. Lasciare senza nome il protagonista di questa triste, ma personalissima, vicenda significa gettare ombre su una intera redazione, quella della Rai calabrese, che invece non merita di essere ferita nel proprio orgoglio e nella propria dignità umana e professionale". "Ciò - conclude la nota - per fugare ombre e sospetti immotivati su tutti gli altri colleghi della redazione calabrese della Rai che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con competenza, autonomia e professionalità, e per consentire anche all'Ordine calabrese di assumere tutte le decisioni opportune e necessarie rispetto ai comportamenti deontologicamente devastanti che il giornalista interessato avrebbe posto in essere".


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