Il vecchio
diritto societario in
Italia ha seminato disastri... o per meglio dire, ancora una volta, è
stato usato spesse volte per
colpire con un pugno di ferro gli
anelli deboli della catena, come capi espiatori, e
garantire
impunità quasi assoluta ai potenti di turno.
Nel pieno
rispetto della tradizione di un Paese disgraziato, solo con anni ed
anni di ritardo, si sono corrette le pesanti storture... e come
sempre solo a seguito degli insistenti
richiami dell'Unione
Europea, ossia troppo tardi...
Tardi perchè quel vecchio diritto
societario è stata la manna di storture pesanti, sin dentro i
Palazzi di Giustizia, in una commistione di interessi spaventosa a
danno di quanti finivano nel tritacarne e non erano direttamente (o
per legame) nomi di peso. Tardi perchè ancora
oggi persone
semplici, finite nel tritatutto, scontano quelle deviazioni,
mentre si scontra con quanti cercano ancora di coprirle.
Questa è
stata la fortuna di affaristi spregiudicati, giudici e avvocati
attenti più agli interessi personali che ai fatti, apparati di
controllo e pubblici ufficiali, così come di tanti "professionisti"
del settore. Giudici che decretano fallimenti per conto della
'ndrangheta o di altre mafie, con il solo fine di screditare, magari,
Testimoni di Giustizia o chi si oppone a cedere le proprie attività
ai clan o farsi strumento delle cosche. Giudici che nominano avvocati
di creditori quali curatori delle società che vanno ad amministrare.
Giudici che si fanno corrompere. Giudici che rifiutano provvedimenti
dal cui rigetto vi è un vantaggio palese per i propri congiunti.
Giudici ed apparati in servizio nelle sezioni fallimentari che sono
amici e frequentatori di chi - spesso "professionisti" come
avvocati, commercialisti e funzionari di banche -, causalmente,
pilota fallimenti che poi finiscono sulla scrivania del giudice
amico. Giudici che coprono tali corruzioni e non vedono fatti
eclatanti. Denunce che svaniscono per poi ricmparire, quando magari è
troppo tardi, negli stessi cassetti di quell'autorità giudiziaria
che avrebbe dovuto indagare e che se lo avesse fatto avrebbe scoperto
che il "carnefice" inseguito in realtà era vittima, e nel
frattempo il faccendiere è ben protetto, al sicuro ormai in altri
lidi, pronto per nuove truffe. Giudici che lasciano correre, con
fascicoli che riguardano truffe e fallimenti perfettamente pilotati
per nuove pesanti speculazioni, destinati alla prescrizione. Ecco
cosa succede, in una
commistione di interessi, a volte
finalizzati al profitto personale, a volte solo per quieto vivere e
abdicazione al servizio della Giustizia.
Ecco quindi un esempio... una storia, su cui
torneremo a breve con una ricostruzione dettagliata ed un esposto al
CSM.
E' una storia che nasce e si consuma in Sicilia... ecco come è
stata ricostruita in un articolo del gennaio scorso, passato quasi innosservato sulla
stampa nazionale...
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