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Il quotidiano "l'Informazione" di Reggio Emilia ha pubblicato ieri un ampio articolo in cui si riprende, dal libro "Tra la via Emilia e il Clan", la questione degli incarichi costanti dati dalle grandi cooperative emiliane - Coopsette ed Unieco - a società di famiglie che la Direzione Investigativa Antimafia, la Procura Nazionale Antimafia e la Commissione Antimafia indica da anni ed anni come famiglia di mafia - Fotia e Mamone -. Ricorda che esiste un attività giudiziaria su queste famiglie e le attività delle loro società, come anche permane costante un'attenzione investigativa. Quindi non fa altro che fotografare una realtà dei fatti. Una realtà documentata da lungo tempo, ad esempio, sul sito internet della Casa della Legalità - www.casadellalegalita.org -.
La reazione di Coopsette ed Unieco è stata quella della minaccia di querela e quant'altro per "tutelarsi". Cioè non nega tali rapporti, ritiene diffamatorio e offensivo che questi rapporti vengano indicati, come se fosse responsabilità di chi li indica ed elenca il fatto che pur sapendo (ormai non possono dire che non lo sanno) chi siano quegli "imprenditori", i Mamone ed i Fotia, le due grandi cooperative continuano ad incaricarli di movimenti terra, demolizione e scavi...
Non spiegano, Coopsette ed Unieco, perché ritengono di continuare ad incaricare ditte come la Scavo-ter e la Eco.Ge per molteplici lavori (come ad esempio a Genova le "Torri del Faro" a San Benigno o il nuovo quartiere residenziale sulle alture di San Biagio (con la Eco.Ge) o a Savona con l'area ex Metalmetron di Via Stalingrado (con la Scavo-Ter).
Coopsette e Unieco, non danno spiegazione sul criterio di tali scelte, ripetute nel tempo... Non vogliono che si parli di questi incarichi, punto e basta.
Ma se questi subappalti ed incarichi sono stati dati dai due colossi delle Cooperative emiliane perché mai non si dovrebbe dire? Perché mai si dovrebbe tacere? Perché non si dovrebbero elencare i rapporti investigativi e giudiziari che riguardano quelle famiglie ed i loro contatti con altre società e famiglie di mafia, come i Fazzari ed i Gullace-Raso?
Tacere significherebbe omertà come non risolverli significa non solo più convivenza o colpevole ignoranza, ma contiguità.
Questo è il problema e per questo quella di Coopsette e Unieco non è la risposta ai fatti indicati ma il tentativo intimidatorio ennesimo per mantenere il silenzio su tali incarichi e subappalti.
Il quotidiano l'Informazione di Reggio Emilia ha adempiuto al suo ruolo di "informazione" sui fatti, starebbe a Coopsette e Unieco rispondere sui fatti (visto che smentire quegli incarichi e quei subappalti non è possibile).
Dovrebbero spiegare come, ad esempio, pur a conoscenza della pessima qualità dei lavori della Eco.Ge, testimoniata dalla falsa bonifica delle ex raffinerie Erg di San Biagio, Coopsette abbia scelto di continuare ad avere tra i "fornitori" la Eco.Ge per l'operazione di Fiumara, per i lavori con la RTI, per citarne solo due.
Ed Unieco dovrebbe fornire risposta, ad esempio, non solo sulla grande operazione-speculazione a Savona, ma anche se è un caso che nel cantiere della grande speculazione di San Benigno, il subappalto sia stato dato alla Eco.Ge e la progettazione alla Mario Valle Engineering spa, acquista dalla AbitCoop (anche questa della LegaCoop) e nel cui Cda siede il cugino dei Fotia.
Quanti altri quotidiani e organi di informazione hanno il coraggio di non farsi intimidire e porre la questione per quello che è: rapporti di affari tra cooperative e società di soggetti indicati come mafiosi dai reparti investigativi dello Stato, sino alla Procura Nazionale Antimafia? Questa, degli "affari" è la questione indicibile anche se ha protagonisti noti, nomi e cognomi, che purtroppo in pochi si ha il coraggio di indicare... e su cui nemmeno i grandi soloni dell'informazione libera, che predicano nel web e nelle piazze contro censure e auto-censure, pare abbiano il coraggio di indicare!
Si parla tanto di lotta alle mafie ma troppo spesso, ancora, quando lo si fa si parla solo dei nomi e dei fatti prettamente "criminali" e si tacciono invece i rapporti che hanno permesso e permettono alle mafie di farsi "impresa" ed inserirsi, soffocandola, nella cosiddetta economia "legale". Questo è il fulcro del potere mafioso e qui che non occorre nemmeno attendere la magistratura per colpirlo, basterebbe l'impegno determinato e coerente delle Pubbliche Amministrazioni, delle Società partecipate e dei soggetti economici che, anziché assegnare incarichi a società che puzzano, potrebbe metterli all'angolo! Qui la questione giudiziaria, penale, non c'entra... si tratta solo di volersi assumere le proprie "responsabilità" nelle scelte.
Le mafie entrano nei mercati e negli affari quando qualcuno gli apre la porta, se trovano un muro impenetrabile non possono ne infiltrarsi ne, quindi, radicarsi e farsi da un lato pezzo determinante delle economie locali (e quindi del Paese) cancellando la libera concorrenza, forti della disponibilità immane di ricchezza nera da riciclare e dall'altro costituire elemento condizionante della vita sociale, minando la democrazia con la corruzione, il ricatto ed il voto di scambio.
Non è purtroppo una novità, come dimostrato e documentato nel libro "Tra la via Emilia e il Clan", che il mondo cooperativo sia stato uno dei principali soggetti economico-politici che ha sdoganato le mafia nel settore economico, scegliendo prima la convivenza e poi la contiguità e complicità che garantiva entrambe le parti nel conquistare nuove fette di mercato. E' la storia di Bagheria come dei Cavalieri dell'Apocalisse di Catania, è storia di Camorra, delle Grandi Opere e del ciclo del cemento, è storia di 'ndrine e di movimenti terra in regime di monopolio... è storia di fatti che si susseguono nel tempo... ma è anche storia che può e deve essere chiusa... Basta volerlo, basta non nascondersi dietro un dito o pretendendo silenzi!
Quindi l'Informazione di Reggio Emilia che colpa ha? Il libro "Tra la via Emilia e il Clan" che colpa ha? Quella di aver evidenziato un contesto politico-economico in cui hanno trovato spazio società di imprese di soggetti che lo Stato - non il giornalista o gli autori del libro o noi della Casa della Legalità - indica da lungo tempo come 'ndrangheta? Questa non è una colpa è informazione pura: prendere un fatto e renderlo noto. Quindi il mondo cooperativo della LegaCoop risolva questa questione, risponda nei fatti e sui fatti e non usi l'intimidazione per ottenere il silenzio su questi fatti.
I signori delle grandi cooperative devono comprendere che non tutte le associazioni e non tutti i movimenti antimafia sono disponibili al silenzio e, quindi non tutti accettano, in cambio di collaborazioni e sponsorizzazioni, di taccere o faesi paravento di questo "sistema", fornendogli pure un'immagine di "purezza", come è nel caso di Libera. C'è ancora qualcuno che è libero e continuerà ad esserlo in questo Paese, nei movimenti come anche nell'informazione. Non ci serve una verità di comodo, e non ci serve nemmeno una verità giudiziaria... Guardiamo alla verità dei fatti perché è questa che ci da il quadro dei fenomeni e della realtà, dal particolare al contesto, ed è solo conoscendo la verità dei fatti che si può valutare ed agire!


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