Il Comunicato della Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione
Nazionale Magistrati
La vicenda che ha coinvolto gli uffici giudiziari di
Salerno e di Catanzaro ha creato sconcerto e preoccupazione
nell'opinione pubblica. Il tempestivo intervento prima del Capo
dello Stato e, subito dopo, della I Commissione del Consiglio con la
immediata convocazione dei vertici degli uffici giudiziari coinvolti,
cui è seguita l'apertura di una pratica di trasferimento di
ufficio per entrambi, hanno rappresentato una prima doverosa risposta
ad una situazione di eccezionale gravità, che non ha precedenti
nella storia giudiziaria del paese...
Spetterà ora al CSM ricostruire compiutamente i fatti
e adottare le conseguenti determinazioni, così come spetterà ai
titolari dell'azione disciplinare valutare la eventuale sussistenza
di condotte di singoli meritevoli di sanzione. Riteniamo, però, che
in una fase così delicata per la magistratura italiana, si imponga
da parte nostra un meditato approfondimento ed un dovere di chiarezza
di posizione.
Al di là delle eventuali responsabilità di singoli,
infatti, non si può non vedere come in questa vicenda sia stata
gravemente messa in discussione la credibilità dell'istituzione
giudiziaria nel suo complesso.
E non è un caso, infatti, che coloro che da tempo
auspicano interventi di riforma della Costituzione diretti a ridurre
l'autonomia e l'indipendenza del potere giudiziario cerchino di
approfittare del legittimo sconcerto dell'opinione pubblica per
rilanciare una proposta di accordo per riforme della giustizia
dirette ad aumentare il controllo della politica sulla magistratura.
Ed è per questo che riteniamo di dover dire, senza
reticenze o tatticismi, all'opinione pubblica e ai colleghi quali
siano le nostre valutazioni su questa vicenda. In questa occasione la
gravità e l'eccezionalità della situazione non consentono,
infatti, di sottrarsi al giudizio e di rifugiarsi in un doveroso
riserbo in attesa che la giustizia faccia il suo corso.
Si è verificato un cortocircuito istituzionale e
giudiziario che richiede risposte istituzionali da adottare con
rapidità nelle sedi competenti, ma che chiama in causa anche il
ruolo di rappresentanza culturale e politica della magistratura che
compete all'Associazione Nazionale Magistrati.
L'intervenuta revoca dei due provvedimenti di
sequestro offre ulteriore conforto alla valutazione negativa per
quanto accaduto, perché il metodo seguito da ultimo ben poteva
essere adottato prima, evitando questa drammatizzazione ed i suoi
deleteri effetti.
Noi riteniamo che la credibilità della funzione
giudiziaria e la sua legittimazione democratica si fondino
esclusivamente sull'applicazione di regole secondo criteri di
ragione. L'autonomia e l'indipendenza di un corpo di magistrati
professionali e di carriera trova, infatti, la sua sola
giustificazione nella riferibilità delle decisioni giudiziarie ad
una regola interpretata ed applicata sulla base di criteri razionali.
Criteri che possono essere opinabili, ma devono sempre
apparire comprensibili. Ecco: quello che sconcerta in questa vicenda,
che sconcerta noi come magistrati e come cittadini e che crediamo
sconcerti l'opinione pubblica è lo smarrimento completo e
assoluto di ogni regola e di ogni ragione, di talché l'esercizio
del potere giudiziario si presenta all'esterno come
arbitrario, sganciato da regole, incomprensibile.
Non è nostra intenzione esprimere valutazioni sul
merito del provvedimento di perquisizione e sequestro emesso dalla
Procura di Salerno, sulle finalità o sulle modalità esecutive
adottate. Ciò che interessa in questa sede è il profilo della
professionalità dei magistrati che emerge dalla vicenda.Riteniamo di
dover ricordare che il dovere di motivazione dei provvedimenti
giudiziari consiste nella chiara e analitica descrizione delle
ragioni di fatto e di diritto sulle quali il provvedimento si fonda.
E che la riproduzione integrale di atti di indagine,
affastellati tra loro e non inquadrati all'interno di un
percorso argomentativo logico-razionale, da un lato, non aiuta a
comprendere le ragioni di fatto e di diritto su cui il provvedimento
si fonda e, dall'altro, determina una impropria diffusione del
materiale investigativo. Tale materiale, peraltro, proprio perchè
non filtrato da un ragionamento di ricostruzione di fatti, si presta
ad uso distorto da parte dei mezzi di informazione, i quali, per
l'autorevolezza della fonte da cui l'atto promana, amplificano la
confusione tra fatti accertati e mere ipotesi o allusioni.
Né può sottacersi il fatto che tra il materiale
riprodotto nel provvedimento vengono riportati fatti attinenti alla
vita privata di persone estranee all'indagine e privi di alcuna
rilevanza investigativa, così come vengono riportati sospetti,
insinuazioni e accuse rivolte dal denunciante a persone estranee
all'indagine e nei confronti delle quali non è stata elevato alcun
addebito, e che pertanto non hanno alcuna possibilità di difendersi.
Si tratta di conseguenze dannose, estranee alle
finalità proprie dell'atto e che sarebbe stato agevole evitare.
L'ANM reputa legittimo domandarsi quale sia la
finalità di un tale metodo di elaborazione dei provvedimenti
giudiziari ed interrogarsi se, al di là delle intenzioni, la stessa
non appaia estranea alle ragioni ed alle regole del processo penale.
In ogni caso, l'ANM ritiene di poter dire che non
condivide questo metodo, in quanto lo giudica in contrasto con il
dovere del magistrato di argomentare secondo criteri
logico-razionali.
All'iniziativa giudiziaria della Procura di Salerno
la Procura Generale di Catanzaro ha reagito aprendo un procedimento
penale a carico degli inquirenti di Salerno per i reati di abuso di
ufficio e interruzione di pubblico servizio e ha disposto il
sequestro degli stessi procedimenti già acquisiti da Salerno.
Al di là di ogni giudizio sul merito e sulla
fondatezza della iniziativa non può sfuggire la grave e palese
violazione dell'obbligo di astensione che grava sul magistrato che
sia sottoposto ad indagini in procedimento collegato. I magistrati di
Catanzaro, infatti, hanno aperto un procedimento a carico dei
pubblici ministeri di Salerno che procedevano nei loro confronti e ne
hanno assunto la titolarità.
Infine, il sequestro di atti del procedimento già
sequestrati dall'autorità giudiziaria "contrapposta", con il
grottesco finale dei due carabinieri a guardia del medesimo fascicolo
ha portato al culmine parossistico la vicenda. Anche in questo caso,
è evidente, si sono smarrite regole e ragione.
Un magistrato non deve
mai
allontanarsi dalla
regola e dalla
ragione: solo questi
sono i fari e i punti di riferimento della sua azione. Tutta la
vicenda, però, deve essere letta nel più ampio contesto calabrese.
Una terra difficile che è, per molti versi, simbolo dei mali del
nostro paese e che non deve essere abbandonata.
Dobbiamo riconoscere il fatto che per troppi anni si è
accettato che alcuni uffici giudiziari fossero gestiti da persone
inadeguate, che non hanno esercitato i propri compiti con trasparenza
ed impegno responsabile e a volte sono apparse legate a poteri
locali; il che ha contribuito a quella crisi della
legalità che, purtroppo, è il connotato più preoccupante di quella
regione. Dobbiamo dire con forza che noi non ci riconosciamo in
"quella" magistratura.
Allo stesso tempo siamo consapevoli del fatto che
l'ansia di legalità e di giustizia che viene da quella terra può
solo essere alimentata dentro un circuito di legalità e rispetto
delle regole. Che ogni illusione di "rompere il cerchio"
attraverso scorciatoie è destinata ad infrangersi e finisce per
favorire lo status quo.
Noi siamo dalla parte di quei tanti magistrati che
lavorano con rigore, giorno dopo giorno, nel pieno rispetto
delle regole, pur nella consapevolezza della difficoltà dello
sforzo, senza mai deflettere dalla cultura del limite della funzione.
Possiamo cambiare solo se siamo capaci di rinnovarci al
nostro interno: è dovere e responsabilità dell'ANM e degli organi
di autogoverno assicurare ai cittadini una magistratura capace,
motivata e professionalmente adeguata.
Roma, 10 dicembre 2008
La Giunta Esecutiva Centrale