Ci pensa un attimo, Francesca Bertinelli, poi la risposta scatta sicura:
«No, non penso di aver avuto alcun giovamento dal fatto di essere figlia di mia
madre»...
Eppure inizia da lei la storia dei parenti all'Università, dal nome di
questa docente (a contratto) dalla voce dolce. Francesca Bertinelli è la figlia
di Maria Gabriella Angeli Bertinelli, ex preside della Facoltà di Lettere e
Filosofia, grande elettrice del preside successivo, Michele Marsonet, che a sua
volta ha passato il testimone proprio in questi ultimi giorni a Francesco
Surdich. Allora occorre fare un passo indietro. L'arrivo di Marsonet segna il
debutto del corso "Fondamenti teorici di architettura del paesaggio e del
giardino" a Beni culturali, dove la giovanissima Francesca tiene banco.
Nei giorni scorsi, di fronte a una precisa richiesta di informazioni,
l'Ateneo aveva chiarito che la Bertinelli teneva un corso «praticamente
gratuito» e che, scaduto comunque il suo contratto, «aveva trovato un'altra
collocazione». Le cose non sono andate proprio così.
Il corso è diventato ora "Disegno e architettura del paesaggio" e
Francesca Bertinelli riceve ancora gli studenti che devono dare gli esami.
Ancora ieri pomeriggio. Il
Secolo XIX l'ha
così rintracciata in Facoltà. «In realtà - spiega - sono in attesa di vedere e
di capire se il mio contratto sarà rinnovato. Purtroppo le ben note vicende
degli ultimi tempi, il decreto Gelmini e i tagli, ci fanno vivere in una sorta
di interregno». È stato retribuito il suo contratto o è stato "praticamente
gratuito"? «Retribuito. Non si può dire lautamente retribuito, ma retribuito
sì, in maniera differente a seconda dei periodi».
Lei era giovanissima quand'è approdata al corso. Non pensa che il fatto di
essere figlia dell'ex preside della stessa Facoltà l'abbia potuta agevolare?
«Non credo, il mio era un insegnamento molto specifico che alla Facoltà
serviva, non credo mia madre c'entri nulla».
Certo, gli affetti familiari e gli amori si rinsaldano ancor più tra le mura
dell'Ateneo e non potrebbe che essere così.
Paolo Comanducci è il
preside di Giurisprudenza. E, tra le docenti della sua stessa facoltà, ci si
imbatte in
Maria Cristina Redondo Natella, che è la moglie di Paolo
Comanducci, nata in Argentina ma di nazionalità spagnola.
Il preside rivela il
retroscena sentimentale che sta dietro questa comunanza di passione per la
Legge con la L maiuscola. «Io e mia moglie - spiega - ci siamo innamorati
proprio nell'ambiente di lavoro. Quelle dei professori sono frequentazioni
ristrette, spesso limitate al circuito accademico. Capita quindi che i
sentimenti sboccino proprio tra di noi».
Però sua moglie lavorava all'estero. «Sì, poi le è capitato di partecipare a
un concorso, di vincerlo perché ha un curriculum eccezionale e di arrivare qui
in Italia». È giunta a Genova, proprio nella Facoltà di cui lei è preside.
«Condividendo le stesse passioni culturali e didattiche che ci hanno fatto
conoscere, innamorare e sposare, è chiaro che sia giunta a Giurisprudenza.
Tutto questo, ovviamente, senza che io abbia mosso un dito, perché sarebbe
contro il codice e contro qualsiasi deontologia. Questa vicenda mi lascia
assolutamente tranquillo e sereno».
Certo, Cupido ha scagliato le sue frecce e spesso ha fatto centro. Però,
ribadiscono tutti i docenti ascoltati, nessuno c'entra nulla con le sorti dei
partner.
Giovanni Assereto è ordinario a Lettere e Filosofia. La sua
compagna,
Elisabetta Papone, è docente a contratto di "Storia della
fotografia con elementi di catalogazione" a Beni Culturali, insegnamento
confermato anche per l'anno accademico 2008-2009. «In realtà - spiega Assereto
- la mia compagna fu voluta dal professor
Franco Sborgi, che le fece la
proposta di tenere questo corso. Io sono venuto a conoscenza di tutto soltanto
dopo. Devo dire che è un insegnamento quasi gratuito e che se davvero io fossi
così potente, avrei ottenuto qualcosa di più "remunerativo". Invece il
risultato è che vedo meno la mia compagna, per la passione che mette nel suo
lavoro, e di certo non esiste un tornaconto economico».
Ma è lo stesso Assereto che racconta: «In questa facoltà c'è anche la
sorella della mia compagna,
Anna Grazia Papone. Ebbene: chiunque la
conosca, comprende immediatamente che non può avere in alcun modo aiutato la
sorella, è fuori da ogni immaginazione». Ma allora perché c'è chi si impegna in
maniera così coinvolta in insegnamenti che non danno alcun tornaconto ? «Per
lacune attività, il medico, l'avvocato, il tornaconto c'è. Poter utilizzare il
termine
prof. davanti al nome fa
aumentare considerazione e parcelle. Un giovane potrebbe aver la tentazione di
accettare nella speranza che prima o poi esca un concorso. Persone un po' più
avanti negli anni, come nel caso, lo fanno solo per mettersi alla prova e
trasmettere qualcosa delle loro conoscenze ai giovani».
Nella lista delle mogli che hanno ottenuto un incarico a contratto appare
Anna
Czajka. La scheda di presentazione del suo libro "Tracce dell'umano - Il
pensiero narrante di Ernest Bloch" spiega che "appartiene alla cerchia di
studiosi legati a Gerardo Cunico, docente a Genova e già direttore della
collana di filosofia alla Marietti". Il legame con Cunico è però più profondo
di quello che le fredde note biografiche fanno intendere. «L'incarico conferito
a mia moglie - spiega il marito, l'ordinario
Gerardo Cunico - è
consistito in una semplice supplenza di un anno, quello passato, per cui non
c'era alcun'altra possibilità di soluzione. Ora mia moglie è tornata a
insegnare in Polonia. E sicuramente non riesce a trovare in Italia lo spazio
che meriterebbe per la sue capacità, il suo curriculum, la sua eccezionale
preparazione. Se questo dev'essere citato come un caso di nepotismo, direi che
siamo davvero sulla strada sbagliata». Altro nome citato è quello di
Alfonso
Assini, il marito di
Maurizia Migliorini. Ma il solo citare la
circostanza fa fremere d'indignazione la docente, associato dell'area scienze
dell'antichità, filologiche-letterarie e storico-artistiche. «Mio marito ha
sempre lavorato all'archivio di Stato. Fino a tre anni fa ha svolto un
insegnamento assolutamente gratuito qui a Lettere. Poi ha cambiato Facoltà,
sempre gratuitamente. È un grande esperto di archivistica e tutti se lo
contendono. Per lui questi incarichi rappresentano un surplus di lavoro e
quando io ho potuto dire la mia, quando lavorava ancora qui, l'ho addirittura
osteggiato. Ho detto: ha già troppo da fare, non rinnovategli il contratto. Non
venite a cercarmi, se si parla di nepotismo, guardate altrove».
Certo, a lettere le coppie di docenti sono molte. Belletti e Lecco, Gaggero
e Salomone, Garbugino e Scarsi, solo per citarne alcune. Ma i nomi che più
spesso ricorrono, forse per il maggior impatto mediatico dei personaggi, sono
quelle formate da
Dino Cofrancesco e
Luisella Battaglia e da
Ferruccio
Bertini e
Margherita Rubino. Il
Secolo
XIX ha ascoltato Luisella Battaglia: «Quando sento affermare questa
impertinenza, prima sobbalzo. Poi enuncio un paradosso. Io e mio marito eravamo
giovani, innamorati e innamorati delle nostre materie. Cosa avremmo dovuto
fare? Avrei dovuto dire: caro, ho già la casa, da lavare e da cucinare, io
abbandono, va' avanti tu? Oppure lui essere cavaliere e dirmi: no, cara, sei tu
la signora, faccio io un passo indietro? Siamo andati avanti ognuno per la sua
strada e con la sua testa». Cofrancesco è a Lettere e Filosofia, la Battaglia a
Scienze della formazione. Accomunati dalla stessa appartenenza al dipartimento
di Filosofia, il Dif. «Facciamo cose completamente diverse e io ho tentato in
ogni modo di esser trasferita anche in un altro dipartimento, proprio per
totale serenità, ma non ci sono riuscita».
Abbiamo poi sentito
Margherita Rubino,titolare di "teatro e
drammaturgia dell'antichità": «Mio marito ha vinto il suo concorso a Roma nel
1975, io l'ho vinto nel 2002, ed entrambi siamo quindi vincitori di concorso
nazionale. Francamente non saprei che cos'altro aggiungere. Non conosco o non
sono particolarmente attenta ai casi dei colleghi».
Ma non sono solo questi i casi che fanno discutere. C'è anche, ad esempio,
l'irresistibile ascesa dell'allieva prediletta del professor
Stefano
Pittaluga. L'aggettivo non è ingiustificato.
Clara Fossati, infatti,
ottiene un dottorato di ricerca a Firenze nel 2006 e nel collegio dei docenti,
appare Stefano Pittaluga (sul sito
www.
meri.unifi.it/CMpro-p-p-174-page.html). Poi c'è l'assegno Carige per
la ricerca, richiesto e ottenuto dallo stesso professore per l'anno accademico
2006/2007, facilmente rintracciabile sul sito internet della Fondazione Carige.
Infine l'assegno di ricerca chiesto, ottenuto e conferito sempre a Stefano
Pittaluga, finanziato dal progetto Prin Miur, quindi con fondi per il cinquanta
per cento dell'Ateneo e per l'altro cinquanta per cento con fondi nazionali,
affidati al professor Stefano Pittaluga per la ricerca scientifica. Assegno per
"L'elegia di Arrigo da Settimello - edizione critica fonti e fortuna". Si
presenta davanti alla commissione (presieduta da Stefano Pittaluga) soltanto
Clara Fossati e vince Clara Fossati.
Il suo nome continua a
ripetersi anche sui programmi di Facoltà. Letteratura Umanistica: il docente è
Stefano Pittaluga e, alla voce "altre notizie" si apprende che "sono previsti
seminari di approfondimento relativi al corso istituzionale a cura della
dottoressa Clara Fossati". Ancora, Letteratura Latina Medievale. Docente
Stefano Pittaluga; "i seminari di approfondimento saranno tenuti dalla
dottoressa C. Fossati". E peraltro si scopre anche che all'Edizione Nazionale
dele opere di Flavio Biondo esiste una commissione scientifica di cui fa parte
il professor Stefano Pittaluga. Nel piano delle pubblicazioni poreviste al
primo posto svetta "Ad Petrum de Campofregoso" a cura di Clara Fossati.
Il
Secolo XIX ha cercato il
professor Stefano Pittaluga. «Non c'è assolutamente nulla di strano. La
dottoressa Fossati è l'unica che si è presentata per l'assegno sull'Elegia di
Arrigo da Settimello. Era un concorso assolutamente pubblico, chiunque avesse
voluto avrebbe potuto presentarsi. Se ci fossero stati altri candidati, li
avremmo valutati con l'identico rigore e in assoluta serenità». Ma quali
rapporti intercorrono tra di lei e la dottoressa Fossati? «Non credo che
nessuno possa costringermi a rispondere a questa domanda. Sui fatti privati io
non dico nulla, non confermo né smentisco qualunque cosa possa essere
affermata».
Marco Menduni