
Lo abbiamo sempre detto: Genova e la Liguria sono
terra di latitanti...
Questa è la terra prediletta da
Cosa
Nostra ed in primis dai gelesi, con la loro
"decina" attiva che proteggeva la presenza - sicuramente sino ai
primi mesi del 2006 - di
Daniele
Emmanuello, ma che ha visto passare, e certamente sostare, nella silente
riviera, anche
Bernardo Provenzano
durante i suoi viaggi per e da Marsiglia. Segnalazioni giunte ci dicevano che
se il primo era a "casa" nel rione di
Certosa
ribattezzato "Piccola Riesi" e nel
Centro
Storico controllato dal suo fedele uomo
Rosario Caci, per il secondo l'indicazione più precisa che era
giunta parlava di
Rapallo, con una
villetta che si apriva solo per ospitare fulminei pernottamenti del corleonese.
Ma questa terra è palesemente
lo "specchio"
della Calabria ed anche i latitanti
'ndranghetisti
hanno sempre trovato ottime protezioni. Non solo per il passaggio oltre il
confine, in quella
Costa Azzurra
dove sono diversi i latitanti arrestati, tra cui il pericoloso
Carmelo Gullace, ma anche per il forte
radicamento e l'infiltrazione delle
cosche nell'economia e negli appalti, rappresentano una sicurezza di "tranquillità"
per chi deve nascondersi e continuare a gestire i traffici illeciti. Infatti la
'Ndrangheta ha in Liguria
"locali" in
ogni Provincia, passando dal capoluogo ligure come dal
Tigullio altro importante crocevia di traffici illeciti di rifiuti
altamente tossico-nocivi via terra e via mare, per arrivare al ponente della
Regione, ove è stata individuata la
"cabina
di regina" - alias
"cabina di controllo" - dei "locali" liguri. In questa terra ligure si sono scoperti
anche bunker, nascondigli perfettamente mimetizzati, dove possono stare
tranquilli.
Qui sono molte le famiglie chiaramente indicate come mafiose da parte dei
reparti investigativi dello Stato, sono
conosciuti i nomi e cognomi, le società da queste utilizzate per il
riciclaggio e l'
infiltrazione negli appalti. Sono
conosciute le frequentazioni ed i legami con gli uomini delle
Istituzioni, tanto da aver visto l'apertura di un fascicolo per "voto di
scambio" politico-mafioso. Ma qui loro "non esistono", o meglio gli equilibri
esistenti fanno dire alle Istituzioni che la mafia qui non esiste, così da
garantire un perfetto "insabbiamento", così
da disincentivare a denunciarli quanti ne sono vittima o sanno degli affari e
rapporti illeciti che qui si perpetuano.
Se alcuni mesi fa è stato arrestato a Genova il "delfino" dei
Santapaola di Catania, se qui sono
stati individuati e condannati
uomini
delle Camorre, se qui era stata individuata e colpita la, rinata,
"decina" di Cosa Nostra facente capo al
clan di
Piddù Madonia, qui è accertata
la presenza delle
cosche della 'ndrangheta,
partendo dai
Nucera, Raso-Gullace-Albanese,
Mamone, Fazzari, Fameli, Piromalli, Macrì.
Ora altri due latitanti della 'ndrangheta di Vibo Valentia sono stati arrestati
a Genova. Si tratta di
Domenico
Bonavota, di 29 anni, e
Antonio
Patania, 23 anni. Esponenti della cosca Bonavota di Vibo Valentia. Latitanti
dall'ottobre scorso quando sfuggirono alla cattura, insieme a Francesco Fortuna,
28 anni, arrestato il 23 luglio scorso. L'operazione è stata eseguita dallo SCO, con gli agenti della squadra mobile di
Catanzaro e Vibo, coordinate dal pm della Dda catanzarese, Marisa Manzini.
L'
Ufficio di Presidenza
C.Abbondanza, S.Castiglion, E.D'Agostino