LA CAMPANA
"STONATA" DI "MISTER" BERTOLOTTO
Se un presidente confonde i ruoli e sparge illazioni
SAVONA - A volte ritorno. Gli uomini? Qualcuno, ma è sui
metodi e sui contenuti della dura dialettica che la notizia è fresca, fa
impressione per il pulpito istituzionale. Parliamo della durissima
replica-accusa che il presidente della provincia,
Marco Bertolotto, ex
Margherita, ora Pd, medico e primario, ha sferrato per denunciare dalle colonne
de La Stampa,
a firma di
Paride Pasquino, che forze oscure stanno tramando
<contro il
sistema politico ed economico di Savona, contro imprenditori genovesi impegnati
nel rilancio di Savona>. Obiettivo? Per
Bertolotto <scatenare la sfiducia
dei cittadini su una tema sensibile, quale la salute>. Chi sarebbero i veri
bersagli umani?
Bertolotto non ha dubbi:
<Il presidente della Regione,
Burlando, che sta dando una grossa mano al Savonese ed il sottoscritto,
impegnato nel tenere insieme un territorio>. Conseguenze? Sempre
Bertolotto:
<Attaccando queste due figure istituzionali si mina il processo di sviluppo savonese>.
[vedi .pdf]
Avrà, per puro caso, copiato un comunicato dei "tempi che
furono" quando due figure (finite nelle patrie galere) reagivano a certi
"tam-tam"? Si legga, ancora, quale traccia istruttiva, la lettera che ha
scritto l'avvocato
Alessandro Garassini, fede democristiana, poi "Margherita",
infine dissidente, predecessore di
Bertolotto, pubblicata il 3 gennaio dal
Secolo XIX in pagina nazionale-commenti e che Trucioli ripropone, con una
risposta.
Garassini è un nuovo visionario da legare?
Sarebbe da pazzi sostenere che
Burlando e
Bertolotto sono
sulle orme di quei tempi.
Burlando in passato ha già conosciuto le "disgrazie"
della giustizia italiana.
Bertolotto pare abbia qualche chiarimento da dare,
sempre alla giustizia, in merito a fortunatissime operazioni edilizie con
aree rese edificabili, di parenti, conoscenti, amici in quel di Toirano dove è
stato sindaco. Forse avrebbe fatto bene ad evitare di ingigantire ombre sul
ruolo di pubblico amministratore rispondendo, nelle forme dovute, alle
"allusioni" che L'Espresso ha pubblicato in un ampio servizio, sul "sacco
edilizio savonese" il 21 giugno dello scorso anno. Cosa che ha fatto, con pacatezza,
il presidente
Burlando, chiamato in causa per responsabilità politica.
COSA ACCADDE AI TEMPI DI TEARDO
Però... Chi ha seguito le precedenti sei puntate del "Ciclone
Teardo", a 27 anni di distanza, avrà avuto modo di leggere il "fuoco di
sbarramento", con ostracismo, che accolsero le prime critiche al "teardismo",
come metodo di potere.
Nessuno pare sia disposto a sostenere che, nonostante tutto,
Regione, Provincia, alcuni enti locali, Asl comprese, abbiano assimilato la
rude pratica delle tangenti versate da imprenditori e da professionisti,
intimoriti dall'allora gruppo di potere
[vedi articolo dell'epoca da
Ventimiglia .pdf].
Tacere, sviare oggi l'evidenza dell'assalto al territorio e
al paesaggio ad opera di una ristretta cerchia di "furboni o furbetti", da
ponente a levante, è un'omissione, un oltraggio alla verità. Significa mentire
e nascondere spudoratamente un dato di fatto. Tacere che una lobby si è
spartita e si spartisce, con una palese e sfacciata evasione di milioni di euro
(in parte legalizzata), commerciando e costruendo immobili che costano meno
della metà del prezzo finale lucrato, sarebbe connivenza morale. Dove finiscono
quelle ingenti fortune? I beneficiari pagano le tasse dovute, mentre si chiede
al popolo "lacrime e sangue"? Si fa "cronaca, deterrente antievasione",
mettendo in piazza chi non rilascia uno scontrino da pochi euro!
Hanno comprato, venduto aree industriali, fabbriche dismesse
o fallite, cantieri navali, cave (costati alla comunità miliardi in sovvenzioni
per mantenere l'occupazione), aree demaniali. Hanno raso al suolo alberghi
grandi e piccoli, meglio se sul mare, colonie marine, istituti religiosi, che
davano lavoro e pane a centinaia di famiglie per trasformarli in monolocali e
bilocali venduti a peso d'oro, in cittadine già affette da superaffollamento e
carenza di infrastrutture. Già sature di seconde case.
ONERI DI URBANIZZAZIONE UNA PRATICA PER FAR CASSA
Si è persino creata la pratica perversa che i Comuni hanno
imparato a far cassa con gli oneri di urbanizzazione per tenere in modo
macchine comunali dove nessuno è più in grado di controllare i bilanci annuali.
Anziché destinarli a strade, parcheggi, marciapiedi, all'edilizia
convenzionata.
Dagli sprechi (nessuno parla delle spese telefoniche e dei
cellulari, del boom periodici inviati alle famiglie residenti), ai dei costi
della politica (magari tornassero i metodi della vecchia Dc quando nessun
sindaco o assessore campava, Provincia compresa, e enti vari di sottogoverno,
con i soldi pubblici). L'ha ribadito di recente anche il segretario nazionale
Dc, onorevole
Rotondi (centro destra).
Non solo, come accadeva a "quei tempi" (teardismo) si è
riformato un circuito massonico-affaristico (senza fare di ogni erba un fascio)
attivissimo in operazioni immobiliari-finanziarie, bancarie, nomine,
designazioni, consulenze, sacche di intrecci politici (destra, sinistra,
centro), Asl e sanità compresa, pubblica e privata. Sgomitare per indossare il
"grembiulino" per "protezione" e aiuti?
Se vuole il presidente Bertolotto, proprio a proposito delle
Asl, vada a riascoltare se ancora non l'ha fatto, la dichiarazione di
Walter
Veltroni a "RAI Uno, il 5 agosto 2007:
<Via subito la politica dalle
Asl....>. Il leader del Pd ha spiegato assai bene le ragioni. Da allora su
questo fronte tutto tace. Anche e soprattutto in provincia di Savona, in
Liguria.
La mancata trasparenza nelle Asl è cosa nota in molti
ambienti e bisogna presumere che
Bertolotto sia come San Tommaso. Così come
probabilmente è per lui ostica la tesi dei conflitti di interesse. Un esempio?
Studi professionali dove un professionista tutela l'ente pubblico, il collega
tutela il privato, l'impresa, l'imprenditore. Forse è solo questione di buon
gusto? Oppure dirigente ospedaliero controllore e controllato.
NON SARA' REATO MA SI E' PERSO LA
MORALE
Non abbiamo gli strumenti, le prove per sostenere che in
tutto questo panorama gli unici a violare il codice penale, a pratica
l'illegalità, siano i "poveretti" come accadeva ai tempi in cui un procuratore
della Repubblica, a Natale, riceveva così tanti regali da essere
accatastati in un locale del carcere Sant'Agostino. Oppure quel magistrato che
vendeva tappeti anche tra avvocati penalisti, dai quali non aveva problemi ad
accettare persino assegni che lasciano tracce. Roba vecchia, con protagonisti
ormai passati ad altra vita.
Secondo
Bertolotto che risultati darebbe la radiografia
attuabile, diciamo a caso, delle prime cento-duecento operazioni
immobiliari (miliardarie in lire) condotte nella nostra provincia negli ultimi
8-10 anni?
Marco Bertolotto non è un "capo popolo" o "segretario
politico". E' una figura istituzionale, doppiamente pagato con i soldi dei
contribuenti (in Provincia e in ospedale, quale presidente e quale primario).
Come può sostenere (senza peraltro citarli) che due giornalisti del Secolo XIX
(
Sansa e
Menduni) autori della documentata inchiesta giornalistica sulle Asl,
primari e dintorni, siano al servizio di interessi inconfessabili e si prestino
comunque a screditare la sanità pubblica per favorire...? E che è in corso una
manovra subdola di denigrazione sistematica?
Il presidente
Bertolotto, nell'intervista-confessione-difesa
miscela opinioni discutibili o meno, con pesantissime illazioni. Perché non
dichiara che anche "Trucioli Savonesi" che di fatto, a settembre, ha
iniziato a raccontare delle nomine dei primari e dirigenti nelle Asl,
raccogliendo dichiarazioni nel savonese ed imperiese propri da primari in
pensione, è al servizio di
<qualche investitore privato che vede ridurre i
profitti>. Poiché crediamo nella giustizia non avremmo difficoltà, come è
già accaduto in passato ad altri personaggi politici, ma anche giornalisti, a
ritrovarci in tribunale perché
<sia fatta giustizia>.
Se c'è un settore - sanità privata - che in questa Regione,
soprattutto in questa provincia, è sempre stato penalizzato dalle scelte
politiche di sinistra e di centro-sinistra, è stato proprio l'iniziativa
privata nelle case di cura. C'è un dossier storico che sarebbe utilissimo rispolverare, per "non dimenticare".
I RAPPORTI DI TEARDO CON L'ALLORA PCI
In questa settima puntata dove abbiamo deviato, E CE NE
SCUSIAMO, sulla ricostruzione del "ciclone Teardo" riproduciamo, per
meglio capire alcuni meccanismi di allora, l'articolo sul rapporto con uomini
dell'allora Pci. A quei tempi negli ambienti dell'ex presidente della Regione
non ci si stancava di insistere sul fatto che il Pci savonese, nonostante una
macchina organizzativa e burocratica, impiegati e funzionari, che costava
decine di milioni al mese, non si andò mai a fondo per far luce sulla
provenienza del denaro. E questo non risponde a verità. Scavarono
Granero e
Del
Gaudio, lavoro che si interruppe con la Teardo-bis. Scavò
soprattutto, senza troppo fortuna, anzi con un boomerang, il procuratore
Renato
Acquarone.
Il resoconto dell'articolo del 1988 riguardante
l'imputato-assolto, Pierluigi Bovio, ex sindaco di
Borghetto S. Spirito del
PCI, valente architetto, può fornire una risposta, una soluzione
[vedi .pdf].
Altrettanto significativa la deposizione davanti ai giudici
dell'ex assessore a Ventimiglia,
Luigi Cane, ex segretario del Psi intemelio.
E' il puzzle, il mosaico di cosa significhi, per la politica trasversale agli
affari, l'esercizio del potere.
E si potrà comprendere meglio per quale ragione, come
successe col teardismo, ci troviamo di fronte ad un risveglio della massoneria
affaristica. E ai nanetti della politica. Nelle prossime puntate dedicheremo
alcuni capitoli, pubblicando i rapporti firmati dall'allora colonnello
Nicolò
Bozzo proprio sulle logge savonesi ed imperiesi. Non per sparare nel mucchio,
screditare gli "affiliati", ma perché troppi governanti e politici di oggi
sembra abbiano dimenticato quella "lezione", di storia.
Luciano Corrado