Uno dei punti centrali della
vicenda politico-criminale di Crotone - individuato anche dall'ultima relazione
dell'Antimafia presieduta da Francesco Forgione - è il progetto 'Europaradiso',
che prevedeva la realizzazione in località Paglianiti di Crotone del più grande
complesso residenziale turistico del Mezzogiorno, su un'area di 1.200 ettari di
macchia mediterranea, vicino al mare...
Questo progetto - bloccato dopo un deciso
intervento contrario della Giunta Regionale calabrese - "parrebbe,
scriveva l'Antimafia, aver stimolato l'interesse delle famiglie crotonesi".
Sul Progetto Europaradiso è stato apposto il 'veto' da parte della Regione
Calabria poiché l'insediamento include la foce del fiume Neto, indicata come
oasi naturale ed inserita in una zona a protezione speciale con un vincolo di
tutela comunitario imposto dall'Unione Europea e recepito anche in ambito
nazionale. "Si tratterebbe - scriveva l'Antimafia - di un colossale affare
non solo per quanto riguarda la realizzazione del complesso ma anche per il
successivo controllo delle attività ad esso collegate. I contorni dell'intera
operazione hanno suscitato l'attenzione degli investigatori, trattandosi di
investimenti per 5/7 miliardi di euro. La stessa relazione annuale del dicembre
2006 della Direzione nazionale antimafia evidenzia i rischi e le ambiguità del
progetto e della società che dovrebbe realizzarlo, la 'Europaradiso
International Spa', costituita il 10 novembre 2004, con sede a Crotone, il cui
amministratore unico, Appel Gil, è anche amministratore unico della
'Europaradiso Italia srl', costituita lo stesso giorno e con la stessa sede in
Crotone. Il suddetto amministratore, considerato un 'imprenditore molto
aggressivo', secondo la citata relazione della Dna, è attualmente imputato per
corruzione in Israele". "La vicenda - si afferma ancora nella relazione
- è emblematica del grumo di interessi che si possono intrecciare tra gli
appetiti delle cosche e poco trasparenti operazioni finanziarie internazionali.
Interessato all'esecuzione del progetto di Appel Gil sarebbe un noto
personaggio del crotonese, in collegamento con ambienti malavitosi locali e
fondatamente sospettato di riciclare, in Italia ed all'estero, il denaro sporco
per conto della cosca mafiosa Grande Aracri di Cutro. E' chiaro che la scelta
dell'imprenditore di realizzare a Crotone il proprio progetto, fallito su
un'isola greca per il rifiuto delle istituzioni locali, era dovuto a una
presunta valutazione di disponibilità 'ambientale' verso un'operazione che, per
realizzarsi, non doveva avere vincoli, né rispondere a rigide regole di trasparenza
politica e amministrativa". L'inchiesta di oggi riapre quegli
interrogativi e anzi accentua le ombre sugli strani intrecci tra
politica,affari e cosche.
I fermati. Venti persone sono state fermate ed altre quattro sono
ricercate nell'ambito dell'operazione 'Perseus' compiuta stamani dagli agenti
della polizia di Stato. Le persone fermate sono: Roberto Bartolotta, 44 anni;
Domenico Berlingieri (39); Martino Cariati (28); Salvatore Carvelli (37); Luca
Caterisano (26); Tommaso Ciliberto (27); Antonio Fazzolari (28); Giovanni
Antonio Foresta (28); Pantaleone Foresta (25); Fortunato Giungato (28); Ernesto
Grande Aracri (38); Angelo Greco (43); Andrea Gullo (20); Vito Mazzei (32);
Fabio Pace (24); Giacomo Pacenza (40); Salvatore Pettinato (31); Francesco Antonio
Russelli (36); Pasquale Scarriglia (30); Domenico Viola (34)
Ipotesi corruzione per politici indagati. C'é anche l'ipotesi di corruzione per la
realizzazione della mega struttura turistica Europaradiso tra le accuse rivolte
a funzionari pubblici e politici indagati nell'inchiesta contro le cosche di
Crotone. Oltre ai fermi gli agenti della Polizia di stato hanno perquisito le
abitazioni dell'ex direttore generale del Comune di Crotone, Francesco Antonio
Sulla; del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Giuseppe Mercurio;
dell'architetto del comune, Gaetano Stabile; dell'agente immobiliare, Romano
Rocco Enrizo; dell'ex vice sindaco, Armando Riganello (An); del presidente
della Camera di commercio, Fortunato Roberto Salerno; del capo di gabinetto del
Ministero dell'Ambiente, Emilio Brogi; del direttore generale del Ministero
dell'Ambiente, Aldo Cosentino; e di un funzionario dell'Unione Europea,
Riccardo Menghi. Le ipotesi di accusa sono a vario titolo di concorso esterno
in associazione mafiosa e corruzione aggravata dalla modalità mafiosa. Nel
maggio scorso a Francesco Sulla era stata già notificata una informazione di
garanzia e successivamente l'ex direttore generale del Comune era stato sentito
dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Tra le persone indagate che sono
state perquisite ci sono anche Salvatore Aracri e Antonio Francesco Russelli.
Secondo gli investigatori le cosche di Crotone si sarebbero interessate a fare
in modo che l'area dove doveva sorgere la struttura di Europaradiso non fosse sottoposta
ai vincoli previsti dalle zone a protezione speciale (Zps). Gli inquirenti
ritengono inoltre che, attraverso i funzionari del Ministero dell'Ambiente,
sarebbe stata inviata all'Unione Europea una documentazione parziale per quanto
riguarda i vincoli a cui era sottoposta l'area dove si intendeva realizzare la
mega struttura turistica. Dalle indagini, secondo quanto si è appreso, tutte le
cosche del crotonese, anche quelle che storicamente sono in contrasto tra loro,
erano fortemente interessate all'opera.
Tra gli indagati il capo della segreteria
di Mattoli che si dichiara estraneo.
Uno degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle cosche della 'ndrangheta di
Crotone, Emilio Brogi, e' attualmente capo della segreteria del Ministro delle
Infrastrutture, Altero Matteoli. Il presunto coinvolgimento di Brogi
nell'inchiesta è riferito a quando nel 2005 era nella segreteria tecnica sempre
di Matteoli, allora ministro dell'Ambiente. A Brogi è stata perquisita
l'abitazione in provincia di Livorno ed altre strutture di sua pertinenza.
L'accusa sostiene che Brogi ed il direttore generale dello stesso Ministero,
Aldo Cosentino, avrebbero trasmesso volutamente all'Unione Europea una
documentazione parziale circa i vincoli a cui era sottoposta l'area sulla quale
doveva sorgere la mega struttura turistica Europaradiso. "Sono del tutto
estraneo ai fatti che mi vengono contestati. Ho fiducia nella magistratura e
nelle Forze dell'Ordine con cui collaborerò attivamente per dimostrare la mia
piena estraneità. Desidero precisare che non sono mai stato capo di gabinetto
del Ministero dell'Ambiente, all'epoca dei fatti oggetto di indagine ero capo
della segreteria del Ministro". Lo dichiara Emilio Brogi, in merito
all'indagine della Procura di Catanzaro.
La presenza capillare delle cosche. Una presenza definita ''storicamente capillare"
quella delle cosche mafiose nel crotonese secondo la relazione sulla situazione
della Calabria trasmessa alle Camere il 20 febbraio scorso dalla Commissione
parlamentare antimafia. La relazione dell'Antimafia, che disegna uno scenario
in cui l'invasione dell'economia, del sistema degli appalti, della capacità di
penetrazione delle Amministrazioni locali è a livelli assai preoccupanti,
dedica le sue pagine principali proprio a Crotone e provincia. Nel capoluogo,
secondo la Commissione parlamentare, la situazione appariva "stabile"
con il predominio incontrastato della cosca dei Vrenna-Ciampa-Bonaventura,
mentre nella frazione Papanice - dove si sono verificati gli ultimi episodi di cronaca
nei mesi scorsi con la faida che prende il nome dalla frazione crotonese
Papanice - la cosca Megna è distinta in due frazioni, una facente capo a Luca
Megna ed un'altra a Pantaleone Russelli. Il punto di maggiore instabilità
l'Antimafia lo ha individuato però ad Isola Capo Rizzuto, con il contrasto tra
gli Arena (storica famiglia di predominio mafioso) ed i Nicoscia, alleati del
clan Grande Aracri di Cutro. Quest'ultima famiglia è una delle più potenti del
crotonese, con ramificazioni in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e in
Germania. A Cirò continua ad essere egemone il clan Farao-Marincola
(considerato uno dei più potenti dell'intera regione), con presenze segnalate
in Lombardia e Umbria. Nella Valle del Neto - nei comuni di Belvedere Spinello
e Rocca di Neto - è invece presente la cosca Iona, capeggiata dal boss detenuto
Guirino Iona, interessata alle estorsioni e alle infiltrazioni nei pubblici
appalti. A Petilia Policastro e a Mesoraca la Commissione antimafia segnala le
presenze, rispettivamente, dei Comberiati-Garofalo e dei Ferrazzo. Questi
ultimi hanno - sempre secondo la relazione della Commissione parlamentare -
proiezioni e ingerenze nei lavori pubblici in Lombardia e in comuni del confine
italo-svizzero e della stessa Svizzera.
Questore "Dopo fermi città
più libera". "Dopo i fermi
compiuti stamani la città di Crotone è più libera". Lo ha detto il
questore di Crotone, Gaetano D'Amico, nel corso della conferenza stampa per
l'operazione 'Perseus'. "Abbiamo inferto - ha aggiunto un duro colpo alle
cosche del crotonese. I papaniciani, infatti, stavano per prendere in mano
l'intera città di Crotone. L'operazione attuale è la prosecuzione
dell'inchiesta 'Heracles' portata a termine nei mesi scorsi". Alle
indagini, oltre a intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno contribuito
anche quattro collaboratori di giustizia che hanno rivelato i piani e le
strategie delle cosche. Alla conferenza stampa per illustrare le indagini ha
partecipato anche il procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia,
Emilio Le Donne, il Procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, il
Procuratore di Crotone, Vincenzo Mazzotta, il procuratore aggiunto del
capoluogo calabrese, Salvatore Murone, il questore di Catanzaro, Arturo De
Felice, ed i dirigenti delle squadre mobili. "Per giungere a questa
operazione - ha detto il Procuratore di Catanzaro - c'é stata una intensa
collaborazione delle questure e delle procure di Catanzaro e Crotone. Questo è
un esempio di come si bisogna lavorare per contrastare concretamente la criminalità
organizzata. C'é stato un intenso lavoro iniziato già prima della serie di
omicidi avvenuti a Pasqua". Per il Procuratore di Crotone, invece, la
città di Crotone ha "bisogno di legalità. Con questi fermi abbiamo
dimostrato che lo Stato c'é". "C'é stato - ha detto il questore di
Catanzaro - un intenso lavoro della polizia di Stato ed abbiamo dato una
risposta concreti di efficienza e di organizzazione". Il procuratore
aggiunto del capoluogo calabrese ha invece evidenziato che "nonostante la
situazione difficile dell'organico della procura di Catanzaro, con il 40% dei
posti scoperti, riusciamo a dare risposte ai problemi del territorio"
Camera di Commercio non coinvolta. ''La Giunta della Camera di commercio di Crotone,
appreso dal presidente Fortunato Roberto Salerno della perquisizione avuta
all'interno della propria abitazione e dei propri uffici, in relazione
all'indagine sul progetto Europaradiso, sottolinea che la Camera di commercio
non é in alcun modo interessata dalle indagini". E' quanto si afferma in
un comunicato dell'ente camerale a firma del vice presidente Raffaele Luca.
"La Giunta - prosegue il comunicato - conferma, inoltre, piena fiducia al
presidente ed auspica che la magistratura completi rapidamente le indagini
consentendo al presidente di chiarire la sua estraneità ai fatti
contestati".
Durante le amministrative pagati voti a 40
euro. In occasione delle elezioni del
2006 per il rinnovo del consiglio comunale di Crotone alcuni esponenti alcuni
candidati avrebbero pagato circa 40 euro a voto alle cosche. Il particolare
emerge dal provvedimento di fermo emesso dalla Procura Distrettuale antimafia
di Catanzaro nei confronti degli esponenti delle cosche del crotonese. In una
intercettazione emerge che Giacomo Pacenza, il cui cugino Salvatore e' stato
eletto nella lista dell'Udc in consiglio comunale, in occasione della campagna
elettorale chiede a Domenico Elia di "mobilitare tutta la cosca dei
papaniciari per ottenere 50 voti in cambio di duemila euro". In
particolare nella conversazione si fa riferimento anche all'intervento di Luca
Megna, capo dell'omonima cosca ucciso alla vigilia di pasqua, per il
reperimento dei voti. Giacomo Pacenza, che è stato fermato, nella conversazione
con Elia chiede "me li prendi cinquanta voti a Papanice?...ti do duemila
euro?"
La faida di Papanice. Le cosche di Cutro, Isola Capo Rizzuto e Papanice
sono state recentemente al centro di una sanguinaria faida che non ha
risparmiato neanche donne e bambini. La sera della vigilia di Pasqua 2008 nella
frazione Papanice di Crotone fu ucciso in un agguato Luca Megna mentre rimase
gravemente ferita la figlia di cinque anni. Tre giorni dopo fu ucciso Giuseppe
Cavallo, componente del gruppo dei 'papaniciarì (abitanti cioé di Papanice) che
si contrappongono a quelli di Megna. Nei giorni successivi vi furono una serie
di omicidi compiuti tra Crotone e Isola Capo Rizzuto. La faida rientra
nell'ambito di una guerra per il controllo del territorio e delle attività
illecite che da anni vede contrapporsi le famiglie dei Grande
Aracri-Nicoscia-Capicchiano e Russelli contro i Dragone-Trapasso-Arena e Megna.
A luglio scorso gli agenti della polizia di Stato hanno arrestato Pantaleone
Russelli che fu rintracciato ad Imola (Bologna). L'uomo, che è indagato per
l'omicidio di Luca Megna, fu trovato con una frattura alla gamba che è
compatibile con la dinamica del delitto ricostruita dagli investigatori.
Intrieri "Non candidata per le mie
denunce". ''Tutto questo mi è costata
la mancata ricandidatura al Parlamento, ne ero consapevole e ne ho accettato il
rischio perché a prevalere deve essere sempre l'interesse collettivo". E'
quanto afferma l'ex parlamentare Marilina Intrieri che aveva denunciato
infiltrazioni e interferenze delle cosche sulla vita politica di Crotone.
"Non avevo alcun dubbio - prosegue Intrieri - che la Dda di Catanzaro,
unitamente agli inquirenti ed alle forze dell'ordine, avrebbe perseguito le
collusioni tra 'ndrangheta, politica ed imprenditoria crotonese, oggetto delle
odierne notizie, che furono anche da me denunciate anche all'interno del mio
partito locale, al momento delle elezioni comunali del 2006 quando tentai di
oppormi senza riuscirvi ad alcune candidature. Spiace che a non credermi furono
anche i dirigenti nazionali del mio partito, in primis l'allora vice ministro
Marco Minniti e la vice capogruppo Marina Sereni, ai quali consegnai durante
una seduta parlamentare un mio scritto che riferiva fatti precisi, di cui
ancora conservo copia.Ad opporsi violentemente alla mia ricandidatura fu
proprio l'attuale segretario regionale del Pd Marco Minniti che, insieme a
diverse persone, si disse infastidito di queste mie denunce, fatte a lui anche
in riunioni presso il Ministero dell'Interno". ''Voglio anche ricordare -
prosegue l'ex parlamentare - l'aggressione fisica di cui fui oggetto nella
direzione regionale del partito del luglio scorso, quando Minniti, sollecitando
alcuni dirigenti crotonesi ed altri parlamentari, mi impedì di rappresentare
all'organismo regionale implicazioni con la 'ndrangheta e indagini su rappresentanti
istituzionali di prossima scadenza''. "Io sono tra quei politici -
conclude Intrieri - che ritengono che la 'ndrangheta vada sempre combattuta,
rispetto ad altri che pensano che la 'ndrangheta vada 'governata'"
Blitz della polizia a Crotone: 24 arresti, sequestrate armi.
Perquisiti politici per l'affaire Europaradiso. Colletta delle cosche per
uccidere PM
25 nov 08 La Polizia di Stato ha fermato 24
presunti affiliati alla 'ndrangheta appartenenti alle cosche della frazione
Papanice di Crotone, contrapposte da tempo in una faida. L'accusa nei confronti
dei fermati è di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione
illegale di arsenali di armi da fuoco, estorsioni e danneggiamenti contro
imprenditori locali e traffico di stupefacenti del tipo eroina, cocaina,
hascisc e marijuana. L'operazione, condotta con l'ausilio di attività tecniche,
telefoniche ed ambientali, oltre che con l'apporto di alcuni collaboratori di
giustizia, ha permesso anche di rinvenire sei arsenali di armi e munizioni,
anche da guerra, oltre ad un'intera piantagione di marijuana del valore di un
milione e 200 mila euro. I fermi, eseguiti dal Servizio centrale operativo e
dalle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro, con il concorso di altre questure
della Calabria e altre regioni, e l'ausilio dei Reparti prevenzione crimine, ha
disarticolato anche il potente cartello criminale dei Papaniciari, che si
apprestava a divenire egemone nella città di Crotone.
Perquisiti esponenti politici. La Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni a
Crotone ed in altre città fuori dalla Calabria nei confronti di esponenti
politici, imprenditori e funzionari pubblici indagati nell'inchiesta che ha
portato al fermo di 24 affiliati di Crotone alla 'ndrangheta. Le perquisizioni,
secondo quanto riferito dagli investigatori, sono da mettere in relazione al
fatto che dal medesimo contesto investigativo sono emerse pesanti interferenze
delle cosche nella vita politica e amministrativa di Crotone, peraltro gia'
denunciate da un'ex parlamentare, configuratesi in forma di rapporti
privilegiati della cosca con amministratori locali eletti con il comprovato
sostegno dei sodalizi mafiosi inquisiti, nonché di tentativi di infiltrazione
mafiosa nel progetto turistico Europaradiso, al momento accantonato. Nei
confronti dei politici, imprenditori e funzionari pubblici indagati, che
sarebbero variamente intervenuti per influenzare l'iter burocratico di
approvazione del progetto Europaradiso, vengono ipotizzati vari reati per avere
promesso, elargito e ricevuto somme di danaro per condizionare, ai vari livelli
amministrativi, la realizzazione della struttura turistica.
Colletta delle cosche per uccidere PM. Le cosche di Crotone avevano avviato una colletta per
assoldare un killer che avrebbe dovuto uccidere il sostituto procuratore
Pierpaolo Bruni. Il particolare emerge da alcune intercettazioni telefoniche ed
ambientali contenute nel provvedimento di fermo che ha portato stamani ad una
ventina di arresti di appartenenti alle cosche della frazione Papanice di
Crotone, contrapposte da tempo in una faida. Nelle intercettazioni ambientali e
telefoniche, secondo quanto si e' appreso, si fa riferimento ad un bazooka e ad
un fucile di precisione che dovevano essere utilizzati per uccidere il
magistrato. Le conversazioni tra esponenti delle cosche crotonesi sono state
successivamente confermate da un collaboratore di giustizia. Il sostituto
procuratore della Repubblica di Crotone, Pierpaolo Bruni, è da diversi anni
impegnato in indagini contro la criminalità organizzata. Bruni è impegnato
anche in alcuni processi che hanno già portato a pesanti condanne per i boss
della 'ndrangheta crotonese.
Dal 29 dicembre si è lavorato sodo per salvare i dati e portare il sito in sicurezza all'estero. Abbiamo cercato, già che si doveva operare sul sito, di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose da sistemare e lo faremo nei prossimi giorni. Ma intanto si riparte! Andiamo avanti. f.to i banditi
SCARICA IL DOSSIER SU
"PEDOFILIA E OMERTA' Savona, chi sapeva ed ed taciuto su don Nello Giraudo?"
con documenti dell'inchiesta su don Nello Giraudo e documenti interni della Chiesa