Abuso d'ufficio. I Nas dei carabinieri hanno concluso la prima
tranche della loro indagine sulla sanità ligure, decollata
dopo la lunga inchiesta del Secolo XIX. E hanno inviato alla procura
della Repubblica la loro relazione...
Una "notizia di reato" nella
quale compaiono i nomi del presidente della Regione Claudio Burlando,
dell'assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo e di
altri otto manager e dirigenti regionali.
Burlando, Montaldo e gli altri non sono iscritti sul registro
degli indagati: questa è una valutazione che toccherà
esclusivamente al pm titolare dell'inchiesta, Francesco Pinto, una
volta verificate le carte. Ma i Nas indicano qual è l'ipotesi
di reato che, alla fine delle loro verifiche, è emersa:
l'abuso d'ufficio. Tutto accade mentre le carte riguardanti le
nomine dei direttori generali e quelle relative a una serie di
concorsi e nomine tra i primari degli ospedali sono andate a formare
un fascicolo sempre più voluminoso. Fascicolo che all'inizio,
ricordiamo, conteneva solo le copie del Secolo XIX con l'inchiesta
sui rapporti tra politica e sanità. Poi l'accelerazione
impressa all'inchiesta da Pinto ha portato all'acquisizione di
decine di documenti. In un clima difficile anche per gli
investigatori. Tra di loro c'è chi non nasconde di aver
ricevuto inviti a una particolare cautela visto il momento
preelettorale.
La vicenda intorno alla quale ruota la prima parte
dell'indagine dei Nas riguarda la nomina di alcuni direttori
generali delle Asl liguri, i manager della sanità regionale. E
tutto nasce da una norma che prevede un caso specifico di
incompatibilità: i medici che lavorano come primari in una Asl
o in un'azienda sanitaria non possono diventare direttori generali
della stessa struttura. Il motivo è semplice: dirigendo la
struttura in cui si è anche primari sarebbe possibile favorire
se stessi o i propri amici. La soluzione obbligata? Le dimissioni. Ma
in Regione si è scelta un'altra via. Quella di trasferimenti
acceleratissimi (in qualche caso dalla sera alla mattina) in un'altra
Asl confinante. Dove i medici hanno conservato il posto pur non
lavorandovi nemmeno un giorno. Si sono messi infatti subito in
aspettativa per prendere servizio come manager. «La forma è
salva, ma il divieto rischia così di essere aggirato»,
questo è il dubbio degli investigatori. Claudio Montaldo, che
ieri Il Secolo XIX ha cercato di contattare senza riuscirci, aveva
già risposto a questa obiezione: «L'incompatibilità
è stata superata in maniera assolutamente corretta. Se
esistono situazioni di questo genere, vanno risolte e questo è
stato fatto, ma senza violare alcuna regola». Nessun commento
da parte di Burlando. La situazione è emersa durante
l'inchiesta del Secolo XIX. E c'è un'intervista che ha
particolarmente attirato l'attenzione degli inquirenti. E' quella
a Flavio Neirotti, direttore generale dell'Asl 2 savonese e
dell'Azienda ospedaliera di Santa Corona. Con lui si era discusso
della carriera professionale di Franco Bonanni, oggi direttore
dell'Agenzia regionale della Sanità. Era così emerso
il meccanismo che, in passato, aveva permesso di aggirare le
incompatibilità. Alla domanda su chi lo avesse suggerito,
Bonanni aveva risposto: «La Regione ci ha detto di fare così,
si è sempre fatto così». L'elemento curioso è
che successivamente i Nas hanno scoperto che lo stesso Neirotti aveva
beneficiato dello stesso meccanismo. Anzi: appena nominato manager
all'azienda ospedaliera Santa Corona (spostando la sua sede di
lavoro presso la Asl 1 di Imperia per non incappare
nell'incompatibilità), aveva a sua volta firmato il
trasferimento di Bonanni presso il Santa Corona stesso. Ancora: la
vicenda è stata replicata, sempre nell'identica maniera, per
la nomina di Paolo Cavagnaro alla Asl 4 di Chiavari. Anche lui è
stato trasferito presso un'altra Asl. Ma nel mirino dei carabinieri
sono finiti anche quei direttori generali che hanno accettato il
traferimento dei colleghi. Si è trattato di una procedura
corretta o, in qualche modo, "agevolata"? Al Secolo XIX una fonte
direttamente informata della situazione ha risposto: «Sono
stati sicuramente trasferimenti di favore, con modalità molto
diverse da quelle che sarebbero state utilizzate in ogni altro
frangente». Così ora nel mirino degli inquirenti ci sono
anche Alessio Parodi, direttore generale dell'Asl 3, che ha "preso
in carico" Cavagnaro. E anche Renata Canini, manager dell'Asl 1
di Imperia, che ha accettato il trasferimento di Flavio Neirotti. Un
puzzle, un gioco a incastri che riguarderebbe almeno cinque degli
undici direttori generali liguri.
La contestazione dell'abuso
d'ufficio potrebbe scattare sulla considerazione dell'elemento
"patrimoniale". Dopo la contestatissima riforma del reato di
abuso voluta dal governo Berlusconi, le maglie si sono strette e la
possibilità dei magistrati di intervenire si è ridotta
rispetto al passato. Il "movente" economico spiana però la
strada ai pm. C'è stato un vantaggio, in termine di guadagno
per qualcuno, in queste operazioni? Sicuramente sì, come ha
ammesso al nostro quotidiano anche Paolo Cavagnaro in un'intervista.
La retribuzione del direttore generale, come ha spiegato Cavagnaro, è
superiore a quella percepita in precedenza come primario.
Matteo Indice
Marco Menduni
Ferruccio Sansa