[in coda l'articolo di Salvatore Borsellino "La memoria ritrovata"]
E' davvero curioso
Nicola Mancino. Un
uomo davvero singolare. Ricorda esattamente che
uno dei suoi
cellulari era,
nel 2001, in un determinato giorno, in uso ad una
determinata persona (Angelo Arminio), che questa persona era di
movimento (Comunione e Liberazione) e persino con chi ha parlato
questa persona (con Saladino). Ricorda tutto per una telefonata,
addirittura ricorda
un episodio del 1985 quando ad
un comizio,
durante una campagna elettorale (dove solitamente si contra poca gente) di un esponente della Dc e Cl, gli
venne presentato il
Saladino...
Che memoria straordinaria!
Però
del 1 luglio 1992, con l'Italia sconvolta dalla strage di Capaci,
lui, allora Ministro dell'Interno, non ricorda di aver fatto chiamare
al Viminale
Paolo Borsellino, il quale sospese l'interrogatorio
presso la DIA che stava svolgendo e si recò al Ministero dove trovò,
nell'ufficio di Mancino,
Bruno Contrada, il traditore dello Stato al
servizio di Cosa Nostra! Di questo incontro, e degli altri salienti,
Paolo annotava tutto in quell'
Agenda Rossa che portava sempre con se
e che è stata rubata pochi istanti dopo la strage di Via D'Amelio,
dalla valigetta nell'auto in fiamme.
Qui Mancino non ricorda, dice
che in quei giorni molti giudici andavano a salutarlo e congratularsi
per il suo incarico e che quindi, ha affermato, non esclude che tra
questi giudici vi fosse tale Paolo Borsellino, che era, un giudice
praticamente "sconosciuto"... era soltanto il simbolo della lotta
alla mafia e primo bersaglio della stagione stragista avviata da Cosa
Nostra a partire dal 23 maggio 1992.
Che memoria labile!
Problemi
di memoria quindi, problemi preoccupanti... soprattutto considerando
che ricopre la carica di Vice-Presidente del Csm!
4.12.2008 - Corriere
Mancino:
pronto a lasciare se screditato
Il vicepresidente Csm dopo le
rivelazioni di De Magistris: «Mai telefonato a Saladino, non ho
rapporti con lui»
ROMA - «Il giorno in cui una campagna
di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a
togliere l'incomodo». Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola
Mancino, in apertura del plenum, riferendosi alle notizie secondo le
quali sarebbe coinvolto in un'inchiesta a Salerno sul caso De
Magistris. «Non vorrei avere sulla mia persona neppure l'ombra di un
sospetto - ha detto Mancino -, il giorno che dovesse accadere non
avrei esitazione a lasciare. Ho sempre operato al servizio delle
istituzioni e sono venuto al Csm per cercare di conciliare politica e
magistratura, probabilmente me ne andrò senza aver raggiunto questo
obiettivo, ma ciò dipende anche da quello che si muove all'esterno
del Csm. Io, quando ero ministro dell'Interno, ho appreso come
bisogna mantenere i rapporti politici all'interno di culture
diverse».
TELEFONATA A SALADINO - «Non ho mai
telefonato a Saladino - ha chiarito Mancino -, la chiamata partita da
uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un'altra persona,
da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che
nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo
conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un
candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese,
non ho mai avuto rapporti con lui».
04.12.2008 -
19luglio1992.com
La memoria ritrovata
di Salvatore Borsellino
Apprendo con
particolare piacere che l'On. Mancino sembra essere improvvisamente
guarito dalla persistente amnesia da cui era affetto e che mi avevano
costretto, da qualche tempo a questa parte, a citarlo chiamandolo "lo
smemorato di Montefalcione".
Le sue crisi di amnesia,
particolarmente preoccupanti in una persona che occupa un' importante
carica istituzionale quale quella di vice presidente del CSM,
riguardavano in particolare l'incontro avuto con il Magistrato Paolo
Borsellino, 19 giorni prima che questi venisse eliminato insieme con
la sua scorta con una carica di tritolo piazzata in Via D'Amelio
sotto la casa della madre.
L'incontro avvenne nell'ufficio di
Mancino al Viminale dove lo stesso ministro lo aveva convocato
d'urgenza mentre Paolo, presso la DIA, stava raccogliendo le
confessioni del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo che gli
stava rivelando delle collusioni tra istituzioni deviate e
criminalità organizzata e gli stava probabilmente parlando in
particolare del traditore dello Stato Bruno Contrada.
La
circostanza è testimoniata dallo stesso Gaspare Mutolo, molto più
attendibile dal punto di vista della memoria,e non solo, dello
stesso Mancino, che ha raccontato che durante l'interrogatorio Paolo
ricevette una telefonata dopo la quale gli disse testualmente "
mi
ha telefonato il ministro, manco due ore e poi torno".
Testimonia Mutolo che quando Paolo fece ritorno era visibilmente
agitato tanto da mettersi in bocca due sigarette
contemporaneamente.
La circostanza è confermata dal sostituto
procuratore Vittorio Aliquò che conduceva l'interrogatorio insieme a
Paolo, che ricorda di avere accompagnato Paolo fin sulla porta del
Ministro. E' accertato che Paolo abbia incontrato anche il capo della
polizia Vincenzo Parisi e sembra anche che abbia visto uscire dalla
porta dell'ufficio del ministro Bruno Contrada, cosa che deve averlo
particolarmente sconvolto proprio per la strana coincidenza che
questo avvenisse pochi momenti dopo avere raccolto le accuse di
Gaspare Mutolo allo stesso Contrada.
Mancino fino ad oggi non ha
negato la possibilità che l'incontro sia potuto avvenire ma ha detto
di non potere ricordare se "
tra gli
altri giudici che venivano ad omaggiarlo per la sua recente nomina a
ministro" ci fosse stato anche Paolo
Borsellino.
Trascurando l'untuosità del linguaggio, degna di chi
lo usa, si tratta di una affermazione sicuramente priva di
fondamento dato che Paolo non era un qualsiasi magistrato ma il
sicuro obiettivo della prossima mossa da parte della criminalità
mafiosa dopo l'assassinio di Falcone. Questo a meno che i problemi
mentali di Mancino non avessero già cominciato a manifestarsi a
quell'epoca, cosa che potrebbe essere verosimile per il fatto che un
mese dopo, quando Paolo fu effettivamente ucciso in una piazza, sotto
la casa della madre, nella quale nessuno si era curato di istituire
il divieto di parcheggio, lo stesso Mancino, insieme con il prefetto
Jovine, affermò che quella strada non veniva considerato un
obiettivo a rischio. Infatti Paolo ci si recava solo tre volte alla
settimana, in particolare in quel periodo a causa di problemi di
cuore della madre, e la criminalità organizzata aveva già
provveduto ad intercettare le linee telefoniche, non protette, della
casa della madre in maniera da essere costantemente al corrente degli
spostamenti del giudice che preannunziava sempre telefonicamente alla
madre le sue visite.
Esiste peraltro un testimonianza
incontrovertibile sul fatto che l'incontro sia affettivamente
avvenuto, e la testimonianza è dello stesso Paolo Borsellino, che in
una sua agenda, quella grigia, che poiché non era con lui i servizi
non hanno avuto modo di sottrarre dopo la strage come hanno fatto con
l'Agenda Rossa, ha lasciato scritto : "
1
Luglio, ore 19: Mancino". E poiché
Paolo usava annotare questi appunti in questa agenda alla sera, al
suo ritorno in casa o in albergo, quell'incontro deve essere
sicuramente avvenuto. Su questa circostanza, sebbene gliela abbia
contestato più volte anche sulla stampa, Mancino non ha mai osato
replicare.
In quell'incontro deve essere sicuramente essere stata
prospettata a Paolo la "trattativa" in corso tra
istituzioni dello Stato e criminalità organizzata, e il rifiuto e lo
sdegno di Paolo devono essere stati così violenti da rendere
indipsensabile, per andare avanti e condurre in porto la stessa, la
sua eliminazione e la necessità che questa avvenisse in tempi brevi,
prima che Paolo, come aveva già fatto una volta quando si era
tentato di smantellare il pool antimafia di Palermo, portasse questa
cosa davanti all'opinione pubblica suscitandone la reazione.
Infatti
appena 18 giorni dopo Paolo fu eliminato.
Che la trattativa a
quella data fosse già iniziata, cosa che prima era negata dal Col.
Mori che la condusse in prima persona, è stato confermato di recente
dal figlio di Vito Ciancimino che, nelle rivelazioni che sta facendo
ai magistrati di Palermo ha portato indietro l'inizio di questa
trattativa, che gli interessati sostenevano essere iniziata dopo la
strage di Via D'Amelio, alla seconda metà di Giugno.
Sul perché
poi sia Ciancimino, sia in parte gli stessi figli di Provenzano, che
hanno parlato di Paolo e Giovanni Falcone come "
vittime
sacrificali dello Stato", abbiano
cominciato a fare queste rivelazioni, c'e' da riflettere.
Probabilmente lo fanno per lanciare dei segnali a coloro che
ritengono stiano tardando troppo a portare a compimento le richieste
di cui era oggetto questa trattativa, contenute nel famoso "
papello",
.
Se è vero che sono stati fatti parecchi passi in questo
senso con la delegittimazione della Magistratura, con
l'imbavagliamento dei magistrati non collusi, con l'azzeramento dei
collaboratori di giustizia grazie alle leggi approvate a questo
preciso scopo in Parlamento, è anche vero che non è stato ancora
abolito del tutto il 41 bis e lo stesso ergastolo, che non c'è
stata ancora la revisione dei maxiprocessi, anche se le manovre in
tal senso sono ormai davanti agli occhi di tutti, e si continua di
tanto in tanto a sequestrare beni dei mafiosi che comunque dopo
qualche tempo, grazie alla inadeguatezza della legislazione in
merito, possono spesso rientrare in possesso dei, per loro, legittimi
proprietari o non possono essere utilizzati.
Tornando alla
miracolosa guarigione di Mancino dalla sua amnesia, testimoniata dal
fatto che adesso ricorda perfettamente particolari impensabili per
una persona nelle sue condizioni, cioè chi ben sette anni fa, nel
2001, aveva in uso uno dei suoi cellulari e persino con chi
(Saladino) ha parlato questa persona, della quale ricorda anche
l'appartenza a Comunione e Liberazione, è vero che dal primo
luglio 1992 sono passati ben 16 anni, ma se oggi Mancino sembra in
grado di ricordare anche un altro episodio avvenuto nel 1985, quando
durante una campagna elettorale, in un comizio, gli venne presentato
Saladino, gli potrà anche essere ritornato alla memoria di avere
incontrato Paolo il 1 Luglio di sette anni dopo. E magari ci potrebbe
dire anche se Paolo in quell'incontro aveva in mano la sua Agenda
Rossa e se gliene mostrò qualche pagina.
La causa, come spesso
accade in questi casi di perdita di memoria, dello choc che ha
causato l'improvvisa guarigione dall'amnesia di Mancino, forse è
legata a quanto sta venendo fuori dall'inchiesta dei magistrati di
Salerno sulla vicenda De Magistris.
Mancino ha dichiarato ieri
"
Non vorrei sulla mia persona neppure
l'ombra di un sospetto: il giorno che dovesse accadere non avrei
esitazione a lasciare" . Io credo che.
sulla persona ci sia ben più di una ombra e il suo
comportamento e le sue dichiarazioni come capo del CSM nella vicenda
De Magistris non siano state assolutamente lineari, anzi al
contrario. Ritengo quindi che Mancino non dovrebbe avere, come lui
stesso ha dichiarato "
difficoltà a
togliere l'incomodo".
Forse grazie
ai coraggiosi Magistrati di Salerno sta per essere fatta un po' di
luce e un po di pulizia sulle trame delle consorterie di politici e
magistrati che hanno pilotato le vicende di questi ultimi
anni.
Irrituale è la richiesta del Capo dello Stato di
acquisire gli atti dell'inchiesta salernitana. Che qualcuno
cominci ad avere paura ?