Magistrati sotto inchiesta, il PG
Jannelli si rivolge al Presidente Napolitano. I CC portano via atti e
computer. Si riparla di complotto...
02 dic 08 ''Di quanto accaduto oggi
ho informato il Capo dello Stato, il Csm ed il Ministro della
Giustizia con i quali mi terro' in contatto''. Questa la perentoria
dichiarazione rilasciata in serata dal procuratore generale di
Catanzaro, Enzo Jannelli, in merito alle perquisizioni disposte nel
suo ufficio ed in quelli di altri magistrati dalla procura di
Salerno. Jannelli ha detto di avere inviato una lettera al Capo dello
Stato, al Csm ed al Ministro Alfano. ''Per quanto riguarda
l'attivita' svolta dalla Procura di Salerno negli uffici giudiziari
di Catanzaro - ha aggiunto - non si puo' rilasciare alcuna
dichiarazione''. Intanto i carabinieri, giunti in forze al palazzo di
giustizia catanzarese (erano un centinaio), hanno portato via
numerosi scatoloni contenenti gli atti sequestrati, tra i quali
quelli relativi alle inchieste Poseidone e Why not. Nel corso della
perquisizione i tecnici informatici della Procura di Salerno hanno
provveduto a copiare la memoria fissa dei computer di alcuni
magistrati. Altri computer sono stati sequestrati nelle abitazioni
private di alcuni indagati.
Magistrati accusati di falso e abuso.
Falso ideologico e abuso d'ufficio: sono i reati ipotizzati nei
confronti dei magistrati della procura generale di Catanzaro i cui
uffici sono stati perquisiti oggi su disposizione della Procura di
Salerno. Il reato viene ipotizzato nei confronti del procuratore
generale Enzo Jannelli, dei sostituti procuratori generali Alfredo
Garbati e Domenico De Lorenzo, ed al sostituto procuratore Salvatore
Curcio. L'accusa, secondo quanto si è appreso si riferisce ai
provvedimenti di stralcio ed alle richieste di archiviazione,
ritenute illegali, effettuati nei riguardi di alcuni indagati nelle
inchieste Poseidone e Why not.
Un "complotto anche per il
trasferimento" di De Magistris. Luigi De Magistris, gia' sostituto
procuratore della Repubblica in servizio a Catanzaro, ed oggi giudice
al tribunale di Napoli, compare quale presunta vittima nell'inchiesta
condotta dai magistrati di Salerno che, oggi, ha portato alla
notifica di un decreto di perquisizione e sequestro a diversi
indagati in calabria, tra cui otto magistrati in servizio a
Catanzaro. De Magistris, in particolare, sarebbe stato oggetto di una
sorta di complotto teso a ostacolare e annientare le sue ultime
inchieste, conosciute come "Poseidone", "Why not"
e "Toghe lucane", recando danno a lui ed ai suoi
collaboratori. Un complotto - che sarebbe stato portato avanti con
continue denunce, interrogazioni parlamentari, segnalazioni
disciplinari, oltre che con presunti intralci all'ttivita' di
indagine - che sarebbe servito anche a determinare l'allontanamento
del magistrato napoletano da Catanzaro. De Magistris venne sottoposto
dal Consiglio superiore della magistratura a procedimento
disciplinare, proposto, il 21 settembre del 2007, dall'ex
Guardasigilli Clemente Mastella a sua volta indagato in Why not (la
sua posizione e' stata archiviata ad aprile su richiesta della
Procura generale di Catanzaro). Lo scorso 18 gennaio, poi, giunse la
decisione del Csm di trasferire De Magistris di sede e di funzioni.
Una decisione impugnata dal pm De Magistris, senza che pero' la Corte
di Cassazione si sia pronunciata nel merito, avendo stabilito che il
ricorso di De Magistris, come anche quello del ministero della
Giustizia, sarebbero giunti oltre il termine massimo di
presentazione. Di una presunta attivita' volta a "distruggere"
il pm professionalmente oltre che personalmente, la Procura di
Salerno aveva gia' parlato a giugno, nella richiesta di archiviazione
presentata al termine delle indagini contro De Magistris, nate da
numerose denunce a suo carico. All'epoca i magistrati campani
scrissero: "Il contesto giudiziario in cui si e' trovato ad
operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a
Catanzaro appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e
fortemente condizionato dal perseguimento di interessi
extragiurisdizionali, anche di illecita natura". Finendo per
pervenire "ad un quadro ampio e completo dell'attivita'
inquirente svolta da De Magistris e dalla polizia giudiziaria che lo
ha coadiuvato, del contesto ambientale in cui ha operato, delle
pressioni ed interferenze subite a causa dell'oggetto delle sue
inchieste, delle iniziative adottate per determinarne il definitivo
allontanamento dalla sede di Catanzaro e l'esautorazione dei poteri
inquirenti". Nel decreto di perquisizione e sequestro notificato
oggi in Calabria a molti indagati - tra cui otto magistrati -,
inoltre, il pool salernitano scrive che sarebbe emerso che
"l'attivita' di ostacolo nei confronti del dott. De Magistris si
e' consolidata ed intensificata dopo che egli ha iscritto taluni
indagati per violazione della legge Anselmi, che vieta la
costituzione di associazioni segrete, ed emanata dopo che fu scoperta
della Loggia P2, proprio poiche' egli stava indagando su poteri
occulti".
Scontro fra Procure sulle inchieste
avocate a De Magistris. Perquisizioni, avvisi, pesanti accuse.
Indagati anche imprenditor
02 dic 08 L'inchiesta che oggi ha
portato in Calabria diversi magistrati della Procura della Repubblica
di Salerno, carabinieri e poliziotti per l'esecuzione di
perquisizioni e sequestri, nonche' notifiche di avvisi di garanzia a
carico, fra gli altri, di diversi magistrati in servizio a Catanzaro,
ha per oggetto anche le due vicende della revoca dell'assegnazione
del procedimento cosiddetto "Poseidone" all'allora pm Luigi
De Magistris, nonche' l'avocazione allo stesso del pm dell'altra
inchiesta denominata "Why not", e le relative archiviazioni
di alcuni degli indagati eccellenti coinvolti nei due casi. Secondo
la Procura di Salerno, "la sottrazione dei procedimenti
Poseidone e Why Not all'allora pm De Magistris e la loro successiva
gestione e' servita a fermare il predetto magistrato, danneggiare
lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le
inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati".
Di qui il coinvolgimento nell'inchiesta di Salerno anche di diversi
magistrati in servizio a Catanzaro. L'inchiesta Poseidone venuta alla
luce nel 2005 e partita da presunti illeciti nella gestione dei fondi
per l'emergenza ambientale in Calabria, si era via via allargata fino
a ricomprendere settori e attivita' diversi con il comune
denominatore di presunti intrecci, "colleganze affaristiche -
scriveva all'epoca De Magistris - tra societa' e persone
riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici
facenti parte di opposti schieramenti, in tal modo delineandosi un
controllo di fette rilevanti di spesa pubblica". Il caso
Poseidone scoppiava, piu' precisamente, il 16 maggio 2005, con la
notifica di 12 avvisi di garanzia: fra gli indagati l'ex presidente
della Regione Calabria nonche' ex commissario per l'emergenza
ambientale, Giuseppe Chiaravalloti; l'ex responsabile unico del
procedimento presso l'Ufficio per l'emergenza e consigliere
d'amministrazione dell'Anas, Giovanbattista Papello; l'ex assessore
all'Ambiente Domenico Basile. Ma molti altri nomi di primo piano
vennero coinvolti nel corso dei mesi nell'inchiesta. Fra essi, quello
dell'avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, gia' coordinatore di
Forza Italia in Calabria. Proprio a seguito della notifica di un
avviso di garanzia a Pittelli, il 29 marzo del 2007 l'allora
procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, revocava
la delega di Poseidone al sostituto procuratore Luigi De Magistris,
prima di astenersi lui stesso dal caso.
I politici indagati. L'inchiesta venne
in seguito affidata dal procuratore aggiunto Salvatore Murone al
sostituto procuratore Salvatore Curcio il quale, agli inizi dello
scorso aprile, ha chiesto l'archiviazione delle posizioni di dieci
indagati, tra cui il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, il
deputato dell'Udc Giuseppe Galati, l'allora senatore e coordinatore
regionale di Forza Italia in Calabria, Giancarlo Pittelli, ed il
generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, l'ex
presidente della Regione Giuseppe Chiaravalloti. Rispetto alla revoca
dell'inchiesta Poseidone all'ex pm De Magistris, ritenuta dai
magistrati di Salerno illegale, il reato di concorso in corruzione in
atti giudiziari e' contestato all'ex procuratore della Repubblica di
Catanzaro Mariano Lombardi, all'aggiunto Salvatore Murone, ed
all'avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli (Pdl), far i quali
sarebbero emersi "rapporti di interesse di vario tipo".
Inoltre, al procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, ai
sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo,
ed al sostituto procuratore Salvatore Curcio sono contestati i reati
di abuso d'ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, tutti in
concorso, "con riferimento ai provvedimenti di stralcio ed alle
richieste di archiviazione, ritenute illegali, effettuati nei
riguardi, tra gli altri, dell'on. Pittelli, del generale Cretella
Lombardo, dell'on. Galati, di Chiaravalloti, dell'on. Cesa".
Inchiesta Why Not e logge coperte.
Anche l'avocazione di "Why not", e le successive attivita'
d'indagine svolte dopo la sua sottrazione all'allora pm di Catanzaro
Luigi De Magistris sono oggetto dell'inchiesta della Procura di
Salerno che, oggi, ha portato a numerose perquisizioni e sequestri in
Calabria. L'indagine "Why not", su una presunta loggia
"coperta", un comitato d'affari fatto di politici,
imprenditori, uomini delle Istituzioni, che si sarebbe occupato di
distrarre fiumi di denaro pubblico, provenienti da Bruxelles e
diretti in Calabria, passando per Roma. Nell'inchiesta, nel luglio
2007, venne iscritto come indagato anche l'ex presidente del
Consiglio Romano Prodi. Il 14 ottobre seguente fu iscritto nel
registro degli indagati anche l'allora ministro della Giustizia
Clemente Mastella, il cui nome era emerso nell'inchiesta gia' nei
mesi precedenti. Il 21 settembre, intanto, lo stesso Guardasigilli -
che gia' aveva piu' volte inviato gli ispettori del ministero a
Catanzaro - chiese al Consiglio superiore della magistratura
l'immediato trasferimento cautelare dal capoluogo calabrese e l'avvio
di un procedimento disciplinare a carico di De Magistris (poi
conclusosi proprio col il trasferimento del magistrato a Napoli). Il
giorno 19 ottobre 2007, infine, l'allora procuratore generale di
Catanzaro facente funzioni, Dolcino Favi, avoco' a se' l'inchiesta
Why not, togliendola a De Magistris. Il nuovo pg nel frattempo giunto
a Catanzaro, Enzo Iannelli, affido' Why not a diversi magistrati, il
cui numero e' aumentato nel corso dei mesi. Agli inizi di marzo 2008
fu lo stesso Iannelli ad avanzare all'ufficio gip di Catanzaro una
richiesta di archiviazione per Mastella, accolta il primo aprile. A
giugno scorso, infine, il procuratore di Salerno Luigi Apicella si
reco' a Catanzaro, proprio per acquisire atti dell'inchiesta. La
Procura campana, oggi, ritenendo illegale l'avocazione di Why not,
rispetto ad essa contesta il concorso in corruzione in atti
giudiziari all'avvocato generale dello Stato ex pg facente funzioni
Dolcino Favi, all'allora procuratore della Repubblica Mariano
Lombardi, al procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone,
all'avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, e ad Antonio
Saladino, gia' leader della Compagnia delle opere in Calabria ed uno
dei principali indagati di Why not.
Illegale avocazione di Why Not. Per
quanto attiene all'inchiesta "Why not", secondo la Procura
di Salerno essa sarebbe stata avocata a Luigi De Magistris in maniera
illegale. Per gli inquirenti, inoltre, sarebbe stata dovuta
l'attivita' investigativa nei confronti dell'ex ministro Clemente
Mastella, la cui posizione fu in seguito archiviata dal pool
subentrato al pm napoletano. I magistrati campani scrivono infatti
nel decreto di perquisizione e sequestro la cui esecuzione e' in
corso da stamane, come sia "emerso che corretta e doverosa era
l'indagine del dott. De Magistris nei confronti dell'allora ministro
della Giustizia Clemente Mastella e che l'avocazione del fascicolo ha
impedito la prosecuzione della stessa anche nei confronti di
Mastella". I magistrati di Salerno scrivono, nel provvedimento
destinato agli indagati, di una "patologica attivita' di
interferenza in un disegno corruttivo teso a favorire, tra gli altri,
Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, ed il ministro della Giustizia
Mastella". Sempre relativamente a Why not, i magistrati
considerano illegale la revoca dell'incarico al consulente tecnico
d'ufficio Gioacchino Genchi, inizialmente nominato da De Magistris.
Rispetto a cio' il concorso in abuso d'ufficio, il favoreggiamento ed
il falso ideologico sono contestati all'avvocato generale facente
funzioni di procuratore generale Dolcino Favi, all'allora procuratore
capo Mariano Lombardi, ed all'aggiunto Salvatore Murone. Riguarda
invece la vicenda dei tabulati telefonici acquisiti da De Magistris
nell'ambito delle indagini un ulteriore capo d'imputazione contestato
dalla Procura di Salerno. Il pool campano, infatti, contesta al
procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, a Favi, ai sostituti
procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo i reati di
concorso in abuso d'ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, con
riferimento alle deleghe conferite al Ros dei carabinieri di Roma per
l'analisi dei tabulati, in quanto "si prospettavano falsamente
illegittimita' ed illiceita' che sarebbero state commesse dal pm
dott. De Magistris, anche con strumentali segnalazioni disciplinari
nei confronti di quest'ultimo". Secondo gli inquirenti, invece,
"non e' emersa alcuna irregolarita' di De Magistris con
riferimento alla vicenda relativa all'acquisizione dei tabulati in
cui compare anche un'utenza riferibile all'allora ministro Mastella".
Ipotizzati reati di abuso d'ufficio e
falso ideologico. La richiesta di archiviazione della posizione
dell'ex ministro della giustizia Clemente Mastella, inizialmente
indagato da Luigi De Magistris nell'inchiesta "Why not", è¨
finita sotto la lente dei magistrati della Procura di Salerno, che
ora indagano a carico di diversi soggetti, tra cui molti magistrati
in servizio a Catanzaro. In particolare, i reati di concorso in abuso
d'ufficio, falso ideologico, favoreggiamento e calunnia vengono
contestati al procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, ai
sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo,
"con riguardo all'illecita richiesta di archiviazione nei
confronti dell'ex ministro della Giustizia Mastella". La Procura
di Salerno, nei decreti di perquisizione e sequestro notificati oggi
a diversi indagati, evidenzia che "l'iscrizione di Mastella nel
registro degli indagati da parte di De Magistris fu doverosa in
quanto vi erano plurimi elementi indiziari per procedere nei suoi
confronti". "De Magistris - sempre secondo i magistrati
campani - è¨ stato oggetto di calunnia in quanto si è voluto far
credere che egli avesse un conflitto di interesse nei confronti
dell'allora ministro Mastella, il quale chiedeva il trasferimento del
pm che faceva indagini in un procedimento che vedeva coinvolto anche
lo stesso Mastella"
100 pagine di accuse. "Poseidone"
e "Why not" sotto sequestro. Nel voluminoso provvedimento
di oltre 1.500 pagine, cui oggi hanno dato esecuzione in Calabria
magistrati, carabinieri e polizia di Salerno, i pm campani dedicano
circa 100 pagine all'enunciazione dei dettagliati capi d'accusa
formulati, tra gli altri, a carico di diversi magistrati in servizio
a Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta su presunti illeciti che
sarebbero stati commessi per compromettere le attivita' d'indagine
condotte dall'allora pm Luigi de Magistris, recando a lui ed ai suoi
collaboratori piu' danni possibili. Oggetto dell'inchiesta del pool
salernitano sono, anche e soprattutto, la revoca a De Magistris
dell'inchiesta "Poseidone", l'avocazione allo stesso pm
dell'inchiesta "Why not", e le attivita' svolte
successivamente dai magistrati cui sono state assegnate. In tale
contesto, la Procura Campana ha disposto il sequestro dei
procedimenti "Why not" e "Poseidone", e "di
tutti gli stralci intervenuti con riferimento alle due inchieste, in
quanto ritenuti gestiti con la finalita' di favorire indagati,
danneggiare loriginario titolare dott. De Magistris, persone
informate sui fatti e consulenti tecnici nominati dall'originario pm"
Procuratore Lombardo: Nulla da dire.
"Su quanto accaduto oggi non c'é nulla da dire". E' stata
questa l'unica battuta del procuratore della Repubblica di Catanzaro
Vincenzo Antonio Lombardo, uscendo stasera dal palazzo di giustizia
"visitato" oggi dai carabinieri che su disposizione della
Procura di Salerno hanno perquisito gli uffici di alcuni magistrati
della Procura generale e della Procura della Repubblica. Poco dopo
Lombardo è uscito anche uno dei pm salernitani, Gabriella Nuzzi che
per sfuggire ai flash dei fotografi ed alle telecamere è stata
scortata all'auto dai carabinieri. Il magistrato se ne è andato
senza dire alcunché.
Indagati anche imprenditori. Il Csm
attende una comunicazione ufficiale da parte della procura di Salerno
per occuparsi, forse già oggi, del caso dei magistrato di Catanzaro
indagati nell'ambito dell'inchiesta che ha portato al sequestro degli
atti dell'avocazione dell'inchiesta Why not e della revoca di
Poseidone. La comunicazione dovrebbe far seguito ai contatti
informali che ci sono stati oggi stesso con Palazzo dei marescialli.
"Stiamo aspettando gli atti per convocare la Prima Commissione"
dice il presidente Ugo Bergamo, che non esclude una riunione dedicata
alla vicenda già nella giornata di oggi. Imprenditori e
professionisti sono indagati nell'inchiesta della Procura di Salerno
che oggi ha perquisito, notificando avvisi di garanzia, gli uffici di
alcuni magistrati della Procura generale e della procura della
Repubblica di Catanzaro. Tra gli indagati figura anche Antonio
Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere, l'imprenditore
attorno al quale ruota l'inchiesta Why not. Oltre a lui, secondo
quanto è trapelato, sono indagati anche un commercialista di Rende
(Cosenza) ed un altro imprenditore.
Continuano le perquisizioni. Decreto di
1700 pagine. Sono ancora in corso le perquisizioni negli uffici della
procura generale di Catanzaro. I carabinieri, in particolare, stanno
attendendo l'arrivo dell'avvocato generale dello Stato, Dolcino Favi,
Favi, stamani era fuori sede e sta rientrando in queste ore in
Calabria per assistere alla perquisizione del suo ufficio. Il
magistrato, quando ricopriva l'incarico di procuratore generale
facente funzioni, avocò l'inchiesta Why not coordinata dall'allora
pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Il decreto di perquisizione
emesso dalla Procura di Salerno e notificato stamani ad alcuni
magistrati della Procura generale e della Procura della Repubblica di
Catanzaro è composto di 1.700 pagine . Il decreto, con contestuale
avviso di garanzia, è stato firmato dal procuratore di Salerno Luigi
Apicella e dai suoi sostituti Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi che
da stamani si trovano a Catanzaro per seguire personalmente la
perquisizione effettuata dai carabinieri.
Laboccetta "Una guerra tra
magistrati": "Si e' svolta nelle ultime ore una vicenda
inquietante", dichiara il deputato PDL Amedeo Laboccetta,
componente la Commissione bicamerale Antimafia. "Tre magistrati
della Procura di Salerno: Apicella, Nuzzi e Verasani hanno disposto
la perquisizione delle abitazioni private e degli uffici di ben otto
altissimi magistrati del distretto di Catanzaro. Si tratta di quegli
stessi magistrati che, dopo l'intervento del CSM contro De Magistris,
avevano ripristinato un minimo di credibilita' della Giustizia
calabrese". "La cosa piu' grave e' che, leggendo il
provvedimento, si comprende - sottolinea Laboccetta - come il
tentativo sia quello di delegittimare intere Istituzioni: il
Consiglio Superiore della Magistratura, che aveva trasferito De
Magistris, la Procura Generale di Catanzaro, che aveva avocato i
processi, ed il Ministero che aveva disposto moltissime ispezioni a
difesa della credibilita' anche dell'allora Presidente Prodi e
dell'allora Ministro Mastella". "In questo modo, tra
l'altro, - aggiunge Laboccetta - si propagano notizie di indagini,
contenute nel provvedimento di sequestro, coperti da segreto per
attivare il solito processo mediatico. Probabilmente questi nuovi
fans salernitani del Dottor De Magistris vogliono ottenere anche la
revisione del procedimento disciplinare. Alla luce di queste
considerazioni", conclude Laboccetta, preannuncio che rivolgero'
un'interpellanza urgente al Ministro della Giustizia Alfano.
Pittelli "Non so nulla". Il
deputato del Pdl Giancarlo Pittelli figurerebbe, secondo quanto si è
appreso, nell'inchiesta della procura di Salerno che oggi ha portato
alla perquisizione degli uffici di alcuni magistrati della Procura
generale e della Procura della Repubblica di Catanzaro. Pittelli ha
sostenuto di "non sapere nulla" e di non avere ricevuto
alcun atto. Secondo quanto si è appreso, la procura di Salerno
ipotizza il reato di corruzione in atti giudiziari allo stesso
Pittelli, all'ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi ed al
procuratore aggiunto Salvatore Murone. Lombardi revocò all'ex pm di
Catanzaro Luigi De Magistris la delega sull'inchiesta Poseidone su
presunti illeciti nella depurazione dopo che lo stesso De Magistris
inviò un avviso di garanzia a Pittelli, allora senatore, senza
informare preventivamente il capo dell'ufficio. L'inchiesta è poi
passata al pm Salvatore Curcio che nei mesi scorsi ha chiesto
l'archiviazione per Pittelli ed altri indagati. Gli atti di Poseidone
erano stati acquisiti dalla Procura di Salerno nei mesi scorsi dopo
avere presentato alla Procura catanzarese un un ordine di esibizione.
Magistrati indagati a Catanzaro, in
corso perquisizioni
02 dic 08 Sono in corso
perquisizioni presso la Procura generale ed la Procura della
Repubblica di Catanzaro disposte dalla Procura di Salerno negli
uffici di singoli magistrati. Contestualmente alle perquisizioni
vengono notificati degli avvisi di garanzia. I provvedimenti, secondo
quanto è trapelato, potrebbero riguardare un filone di indagine dei
magistrati salernitani relativo all'avocazione da parte dell'allora
procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi dell'inchiesta Why
Not in precedenza condotta dall'ex pm Luigi De Magistris, adesso al
Tribunale del riesame di Napoli. Nel giugno scorso i magistrati di
Salerno presentarono alla Procura generale di Catanzaro un ordine di
esibizione delle carte dell'inchiesta Why not. Richiesta alla quale
il procuratore generale Enzo Jannelli si oppose. Alla Procura di
Salerno sono aperti più fascicoli, tra cui alcuni che riguardano una
serie di denunce presentate contro l'ex pm di Catanzaro Luigi De
Magistris ed altre, invece, su un presunto piano per delegittimare lo
stesso De Magistris, poi trasferito dal Csm a Napoli al termine di un
procedimento disciplinare
Presente il PG di Salerno Apicella. Il
procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella ed i sostituti Dionigio
Verasani e Gabriella Nuzzi, si trovano negli uffici della Procura
generale di Catanzaro dove è in corso la perquisizione degli uffici
di singoli magistrati da loro disposta. La perquisizione è condotta
dai carabinieri di Salerno che sono giunti al palazzo di giustizia
catanzarese di prima mattina, già all'apertura degli uffici ed hanno
cominciato a dare esecuzione al provvedimento dei magistrati
salernitani.