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In trappola anche il figlio di Capizzi caccia alla talpa che forniva i verbali...
di Alessandra Ziniti
La latitanza di Sandro è durata ventiquattro ore. Il 27enne figlio del designato capo della commissione provinciale di Cosa nostra, il giovane che durante la detenzione del padre trattava da pari a pari con i capimandamento per la ricostituzione dell´organismo decisionale, aveva trovato rifugio a Bonagia nell´appartamento di una vedova, imparentata con un pregiudicato per mafia molto vicino alla famiglia di Villagrazia.
Con lui, in quella casa di via Fologa, gli investigatori della squadra mobile hanno trovato anche Salvatore Freschi, 32 anni, un altro dei cinque sfuggiti alla cattura dell´operazione Perseo condotta dai carabinieri coordinati dai pm Roberta Buzzolani, Maurizio de Lucia, Francesco Del Bene e Marzia Sabella. Sembra che i due fossero ospiti lì da 24 ore, probabilmente da quando avevano avuto sentore del provvedimento di cattura.
Non erano armati e non avevano soldi. L´anziana donna, che adesso deve rispondere di favoreggiamento, è stata portata in questura per spiegare cosa ci facessero i due nel suo appartamento. Capizzi junior è andato così a raggiungere il padre e gli altri boss arrestati che ieri hanno cominciato a sfilare davanti ai pm e al gip Silvana Saguto che hanno dato il via agli interrogatori in carcere, dopo aver dato mandato al medico legale per l´autopsia sul corpo di Gaetano Lo Presti, il capomandamento di Porta Nuova suicidatosi in carcere martedì sera poche ore dopo il suo arrivo a Pagliarelli.
Gli inquirenti stanno anche catalogando la documentazione sequestrata in casa degli arrestati. Ben poca cosa. Nelle abitazioni di due degli arrestati, però, sono state trovate ingenti somme: 31mila euro a casa di Totò Milano e 30 mila euro a casa di Gaetano Capizzi, frutto probabilmente delle estorsioni ma anche riserva contante delle casse dei diversi mandamenti dalle quali - come si evince dalle carte - i boss attingevano anche per pagare migliaia di euro per avere le copie dei verbali delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia delle quali, di fatto, riuscivano ad entrare in possesso quasi in tempo reale. Come le dichiarazioni di Andrea Bonaccorso, ad esempio, che già a febbraio erano nelle mani di Gaetano Lo Presti.
E il capitolo delle eventuali "talpe" che ancora una volta abbiano potuto aiutare i boss a seguire in tempo reale le indagini, a conoscere i verbali dei pentiti e le collaborazioni "in fieri" è ancora tutto da approfondire. I magistrati della Dda si riservano di approfondire a gennaio il versante politico dell´indagine, quello che vede indagati di 416 ter, il voto di scambio politico-mafioso, i deputati regionali Alessandro Aricò della Pdl e Riccardo Savona dell´Udc. A notificare l´avviso di garanzia ad Aricò martedì sera è stato lo stesso maresciallo dei carabinieri che più di vent´anni fa arrestò suo padre. E il presidente della commissione per la revisione e attuazione dello Statuto, ha avuto un gesto di stizza.
A carico dei due deputati regionali ci sono le conversazioni intercettate tra il boss di Porta Nuova Giuseppe Lipari e un altro uomo d´onore della famiglia, Salvatore Baiamonte, in cui si dà conto della ricerca di voti a sostegno delle due candidature nelle ultime elezioni regionali. Per Aricò si sarebbe speso personalmente Marco Coga, il titolare dell´omonimo bar di viale Lazio, che dei rapporti con i politici per conto dell´organizzazione aveva fatto la sua specialità. Coga avrebbe pagato una cifra per i voti procurati ad Aricò dagli uomini di Pagliarelli che invece sostenevano direttamente Riccardo Savona. I due politici ieri non si sono fatti vivi con i magistrati e risultano ancora difesi da legali nominati d´ufficio.
Saranno interrogati a gennaio, dopo le ferie natalizie. Prima che ai magistrati saranno chiamati a dare chiarimenti al presidente dell´Assemblea regionale, Francesco Cascio che ieri è intervenuto sulla vicenda: «È capitato spesso che soggetti parlino tra loro telefonicamente di una terza persona, millantando o facendo riferimento a relazioni che non hanno. Io credo che dichiarazioni di soggetti di questo tipo spesso siano basate sul nulla e spero che, in questo caso in particolare, sia così. Questo lo stabilirà la magistratura. Se non fosse, invece, così sarebbe molto grave. Uno dei nei del sistema elettorale con voto di preferenza - ha aggiunto Cascio - è la possibilità che si verifichi il voto di scambio. Se poi c´è di mezzo la mafia è ancora più grave. Nei prossimi giorni chiamerò i due deputati e spero che siano in grado di darmi una spiegazione a queste accuse».
Sul coinvolgimento dei politici nell´inchiesta Perseo interviene anche il capogruppo Udc all´Ars Rudy Maira che, dopo i complimenti di rito a magistrati e forze dell´ordine, definisce «un fatto grave e strano che alcuni esponenti politici abbiano saputo delle indagini a loro carico dai giornali prima ancora della notifica della comunicazione di garanzia».


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