
Tutti i retroscena, da
brividi, di un'associazione chiamata a scegliere il referente regionale. Vince un imperiese dell'Arci, mentre Savona tifava Porchia
(Cgil). Messi a tacere Csi, Centro Imparato di Sanremo, Wwf, Lega Ambiente,
Acli, Agesci, Comunità San Benedetto. Il "cannibalismo" di Pd,
Lega Coop e... Un autogol da malaffare?
C'era una volta "Libera" un'associazione
nata nel 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle
mafie e promuovere legalità e giustizia. Riconosciuta come associazione di
promozione sociale dal
Ministero della Solidarietà Sociale, quest'anno era stata inserita dall'
Eurispes tra le eccellenze italiane. Un'espressione vera, trasparente, di
gruppi, scuole, realtà di base, impegnate sul territorio italiano, in
particolare nel
Sud, a diffondere la
cultura della legalità.
Dico c'era una volta, perché oggi il gruppo ligure non esiste
più, almeno come realtà autonoma. "
Libera" è stata
cannibalizzata da
Pd, Lega Coop, Arci, con il chiaro
intento di renderla inoffensiva, di orientarla a proprio piacimento su vicende
di malaffare (speculazioni immobiliari in primis) che non vedano coinvolti
amministratori pubblici di quella parte politica. "Libera" era una spina nel
fianco del "partito del cemento", poteva diventare, nel tempo, un amplificatore
delle tante troppe vicende poco chiare che stanno alla base dei grandi business
immobiliari in Liguria. E poi aveva un legame vero con forze fresche e oneste
della società civile. Quel legame che i partiti, tutti, hanno perso da un
pezzo.
"
Libera" è stata cucinata, mangiata e digerita
qualche sera fa nel corso di una riunione genovese nella sede
dell'Arci.
Al banchetto hanno partecipato: un esponente di spicco della
Cgil,
nonché referente della
Fondazione Cesare (ora Unipolis), dove
gestisce anche per conto di
Cisl e Uil il fondo che
Unipol,
tramite la
Fondazione, passa per organizzazioni di eventi,
dibattiti e convegni; un rappresentante della
Lega Coop e di
Unipol;
l'
Auser, legata a sua volta alla
Cgil; la
Banca
Etica; il
Meetup Genova 1 di Beppe Grillo, quello
vicino, per intenderci,
all'Idv di Di Pietro;
l'Arci
Liguria, le sezioni
Arci di Imperia e
La
Spezia.
E, infine, un rappresentante dell'amministrazione comunale di
centrosinistra di
Genova. Insomma, la grande famiglia "rossa"
al completo. Ah, dimenticavo, c'era anche qualcuno di "
Libera"
a parlare del futuro di "
Libera": quei rompiscatole
del coordinamento territoriale di
Savona, che è meglio
perderli che trovarli con le loro ossessioni sugli affari, il cemento e le
mafie nel
Savonese, e i pericolosissimi contatti con la
Casa
della legalità di Genova.
E, infatti, i savonesi vengono subito messi a tacere. A questa
riunione si mangia, non c'è tempo da perdere in discussioni. O si è d'accordo
sul menù o fuori dalla porta. I commensali sono stati scelti con cura. Non c'è
posto per associazioni quali
Csi,
Centro Impastato di
Sanremo, Wwf, Legambiente, Acli, Agesci, la
Comunità di San
Benedetto, MegaChip Liguria e, naturalmente, neppure per la
Casa
della legalità.
L'asse
Arci-Cgil-Coop-Unipol ha fretta di
mettere a fuoco la giornata di sabato 29 novembre a
Genova,
quando nascerà ufficialmente "
Libera Liguria". Il
rappresentante del Comune, è ovvio, esprime la necessità di aprire l'assemblea
pubblica con un bel intervento del sindaco. Ma cosa c'entra il sindaco con
"Libera"?
La
Cgil scende ancora più nel dettaglio consigliando che
Marta
Vincenzi faccia un discorso sulla legalità (le provocherà qualche
imbarazzo vista la bufera che è scoppiata in Comune qualche mese fa sugli
appalti mense).
Qualche rompiscatole a quel punto obietta che è sbagliato,
<perchè
noi siamo lì per presentare "Libera", come una associazione che è nata da una
volontà popolare, da associazioni, non da una iniziativa del Comune di
Genova>, e che
<se il discorso è quello di far parlare le
istituzioni, allora, essendo "Libera Liguria"
e non solo Genova, bisognerebbe far parlare la
Regione>. Come cadere dalla padella alla brace. Ma tutti assicurano che
il sindaco di
Genova non è persona da fare brutti scherzi e
quindi si conclude che il Comune farà semplicemente i saluti di casa.
Il clou si raggiunge di lì a pochi minuti quando
l'Arci,
padrona di casa, senza troppi giri di parole, propone la candidatura di
un uomo di assoluta fiducia,
Matteo Lupi, dell'
Arci
(ma guarda un po') di
Imperia.
Naturalmente l'"asse" ha già un accordo in questo senso. Nessuna
reazione in sala, solo il rumore delle mandibole che stanno stritolando "
Libera".
Poi arrivano i primi "sì",
Matteo incassa, sorride. Il gioco è
fatto. Ah, no. Ci sono ancora quei rompiscatole di
Savona che
hanno la pretesa di proporre un nome come referente di "
Libera Liguria":
è
Claudio Porchia, per altro, pure lui, ex segretario
regionale
Cgil. <
No - obietta qualcuno
- daremmo un'impronta "rossa" a Libera>. Già, perché l'
Arci
da che parte sta? Alla fine 3 province su 4 eleggono
Matteo Lupi.
Il gruppo savonese ha perso. E non riesce a ottenere neppure spiegazioni sul
perché, ad esempio, una realtà importante come il
Csi sia
stata esclusa dal tavolo. Quanto alla
Casa della legalità:
fuori, perché <destabilizzante>. Avviso ai naviganti: quando sentirete
parlare di "
Libera Liguria", sappiate che di libero non c'è
proprio nulla e che sotto al vestito sono nascosti loro, la "banda rossa".
Bruno Lugaro (giornalista de Il Secolo XIX)
su Trucioli Savonesi