Savona - "Trucioli Savonesi" prosegue il
racconto su cosa accadde prima, dopo, e durante quei giorni di fuoco e
di clamore a livello nazionale. Forse è utile ribadire quanto scritto
(vedi...) nell'introduzione della prima puntata. Per quale ragione
abbiamo deciso di "riaprire" i faldoni dell'archivio giornalistico. Una
scelta rivolta soprattutto alle giovani generazioni. Metterli in
condizioni di conoscere, sapere, farsi un'idea per giudicare una fase
"storica" della vita politico-sociale della nostra provincia e regione.
Tra le piaghe della nostra Italia c'è anche la diffusa disinformazione.
Non solo, cercheremo di svelare, come abbiamo scritto nella puntata
iniziale, tre misteri in attesa di risposta.
Chi passò a
Renzo Bailini, giornalista pubblicista, le notizie che gli permisero di
scrivere l'esposto-pilota dell'inchiesta. E' rimasto sino ad oggi un
fortino inviolato.
Chi passò
al Secolo XIX il primo scoop dell'avvio dell'indagine giudiziaria, con
strascichi clamorosi contro il giornale ed il giornalista.
Chi
contribuì ad insabbiare (?) la "Teardo bis" come ha pubblicamente
denunciato l'ex giudice ed ex parlamentare Michele Del Gaudio. Tirando
persino in ballo dei colleghi.
C'è un
vuoto che, tra difficoltà, cercheremo di colmare con la pubblicazione di
un libro. E' la voce di un cronista di provincia, testimone in diretta e
dietro le quinte, dall'inizio alla fine, del "ciclone Teardo".
L'obiettivo è dare la parola agli atti, ai documenti disponibili, prima
che vadano al macero. Della vicenda ha già scritto lo stesso Del Gaudio
(La toga strappata, 1990; Il giudice di Berlino, 1994; Due anni nel
Palazzo, 1996).
Un capitolo
l'ha riservato nel "suo" libro (Nei secoli fedele allo Stato) il
generale Nicolò Bozzo, col titolo "Il caso Teardo e le bombe di Savona".
Ci sono
altri scrittori, noti, che prima dell'epilogo processuale hanno dedicato
nei loro libri riflessioni e considerazioni: da Enzo Biagi, a Sergio
Turone, da Giorgio Bocca a Giampaolo Pansa. Manca <tutta la storia
minuto per minuto...dall'A alla Z con gli ultimi segreti...mai svelati>.
LA BANDA
SUONAVA... <TUTTI
GLI UOMINI DEL
PRESIDENTE...>
Porta la
data del 14/20 giugno 1982, 363 giorni prima del clamoroso blitz a suon
di manette e dell'infamia del carcere. Il periodico "Il Buongiorno",
nello spazio "politica-regione" titolava: "Savona- viaggio nel Psi"
(occhiello). Titolo:
<Tutti gli uomini di Teardo>. Sommario: <
Chi sono,
cosa fanno, quanto contano, dove vogliono arrivare i colonnelli agli
ordini del presidente della Giunta Regionale>. Il servizio era firmato
dal giornalista di Savona, Maurizio Parodi che ci ha lasciato. All'epoca
era vicino al gruppo Teardo, una piccola pedina nel mondo locale della
carta stampata. Non l'unica.
[l'articolo de Il Buongiorno .pdf]
Occorre
aprire una parentesi, molto particolare, a completezza di informazione.
Parodi era
un collega bistrattato. Proprio un anno prima (22 luglio 1981), a nome
del consiglio direttivo della sezione Savonese dell'associazione dei
Giornalisti, a firma di Luciano Corrado (e di ....) si chiedeva
all'allora segretario dell'Associazione Ligure Giornalisti, Mauro
Manciotti (pure lui ci ha lasciato), un intervento urgente per il "caso"
<del collega del Lavoro, Maurizio Parodi, pubblicista che si è rivolto a
noi...a tutela dei suoi diritti di lavoro...dal 1975 corrispondente da
Savona, Cogoleto, Arenzano e di recente anche Valle Stura, con attività
giornalistica a tempo pieno e senza altra occupazione...>.
La lettera
finì alla Direzione amministrativa de Il Lavoro (vicino al Psi) che
reagì riservandosi, tramite un legale, una richiesta danni a titolo
personale in quanto avevo firmato, elencato <fatti e circostanze non
veritiere, lesive all'immagine dell'azienda....>. Tralascio i
particolari, anche perché c'era la firma di un altro collega il quale di
fronte al rischio di trovarsi una causa per danni sulle spalle, facendo
altro lavoro, rispose dicendo che faceva si parte del direttivo, ma lui
quella firma sulla lettera (inviata a Manciotti) non l'aveva mai posta.
Firma aprocrifa. E in effetti era successo che....
Risultato
finale: mai fatto la ritrattazione richiesta da "Il Lavoro" grazie ai
consigli di un legale del quale potevo fidarmi (Angelo Luciano Germano).
Dal "Lavoro" nessun seguito per danni, ma il povero Parodi restò con le
pezze nel...Ordinaria storia di uno dei tanti "fallimenti" sindacali, di
ieri e di oggi. Purtroppo sono rimasto vittima anch'io, anche se
"fortunato" rispetto ad altri.
Sarebbe
troppo bello vincere tutte le battaglie e sconfiggere tutte le
ingiustizie nel mondo del lavoro-dipendente, e perché no, autonomo.
L'occasione arriverà quando ci occuperemo di ricostruire, descrivere
<Una vita al Secolo XIX>. Con decine, centinaia di lettere e documenti,
anche fotografici, da Savona a Genova e viceversa, con accenni alle
redazioni di Sanremo e Imperia, La Spezia, Chiavari, Roma, agli uffici
di corrispondenza (redazioni mascherate) di Albenga (dove ho iniziato,
direttore Piero Ottone), a Cairo Montenotte. Una storia, personale e di
colleghi, di editori e dirigenti amministrativi, vissuta e raccontata,
per non dimenticare. Con gli editoriali più impegnativi, da Cavassa, a
Perrone senior, fino all'ultimo direttore, sul tema della "difesa
dell'autonomia" dello storico quotidiano ligure. Della coerenza o meno a
quegli "ideali".
NON E'
LA LISTA DEI BUONI E DEI
CATTIVI
Quel
servizio di Parodi aveva un obiettivo. Rinsaldare le fila. Evitare
possibili defezioni, nell'aria. Lanciare messaggi cifrati. Me lo spiegò
assai bene, un collega che più di me era addentro alla vita politica
savonese, Fausto Buffarello (non c'è più). Ero un pendolare a Savona,
avevo imparato che solo conoscendo a fondo la realtà, è possibile
svolgere bene il lavoro di cronista. E Buffarello, pur essendo schierato
a sinistra, uomo di partito, poteva aiutarmi. Era serio, scrupoloso,
senza invidia. Teardo aveva intuito, grazie anche alle entrature nelle
istituzioni, che rischiava di franare il suo "castello-fortezza". C'era
stato l'esposto di Bailini, la lettera aperta di Trivelloni sul Secolo
XIX (vedi quarta puntata), gli articoli su Paese Sera (ad opera di Ennio
Remondino che ha avuto un ruolo importante), la bomba P 2. L'inchiesta
aperta sui milioni al Savona-Calcio e sul Cad 2. Bisognava reagire
dimostrando i muscoli e coesione di gruppo. Buffarello mi confidò anche
problematiche presenti nell'allora quadro dirigente del Pci. Chi teneva
i rapporti con Teardo. E non solo...
C'era in
ballo la querela al Secolo XIX per le notizie sui primi avvisi di
garanzia e perquisizioni (Teardo escluso). La richiesta danni
miliardaria. La messa in stato d'accusa al Secolo XIX di alcuni
giornalisti, ritenuti responsabili della notizia in parte sbagliata. Di
tutto questo parleremo più avanti. Compresa la lettera di Buffarello che
conservo come reliquia, quando venni sbattuto in prima pagina da alcuni
giornali per l'avvio del processo per diffamazione e lui espresse
solidarietà, mettendomi in guardia da...
Il
contenuto dell'articolo sul "Buongiorno" non era certo farina del sacco
di Parodi. Leggiamolo. Premettendo che alcune persone citate nel
frattempo sono morte e riserviamo il rispetto che merita a chi non c'è
più, ma anche alle loro famiglie. Rispetto a quanto scritto allora,
tralasciamo inoltre,volutamente,
i riferimenti ai figli,
figlie e famigliari. Che invece comparivano.
E' una
salutare riflessione per tutti, anche per i politici-amministratori di
oggi. In certi casi non sembra abbiano imparato la lezione. Assistiamo a
"spettacoli", intrecci, conflitti di interesse, che accadono a Savona ed
in alcune località della provincia.
MAURO
ALLOSIA: 39 anni, dipendente del Comune. Già
assessore ad Albissola Superiore, presidente della VII Usl. E' l'esperto
in materia di sanità....Tra i suoi hobby la pesca, l'orto e i tarocchi.
E' tra i consiglieri politici più ascoltati da Teardo.
PAOLO
CAVIGLIA: 41 anni. Laureato in giurisprudenza.
Funzionario della Regione, attuale presidente della Camera di commercio
di Savona. Nello staff rappresenta l'intellettuale. Nella sua fornita
biblioteca figurano varie storie e saggi sul marxismo. E' un
appassionato di letteratura russa. Ama essere molto elegante nel
vestire.
TOMMASO
AMANDOLA: 44 anni, attuale vice segretario
regionale, già segretario della federazione. Risiede a Pietra Ligure.
Tifoso del Genoa. E' capitano di lungo corso, ha navigato per tre anni.
E' un infaticabile organizzatore. Accanito fumatore di sigari. Fra i
suoi hobby la bicicletta.
LORENZO
IVALDO: (non indagato n.d.r.), laureato in
economia e commercio. Vice presidente della Carisa, già direttore
dell'azienda trasporti. E' il pragmatico del gruppo, sostenitore del
rapporto con la Dc.
RICCARDO
BORGO: (non indagato n.d.r.), sindaco di
Bergeggi e responsabile degli enti locali. E' diventato famoso per una
citazione sull'Occhio per la sua abbronzatura. E' considerato il braccio
destro di Amandola. Abile mediatore.
GIUSEPPE
IOVINO: (non indagato e legato da fraterna
amicizia con il Pm prima e giudice istruttore poi, Antonio Petrella che
ebbe un ruolo decisivo nel percorso della giustizia nella fase iniziale
n.d.r.), laureato in legge, legale dell'Inps e presidente della VII Usl.
E' un duro. Come ogni napoletano è un consumatore di tazzine di caffè.
ROBERTO
BORDERO: 32 anni, segretario della
Federazione, risiede a Varazze. E' un acceso sostenitore dell'autonomia
del partito rispetto sia alla Dc che al Pci. Non ama le mezzi misure.
Hobby: moto di grossa cilindrata. Scapolo.
GIUSEPPE
BADANO: 50 anni, sindaco di Varazze,
dipendente del cotonificio. E' un politico che non ama le divagazioni
dialettiche. Tifoso del Genoa. Uomo di poche parole. Come amministratore
è infaticabile. E' considerato un anticomunista.
MAURO
TESTA: 33 anni, sindaco di Albenga, laureato
in legge, funzionario dell'Iacp. Appassionato di calcio. Sfodera due
grossi baffi e vestiti sgargianti. E' un abile amministratore, nella
cittadina ingauna svolge un ruolo di primo piano ed ha guidato
importanti avvenimenti politici.
LEO
CAPELLO: 47 anni, albergatore di Spotorno. Nel
Psi è considerato lo sportivo, infatti è presidente della Rari Nantes
del Monte di pallanuoto e del Savona fbc calcio. Soventi sono le sue
apparizioni in piscina.
GIANFRANCO SANGALLI: 55 anni, vice presidente
della Provincia, dipendente della Cokitalia ora in pensione. Ha una
grossa esperienza di amministratore, risiede a Cairo Montenotte.
LORENZO
BOTTINO: 39 anni, geometra, sindaco di Finale
Ligure. Per i baffi fa concorrenza a Mauro Testa. Amministratore dotato
di grinta, quando prende una decisione va fino in fondo. Guida il Psi
finalese con polso fermo.
MASSIMO
DE DOMENICIS: 38 anni, Dedo per gli amici,
architetto. Assessore all'Urbanistica a Savona. Passione per lo sci. Del
gruppo è quello che veste in modo moderno. A palazzo Sisto IV passa per
inflessibile anche nei confronti dei suoi compagni.
FRANCO CAREGA
(non indagato): assessore provinciale alle Finanze, già
segretario della Federazione. Laureato in scienze economiche. Hobby: il
nuoto. Sfoggia notevoli abbronzature e pipe di vario tipo. Fautore di
una rigorosa autonomia del Psi sia da Dc che dal Pci. Gode di un largo
consenso e seguito fra la base del partito.
LUCIANO
LOCCI: 43 anni, l'assessore "sprint" del
Comune. Commercialista, porta collanine africane. Hobby: moto di grossa
cilindrata, con caschi multicolori. Appassionato di calcio, segue spesso
le partite del Savona. A palazzo Sisto IV è ancora considerato un
enfante terrible.
CARLO
ZANELLI: (non indagato), attuale vice sindaco,
dopo aver ricoperto per 12 anni l'incarico di primo cittadino. Medico
con ampio seguito elettorale. Come amministratore ha una lunga
esperienza.
INTERVISTA DI PARODI A
ROBERTO BORDERO E I
RAPPORTI COL PCI
Riportiamo gli stralci più significativi di una lunga intervista
abbinata allo stesso servizio, sempre su Il Buongiorno.
Presentazione....<Della classe dei dirigenti quarantenni socialisti
savonesi, Roberto Bordero...rappresenta la spinta delle nuove
generazioni. Tifoso della Fiorentina, già giocatore della Veloce e del
Pietra Ligure, studente in legge con quattro esami mancanti per la
laurea...questo l'identikit del segretario provinciale. Fedelissimo del
presidente della giunta regionale Alberto Teardo, Bordero è approdato al
vertice del partito dopo una lunga esperienza negli organismi dirigenti.
Membro del direttivo regionale è stato il primo dei non eletti alle
elezioni del consiglio regionale. Se Teardo dovesse optare in caso di
elezioni politiche anticipate per la Camera dei deputati, Bordero ha il
posto assicurato in via Fieschi.
Domanda:
qual è la forza del Psi savonese?
Risposta:
<Abbiamo oltre 3 mila iscritti suddivisi in 32 sezioni. Lo stato di
salute del partito è ottimo con punte ad Albenga, Alassio, Albisola,
Savona città.
Domanda:
Come si rapporta il Psi savonese con le altre federazioni della Liguria?
Risposta:
<C'è un accordo con le province di Imperia e Spezia, però non è cambiato
l'atteggiamento di Genova nei confronti delle altre tre province, che
continua a pensare in termini di prevaricazione. Tipico dei genovesi, al
di là del partito cui appartengo.
Domanda:
quali sono i rapporti con il Pci?
Risposta:
<Dopo il 1980 i nostri rapporti si sono modificati in meglio,
evidentemente anche le scelte amministrative che abbiamo fatto hanno
avuto un effetto salutare.
Domanda:
e con gli altri partiti?
Risposta:
<Ottimi rapporti con il Psdi e Pli, della Dc ci preoccupa la mancanza
di una guida forte e la loro frammentarietà. Invece non riesco a capire
la posizione del Pri e non voglio fare un grosso sforzo per capirla...>
Domanda:
Il segretario del Pci, Ferraris, ha dichiarato
che intende rispettare gli accordi che prevedono per la metà del 1983 il
passaggio al Psi dei sindaci di Cairo, Albissola Superiore, come vi
comporterete?
Risposta:
<Per Cairo le due federazioni, Pci e Psi, si sono impegnate affinché
venga rispettata l'intesa, Albissola invece rientra in un quadro di
accordo provinciale e solo in questo deve essere collegato>.
Domanda:
con quali esponenti del Pci e Dc andrebbe a cena per passare una serata
allegra?
Risposta:
<Con Umberto Scardaoni, un comunista dotato di spirito come ho potuto
verificare nelle trattative e con il presidente della Provincia, Abrate>.
Domanda:
un giudizio su Savona.
Risposta:
<E' una città senza fantasia, dove le iniziative a sfondo culturale e
artistico che dovrebbero avere successo invece naufragano per
disinteresse sempre con maggiore frequenza, credo per una forma di
gelosia fra savonesi>.
Domanda:
quale opera ritiene più importante per lo sviluppo di Savona?
Risposta: <
L'ampliamento del bacino portuale Savona-Vado, il raddoppio della
Ferrovia ed un maggior sviluppo delle direttrici con il Piemonte>.
Domanda:
senza nulla togliere all'impegno del sen. Urbani e dell'on Pastore non
ritiene che la provincia di Savona, con due soli parlamentari comunisti,
non riesca ad avere un peso a livello governativo?
Risposta:
<E' l'intera Liguria a pesare poco o niente..L'unica istituzione che
cerca di rilanciare la Liguria è la Regione del presidente Teardo>.
...E
MANFREDO MANFREDI
CONTINUA
A MACINARE
ECCO LA DC DI SAVONA
Nella
stessa pagina, sarà solo per caso, un altro articolo, da Savona, non
firmato con gli elogi a Manfredo Manfredi che, come noto, finirà pure
lui nelle inchieste su mazzette e corruzione, con i magistrati di Savona
(Alberto Landolfi) impegnati in diversi tronconi di indagine. Molto
curiose alcune intercettazioni, a livello di pettegolezzo, con la figlia
di un ex sindaco (salito spesso alla ribalta per il boom di palazzi, dal
mare alla periferia, di Borghetto).
Prime
righe: <Il forzanovista Rosavio Bellasio
(finito successivamente in manette, ad opera di Landolfi, quando era
assessore regionale alla Sanità e poi scagionato n.d.r.) ha salvato la
sua segreteria provinciale. L'attacco previsto dei dorotei, dopo il
recente congresso nazionale, non ha centrato l'obiettivo. Infatti sia
l'ex senatore Ruffino che il gruppo del prof. Secondo Olimpio hanno
tenuto una posizione centrale non forzando i tempi. Nel comitato
provinciale si è andato formando un asse fra gli andreottiani di
Domenico Abrate e i dorotei di Manfredi. Il previsto ribaltamento della
maggioranza prevedeva il ritorno alla segreteria dell'avvocato Francesco
Bruno sindaco di Andora, con Franco Accordino vice.
Il questo
quadro ad Abrate sarebbe stata assicurata la candidatura al collegio
senatoriale.
Una manovra
che ha trovato ostacoli. Infatti Ruffino mira a ritornare a palazzo
Madama ed ha tenuto un discorso super-partes richiamando all'unità del
partito.Con Olimpio sono schierati Gasco, Berton, Piero Beccaria,
Giancarlo Vedeo.
Il
direttore dell'agenzia Asca, braccio destro di Taviani, sta gettando le
basi per una vasta aggregazione di gruppi omogenei per bloccare la
marcia, fino ad oggi inarre stabile dell'on Manfredi. In questa nuova
confluenza di posizioni sono rimasti compatti i nove russiani (Cerva,
Marantonio, Giuffrè,Trufelli, Berruti, Vacca, Bolia, Masutti, Zunini)
che hanno sollecitato il loro leader ad un maggiore impegno nella vita
del partito.
In appoggio
a Bellasio gli altri forzanovisti: Trucco, Veirana, Damele, Casagrande,
si è schierato anche Frisardi molto vicino a l'on Orsini....In una
probabile rivoluzione interna molto dipende dagli amici di Ruffino:
Nencini, Mazza, Bodrito, Belloni e di Olimpio.
I seguaci
dell'onorevole imperiese Alessandro Scajola (Elena, Michelini, Beccaria
A.) sono a fianco della segreteria. E' chiaro che se Abrate continua a
puntare al senato la frattura con Ruffino sarà inevitabile. D'altra
parte nella stessa maggioranza Carlo Cerva potrebbe chiedere un posto
alle politiche....>.
PROCESSO
SUPER RAPIDO CON TEARDO PARTE LESA TUTTO IN 85 GIORNI
Spesso si
grida a giustizia lumaca, anni e anni per il penale e prescrizioni a go'
go', giustizia civile con record di durata. Pochi si chiedono se le
leggi ed i codici li scrivano, li approvino i magistrati inquirenti, i
giudici della giudicante, oppure il Parlamento sovrano, dove la
categoria degli avvocati ha sempre conquistato la maggioranza relativa
nei due rami parlamentari. Certo ci saranno anche colpe nel
funzionamento pratico della giustizia, di chi la rappresenta. Ci saranno
processi veloci o "rallentati". Quello che Alberto Teardo, allora
potentissimo uomo del Psi, in Regione e a Roma anche per l'appartenenza
alla P2, con la sua querela avviò verso il direttore del Secolo XIX e il
redattore che scrisse i primi articoli
[vedi .pdf] fu "celere,
espresso"., come si addiceva alla "citazione per direttissima".
L'articolo incriminato è del 21 ottobre 1981, il rinvio a giudizio del
23 novembre (un mese dopo), la prima udienza tre giorni dopo , il 26
novembre. L'inizio dibattimentale, visto le feste di Natale e Capodanno,
il 15 gennaio 1982 ed una settimana dopo la sentenza. Poi ci vorranno 8
anni per la conclusione definitiva. Ma, come vedremo in altri servizi,
non tutti i giudici condivisero in appello e in Cassazione quel verdetto
di primo grado.
CON UN
POTENTE.... PAURA
A QUARANTA ...SI
SALVI CHI PUO'
Nelle
precedenti puntate avevamo ricordato gli strascichi che la notizia in
esclusiva sul Decimonono, in prima pagina, degli avvisi di garanzia e
delle perquisizioni ebbero sul fronte giudiziario. A Teardo fu
risparmiata una triplice perquisizione: a casa e nel suo ufficio in
Regione, oltre che nella sede del Cad 2. Al mattino, fino alle 14, nel
giro di cronaca, tutto era confermato. Il blitz era stato preparato. Ma
successe qualcosa che sveleremo più avanti e che il difensore del Secolo
XIX, Ernesto Monteverde, non mancò di richiamare all'attenzione del
tribunale che processava Tommaso Giglio e Luciano Corrado.
Questo
non bastò all'allora condirettore Giulio Anselmi, oggi direttore de La
Stampa, per inviare al capo delle Province, Luciano Angelini, al capo
della redazione di Savona, Sergio Del Santo, al redattore Luciano
Corrado e per conoscenza al Comitato di redazione (organismo sindacale)
una raccomandata con ricevuta di ritorno che, per la prima volta, viene
resa pubblica, in cui si termina col richiamo al <diritto dovere di
adottare provvedimenti necessari>. Danni compresi.
[il Secolo XIX .pdf]
Non è
difficile immaginare il clima che vissero i protagonisti, proprio mentre
su Corrado e Giglio, sul Secolo XIX, si abbatteva il processo per
direttissima., con richiesta di risacrimento miliardario. E come se non
bastasse, quel maestro e galantuomo di Monteverde, mi informò
(rendendone partecipe anche il mio difensore Romano Raimondo, a cui va
anche il merito di un esito finale positivo per l'imputato) che copia di
quella lettera (riservata?) era finita misteriosamente nelle mani del
presidente del collegio giudicante. E di Teardo ? Un clima che è
difficile augurare a chi cercava di fare solo il proprio dovere di
cronista, chiamato a discolparsi per la notizia di una mancata
perquisizione che era stata decisa, scritta e poi si era dovuto
soprassedere a tempi migliori. Luciano Angelini, reagì rassegnando le
dimissioni, respinte. Corrado per sei mesi fu tacitamente interdetto a
firmare i suoi articoli.
IMPUTATI PROCESSATI
DAI
GIUDICI DI SAVONA
E
MOTIVAZIONI DEL VERDETTO
Ci sono
voluti 15 mesi, l'impegno di due giudici (Granero e Del Gaudio, resto
della convinzione che il ruolo fondamentale l'abbia svolto il primo,
soprattutto per determinazione e coraggio), di un team di collaboratori
eccezionali (con l'allora ten. col. Bozzo, quei giorni li ha ricostruiti
molto bene nel suo libro), per "fare giustizia", non vendetta come
Teardo sparava ai quattro venti e non solo lui. Riportiamo
[vedi .pdf] le
pagine con l'elenco degli imputati e la sentenza di primo grado (solo
le prime due e l'ultima) scritta con un'impeccabile preparazione
giuridica, di sintesi, chiarezza, logicità (apprezzamento della
Cassazione), dal giudice relatore ed estensore Vincenzo Ferro, con
presidente Avolio, a latere Caterina Fiumanò, oggi giudice a Genova.
Ordinanza
di rinvio a giudizio e sentenza di primo grado ressero in appello e poi
in Cassazione, con un altro giudice integerrimo e preparato, il fratello
dell'on. Aldo Moro, che in un breve colloquio, col cronista, al termine
dell'udienza disse poche, eloquenti, cose e che renderemo note in altra
puntata.
Nessuno
può gioire quando accadono certe "disgrazie". Anche se riguardavano una
fetta consistente e di potere dell'allora classe dirigente pubblica
savonese ed il massimo rappresentante dell'istituzione regionale.
Certamente è più deleteria l'impunità. Come non si può accettare che
vengano messi in croce, delegittimati, ad opera dei potenti di turno,
coloro che cercano di fare giustizia o libera informazione. Cronache di
ieri e di oggi. Sempre attuali.
Luciano Corrado