
Giorgio Napolitano fa confusione e nessuno lo dice,
eppure la storia del Re nudo dovrebbe essere ormai conosciuta. Accanto alla
sacrosanta condanna dei sentimenti ed atti apertamente contrari ai principi
della civile convivenza, ha avanzato, per l'occasione della Festa della
Repubblica, un concetto pericoloso, profondamente lesivo - contrastante - dei
principi costituzionali.
Quando parla del crescere di
fenomeni che costituiscono la negazione dei
principi e valori costituzionali parla di
"insofferenza
e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico". Ci
domandiamo a quale
Costituzione si riferisce il Presidente della Repubblica.
Infatti l'attuale Costituzione riconosce come linfa della democrazia le
"insofferenze", come la critica ed il
dissenso (
"il ribellismo"). E' il
disegno di revisione-sovversione costituzionale promosso dalla
P2 che, invece,
non lo tollerava. Infatti definire
"legittime
decisioni dello Stato democratico" quei provvedimenti adottati da
rappresentanze di Governo ed Istituzionali auto-nominatisi con un
sistema
elettorale anti-costituzionale, sempre più palesemente viziato dalla
commistione politica e affari, significa offrire una "copertura" a storture
pesanti, che ormai hanno reso evidente che ci troviamo di fronte ad un
colpo di
stato strisciante, perseguito per via legislativa, trasversalmente...
In uno
Stato di Diritto, liberale e democratico, dove vige una
Costituzione
come quella vigente nel nostro Paese di cui festeggiamo il sessantesimo anno
dalla sua approvazione, non vi è solo è
diritto di ciascuno cittadino di provare - e manifestare - "insofferenza" verso scelte e provvedimenti ritenuti
ingiusti, bensì
vi è un diritto inalienabile: quello di dissentire e mobilitarsi contro tali
provvedimenti.
Il diritto alla libera espressione ed alla partecipazione civile
e politica è sancito solennemente dalla nostra Costituzione vigente. Ed è per
questo gravissimo che venga definito pericoloso il dissenso ("insofferenza" e "ribellismo")
verso scelte e provvedimenti adottati da organi di Governo o Legislativi. Napolitano
pone questi diritti come "mine" che mettono a rischio la tenuta dello Stato, e
questo, dobbiamo dirlo con chiarezza, risulta inaccettabile.
Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione vigente, non dell'oligarchia
politica o di una "Costituzione sperata" da alcuni ma che ad oggi non è in
vigore. Nessuno ha notato questo? Nessuno osa dirlo? Tutti silenti? Il Re è
nudo e nessuno osa indicarlo, nuovamente? Qualcuno ora osa ancora dire che non
siamo in un Regime?
PS
Napolitano, quando era Ministro degli Interni, insieme all'allora Ministro
della Giustizia,
Giovanni Maria Flick, ridisegnò la normativa (poi approvata
durante il Governo D'Alema) sui
collaboratori e testimoni di giustizia. Quella normativa
che ha contribuito pesantemente a disincentivare la collaborazione, come il denunciare
e testimoniare.
Oggi siamo davanti ad un'
offensiva soprattutto della Camorra, ma anche della
‘ndrangheta
e di
Cosa Nostra, contro i
testimoni e collaboratori di giustizia. Persone che
hanno scelto di denunciare e testimoniare contro i clan mafiosi e la zona
grigia della connivenza e complicità tra mafia, politica ed affari.
Queste
persone non sono adeguatamente protette, restano senza effettiva tutela da
parte di chi amministra lo Stato. Tra loro e partenti, ogni giorno, aumentano i
morti ammazzati e le vittime di attentati, per vendetta e per lanciare il messaggio
inequivocabile delle mafie: non collaborate, non testimoniate non denunciate,
chi aiuta lo Stato è morto.
Questo per il Presidente della Repubblica non è un problema. Il fatto che a 60
anni dall'entrata in vigore della Costituzione ci siano intere regioni del
Paese in mano ad organizzazioni mafiose che, parallelamente, condizionano l'economia
nazionale negando la "libera concorrenza" ed inquinando mercati e appalti in
buon parte del centro-nord (oltre al sud), sono solo bazzecole! Figuriamoci se Napolitano
poteva rovinare la "festa" della Repubblica parlando della necessità di
garantire uomini e mezzi per la sconfiggere le mafie e per proteggere quanti
hanno scelto di denunciare le mafie e le loro collusioni con il potere cosiddetto
"legale". Non scherziamo, sarebbe stato visto come "ribellismo"!