
Sul ring antimafia botte da orbi tra Borsellino e Fondazione Caponnetto, Casa della Legalità e don Ciotti: cui prodest?
Questo è un post - lo
metto subito in chiaro - che non avrei mai voluto scrivere. E dico
subito il motivo: segna due punti a favore delle mafie. Due a zero e
palla al centro nel momento in cui la repressione dello Stato mette a
segno colpi importanti. La prevenzione, ahimè, invece si divide...
Un "uno-due" sul ring
dell'antimafia terrificante che - sono certo - farà godere
come pazzi coloro i quali soffiano sul fuoco delle divisioni interne
dei tanti fronti che in tutta Italia, giorno dopo giorno,
pazientemente e certosinamente, cercano di tirare su un muro di
legalità più alto di quello dell'illegalità. In modo da guardare
i criminali e i mafiosi dall'alto in basso e vederli per quello che
sono: vermi la cui nudità ne evidenzia pavidezza e debolezza.
Dico subito che non mi
interessa prendere parte alle contese che ora denuncerò anche perché
non appartengo a nessuna parrocchia dell'antimafia e non mi
interessa farne parte. Mi piace schierarmi solo ed esclusivamente con
il mio lavoro: i miei articoli, le mie inchieste sul
Sole-24
Ore, su
Radio24
e le riflessioni su questo blog.
Mi interessa però - da
osservatore e cittadino - gridare il mio stupore e invitare chi lotta
contro le mafie a non spaccarsi e offrire un facile gioco di sponda
per il colpo in buca dell'avversario.
Mi interessa - infine -
affermare che non ci sono totem dell'antimafia, c'è solo
l'esempio giornaliero di tante piccole formiche operose che si
rifanno - nell'opera quotidiana - ai principi e ai valori di
legalità di uomini di fronte ai quali mi sento piccolo, piccolo,
piccolo...
Sul ring dell'antimafia
sale
Benny Calasanzio Borsellino,
giovane giornalista che anni fa - adolescente - ha perso in
Sicilia zio e nonno per mano della mafia. Da allora conduce una
battaglia senza quartiere contro Cosa Nostra che gli ha rubato la
giovinezza e dalla Toscana - dove vive e lavora - lancia il suo
integralismo morale contro chi si "macchia". Basta leggere il suo
libro "Disonorevoli nostrani", commentato in questo blog, per
comprendere la sua rettitudine.
Benny Borsellino
Calasanzio ha visto una macchia sul vestito immacolato della
Fondazione Antonino Caponnetto
e l'ha chiamata (o forse è stato chiamato, non lo so e non mi
interessa) a salire sul ring dell'antimafia vera. Non quella
parolaia. E giù botte da orbi tra un giornalista-uomo da una parte
e, dall'altra, il presidente della Fondazione e la vedova di
Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia di Palermo, che io non
ho mai conosciuto ma che ho sempre sentito accanto a me. Io, figlio
di un generale dell'Esercito tutto "Dio, Patria e Famiglia",
nipote di internati nei campi di concentramento e con un albero
genealogico zeppo di appartenenti alle Forze dell'Ordine che hanno
sempre tenuto alto il vessillo della legge e della legalità, vedevo
in lui il custode dei valori e dei principi innaffiati su chi voleva
assorbirli.
La macchia - per
Calasanzio Borsellino - ha un nome e un cognome:
Maria
Grazia Laganà, onorevole del Pd, vedova
di
Francesco Fortugno,
vicepresidente del consiglio regionale calabrese, trucidato dalla
‘ndrangheta il 16 ottobre 2005. Laganà - sostiene Benny
Calasanzio Borsellino - non avrebbe dovuto partecipare a un vertice
antimafia organizzato a novembre a Firenze dalla Fondazione. Troppe
ombre sul suo passato, anche giudiziario e sul suo presente -
sostiene il giovane giornalista scrittore - e troppe ombre sul suo
futuro, come dimostrano alcune inchieste della magistratura che la
chiamano direttamente e indirettamente in causa attraverso il
fratello, vicino (almeno telefonicamente) a un indagato per concorso
esterno in associazione di stampo mafioso: l'ex sindaco calabrese
(arrestato) di Gioia Tauro,
Giorgio Dal
Torrione. Difficoltà - passate,
presenti e future - che l'hanno lasciata fuori dall'ultima
Commissione parlamentare antimafia, dove sedeva fino alla scorsa
legislatura (per lei, la prima).
Gli invitati - gli ha
risposto in sintesi "
nonna Betta
Caponnetto" come lei stesso si
definisce, e la sua lettera vergata a mano è visibile sul sito
www.bennycalasanzio.blogspot.com
- li decido io. Punto. Tutti giù dal ring.
Dalla Toscana alla
Liguria, dove su un angolo del ring sono saliti questa volta i
ragazzi della "Casa della legalità" (
www.casadellalegalita.org)
e, nell'altro angolo, suo malgrado, avrebbe dovuto salire un pezzo
di storia contemporanea: Libera che, come molti sapranno, è nata
dalla mente di
don Luigi Ciotti,
un prete bellunese nei confronti del quale mi sento piccolo, piccolo,
piccolo...
Ebbene, senza tanti giri
di parole, l'accusa nei confronti di Libera (
www.libera.it),
che piove dal sito di questi ragazzi e ragazze liguri che ogni giorni
denunciano a squarciagola il malaffare delle mafie al Nord, è che
l'Associazione presieduta da don Ciotti è diventato un partito, un
totem, vincolato dagli uomini di potere e dalla sete di potere.
Un'associazione nata in Liguria il 23 novembre (alla guida è stato
chiamato il 32enne
Matteo Lupi),
che avrebbe fatto a meno di dialogare e confrontarsi con molte
associazioni antimafia radicate sul territorio come, a esempio,
proprio la Casa della Legalità, animata
da
Christian Abbondanza e della sua
compagna
Simona Castiglion.
"
L'asse
Unipol-LegaCoop-Cgil-Arci si è fagocitata Libera in Liguria",
scrive testualmente il Comitato di presidenza della Casa della
Legalità. Peggio. Scrive - rilanciando il titolo di un servizio
del sito
www.democrazialegalita.it
diretto da
Elio
Veltri, un
tipino talmente integralista da essersi staccato dal pasdaran
Antonio
Di Pietro
con cui faceva fino al 2001 coppia fissa - che Libera "
è
fagocitata dal Partito del Cemento".
Una frase fatta, presa in prestito dal libro di
Marco
Preve e
Ferruccio
Sansa.
Libera non ha neppure
preso in considerazione l'idea di salire sul ring, ma non ha
gettato la spugna prima di salire. No e so (almeno credo di sapere)
perché: a don Ciotti interessano i fatti e non le parole. Ancor meno
le botte da orbi tra chi dovrebbe stare dalla stessa parte.
Riprendo, però dal sito
di Libera, proprio una frase di Don Ciotti:
"non
fare sconti a nessuno". Ecco,
perdonerete adorati amici del blog, ma da sempre non faccio sconti a
nessuno (neppure a me stesso) e ricordando le parole di
Giovanni
Falcone, secondo il quale "
la
mafia ha paura della scuola non della giustizia",
mi domando e vi domando: ma questa scuola di violenza verbale a chi
giova?
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I primi commenti
Sicuramente all'antimafia fatta con i fatti e non con i pennacchi!
Scritto da:
bartolo |
02/12/08 at 17:37
Caro Roberto,
ho appena finito di leggere il tuo pezzo. Posso condividere quella
sensazione di spaccatura, di "fianco mostrato alla mafia". Ma non posso
certo, in virtù di quell'unità, chiudere gli occhi di fronte a condotte
morali riprovevoli. Credo che quello sia migliore delle spaccature per
la mafia. Credo che chiudere gli occhi oggi, e chiuderli domani, e poi
dopodomani per cose via via sempre più gravi ci condurrà ad avere una
antimafia distratta, permissiva, non rigorosa e in mano a garantisti.
Per questo non condivido, per la prima volta il tuo pensiero. Non si
può, sostengo, in virtù dell'unità, accodarsi e impilarsi di fronte
agli indagati dalla DDA che fanno antimafia, di fronte ai "colossi"
dell'antimafia che evitano bellissime realtà locali perchè
"destabilizzanti". Questo credo che sarebbe uno sgarbo a tutti quei
magistrati inflessibili che la mafia l'hanno combattuta, senza alcun
riguardo. Se si dice di negare il consenso alle mafia, perchè
concederlo agli indagati?
Scritto da:
Benny Calasanzio |
02/12/08 at 17:54
Vogliamo
ringraziarti per aver centrato il problema: a chi giova la divisione?
E' la stessa domanda che ci siamo posti quando abbiamo visto spaccare
il movimento in Liguria, da una parte chi è vicino - o quantomeno
ossequiosi - al Potere e dall'altra quanti agiscono senza ipocrisie
considerando che non vi siano "santuari" inviolabili. E' la stessa
domanda che ci siamo posti quando vi è stato quel pesante attacco dal
carattere intimidario verso Benny. La risposta che abbiamo trovato è
che altri abbiano scelto di essere uno dei tanti tentacoli dei
partiti... da usare al bisogno per legettimare questo o quel dirigente,
questa o quella corrente, questa o qualla candidatura. Scelta
legittima, che comunque non possiamo condividere, nel momento in cui
chi la compie lo dice apertamente, così che chiunque, sapendo, possa
scegliere consapevolmente. Noi abbiamo detto questo, lo abbiamo detto
pubblicamente e come già annunciato, per noi è una questione chiusa. Il
lavoro da fare è molto ed i nemici sono l'illegalità e le mafie, non
quanti scelgono altre strade (anche se cercano di buttarci fuori
strada). Andando avanti e operando concretamente crediamo si possa dare
la la miglior risposta agli attacchi ed ai tentativi di isolamento che
ci stanno portando.
Scritto da:
Christian |
02/12/08 at 18:04
Noi
siamo vicini alla Casa della Legalità e anche a Benny perchè lo abbiamo
conosciuto, l'abbiamo sentito parlare e ci fidiamo di lui e del suo
cuore.
Non abbiamo nulla da guadagnarci, solo la nostra coscienza.
Sono pugni nello stomaco i fatti di Libera e della Fondazione
Caponnetto, ma se nella testa e nel cuore brilla una luce, un obiettivo
nuovo, lontano, un cambiamento radicale che non accetta compromessi con
nessun mediatore della legalità... iniziamo a vivere puliti, a fidarci
di qualcuno che conosciamo bene e facciamo rete... o meglio facciamo
base...
una base solida e indistruttibile.
Ecco... noi ci fidiamo di Christian Abbondanza e della Casa della
Legalità, crediamo nella perseveranza di Benny, nella passione di Elio
Veltri e di Roberta Anguillesi... nell'abbraccio di Pino Masciari...
Un gruppo ristretto... ma che non ha nessuna voglia di restare tale...
Altro che violenza verbale... qui si parla di "verbali violenti"...
quelli dell'assemblea di LIBERA LIGURIA... quella delle parole della
Laganà...questa si che è violenza...
La verità invece è un diritto che consegna ad ognuno il diritto di scegliere con responsabilità civica.
Continuiamo a sperare, giorno dopo giorno... è proprio l'ottimismo che
ci tiene aggrappati alla verità... altrimenti.. avremmo un sacco di
altre cose divertenti da fare... magari inutili...
Claudio
Scritto da:
Claudio Parodi |
02/12/08 at 18:42
Caro Dr Galullo
Ha toccato un tasto che sicuramente non mi consentirà di espriemre un
giudizio sereno ed obbiettivo, ma condizionato da troppi sentimenti e
cioè:
1) Don Luigi Ciotti, Libera, e tutti i movementi da lui creati, per me
sono qualche cosa di sacro.Io ho visto fatti, ho visto a Torino (gruppo
Abele)centinaia di Giovani, pieni di sorrisi e speranze, ho visto la
loro operosità e la loro voglia di aiutare gli altri, io ho visto cosa
si è costruito intorno a Don Luigi, speranza, amore ,intorno al
prossimo (gli altri). Libera è qualche cosa di impressionante per
quello che fa, il coraggio di tantissimi ragazzi, cui nessuno di noi
sarebbe degno per il loro operato di stargli affianco, hanno fatto è
stanno facendo un opera ed un servizio per questo STATO, per questo
PAESE, impressioante,stanno rischando la loro vita gestendo ,e non in
Liguria o al nord, ma a Corleone a Gioia Tauro, i terreni confiscati a
criminali che nel nome del maledetto denaro e potere hanno ammazzato
per molto meno.Libera per quello che fà per i messaggi che porta
francamente dovrebbe essere lasciata fuori, si rischia la bestemmia,
per i fatti, non per le parole che ha fatto e sta facendo.Abbiamo il
coraggio l'onesta intellettuale e la dignità di lasciare fuori da
queste "porcate" chi tutti i giorni con fatti cerca di costruire un
futuro migliore per i nostri figli. Io ho visto e ne sono testimone.
2)negli anni passati, tutti abbiamo assistito al procrearsi di attività
antimafia, tanti sono stati , chi in buona fede, chi invece per avere
visibilità e costruirsi un mestiere. Ma credo che essendo un paese
libero , ognuno di noi possa dire e fare, nei limiti della legge quello
che vuole, sarebbe doveroso ed intelligente, non farlo cercando di
combattere l'altro, ma cercando di portare avanti,specialmente in
questo settore le prorpie idee e capacità.
Ognuno di noi dal giornalista che scrive al cittadino che fa la spesa,
ha le proprie idee politiche , ha la sua visione delle cose, ma questo
non significa che la diversita di pensiero e di opinione debba creare
obbligatoriamente la contrapposizione, e cioè dire il contrario del mio
"avversario" (brutta parola)politico.La drammatica realtà che stiamo
vivendo, la gravità e la serietà degli argomenti in discussione ,
dovrebbero portare tutti a dire, aldilà della destra o della sinistra,
bravo a chi lotta e combatte i sopprusi; ammesso che Libera sia la
lunga mano della Lega e delle Coop, che male c'è , forse è un reato che
le Cooperative distribusicono nei loro punti vendita i prodotti delle
aziende confiscate alla mafia? forse ciò è una onta, non sarebbe forse
corretto più onesto che gli "avversari politici" delle Coop si
attrezzassero per fare anche loro ciò, e quindi essere di maggiore
aiuto per il prossimo.
Io non sono di sinistra, non appartengo al mondo delle Coop, ma aiuto stimo ammiro e permettetemi "adoro" Don Luigi.
Che ognno faccia la lotta alla mafia come crede e vuole, tutto ciò e
positvo, anche quello che lo fanno per secondi fini, con uno scopo
materiale , l'importante è farlo con onesta, senza l'inganno, ma la
lotta alla mafia in ogni caso è un fatto positivo.Poi i fatti, le
nostre coscenze, e quanto saremo capaci di fare parleranno per noi.
Cordiali Saluti
Antonino De Masi
Imprenditore non di sinistra.
Scritto da:
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02/12/08 at 19:31
Gentile
Galullo,sono giorni che vado ripetendo che le due vicende cui lei si
riferisce nel pezzo non hanno a che fare con "l'antimafia civile" . Io
in realtà non so cosa sia l'antimafia civile, non so cosa potesse e
dovesse diventare, non è il mio campo e non mi piacciono i tuttologi,
so però riconoscere cosa certe associazioni o fondazioni sono diventate
appena le tensioni e gli entusiasmi forse più 'emotivi' si sono sopiti:
postazioni fisse di partito.Un partito abituato a permeare la società
con organismi associativi che ne controllassero e ne usassero le
evoluzioni ha semplicemente perpetrato tale costume. Ricordiamo Le Arci
con i vari sottogruppi :arcicaccia, arcigay arcibimbi, arcimammme e e
arcinonsochealtro, erano -sopratutto nelle regioni rosse- presenze
costanti, costanti contro-parrocchie, utilissime per 'gestire' le
realtà sociali, utilissime per preparere i 'quadri' futuri, utilissime
per svolgere una sorta di propaganda e, non ultimo, utilissime per
raccogliere consenso capillare per il predestinato di turno.
Un partito abituato ad agire attraverso questi mezzi, legittimamente,
per decenni ha semplicemente conservato il metodo e - cambiano i loghi
ma gli uomini meno - continua ad usarlo. L'antimafia civile organizzata
nei casi da lei citati ha fornito questa spoda, legittimamente poichè è
stata una scelta consapevole dei dirigenti, di certo politicamente
contestabile ed è quello che abbiamo fatto. Riguardo alle questione
fondazione caponnetto - on.Laganà, la mia idea personale è che si sia
trattato di una operazione di lavanderia, la Laganà è indagata per
truffa dalla prcura di reggio calabria, la sua gestione dell asl che
dirigeva è stata ben analizzata da realzioni prefettizie e da indagini
successive, nello stesso tempo è legata a una corrente interna del Pd,
quindi si deve 'abituare' l'eventuale elettore al suo nome, magari
ventilando , a titolo preventivo, una sua conversione seppure un po
tardiva alla liturgia della 'legalità' e il gioco è fatto. La famiglia
Laganà era democristiana, altre tradizioni e altri metodi si dice ,
eppure ha capito benissimo e ci marcia con grinta, con grinta è salita
sul carrozzone e con grinta ha intrapreso il viaggio verso una nuova
carriera, legittimamente.
saluti
Roberta Anguillesi
Scritto da:
roberta anguillesi |
03/12/08 at 06:00
Pregiato Sig.Galullo
Lo spazio che Lei dedica a questa vicenda, è un punto di merito alla Sua professionalità, ed al giornale per il quale scrive.
Attorno a Voi, silenzio tombale.
Eppure Libera costituiva un capitale importante per la società civile che sogna un domani diverso, meno compromesso.
Anch'io, come scrive il Sig.De Masi che mi precede, non sono di sinistra.
Preso atto dei procedimenti penali che coinvolgono per questioni
mafiose esponenti della destra in varie sedi, ho fatto un passo
indietro anche da loro.
Ora mi sento un po' orfano, e cerco di avvicinare la gente che mi circonda alla politica, alla gestione del cose comuni.
Io sono un'apicoltore di professione che soffre dei cambi climatici che colpiscono la natura, e le mie api di conseguenza.
Ho iniziato una campagna contro la costruzione di una Centrale a
Biomasse legnose a Bevera di Ventimiglia, in una Regione dove, a detta
del Corpo Forestale dello Stato, e della Regione stessa, non ci sono
biomasse disponibili.
Dopo mesi di studi, trascurando gravemente il mio lavoro, ho presentato
un puntuale esposto alla Procura di Sanremo, che stà svolgendo
l'inchiesta.
Assieme agli amici, ed ai cittadini residenti nella frazione, abbiamo
chiesto aiuto dalle pagine del nostro sito www.alzalatesta.net, ai
politici, di ogni schieramento.
Nesssuno ha risposto all'appello.
Il ministro provinciale all'ambiente del governo ombra del PD, si è accodato.
Egli ha usato il nostro lavoro, per offrirsi delle comparsate gratuite sui giornali.
Ma come fa il Signor De Masi ad essere cosi' sereno?
Ma Lei vede possibile, il ricevere del denaro dalle Coop, ed il rimanere al tempo stesso libero di agire?
In un momento storico dove coraggiosi magistrati scoperchiano
collusioni tra le Coop rosse e la malavita organizzata?
Se questo Signor De Masi è un'imprenditore, ha operato in un mondo che non è il mio.
L'occupazione di Libera, e della Fondazione Caponnetto, darà alla
potente macchina del consenso politico del PD, un valore aggiunto
notevole, basato ancora una volta, sul sacrificio degli altri.
Il PD e l'apparato economico-sindacale che si sono sapientemente
costuiti, sono parecchi anni che guardano piu' al loro, che a quello
delle fascie deboli,che fisiologicamente, hanno sempre guardato a loro
con speranza.
Basta ricordare che l'Amministratore di Trenitalia Moretti (ex Filt
CGIL)la settimana scorsa, si è lamentato sui lauti proventi che
percepiscono i macchinisti italiani.
Lui, povero, riceve un compenso giornaliero di 7.200 euro.
Ma come possiamo pensare che una casta rossa che si arroga dei
privilegi simili, possa andare a guardare nel piatto degli altri?
Una piccola cosa, martedi'9 del corrente mese, a Sanremo, Licio Gelli
sarà ospite ai martedi' letterari del Casino'(un Casino' che incassa 65
milioni di euro, e che ne ha bisogno di due dei contribuenti per
pianare dei conti, che si guardano bene dal rendere pubblici)
Io ho organizzato una piccola manifestazione di protesta, a cui si sono aggiunti alcuni gruppetti indipendenti.
Il PD sanremese e quello provinciale hanno rilasciato i soliti
comunicati roboanti contro Gelli, e se ne sono guardati bene dall'
organizzare i loro simpatizzanti a riguardo.
La mano dei potentati economici rossi nell'antimafia, segnerà il loro asservimento e li svuoterà degli elementi migliori.
Un'altra bendiera sventolata in nome di valori nobilissimi, e per conto dei privilegi di rappresentanza.
Quanto gli stava a cuore l'antimafia, lo hanno dimostrato quando erano al governo.
Stesso impegno che hanno avuto nel conflitto di interessi televisivo.
L'antimafia italiana costituiva un pericoloso nucleo sano, attorno al
quale le persone nauseate come me dai soprusi delle segreterie, si
potevano aggregare.
Bene hanno fatto Consorte & Soci, ha metterci le mani sopra.
La politica dei cittadini e del bene comune, faranno un'altro bel passo indietro, un vero peccato.
Io personalmente, continuero' a mangiarmi dei soldi e del tempo nella
mia lotta per la legalità, affinchè la gente si riprenda in mano un po'
del proprio destino.
Non ho avuto figli, ma quando incontro quelli degli altri, devo poterli
guardare negli occhi, senza provare, un profondo senso di vergogna.
Cari saluti Marco Ballestra
Scritto da:
Marco Ballestra |
03/12/08 at 07:50
Veda
Sig Balestra, sarebbe facilissimo per me fare un elenco chilometrico,
di quanto fatto dalla destra , dal centro o qualsiasi altra componete
politica.La degenrzione, l'illegalità,l'arroganza, non sono figlie di
un colore politco, ma sono vizi degli uomini di destra o di sinistra,io
non mi faccio trascinere in una diatriba politica per difendere o
accusare qualcuno; il ssitema politco del nostro paese è ormai tutto
degenerato, non sono ne io e ne lei a scegliere chi ci governa, ed oggi
il potere è nelle mani di lobbi e potentati di turno.
La discussione non è questa, l'oggetto del discorso va fatto su quale
ruolo e che cosa hanno fatto e stanno facendo organizzazioni di
volontariato che oeprano sul territorio.
Ben venga Libera e tanti altri che sapranno fare quello ceh Libera ha
fatto e sta facendo,ed ammesso che lo facciano con i soldi dei
"comunisti" dei "fascisti" non mi interessa.
Chi sa di cosa parla quando si parla di lotta alla mafia, sa bene orami
che si tratta di una battaglia persa, e che l'unica speranza è quella
di creare esempio, di creare isole di legalità e puntare nella
rieducazioni della società civile, dei giovani ,e sperare che negli
anni, cosi come il male ha aggredito il bene, si ripotrà occupare i
terreno perso.
Veda Caro Signore, in Calabria le civili lotte che lei nobilmente fa
sono state messe in secondo piano, ci preoccupiamo di meno delle
centrali a biomasse, non perchè siamo meno attenti meno civli di lei,
ma perchè ci sono altre priorità. La società la gente deve lottare per
rirpendersi principi priamri, come la liberta di vivere ed operare in
un territorio, la libertà di essere uomini liberi. Sa queste cose hanno
una priorità diversa rispetto ai leggittimi e nobili fini delle sue
battaglie.
Veda Signore chi le parla , insieme a pochi altri imrpenditori, in
calabria vive ogni giorno, con la speranza di poter guardare al domani.
Abbiamo punti di vista, o meglio angoli di visuale diversa io e
lei,capisco le sue posizioni, ma francamente le confermo che sarebbe il
caso di non confondere il sacro con il profano. Credo che Libera e Don
Ciotti siano una delle poche realtà che stanno facendo cose serei.
Saluti
Antonino De Masi
Scritto da:
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03/12/08 at 13:15
il
titolo del vertice della Fondazione Caponnetto era: uniti nella
diversità contro le mafie. All'interno del movimento antimafia ci sono
posizioni diverse. Segnalo che al vertice c'era anche una persona degna
quale Geremia Mancini segretario dell'UGL abruzzo. Questo lo dico
giusto per far capire come la traversalità fra persone di opinioni
politiche diverse sia importante contro la mafia. Apprezzo molto il suo
intervento che intendo pacificatore. Le divisioni fanno bene solo alla
mafia. Solidale anche con Don Ciotti un "vero prete".
Scritto da:
Salvatore Calleri |
03/12/08 at 14:28
Caro Sig.De Masi, sono perfettamente d'accordo su quanto da Lei scritto.
Alcune precisazioni.
Le centrali a biomasse in Italia, sono un crimine ambientale ed una
truffa legalizzata, con il perverso meccanismo dei certificati verdi.
Risorse (molte) che vanno a realtà economiche forti, a scapito del solare e dell'eolico (realtà davvero rinnovabili).
Centinaia di milioni di euro all'anno dati agli amici,a sostegno di una
economia dopata, che potrebbero andare a creare posti di lavoro reali.
Per quanto riguarda le Sue priorità,la capisco.
Purtroppo Ventimiglia è la base operativa della N'Drangheta ligure.
Per fare un'esempio, le origini di chi ci governa:
Il Sindaco Scullino è calabrese, il vicesindaco Moio è calabrese, il
DirettoreGenerale del Comune Prestileo è calabrese, il Presidente del
Consiglio comunale Campagna è calabrese, il capo dell'opposizione Di
Leo è calabrese, il Segretario Maccapani...calabrese.
Tutte ottime persone, ma l'omogeneità dell'origine lascia pensare..........non crede?
So di che cosa parla, anche se qui', gli omicidi clamorosi risalgono a tempi lontani, piu' probabile, è lo scomparire.
Ventimiglia è lo sdoganamento dei latitanti che vivono come dei nababbi in Costa Azzurra.
Il valore di Don Ciotti e della Sua opera, sono fuori discussione.
Diversamente, non sarei qui' a perdere il mio tempo.
La trasversalità di cui parla....la forza vera del passato di Libera.
Sul futuro, chi conosce un poco , l'andazzo egemonico dei dirigenti del PD, la conclusione la tirerà fuori da solo.
Per cortesia, non mi parli della destra, perchè tiro la testa contro il muro.
Comunque il problema non è partitico, quanto massonico, e massonico mafioso.
Se Lei legge il post di oggi sul mio sito,www.alzalatesta.net troverà
che, dalle liste civiche alla DC, al PC, al PSI, i dirigenti che hanno
dettato legge a Ventimiglia per trent'anni, erano tutti nelle
condizione di dover rispondere all'obbedienza massonica, prima che
all'impegno civile.
Il resto,i gagliardetti rossi, azzurri, verdi, rosa ed altro, sono degli specchietti per ingannare gli sprovveduti.
Vada a leggere l'elenco dei 24.000 massoni che ho pubblicato, troverà delle sorprese anche per la sua terra.
Nella prima pagina, ci sono due omonimi dal lavoro tanto diverso........
In questo momento in cui le Segreterie dettano legge, perpetuando
l'antiselezione etica dei loro iscritti, la cosa migliore e impedirgli
di infangare da dentro , quello che abbiamo di buono.
L'unico gesto politico rilevante, risulta l'astensionismo.
Questo è il mio parere, poi ognuno la penserà, per come il suo vissuto lo porta.
Io sono convinto che, se c'è una speranza, va cercata nella sinistra e nei cattolici.
Prima pero', bisogna fare spazio ai giovani, dargli la possibilità di
emergere ed essere riconosciuti per il loro valore, e non per il grado
di parentela.
Cari saluti Marco
Scritto da:
marco ballestra |
03/12/08 at 18:15
X Calleri, questo l'ha detto il prete vero, o vero prete che dir si voglia: Riprendo: Don Ciotti: "non fare sconti a nessuno".
saluti
Roberta Anguillesi
Scritto da:
roberta anguillesi |
03/12/08 at 19:16
Egregio Dott.Galullo,
io mi chiedo come può la Fondazione
Antonino Caponetto macchiarsi di un nome che da quello che si legge
nn rappresentà la legalità o tantomeno l'antimafia!!!!!?????
Scritto da: Agnese Ferraro |
04/12/08
at 00:09
"C'è un equivoco
di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni
mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un
uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di
carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di
estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere
oneste e apparire tali ".
Paolo Borsellino
Ho pubblicato io su La Voce di Fiore l'articolo di Benny
Calasanzio "Indagati nel nome di Caponnetto" e dopo
qualche minuto che l'avevo letto, non solo ho provato una
profonda nausea, ma ho cancellato il mio nome dalla pagina su
facebook che fa riferimento alla Fondazione Caponnetto, questo per
il rispetto profondo che porto verso la memoria del lavoro svolto
dal giudice Caponnetto, e per il rispetto che porto alla memoria di
Alberto Giacomelli, di Antonino Saetta, di Rocco Chinnici, di
Gaetano Costa, di Rosario Livatino, di Antonino Scopelliti, di
Giovanni Falcone e di Salvatore Borsellino. Non elenco in questo
momento altri magistrati uccisi per aver fatto il loro dovere e
trascuro completamente le vittime avute nelle forze dell'ordine,
elenco lunghissimo!, e quelle avute fra i giornalisti - ricordo
solo Beppe Alfano, perché sono amico dei figli Sonia e Chicco.
Veramente è inaccettabile ed offensivo per chi rischia la vita
lottando realmente contro le mafie, e questo al di là di ogni
considerazione strategica, che trovo comunque molto opportuno da
parte di Roberto Galullo ricordarci, assistere a tali
inqualificabili messe in scene. Non si può combattere la mafia
sedendoci accanto. Non si può far finta di non avere visto, di non
aver ascoltato, di un esser lì per caso. Non si può essere
complici. Condivido la forte presa di posizione di Benny Calasanzio
e mi auguro che l'onorevole Laganà, indagata per truffa
aggravata ai danni dello Stato in relazione ad appalti nella
sanità, nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose
nell'Asl di Locri, di cui è stata vicedirettrice e quindi che
non è indagata da una procura qualsiasi, ma dalla Direzione
Distrettuale Antimafia, possa scemare le perplessità che ci
giungono anche da alcune scelte politiche e soprattutto dalle gravi
contestazioni nei confronti del fratello.
Scritto da:
Francesco
Saverio Alessio |
04/12/08
at 01:08
Gentile Dott.
Galullo,
La ringrazio per alcune parole che ho letto nel Suo
intervento:
"non ci sono totem dell'antimafia, c'è solo
l'esempio giornaliero di tante piccole formiche operose che si
rifanno - nell'opera quotidiana - ai principi e ai valori di
legalità di uomini di fronte ai quali mi sento piccolo, piccolo,
piccolo...".
La ringrazio per la profonda e razionale analisi
che ha fatto; mi consenta d'annoverare tra quegli esempi di
formiche operose il Suo importante contributo al dialogo; e non me
ne Voglia se non riesco a vederLa così "piccolo piccolo,
piccolo".
Ma mi permetta di dissentire sull'impostazione
data alla diatriba che vede coinvolta la Fondazione Caponnetto:
in
tutto ciò che in questi giorni ho letto, io non ho visto un ring.
Il ring presuppone due contendenti.
Io ho visto un
contendente reale: Benny Calasanzio che scriveva il giorno dopo (il
vertice di Campi) ma con il rammarico di non aver posto la domanda
al momento giusto, errando nella sua qualificazione (che correggeva
successivamente in rosso), con il seguito di un pubblico
solidale.
Ho assistito, inoltre, alla suggestiva tecnica della
creazione del contendente virtuale: con la pubblicazione di una
foto e la qualificazione della persona (a quanto pare, priva di una
conoscenza diretta e personale) attraverso appellativi che hanno
spaziato dal "cerimoniere" al "Calleri di turno".
Ho
visto utilizzata la parola "intimidazione" per riferire che la
Fondazione aveva esercitato il libero diritto di comprendere il
ruolo del quotidiano locale citato da Calasanzio.
Ho visto
associare alla parola querela (diritto previsto dal nostro
Ordinamento) la parola "minaccia". Giuridicamente non esiste la
"minaccia di querela".
Non ho visto risposte del contendente
virtuale.
Ho visto - e non avevo dubbi - la risposta di
Nonna Betta.
Con pari suggestiva tecnica (la lettera è stata
materialmente scritta di pugno, oltre che dettata dal cuore) ci ha
implacabilmente ricondotto alla realtà; ci ha ricordato che lei
esiste, attivamente e non come mero simulacro cui rendere rispetto;
ci ha rammentato che è lei la custode di ciò che - insieme a
Salvatore Calleri - ha creato e tiene quotidianamente vivo; ci ha
efficacemente indicato che la presidenza della Fondazione non è in
ballottaggio perché non ce ne è bisogno.
Ne desumo che la
Fondazione Caponnetto non ha indetto alcuna campagna elettorale per
le sue poltrone e comprendo che Nonna Betta ha reiterato e reitera
a Salvatore Calleri la stima e la fiducia che il Giudice Antonino
Caponnetto gli aveva riconosciuto e, all'occasione, anche
confermato.
Voglio concludere con le sue parole che ho recepito
come un monito importante: "interessano i fatti e non le
parole".
La Fondazione Caponnetto svolge un'attività
quotidiana nelle scuole e tra i giovani; un'attività quotidiana
a fianco di chi, nel privato e nel sociale, vive il necessario
confronto con la mafia; è tra i suoi impegni l'annuale Vertice
antimafia, voluto dal Giudice Antonino Caponnetto e che vede la
calorosa partecipazione di gente, ogni anno, numerosa, nonché di
ospiti seriamente - e personalmente - impegnati sul fronte
antimafia, felici di esserci e che quest'anno (è sfuggito alla
sottoscritta? o agli attenti analisti del Vertice 2008?) non si
sono indignati.
Cordiali saluti.
Scritto da: eugenia girardi |
04/12/08
at 15:40
Dottor Galullo,
questo
è un post che non avrei MAI voluto leggere, non mi riferisco al
fatto che lei l'abbia scritto - ha fatto benissimo - ma al
fatto che queste situazioni mi addolorano.
Seguo e mi fido della
Casa della Legalità, di Benny, di Don Ciotti, della Fondazione
Caponnetto, di Elio Veltri e di Roberta Anguillesi come stimo e mi
fido di Lei per cui mi rimane difficile accettare che queste
situazioni si possano verificare.
Proprio perché la fiducia
reciproca è alla base della costruzione di un cambiamento sociale
condiviso (quale quello antimafia) mi aspetto che LIBERA (alla
quale ho aderito proprio la settimana scorsa) e la Fondazione
Caponnetto (che deve salvaguardare la figura e la memoria di un
uomo che si è speso per tutti noi) forniscano delle spiegazioni di
quello che è accaduto, perché non si tratta di vicende private
(...decido io!) ma di eventi che riguardano tutti coloro che
credono, condividono e si impegnano e pertanto è ‘'COSA
NOSTRA'', è di tutti coloro che si fidano di questi movimenti.
Dobbiamo trasparentemente chiarire.
Da Don Ciotti (una stella, in questa notte buia), dai vertici di
LIBERA, mi aspetto chiarimenti su LIBERA LIGURIA - COSA STA
ACCADENDO? - e sul fatto che possa esserci la remota possibilità
di essere strumentalizzati politicamente, perché l'antimafia (se
vogliamo definire così una lotta sociale e di legalità) non può
avere etichette politiche - tantomeno partitiche - e sul fatto
(cosa molto grave) che vi siano infiltrazioni di personaggi di
dubbia fama che attraverso altre associazioni si facciano
‘'antimafia'' (vedasi esaustive informazioni sul sito della
casa della legalità - (www.casadellalegalita.org)) ‘'NON
DOBBIAMO FARE SCONTI A NESSUNO''
Dal vertice della Fondazione Caponnetto mi aspetto, con tutto il
rispetto e la fiducia possibile, un chiarimento, una spiegazione,
perché per il bene di tutti ‘'non possiamo fare sconti a
nessuno'' e non possiamo accettare una risposta tanto
sbrigativa (... decido io!) e neppure che si tratti di semplice
trasversalità, il dubbio che quello ipotizzato da Roberta
Anguillesi, ovvero prestarsi ad ‘'una operazione di
lavanderia'' - ‘'la Laganà è indagata per truffa dalla
procura di reggio calabria, la sua gestione dell asl che dirigeva è
stata ben analizzata da reazioni prefettizie e da indagini
successive, nello stesso tempo è legata a una corrente interna del
Pd, quindi si deve 'abituare' l'eventuale elettore al suo nome,
magari ventilando , a titolo preventivo, una sua conversione
seppure un po tardiva alla liturgia della 'legalità' e il gioco è
fatto.'' - è inaccettabile (probabilmente si sarà trattato di
una svista altrimenti necessita di una diversa spiegazione) proprio
per rispetto di tutti coloro che hanno fatto della lotta alla
mafia, all'illegalità, all'immoralità, la loro missione di
vita. Sacrificandola per NOI, in molti casi.
Da VELTRONI e dal PD su questo argomento mi aspetterei un gesto
chiaro, definitivo, inequivocabile, autorevole, CONCRETO: coloro
che sono coinvolti, inquisiti, in attesa di giudizio, continuano a
riciclarsi gattopardescamente all'interno dei partiti - sarebbe
invece NECESSARIO - (nell'interesse di TUTTI - in particolare
di coloro che a parole dicono di voler combattere l'illegalità -
basta scimmiottare OBAMA, occorrono FATTI CONCRETI) - metterli da
parte fino a quando la loro posizione non è stata chiarita
DEFINITIVAMENTE e INEQUIVOCABILMENTE (legalmente, moralmente e
politicamente) nell'interesse dei partiti (CHI RAPPRESENTA UN
PARTITO?), della società e degli elettori. Se un inquisito si
prende una vacanza politica nessun elettore ne soffre, i partiti né
possono fare tranquillamente a meno (spazio ai GIOVANI!!) e
l'opinione pubblica percepisce un CHIARO MESSAGGIO: - CHI SI
SPORCA IN POLITICA (occupandosi del BENE COMUNE) SE NE DEVE STARE A
CASA! SUBITO! DAL MOMENTO CHE SI VIENE INQUISITI. UNA BELLA PAUSA
DI RIFLESSIONE NON PUO CHE FARE BENE A TUTTI. L'aria si sta
facendo IRRESPIRABILE.
SOLO COSI LA PARTE ONESTA DEL PAESE POTRA
RITROVARE FIDUCIA NELLA POLITICA. LA POLITICA E' UNA MISSIONE,
VOLONTARIA, UN SERVIZIO, NON UN AFFARE.
LA POLITICA NON E'
‘'COSA PRIVATA'' E' ‘'COSA NOSTRA''!
Cordiali saluti
Paolo Bellini
Scritto da: paolo bellini |
04/12/08
at 16:26
Caro dr. Galullo,
la
Sua analisi dimostra quanto sia nocivo il protagonismo di alcuni
"professionisti" dell'antimafia, soprattutto in certi
momenti nei quali tutti dobbiamo continuare a far fronte unico
contro questo fenomeno. Come dimostra il Suo blog successivo anche
al Nord esistono infiltrazioni che dobbiamo evitare con il
contributo positivo di tutti, senza bisticci incomprensibili.
Quelli lasciamoli ai nostri politici nazionali! Paolo Padoin
Scritto da: paolo |
05/12/08
at 09:41
Le parole della signora
Eugenia Girardi mi fanno comprendere il vero problema. I templi
dell'antimafia sono tali perchè sacri, e non si possono mettere in
discussione. E' incredibile come chi sbaglia possa essere chi
racconta gli errori altrui, per protagonismo. E le consiglio
davvero di informarsi bene prima di straparlare su fatti che
platealmente non conosce: ho un documento firmato dalla persona che
ha ricevuto l'annuncio (non diciamo minaccia visto che lei non lo
tollera) delle querele. Ma il problema non sono io. Non sono i miei
modi, nè il mio vocabolario. C'era la Laganà o no? Ma la
smettiamo di girarci intorno? E poi, perdonatemi, non è scandaloso
che la Fondazionone (non dico Calleri sennò mi bruciano sul rogo e
mi costringono ad abiurare) mi abbia detto in faccia : SUlla Laganà
noi non ti diamo una posizione ufficiale. Io non ci sto, rimarrò
formica, rimarrò da solo, ma ad abbassare la testa di fronte ai
tanti dei dell'antimafia non ci sto.
Scritto da:
Benny
Calasanzio |
05/12/08
at 09:47