Due articoli di Democrazia Legalità (sito) che condividiamo pienamente e che vi proponiamo...
...Compagni, amici, Riponete i bandieroni ...Che la cgil annulli i contratti per gli autobus per i prossimi 5 anni, che la sinistra giovanile appenda le scarpe e gli zainetti da manifestazione al chiodo e che i pensionati regalino i fischietti ai nipotini e che tutte le bandiere iridate scompaiano dai balconi e che tutti i gadget ambientalisti sovversivi vengano tolti dai muri di sedi e parrocchiette. Tutti a casa e gli assembramenti di più di tre persone saranno considerate sediziosi attentati alla Unità dell'Unione, alla stabilità di governo, alla preservazione dell'involucro stagno che mantiene, caducamente, unito il nulla. Almeno tre dei 12 punti dell'auto da fe proposto imposto (e pronamente, pare, accettato) da Prodi alla sua Maggioranza-Tav, Pensioni, politica estera- equivalgono a un divieto di Manifestare, al divieto di Partecipare, al divieto di scegliere di pensare liberamente e avere libere opinioni su grandi temi sostanziali. Rinuncia da fare in nome del terrore per il ritorno del satanasso Berlusconi, quello che voleva la Tav , amava Bush e la sua politica di guerra, esaltava la priorità delle riforme previdenziali e , soprattutto, aspirava ad avere carta bianca, ad essere il presidente dei presidenti,insindacabile, indiscubile, unto e dunque infallibile; leggete il punto 12 del decalogo Prodi e come a me , forse, angosciosamente vi verrà da dire :a'ridatece er puzzone, almeno sappiamo chi è. ......(R.Anguillesi)........
Ieri oggi e ancora ieri
di Marco Ottanelli
Se non erro, questa è la 57.ma crisi di governo dell'Italia repubblicana. Siamo sopravvissuti alle altre 56, ce la faremo anche stavolta.
Cercando di non sconfinare né nel semplicismo né nel complottismo, proviamo ad analizzare tutti gli elementi che hanno portato alle dimissioni del Prodi II, e a valutarne le possibili conseguenze.
Quello che più sorprende è che il governo sia caduto su una mozione (non un voto di fiducia, sia chiaro) relativa alla politica estera, anzi, per essere doverosamente precisi, sulle missioni militari all'estero. Sul tema, cioè, più facile e più ovvio, quasi fatalmente irrisolvibile, quello che pagine e pagine di (finto) programma dell'Unione avevano lasciato irrisolto. Sorprende perchè il governo non è caduto sugli argomenti che, per la sua natura di “alternativa bipolare” al Polo, avrebbero dovuto essere molto più devastanti.
Prodi non è caduto sul grande Voto di Scambio che è stato l'indulto. Addirittura ieri, in consiglio dei Ministri, non ha trovato di meglio che ri-arrabbiarsi con coloro che, nella sua coalizione, avevano osato opporvisi (non so, un Dambrosio a caso...).
Prodi non è caduto su una finanziaria che, alla prova dei fatti, e delle addizionali irpef locali, ha smentito la sua proclamata funzione di redistribuire i redditi.
Prodi non è caduto sui ricatti incrociati dei mastelliani, dei dipietristi dissenzienti (qualcuno che ora punta il dito contro gli astenuti Rossi e Turigliatto, si ricorda che De Gregorio ha votato contro?) e dei volubili senatori eletti all'estero.
Non è caduto sulla pappina tiepida dei “Dico”, che si chiamano così probabilmente perchè non “fanno” un bel nulla, e che pure hanno portato alla guerra (..ideologica...) con il Vaticano.
Non è caduto sulle Grandi Opere (TAV: “si fa e basta”. Autostrade: sanzioni europee per l'affare Abertis. Ponte sullo Stretto: non si fa, per ora)
Non è caduto sulla riforma Gentiloni, che assicura definitivamente Rete4 a Berlusconi, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale, e che elimina definitivamente Europa7 dalla scena (il 30 novembre l'attuale esecutivo ha sostenuto la legge Gasparri davanti alla Corte Europea contro l'allibito Di Stefano)
Non è caduto sull'immensa immondizia dell'intreccio Pio Pompa, Tavaroli, Telecom, Sismi, Pollari, Mancini, Betulla, anzi, ha sfoderato un volto feroce e brutale contro la magistratura che ha osato indagare e rinviare a giudizio rapitori e torturatori nostrali e della Cia.
Non è caduto sulla mancata riforma della legge Castelli, sulla mancata abrogazione della Cirami (che ci sarebbe imposta dall'OCSE), sulla mancata abrogazione di una sola delle leggi vergogna, sulla mancata attuazione delle mille larghe promesse di piazza fatte al “popolo delle primarie”.
È caduto proprio lì dove fa meno male. Dove giustificarsi con gli elettori è più facile. Dove accusare i traditori è più semplice. Dove trovare sponde “al centro” è più naturale.
Eppure, attenzione, non intendiamo dire che il governo si sia teatralmente suicidato, anche perchè – con 102 tra ministri e sottosegretari- il 10% circa del parlamento era direttamente in causa.Intendiamo piuttosto sottolineare come questa crisi di governo si venga a verificare in un momento ed in circostanze peculiari che potrebbero tornare maledettamente utili ad una o più delle parti in causa.
A poche ore dalle dimissioni di Prodi, si è già parlato di coinvolgimento dell'UDC, di Governo dei Quattro Maggiori Partiti, e di “ingresso di singoli esponenti della CDL” nella maggioranza... tesi fortemente sostenute, addirittura, da Rifondazione.
Tutte ipotesi e formule che significano solo una cosa: fuori gli “estremisti radicali” e via con l'inciucio. E che significano oltretutto: via con il Partito Democratico e museruola a Mussi e al Correntone nei DS.
Tutto questo con l'ipotesi-Violante che volteggia, ovvero un governo di transizione che “metta mano alla riforma elettorale maggioritaria”, ovvero un bell'accordo bipartisan per far fuori quei rompiscatole dei partiti minori e che dia vigore a liste unitarie le quali, a prescindere dal programma, diventano tanto più determinanti tanto più sono “carrozzoni” raccattatutto.
Se Prodi ora insiste- un po' pateticamente- per un governo del Presidente senza opposizione interna (una sorta di Berlusconismo di ritorno, con la ormai consueta esautorazione del Parlamento? Un premierato di fatto, e fatto pure male?) lo fa perchè sa perfettamente che la sua caduta a qualcuno conviene assai di più del suo permanere al governo. Primarie o non primarie, conventions o non conventions, sbrilluccicar di lustrini o no, Prodi è da sempre ostaggio del Cicoria, dei D'alema-boys e dell'obiettivo conclamato del Partito Democratico. Ne è ostaggio soprattutto in quanto ne è l'ispiratore, e non paia questa una contraddizione: quando si proclama ogni giorno, per tre anni, che “o si fa il PD o si va a casa”, si diventa prigionieri delle proprie parole, di un gioco a scacchi senza programmi e senza ideali ma decisamente più pericoloso perchè nessun pezzo è immune e nessuna posizione è difendibile all'infinito.
Se fate attenzione alle dichiarazioni di tutti gli esponenti politici di queste ore, a parte la “politica estera”, nessuno fa cenno al COSA fare, al COSA è stato fatto, al cosa è stato fatto BENE e al cosa si è fatto MALE.Tutti parlano solo della “governabilità”, dannato virus dell'italianità vecchia e stantia, quello del potere per il potere, della nave che deve andare, senza rotta e senza approdi, purchè bruci carburante. Alla governabilità si è sempre sacrificato, nel nostro paese, ogni altro concetto (la democrazia estesa, l'attuazione ed il rispetto della Costituzione, la sovranità popolare, la evoluzione civile, il Diritto e la Giustizia), alla governabilità si è dato seguito anche e spesso soprattutto con le crisi di governo, apparenti vuoti di potere ed invece interminabili faide stracolme di potere tra le correnti democristiane.
Ed ecco, forse, il rischio,la spiegazione, la causa, la prospettiva.
Quella che ha tutti i crismi di una crisi di governo “nuova”, figlia di una mossa ardita di due “comunisti”, è, in realtà, un vecchio, vecchissimo rito di affossatori e controaffossatori.Un esecutivo che sta su o cade per il voto di Andreotti e Cossiga, ed un ministro degli esteri che rivendica la continuità con i governi del CAF degli anni '80 sono, e non possono essere altro, le spie lampeggiante, quasi accecanti, di una restaurazione compiuta. Prodi era stato ministro di Andreotti nel 1978. Nel 1998 D'alema governò grazie a Cossiga. Tutto torna. Tutto torna alla prassi.
Questa crisi di governo è normale e normalizzante. È una cara, buona vecchia crisi di governo democristiana.





