Alla fine, dopo politici di destra e di sinistra, scende in campo anche il
governo col ministro Claudio Scajola: date ai camalli, chiede, i soldi per il
Multipurpose, anche se secondo i pm genovesi sono frutto di truffa...
Il giorno del grande assalto alla magistratura genovese - e delle pressioni
all'Autorità portuale perché ceda alle richieste di Culmv e sindacati - inizia
con un volantinaggio a Palazzo Ducale, dove per la "48 Ore del mare" si trovano
due ministri - Scajola e Altero Matteoli - e tutto il gotha dello shipping italiano.
Il console Paride Batini, indagato per truffa, i suoi uomini e i sindacati
distribuiscono un foglio con Luigi Merlo che vola sopra le banchine, disegnato
come fosse Don Abbondio. Proclamano un'ora di sciopero tutti i giorni sino a
sabato, e chiedono che il presidente del porto sblocchi la seconda tranche di
pagamento per la gestione transitoria del Multipurpose, anche se per la prima è
già stato chiesto il sequestro da parte della magistratura ipotizzando il reato
di truffa nell'ambito della maxi inchiesta sul porto. «Ben venga l'ironia -
commenta Merlo guardando la vignetta - ma i sindacati non mi possono chiedere
di violare la legge, o di disporre liberamente di soldi che sono pubblici».
Potrebbe essere finita lì, gli strascichi di una polemica già iniziata nei
giorni scorsi. Ma, col passare delle ore, il clima si fa più pesante. E non per
i camalli, la cui protesta di fronte a Palazzo Ducale è assolutamente pacifica.
Ad accendere le polveri è il ministro Claudio Scajola: «Ho sempre paura
quando nelle inchieste giudiziarie c'è il protagonismo» è la premessa. Poi: «Ho
detto dal primo momento e lo ripeto a distanza di parecchi mesi che Novi (ex
presidente dell'Autorità portuale, primo indagato dell'inchiesta sul porto,
ndr.) è un galantuomo. Non lo vedo come un possibile estorsore». Chiusura, ai
microfono di
Radio 19: «Credo si debba fare ogni provvedimento possibile
- e sono possibili - per garantire ai lavoratori portuali di avere ciò che gli
spetta per il lavoro fatto». Più prudente Altero Matteoli: «Se c'è la necessità
di esaminare di aiutare un porto lo facciamo sicuramente, ma a prescindere da
quello che è l'intervento della magistratura». E il suo sembra essere più un
riferimento ai problemi operativi dell'Autorità portuale, che non alla vicenda
dei soldi per la Compagnia.
Le dichiarazioni di Scajola, comunque, rimbalzano per la città in un
battibaleno, creando comprensibile scompiglio. Francesco Nerli, presidente
dell'associazione delle Autorità portuali italiane presente alla "48 Ore del
mare", se ne esce con una battuta che è una sassata nei confronti del governo:
«Gira voce che un ministro - dice - sostiene che i soldi alla Compagnia unica
possano essere dati. Bene, allora dico solo che l'immunità per le 4 maggiori
cariche dello Stato va allargata anche al presidente dell'Autorità portuale
Luigi Merlo, a quel punto potrà prendere i provvedimenti che vuole. Prima,
glielo sconsiglierei».
La dice ancora più chiara Luigi Negri, presidente dei terminalisti genovesi:
«Sta diventando una storia allucinante. Siamo di fronte a un procedimento del
Pm che blocca questa erogazione: se Merlo dà quei soldi è passibile del reato
di favoreggiamento. Chiedere a una persona di correre un rischio di tale
portata è una cosa fuori dal mondo».
I sindacati, però, incassato il sostegno di Scajola, vanno per la loro
strada: «Chiediamo a Merlo un Comitato straordinario per trovare il modo di
dare questi soldi alla Compagnia unica» dice Ettore Torzetti, Cisl. Cosa che
però Merlo ha già detto di non voler fare. È evidente, per altro, che questi
soldi, qualora venissero dati, sarebbero immediatamente sequestrati: «Ma ancora
non lo sono: il presidente dell'Autorità portuale li dia, poi vedremo».
Intanto piovono sulla magistratura nuove critiche. Dopo quelle di Scajola, è
la volta del presidente della Regione Claudio Burlando, che pure usa toni
decisamente più sfumati spiegando che si tratta di questioni "su cui
riflettere": «Credo che siano soldi (quelli del rimborso per la gestione del
Multipurpose, ndr.) dovuti ai lavoratori, poi, naturalmente, mi sembra anche un
po' strano che si blocchino dei soldi per i lavoratori del porto senza che ci
sia una sentenza penale». C'è anche un precedente, ricorda Burlando: una ditta
che lavora al porto di Voltri, la Serafino Bruzzone, è stata ferma per mesi a
causa del sequestro delle aree da parte della magistratura. Un atto poi
cancellato dalla Cassazione. Ma, intanto, è il filo del discorso di Burlando,
il danno era fatto: «Secondo me si potevano tenere separate le vicende penali
da altre vicende. Quei fondi sono stati concessi sulla base di un atto
legittimo dell'Autorità portuale. Devono essere dati e poi eventualmente
recuperati, se alla fine del percorso penale il reato di truffa risulterà
provato».
Finita lì? Nemmeno per sogno. A Roma infiamma lo scontro sulla questione
giustizia. E Maurizio Gasparri, capogruppo alla Camera di An, trova nel caso
Genova un buon pretesto polemico. Scendendo a fianco del "compagno" Paride
Batini, tra l'altro protagonista nel 1960 della protesta di popolo che impedì
il congresso del Movimento sociale a Genova. Acqua passata: Gasparri elogia i
camalli per «la protesta paziente per denunciare gli abusi di una magistratura
che, colpendo Batini, mette direttamente in dubbio la legittimità delle cifre
dovute ai camalli dall'Autorità portuale».
«Da Genova - è la valutazione di Gasparri - dovremmo trarre tutti un
insegnamento. Serve subito una riforma della giustizia che vieti la vergognosa
diffusione di notizie e limiti l'abuso di potere da parte di alcuni magistrati.
Che ha da dire Di Pietro? Perché non insorge se a protestare sono lavoratori
che rischiano di vedere messi in discussione i propri diritti per Pm più
attenti al proprio momento di gloria che non ad accertare i fatti?».
Tempesta perfetta sui magistrati? Tempesta perfetta. E bipartisan: «Come
vent'anni fa - è l'analisi di Ugo Boghetta, responsabile Trasporti di
Rifondazione Comunista - si attaccano i camalli per precarizzare il lavoro».
Samuele Cafasso